• Dogmi scientifici e scienza dogmatica – Sconosciuto o inconoscibile?

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    di Ludovico Franchesti

    « … non invidio chi son servi nella libertà e morti nella vita»

    Giordano Bruno

    È come se mi fossi svegliato da un lungo letargo invernale. Il mio risveglio non è dovuto all’incipiente primavera ma dal commento di Francesco P. di J. ad un mio articolo, Un invisibile pensabile, apparso su questo giornale nove mesi fa. Il primo giorno di giugno 2012.

    Si sa, quando si sparge il seme spesso dopo nove mesi nasce qualcosa. E così dopo nove mesi Francesco, che si autodefinisce in questo modo « io sono un ragazzo normale di 22 anni», ha scritto un lungo e interessante commento in cui afferma alcune sue convinzioni su temi come la scienza, la ragione, la filosofia, la religione, la realtà umana. L’ampiezza e la complessità dei temi proposti da Francesco non consentiva di rispondere in quell’angusto contenitore e quindi ho deciso di scrivere un nuovo articolo.

     

    « Quello che non capiamo noi comuni mortali è che niente è spiegabile con la ragione» scrive Francesco. Qui, pur non essendo un fan della ragione, farei dei distinguo. La ragione è una servetta stupida e presuntuosa, che però possiamo utilizzare per alcune cose materiali e quasi insignificanti come far di conto, rispettare ragionevolmente alcune norme sociali come il codice della strada, stilare la lista della spesa, ecc. ecc.. Quando invece la si vuole utilizzare per ciò che è al di là della percezione sensibile e del metodo scientifico empirico cominciano i problemi.

    La ragione, questa vecchia baldracca imbellettata dal papa emerito, con la lettera enciclica Fides et ratio che inizia con queste “alate parole” «La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità.» ha fatto molti danni nel corso della storia del pensiero, soprattutto quando si è drammaticamente unita alla filosofia e alla scienza cercando maldestramente di definire l’essere umano in tutta la sua complessità. Invece giustamente si può legare alla fede perché nascono entrambe da assunti trascendentali che annullano persino il dato fenomenico.

    Ciò che sappiamo noi comuni mortali con certezza è solo ciò che è stato scoperto dal metodo scientifico vale a dire con quella modalità tipica con cui la scienza procede per raggiungere una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile. Leggo da Wikipedia: «Esso consiste, da una parte, nella raccolta di evidenze empiriche attraverso l’osservazione e l’esperimento; dall’altra, nella formulazione di ipotesi e teorie da sottoporre al vaglio dell’esperimento per testarne l’efficacia.»

     

    Mi sembra assurdo che un istituto religioso si appelli alla comunità scientifica per  stabilire un qualsivoglia contatto. Eppure il 10 dicembre un messaggio d’agenzia dell’Adnkronos parlava di un progetto del Vaticano in cui quel rapporto mostruoso veniva agognato dai gerarchi cattolici i quali, durante una conferenza stampa si rivolgevano alla comunità scientifica  con queste parole: «c’è un appello rivolto alla comunità scientifica e all’uomo contemporaneo affinché ragione sperimentale e logos divino, nel dialogo, possano illuminarsi reciprocamente alla verità.»

     

    Credere che il pensiero epistemologico possa unirsi alla credenza religiosa presuppone un difetto di pensiero: come possono “illuminarsi reciprocamente” due modi di rapportarsi alla realtà che sono palesemente contrastanti.

    E qui torniamo a Francesco che scrive « … la scienza ha questi effetti collaterali, sta modificando l’intero pianeta e lo sta lentamente oscurando, la chiesa o gli uomini giusti dovrebbero cercare di capire questa condizione umana libera e selvaggia, se i nostri padri un tempo erano felici e spensierati senza che portassero le scarpe e degli stracci semplici è perché prima tutto era facile, tutto era pulito e normale. Con l’evoluzione della specie il mondo va velocemente e anche le cose che vanno contro la natura stessa. I bambini nati artificialmente non sono uomini ma cavie di esperimento, Dio ha sempre pietà per tutte le sue creature ma non posso sapere quanta ne abbia per i scienziati che provano a fare queste porcate.»

