• The Others – L’enigma dell’Altro

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    MigrantiPalerm

    di Gian Carlo Zanon

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    Per noi l’Altro è sempre un enigma, un limite, un confine. La linea di confine è il nostro Io. l’Altro è al di là di noi, più o meno sconosciuto, più o meno perturbante, più o meno desiderato, più o meno negato, più o meno rifiutato.

    Rifiutato perché le sue qualità ci appaiono disumane.

    Desiderato perché le sue qualità le vogliamo per Noi e sono tanto più desiderabili quanto più l’Altro è sconosciuto.

    L’ultimo approccio, il meno auspicabile è la negazione dell’Altro il quale viene negato perché le sue qualità appaiono troppo stridenti con le percezioni abitudinarie, sono stimoli troppo eccessivi che mettono in crisi l’usuale visione del mondo. In questo caso l’Altro deve essere fatto ri-entrare nelle nostre categorie di pensiero magari alterandone il senso e, a volte, deformando, negativamente, l’immagine percepita: l’Altro non è più esattamente quello che è  perché  ha perso le sue qualità originarie.

    Ma è bene spendere ancora due parole per definire meglio il concetto rifiuto del disumano. Penso si possa dire che esistono delle leggi umane universali che esistono da sempre. E ci sono norme scritte, regole sociali che fanno piangere i bambini,  che intristiscono le donne, che rendono folli di rabbia per la delusione gli uomini. Queste sono le leggi di Creonte al quale Antigone deve opporsi perché tutto il suo Io si ribella e aspramente rifiuta; per Antigone Creonte non è umano perché vuole lasciare il cadavere di un ragazzo, il suo amato fratello, in pasto ai cani.

    Senza scomodare Sofocle possiamo leggere una delle tante vignette di Shulz: una bambina racconta piangendo a Snoopy che la maestra l’ha cacciata dall’aula perché una norma scolastica vietava l’uso  dei sandali. La bimba li aveva indossati ed era cacciata dall’aula. Snoopy tutto serio pensava: «Una legge che fa piangere una bambina non è una buona legge». Questo è il concetto di Rifiuto, rifiutare una regola che deprime un essere umano.

    Sappiamo che, storicamente, l’Altro quando si manifesta come un assolutamente nuovo, viene, sempre, negato e osteggiato. Lo sanno gli artisti che hanno pagato a caro prezzo  l’espressione delle loro fantasia interna, uno per tutti: Van Gogh. Nella sua tragedia Morte di Empedocle Hölderling scriveva “Solitamente i mortali rifuggono da quanto è nuovo e a loro estraneo”.

    «Il simile conosce il simile» con queste parole di Empedocle – che si riferiva alla conoscenza della natura e quindi in seguito male interpretate – il logos occidentale ci ha condannato all’impossibilità di conoscenza dell’Altro da sé perché non simile a noi.

    Se credessimo a questo antico sillogismo, che ancora permea fortemente la nostra cultura, rimarremmo paralizzati in una folle mimesis onanistica, vale a dire in una sorta di rappresentazione masturbatoria dell’Altro: l’Altro, se così fosse, sarebbe come uno specchio, un identico a noi; se così fosse vivremmo con il pensiero angosciante di impossibilità di conoscenza: la donna, come disse San Agostino e ridisse Freud sarebbe un uomo castrato. La donna secondo queste elucubrazioni mentali non sarebbe quindi un essere umano al 100% in quanto, non rientra nelle identiche categorie dell’uomo maschio che è il modello dell’antropos . Aristotele affermava che gli esseri umani hanno le caratteristiche dell’uomo; le donne non hanno queste caratteristiche quindi sono un’anomalia della specie. Il perturbante sconosciuto deve comunque ri-entrare in una categoria filosofica perché solo così si può pacificare l’angoscia del nuovo, dell’Altro da sé.

    Ma come rappresentiamo a noi stessi l’Altro? L’Altro chi è? L’Altro troppo spesso viene nominato appiccicandogli a un bel articolo determinativo che già lo incatena lessicalmente ad un’immagine stereotipata aprioristicamente: il marocchino, il cinese, il barbone, il comunista, l’albanese, la donna ecc..  Certo potremmo, citando antropologi o etnologi, parlarne con il linguaggio della ragione, con il logos che però è  incapace di portare alla conoscenza.

     

     

    La cultura occidentale ci consegna il rauco canto senza speranza per la conoscenza dell’Altro: il Mito di Eco e Narciso. Narciso specchiandosi non si riconosce e può solo amare l’immagine di un se stesso o ciò che è a lui identico. Il giovane può ‘desiderare’ solo chi è uguale a se stesso, uguale come la figura che vede specchiandosi nelle acque.

    Il giovane non può amare la Ninfa dei boschi perché non è uguale a se stesso. Nega e allontana da sé l’Altro che non riconosce, la bella Eco, così  diversa da sé. Narciso ha perduto la propria immagine interna, quindi non può né riconoscersi, né alienarla nell’altro da sé. E muoiono entrambi, Narciso nell’impossibilità di separarsi dalla sua immagine riflessa, ed Eco, come scrive Ovidio, delusa: «Disprezzata, si nasconde nei boschi, (…..) gli insonni tormenti le assottigliano il corpo stremato, (…) e ogni umore del corpo si disperde nell’aria».

    Il mito racconta della bellissima Ninfa della quale rimane solo la voce, un suono soltanto, il suono che canta di un amore tradito. Rimane soltanto l’eco delle parole dell’Altro ormai dimenticato, gli ultimi ormai incomprensibili suoni di una frase d’amore incompleta che ha perduto l’oggetto del desiderio: l’Altro.

    Domenica 13 maggio su Rai3 la conduttrice Barbara Serra ha presentato il programma Cosmo ideato da Gregorio Paolini dal titolo Siamo tutti razzisti? La paura del diverso tra storia e scienza. Alla trasmissione hanno partecipato Telmo Pievani, Luigi Cavalli Sforza, Guido Barbujani e altri.

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    La trasmissione, che potete rivedere cliccando qui, ha trattato vari aspetti del razzismo. I partecipanti hanno cercato di rispondere principalmente a queste domande: «Quali sono i meccanismi che producono il razzismo? Se la scienza dice che siamo uguali, cosa determina le differenze tra i popoli? Homo sapiens: un’unica specie, nessuna razza. Almeno questo è quello che la scienze ci dice oggi e che la storia ci ha insegnato definitivamente a capire. Ma quali sono i meccanismi mentali che producono il razzismo?»

     

    Nella trasmissione, che consigliamo di rivedere, sono state raccontate varie vicende antropologiche: dalle storie degli immigrati italiani che meno di un secolo fa passarono da Ellis Island, a New York, e che sperimentarono sulla loro pelle i pregiudizi e le paure verso gli stranieri, alla Svezia dove un’intervista shock ci racconta la politica di controllo sociale di uno dei più evoluti paesi europei, attuata prima dai nazisti e poi dai governi democratici, tra gli anni Trenta e i Settanta, attraverso l’eugenetica.

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     Si è parlato anche della teoria darwiniana e dalla Risiera di San Sabba a Trieste, unico lager nazista in territorio italiano, i nazisti attuavano i loro piani per sterminare un intero popolo. Si è parlato di questo e di altro per cercare di conoscere la matrice profonda che induce l’essere umano, che ha perduto l’immagine di sé, a non riconoscere più l’Altro come un uguale a se stesso.

    26 settembre 2012

     

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