• Siediti. È festa: la tua vita è in tavola… non gettarla alle ortiche

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    di Giulia De Baudi

    Mai come in questi mesi si è parlato tanto della crisi climatica dovuta all’impronta antropica sul pianeta terra. La conferenza sul clima dell’ONU (COP28) di fatto si è conclusa con un fallimento rimandando al 2050 provvedimenti sull’energia fossile che dovrebbero già in essere da qualche anno. Inoltre conoscendo la fedeltà alle promesse di questi personaggi che reggono le sorti del mondo pensando solo ai propri interessi privati, si ha una sola certezza: si rimangeranno tutto ciò che a loro non conviene.  

    Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti gli esseri con una dote sufficiente di onestà intellettuale, che una riconversione del sistema economico in grado di fermare  la corsa verso la distruzione del pianeta non avverrà per mano di individui con lo stesso quoziente di umanità di coloro che avevano voce in capitolo al COP28 di Dubai. Se una transizione ecologica avverrà non sarà certamente dovuta al gotha della finanza che decide per tutto il pianeta.

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    Cito dal saggio Siediti. È festa: la tua vita è in tavola – Le ricette ecogastronomiche ed etiche dei BarbaGian scritto a due mani da Barbara Armigliato e Gian Carlo Zanon:

    «Poche semplici trovate tecno-ecologiche, non si mettono in pratica perché la politica è in mano ai mercanti che si fanno leggi ad hoc funzionali solo alla massimizzazione dei loro profitti: le aziende che erogano energia, per esempio, non ci pensano nemmeno a sensibilizzare l’utente sul risparmio energetico. Questo per il semplice paradigma utilitaristico che recita: un’azienda che vuole fare profitti deve massimizzare la vendita dei propri prodotti, nello specifico i prodotti energetici non rinnovabili. Questo vale per chi vende acqua, petrolio, luce, gas: “se mi metti i pannelli solari io non guadagno” e quindi niente incentivi reali per l’energia rinnovabile dei privati cittadini e mille ostacoli burocratici per impedire il pieno utilizzo del sole e del vento che appartengono a tutti. Il tacito concetto è: “se ti spiego come utilizzare meno l’energia non rinnovabile e l’acqua io guadagno meno”.  E così le grandi corporation continuano a erogare a più non posso attingendo da fonti energetiche esauribili e climalteranti. (…)di fatto non c’è, perlomeno in Italia, un’informazione capillare che riguardi metodi e modalità di risparmio energetico e di smaltimento ecologico dei rifiuti che potrebbero, senza nessuno sforzo da parte del cittadino, ridurre in breve tempo l’impatto ambientale del 50%. Non c’è informazione perché queste scelte non massimizzano i guadagni delle corporation, e quindi…” e quindi sta a noi con le nostre azioni quotidiane che possiamo, per tanto o poco che sia, orientare le vele verso una sostenibilità più umana… perché è dall’umano che si deve partire… perché? Ma perché avere una realtà umana decente presuppone aver cura di tutto ciò che è necessario per gli esseri umani compresa la bellezza. Chi difende la natura, consapevolmente e umanamente, difende gli esseri umani per il semplice fatto che gli esseri umani senza ciò che dà loro la natura non sopravvivono, e chi dovesse sopravvivere vivrà male in una realtà da après la bombe.»