     

    Francesco non è la scienza ad avere effetti collaterali devastanti, sono alcuni uomini che criminalmente per arricchirsi utilizzano i prodotti della scienza che devastano il pianeta. Sulla felicità dei nostri padri avrei qualche dubbio, il mio, per esempio non era affatto felice e tanto meno mio nonno. L’età dell’oro non è quella trascorsa sulla quale fantasticare mondi utopici, casomai è quella che forse costruiranno i nostri pronipoti. Almeno me lo auguro.

     

    Francesco vorrei solo darti un consiglio, se me lo permetti: non pensare mai in astratto, parti sempre da dati certi ed irrefutabili, chiediti sempre perché succedono certe cose, chi sono gli individui che le determinano, quali sono le motivazioni coscienti e le intenzionalità inconsce che spingono gli esseri umani ad agire in un dato modo.

    Quando parli di chiesa di che chiesa parli? Parli di quegli uomini e di quella donne appartenenti alla Chiesa che per adempiere  a ciò che sentivano intimamente come ineludibile, stare dalla parte dei più poveri e più indifesi,  sono stati uccisi dai vari caudillos sudamericani? Oppure della Chiesa cattolica ufficiale che è stata la mandante di quegli assassinii. Tu scrivi «la verità è nascosta sotto una pietra basta solo scavare…!» E allora scava sotto la pietra che nasconde i crimini del cristianesimo cominciando magari dagli articoli coraggiosi di Giulia De Baudi sui desaparecidos… vedrai che verminaio c’è sotto quella pietra.

     

    Ma tu Francesco sei troppo intelligente per fermarti qui, tu non vuoi sapere solo la verità degli avvenimenti, le verità scientifiche; tu vuoi sapere qual è e come è fatta una realtà umana di chi pensa che la vita inizia con il pensiero e finisca con la morte di esso, e come è fatta una realtà umana che crede all’esistenza di un’anima immortale che, non appena uno spermatozoo entra nell’ovulo e lo feconda, si introduce in quell’ammasso indifferenziato di cellule creando tout de suiteuna persona a tutti gli effetti. A te Francesco – che credi di credere in un certo dio che col mutare del tuo pensiero muta il suo pensiero sulla realtà –  piace Giordano Bruno che, partendo dalle scoperte copernicane, non ebbe solo l’intuizione degli “infiniti mondi” ci si poteva anche arrivare  – se esiste un sistema solare perché non ne devono esistere altri? – ma intuì anche l’esistenza di qualcosa interno all’uomo che non corrispondeva al concetto di anima. Questo è ciò che ha scritto Gian Carlo Zanon sul filosofo nolano:

     

    «Giordano, quindi è costretto dal proprio essere ad andare al di là del naturalismo rinascimentale di Telesio e Campanella , egli cerca di aprire «la cripta della verità» per guardare oltre le porte dell’invisibile. Egli non può più credere che la realtà umana interna sia solo una zona di guerra tra il bene e il male, e cerca disperatamente di capire quel mondo che scivola tra le dita come una nebbia, quel mondo ove le dinamiche psichiche giocano il gioco della vita. Vuole dare un’immagine e quindi un nome agli affetti, alle pulsioni, al desiderio.

    All’inizio della sua ricerca Bruno si trova di fronte a universi di conoscenza degradati dai sistemi filosofici cristiani e prova ad uscirne. Per far ciò egli cerca nel microcosmo dell’umano le forze, le attrazioni, i vincoli, i moti interni degli esseri umani; cerca gli strumenti del pensiero con cui “percepire”, conoscere questa realtà nascosta.

