• Perché il massacro di Orlando? Quando l’identikit psichiatrico degli shooters di massa e quello degli assassini delle donne coincidono

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    di Giulia De Baudi

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    «Proprio non capisco cosa stia succedendo. Viviamo in un mondo capovolto e l’informazione amplifica l’assurdo (…) se un tizio qualunque che abita nel vostro condominio, una mattina qualsiasi, uccidesse 77 persone – tra cui decine di bambini – pensereste che è sano di mente?»

    Così scriveva Enzo Di Frenna nell’agosto del 2012 dopo che I giudici di Oslo condannarono Anders Behring Breivik a 21 anni di carcere e lo considerano sano di mente.

    Se ricorderete anche Breivik, come lo shooter  di Orlando Omar Mateen, colorò il suo gesto di ideologia religiosa e politica – in quel caso cristiano-nazista – attirandosi così  le scontate simpatie del leghista Borghezio.

     

    Negli USA questi omicidi di massa vengono definiti con l’espressione verbale “mass shooting”, cioè  delitti di massa in cui un numero imprecisato di vittime (superiore a quattro) vengono uccise con armi da fuoco.

    Di norma, ogni qualvolta accadono questi massacri, gli inquirenti e gli informatori mediatici tendono ad attribuire agli eventi un movente “logico”: ideologia, fondamentalismo religioso, motivazioni personali, odi, rancori. Nel caso dello shooter  di Orlando, come nel caso di Syed Farook e Tashfell Malik, i due coniugi della strage di San Bernardino, si è parlato di Isis e di Stato islamico, ma il fatto che questi mass shooting siano stati rivendicati da questo gruppo terroristico, non può da solo definire le vere intenzionalità degli assassini. Come non lo può definire la telefonata della guardia giurata Omar Mateen al 911, avvenuta pochi minuti prima di iniziare la strage, in cui egli professava la propria fedeltà allo Stato islamico.

     

    La prima moglie di Mateen, Sitora Yusufy, ha raccontato che l’ex marito era “mentalmente instabile e bipolare”: «all’inizio sembrava normale, ma ho capito presto che qualcosa non andava. Era bipolare, si arrabbiava per nulla. Avevo paura. Tornava a casa e mi picchiava continuamente, magari solo perché la lavatrice stava ancora andando… Mi hanno salvato i miei genitori.»

     

    In queste ultime ore si è parlato anche della sua omosessualità, del fatto che frequentasse siti per incontri tra omosessuali, della sua costante presenza nel locale, frequentato soprattutto dalla comunità gay, in cui egli ha portato a termine il suo delirio di onnipotenza.

    Ma polizia locale ed FBI sono ancora molto cauti perché, ovviamente, pensano che queste frequentazioni dello shooter  di Orlando possano appartenere alla fase preparatoria del massacro.

    Certamente il killer aveva una realtà identitaria compromessa e qualunque fossero le reali intenzionalità dell’assassinio plurimo, queste erano ben occultate nella sua mente malata. Malata perché solo un malato di mente può concepire e portare a termine una strage del genere.

     

    Omar Mateen era, come Vincenzo Paduano l’assassino di Sara Di Pietrantonio una guardia giurata. La dinamica dell’omicidio di Sara, per la sua efferatezza, e l’ossessiva e violenta presenza di Paduano nella vita della ragazza uccisa, non possono che evocare una grave patologia mentale: «Lui (V. Paduano N. d. R.) la chiamava ogni dieci minuti, e per la madre era amore.  – dice lo psichiatra Massimo Fagioli in un’intervista di Iaria Bonaccorsi su Left  – Era talmente innamorato, talmente carino che la chiamava ogni dieci minuti. (…) telefonare ogni dieci minuti è un assurdo. Anche una persona comune, non dico lo specialista in psichiatria, si accorge che qualcosa non va, ma la madre non lo vedeva. (…) Il massimo che realizzano questi uomini è l’identificazione, ma nemmeno: realizzano lo specchio, l’anaffettività più completa, per cui se va via l’immagine dallo sguardo, impazziscono perché perdono la propria immagine.»

     

    Quindi sia Mateen che Paduano sono due persone malate di mente … e due guardie giurate. Due individui violenti con le donne che scelgono lavori in cui si maneggiano le armi. Lo dico perché il 43% delle donne vengono uccise da armi da fuoco e una parte consistente degli assassini sono persone che hanno a che fare con le armi: guardie giurate, poliziotti, ex guardie dell’ordine, militari, vigilantes.

    7 giugno 2016 Michela Baldo è stata uccisa da un colpo di pistola dal suo fidanzato Manuel Venier, ex guardia giurata;

    Nel 2014 Alessandro Popeo, vigilantes, uccise con un colpo esploso dalla pistola di ordinanza l’ex convivente, Natascia Meatta;

    il 5 maggio 2015 Alfredo Palumbo, carabiniere, uccide la moglie trentenne, Consuelo Molese, e il figlioletto Francesco di 11 anni, poi si uccide;

    30 settembre 2015 Luigi De Michele, carabiniere uccide la moglie davanti a una scuola di Albano poi rivolge l’arma contro se stesso; 7 marzo 2015;

    Marzo 2015 Yuri Nardi, un poliziotto del commissariato di Città di Castello, uccide la moglie e si uccide.