    Quindi, dicono gli autori: «Facciamocene una ragione, per quanto riguarda la salvaguardia dell’ambiente, ormai è chiaro che non avverrà mai un cambiamento dall’alto verso il basso. Avverrà solo dal basso verso l’alto. E allora è necessario da subito “orientare le vele” cominciando a prendersi cura della propria impronta antropica!  La scelta di chi sceglie di “alimentarsi eticamente” è dettata da una vera e propria ricerca ad ampio raggio che coinvolge non solo la nutrizione in senso stretto ma anche l’economia, la politica, l’ecologia, le risorse idriche, la terra e il suo accaparramento,  il consumo di suolo, gli sprechi alimentari, ecc. In poche parole tutto ciò che è legato all’alimentazione della popolazione mondiale vicina e lontana. Prendiamo il caso dell’olio di palma a cui moltissime aziende alimentari hanno dovuto – così dicono –  rinunciare inserendo sulle confezioni gli strilli tipo: “Non contiene olio di palma”. Ecco un caso lampante di come la forza dell’onda ribelle ha saputo sfruttare i flussi di informazione per avvertire i consumatori che la coltivazione della palma da cui si ricava quest’olio, che tra l’altro fa aumentare il colesterolo “cattivo”, è responsabile della deforestazione di enormi aree del sud del pianeta in cui si applica una coltivazione intensiva che distrugge sia le foreste che la fertilità dei territori. Esattamente come accade nella pianura padana disboscata fino alle midolla per far posto alla coltivazione, massivamente idrovora, di alimenti per la zootecnia. Ribellarsi allo sfruttamento del suolo di zone lontanissime è facilissimo… vedere una criticità a pochi metri da casa e ribellarsi è evidentemente più complicato.»

    Queste amare parole sono però accompagnate dalla certezza/speranza che gli esseri umani possono mutare il “destino” imposto dai santi protettori dell’Olimpo neoliberista che dall’alto dei grattacieli decidono le sorti dell’umanità intera.

    L’aria dei tempi la possono mutare solo coloro che “respirandola” non la inquinano: «Per noi – scrivono gli autori – rimanere centrati sulle nostre possibilità in rapporto con la realtà sociale esterna, senza cadere nel pessimismo, è indispensabile perché come scrisse Seneca [Non possiamo dirigere il vento, ma possiamo orientare le nostre vele]

    Quindi solo la consapevolezza responsabile da parte degli esseri umani della realtà intera, – ovvero sociale, politica, fisica, eccetera – può mutare questo vento nichilista  che spinge verso la catastrofe umanitaria al grido di “sviluppo”. In un mondo in lotta per le ultime risorse del pianeta l’unico “sviluppo” sarà quello della disumanità. Ed è già tardi…

    Citando il neuro-psichiatra Massimo Fagioli, gli autori affermano: “la libertà è l’obbligo di essere umani”. Solo esseri umani liberi dai bisogni primari che permettono la sopravvivenza e liberi dai mille lacci, che costringono la mente in un “non posso” nichilista, saranno in grado di aver un esatto rapporto con la realtà intera, di aver consapevolezza di sé e di ciò che è esterno a sé partendo dagli esseri umani per poi rivolgersi alla natura. Solo così l’umanità potrà essere partecipe della storia con le proprie scelte politiche e alimentari.

    L’impatto della filiera alimentare sul clima è di circa il 30%. Ma se allarghiamo la visuale ci rendiamo conto che in realtà l’alimentazione planetaria è “responsabile” di molto di più: «la filiera alimentare – scrivono gli autori –  non si può più immaginare come una linea con un capo e una coda, ma come una giostra azionata da una ristretta oligarchia. Una giostra in cui terra, acqua, prodotti alimentari, consumo, inquinamento prodotto da energie non rinnovabili, desertificazione, deforestazione, consumo del suolo, inquinamento dell’acqua, sfruttamento lavorativo, landgrabbing, speculazione, guerre, migrazioni forzate, criminalità organizzata, criminalità istituzionale, ecc. girano vorticosamente incatenati tra loro impedendo di distinguere le cause dagli effetti. Per individuare i contenuti di quel turbinio, è necessario scendere da questa giostra, comprenderne il meccanismo e cercare almeno di rallentarla con i nostri atti giornalieri.»

    17 dicembre 2023

    Per informazioni scrivere a igiornielenotti@yahoo.it

    • Buongiorno,
      Su Facebook sono “Giusi Hermes D’Urso”,
      Vorrei chiedere a Giancarlo due cose:
      – Innanzitutto se il libro è reperibile in libreria o su Amazon,
      – Le competenze, nel senso che considerando la qualità di quanto scritto mi piacerebbe conoscere la formazione relativa,

      L’articolo è estremamente interessante e “scientificamente” puntuale

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