    Queste capacità, specificatamente umane, a cui egli si avvicina, le chiama fantasia o senso interno. In questo modo egli nomina l’immateriale nell’uomo che la sapienza del XVI secolo chiamava genericamente “anima”.

    Anima sottoposta o al male diabolico, o al “bene” divino, ma non pensata come un ente tra il corporeo e l’inorganico, tra materia e energia come invece l’immaginava il nolano: «oltre alle qualità sensibili, ce ne sono altre meno avvertibili, le quali agiscono oltre il corpo e i sensi, e giungono a toccare facoltà dell’anima più profonde, inducendovi affetti e passioni determinate». (De Anima).»

    Ed ora Francesco veniamo ad un punto dolente sul quale dobbiamo fare, costo quel che costi, una dialettica feroce. D’altronde stato tu a domandarmi di aprire la “la cripta della verità”.

    Scrivi «I santi sono le prove viventi che qualcosa realmente esiste oltre la morte.  – e poi – Vi consiglio di leggere un bel libro che parla di cose inspiegabili. Il libro si intitola Doni di Maria Rita Parsi. Se nella vita è difficile comprendere certe informazioni può darsi che la mente può arrivare persino verso a luoghi sconosciuti, basta solo riattivare il terzo occhio quello che è nascosto dentro di noi, si chiama ghiandola pineale, a lei di fare ricerche più approfondite se le interessa … »

     

    Francesco tu non conosci i cosiddetti “santi”, tu hai assorbito acriticamente, come la maggior parte della gente, quasi tutti, le agiografie sparse nella nostra cultura che persone, con una forte dose di alienazione religiosa, o abili mentitori, hanno scritto su alcuni individui che la chiesa Cattolica ha deciso di nominare “Santi”. (vedi Woytjla grande amico del genocida Pinochet e una certa Anjeza Gonxha Bojaxhiu alias Teresa di Calcutta che per avvicinare le persone a Gesù anziché curarli li faceva crepare nei suoi ospedali.)

     

    Sono andato anche a vedere chi è e cosa dice la psicologa Maria Rita Parsi in questo suo libro da te citato. Naturalmente non ho letto il suo libro però ho trovato alcune sue affermazioni presenti nel testo. Ne riporto alcune:

     

    «Ciascuno di noi può fare e fa miracoli quotidiani. Viaggiare nel tempo, dialogare con le anime dei defunti, vedere ciò che è accaduto e prevedere ciò che accadrà, uscire dal proprio corpo, chiamare gli altri solo con la forza del pensiero, entrare nei sogni e nei pensieri altrui, avere visioni, sogni premonitori, leggere nei segni, operare guarigioni…
    Possediamo tutti dei doni speciali, quelli della “mente intuitiva” ma spesso li neghiamo, (…) »

     

    Che dire Francesco, tu credi veramente che si possa viaggiare nel tempo, dialogare con le anime dei defunti ecc. ecc.? Credi che si possano fare queste cose? E se ci credi perché ci credi? Ci credi perché cercando risposte nella cultura hai trovato queste cose? Beh, non ti preoccupare, anch’io a vent’anni non avevo le idee molto chiare su ciò che pur esistendo non è percepibile con i cinque sensi. Semmai questo mondo fatto di passioni, desideri, pulsioni si può “sentire” con ciò che Bruno chiamava senso interno e tu nomini terzo occhio.

     

    Anch’io cercando dannatamente la verità andavo spesso ad immergermi in queste “brillanti intuizioni metafisiche” dalle quali riemergevo sempre con la sensazione di soffocamento. Alla base di queste credenze che soffocano il desiderio di verità c’è ciò Ludwig Feuerbach definì alienazione religiosa: «Credere significa immaginarsi che sia ciò che non è, credere ad esempio, che questo pane sia carne, che questo vino sia sangue, – che esso sia, cioè, ciò che non è». Questa frase di Feuerbach, inserita nel suo libro più famoso, L’essenza della religione, nella quale viene sintetizzato il concetto di alienazione religiosa, ci racconta di una alterazione del pensiero inconscio che, onnipotentemente, crede di inserire nella realtà qualcosa che non esiste, non creandola ex novo ma dando ad essa un altro senso.