    Salvatore Parolisi, che uccise la moglie con trentacinque coltellate era un militare, ecc. ecc.. Questi sono i casi che ho trovato dopo una rapida ricerca, ma sicuramente ce ne sono ancora. Qualcuno di questi femminicidi rimarrà anche impunito.

     

    Per inquadrare megli il problema, si dovrebbe cominciare a cercare cosa hanno in comune queste persone e perché scelgono di fare lavori in cui si maneggiano armi da fuoco. Io direi che in comune hanno la malattia mentale, quella malattia lucida, fredda, asintomatica, comune in tutti gli schizoidi che devastano l’esistenza di tante, di troppe donne.

    Rancoroso, senza una cerchia di amici, violento con le  donne, amante delle armi di cui si serve per amplificare la propria onnipotenza, ossessivo, convinto della supremazia della propria “razza”, maniaco, freddo, possessivo, personalità borderline, con qualche problema psichiatrico già emerso in passato: questo sembra essere l’identikit caratteriale sia del femminicida sia del killer che compie questi massacri.

    Chiariamo subito però che non sono le armi che “creano” il pazzo omicida, ma che in America i massacri di massa sono possibili solo perché ci si può armare senza problemi con armi da guerra letali. Se Omar Mateen avesse avuto solo una pistola non ci sarebbero stati 49 morti e 53 feriti tra cui sei gravissimi.

     

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    Il killer James Holmes (Aurora theater) condannato all’ergastolo

    per il massacro di Aurora – Colorado. 12 morti e 58 feriti

    Mass shooting e malattia mentale

    In una inchiesta pubblicata dalla CNN che comprende 160 casi di mass shooting accaduti tra il 1915 e il 2013 (leggi qui), condotta da  Grant Duwe, direttore della ricerca al  Minnesota Department of Corrections, appare evidente che la maggior parte dei shooters erano malati di mente. «Tra questi assassini di massa in ben 97  è stato diagnosticata una grave malattia mentale, o hanno mostrato segni di forte squilibrio psichico». Ha affermato Duwe. E questi erano casi in cui la malattia mentale era ben visibile. Rimangono fuori dalla diagnosi clinica sia tutti coloro che sono stati ammazzati dalle forze dell’ordine, sia coloro in cui la malattia sfuggiva alla diagnosi, sia quelli che, come è successo per Breivik, si è preferito condannare a pene penitenziarie o a morte.

    Grant Duwe ha inoltre affermato che la malattia psichiatrica che più si associa al fenomeno del mass shooting è la schizofrenia paranoide, «un tipo di schizofrenia in cui la persona ha deliri di persecuzione.» che si può applicare al caso di Luigi Previti il potenziale mass shooting italiano che nel 2013 “voleva compiere un fatto eclatante”, cioè uccidere un numero imprecisato di politici, fermato dalle forze dell’ordine davanti a Palazzo Chigi. (leggi qui)

     

    A questo punto, visto che esistono queste valutazioni psichiatriche, ci si dovrebbe chiedere perché in America e in Italia, a fronte di questi  delitti efferati, non si parli mai di malattia mentale. (quasi mai leggi qui)

    Eppure basterebbe, come suggerisce lo psichiatra Massimo Fagioli, un po’ di buon senso comune per rendersi conto che in fondo questi assassini sono solo dei poveri malati psichiatrici. Poveri dementi da mettere però in condizione di non poter nuocere a se stessi e soprattutto agli altri e che, almeno teoricamente, andrebbero curati, e quindi tenuti osservazione finché è necessario.  Breivik per esempio, a meno che non accada un “miracolo psichiatrico”  sarebbe necessario tenerlo in “cura” per sempre. Invece tra dieci, quindici d’anni al massimo, sarà lasciato libero di concepire e portare a termine altre mostruosità.

    16 giugno 2016

     La malattia invisibile: articoli correlati

    • Le frasi che più “mi colpiscono” e purtroppo mi riportano a riflettere profondamente su un fatto personale ed ad una propria relazione privata con una donna, la cosidetta relazione che i social indicano con la dizione “relazione complicata”, alias “relazione violenta”: “Era bipolare, si arrabbiava per nulla. Avevo paura.”(Sitora Yusufy); “Io direi che in comune hanno la malattia mentale, quella malattia lucida, fredda, asintomatica, comune in tutti gli schizoidi che devastano l’esistenza di tante, di troppe donne.”(Giulia De Baudi); “Il massimo che realizzano questi uomini è l’identificazione, ma nemmeno: realizzano lo specchio, l’anaffettività più completa, per cui se va via l’immagine dallo sguardo, impazziscono perché perdono la propria immagine.»” (Massimo Fagioli, Psichiatra).

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