    Gli esseri umani, che da sempre si sono chiesti l’arché, il principio della realtà, di fronte al non conosciuto non hanno saputo far altro che dare risposte metafiche. Per colmare i vuoti del sapere, anziché fare una sospensione del giudizio e dire “non so ma un giorno saprò” hanno fatto “di ciò che non è, ciò che è”. Scrive Feuerbach: «Invece di avere l’onestà di dire semplicemente: “Non ne conosco i motivi, non lo so spiegare, mi mancano i dati materiali”, tu trasformi queste lacune della tua testa in esseri positivi (le divinità N.d.R.) in esseri che sono immateriali, e cioè né materiali né naturali».

     

    Ecco creato dio, che come vedi io scrivo con la “d” minuscola. E sai perché Francesco? Perché io non credo, io penso. E pensando e cercando ho trovato che dio è il genitivo di Zeus … curioso vero? Però a vent’anni credevo anch’io più o meno alle cose che credi tu,  ma non ti preoccupare, di alienazione religiosa, anche se non è propriamente una cosa passeggera come l’influenza, si può guarire. Basta aver voglia di verità … costi quel che costi. Tu quanto sei disposto a pagare in termini di coraggio intellettuale? Sei abbastanza ricco di vitalità da spendere in questa infinita ricerca che ricorda il mito faustiano?? Pensi che potresti gettare quelle fastidiose stampelle, che servono solo a riempire un vuoto esistenziale, e correre felice come Forrest Gump? A me sembra di sì … ma mi potrei sbagliare.

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    Qualche giorno fa su Left, una rivista che ti raccomando caldamente, ho letto un articolo dello psichiatra Massimo Fagioli, di cui ho seguito, per molti anni, le lezioni all’Università di Chieti. L’articolo aveva titolo che sicuramente ti incuriosirà “Sento, quindi, senza parola, sono”.

    Chiuderei questa mia lunga risposta al tuo importante commento, con questa citazione dall’articolo di Fagioli in cui egli parla della “realtà non materiale”, cioè di quella realtà invisibile ma esistente che quando viene interpreta dai sacerdoti della ragione e della religione viene dichiarata, Das Unbewusste (inconoscibile), o creduta anima di provenienza divina, o “pensata” come divinità inaccessibile agli esseri umani.

     

    «Poche parole sul fatto che realtà interna significa realtà non materiale. E ripeto che la sua esistenza è un fatto non discutibile, nonostante le idee di Platone, Spinoza e Freud che hanno detto che ciò che non è linguaggio verbale cosciente, non è pensiero”» left n. 9 – marzo 2013.

    25 febbraio 2014

     

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    • …tutto il discorso sull’alienazione religiosa è affascinante! …seguo Fagioli dagli anni 80, prima come paziente (…non sò se posso usare questa parola, perchè tante persone che frequentano e che hanno frequentato l’Analisi Collettiva a Roma mica si potevano considerare sempre cosidetti pazienti!? …anzi talvolta erano tuttaltro che pazienti, cioè fondamentalmente sani!)… poi ho seguito Fagioli, attraverso i libri e le riviste, dopo che mi sono “allontanato” spontaneamente (…così come c’ero andato!) dall’Analisi Collettiva! …ed è affascinante anche tutto il discorso sulla pulsione di annullamento!? …proprio ieri sera pensavo e mi chiedevo come un essere umano possa alienare da sè anche gli affetti più negativi (….la rabbia degradazione di un affetto….)…. “non conosco …conoscerò poi, attuò e mi appello alla sospensione del giudizio (…benchè ho cinquant’anni quasi suonati!) …siamo piccoli, ma cresceremo?!

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