• Plan Condor: a Roma si processano gli esecutori del piano criminale messo in atto dalla Cia ma non i mandanti e gli istigatori

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    Jorge Troccoli tra i suoi avvocati  –  Foto da articolo Huffingtonpost

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    di Giulia De Baudi

     

    Immerso in un assordante silenzio mediatico sta continuando a Roma il Processo Cóndor. Forse non si vuole disturbare le coscienze assopite degli italiani in spasmodica attesa del prossimo Giubileo indetto dall’argentino, su cui pesano gravi sospetti di complicità con il regime militare (1976-1983), J.M. Bergoglio. (leggi Qui e Qui)

     

    Scorrendo l’elenco degli imputati al “Processo Cóndor” iniziato il 10 febbraio 2015 a Roma (lo potete trovare qui) si incontrano i nomi dei presunti torturatori e assassini in uniforme che parteciparono alla paurosa Operación Cóndor, (Plan Cóndor ) il piano ordito dalla CIA per eliminare gli oppositori alla dittature militari e “civili”, che “razzolavano” nel “cortile degli Usa”, vale a dire tutto il continente del Centro e del Sud America. Totalmente assenti invece i nomi dei mandati e degli istigatori del genocidio sudamericano degli anni settanta .

     

    Negli anni settanta, Chile, Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay, Bolivia, Perú, Colombia, Venezuela e Ecuador, furono sottoposti ad una massiccia operazione – il Plan Cóndor -volta a tutelare gli interessi economici che le corporation americane (ma anche europee) avevano in quei paesi. Nel 1993 furono desecretati documenti sulla connivenza di Richard Nixon e segretario di stato Henry Kissinger (premio Nobel per la pace) con Augusto Pinochet.

    Come l’invasione dell’Irak fu effettuata con “l’intenzione di esportare la democrazia”, l’obiettivo dichiarato dei servizi segreti americani era quello di “sgominare il terrorismo”. Ma la vera intenzionalità fu subito chiara: l’eliminazione fisica di ogni sorta di opposizione politica, sociale ed umana. In quel periodo vennero rapiti, torturati ed uccisi studenti inermi, giornalisti, intellettuali, professori universitari, sindacalisti, operai, religiosi terzomondisti e attivisti per i diritti umani, e persino genitori che chiedevano che fine avessero fatto i loro figli scomparsi.

     

    Ma i militari andarono ben oltre depredando i beni dei desaparecidos e dei loro famigliari e rapendo i figli dei “sovversivi”.

    Nel gradino più basso della scala “alimentare” del Plan Cóndor, c’erano i predatori delle patotas (squadre di militari in borghese che sequestravano illegalmente gli oppositori) che si caricavano sui camion persino le porte degli appartamenti come bottino di guerra. Sopra di loro c’erano ufficiali, cappellani militari, medici presenti alle torture, generali, e in cima alla piramide i mandanti delle corporation, la gerarchia cattolica e le oligarchie sudamericane legati insieme da considerevoli interessi comuni.

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    Jorge Troccoli

    da articolo Huffingtonpost

    A Roma si processano gli esecutori del Plan Cóndor, tra qui anche Jorge Troccoli – l’unico imputato presente l’11 giugno in Aula – conosciuto in Uruguay e nel mondo come “il torturatore”, ex membro del Fusna (servizio di intelligence militare uruguayano) e oggi unico imputato residente in Italia, dove senza alcun dubbio ha amicizie altolocate. Troccoli è di origine italiana, ed ha un passaporto italiano. É scappato dall’Uruguay perché anche lì era iniziato un processo contro di lui. La richiesta di estradizione per poter essere giudicato in Uruguay è arrivata ma, per i soliti “problemi burocratici”, vive in completa libertà e in piena tranquillità.

     

    Nadia Angelucci su La Diaria del 12 giugno, in un articolo dal titolo Sobrevivientes de Orletti, ha ricordato il centro repressione di Buenos Aires Automotores Orletti: «L’inferno di Orletti, la cui serranda di ferro si alzava pronunciando la parola “Sésamo”, è disegnato tramite i rumori, le grida, la musica a tutto volume, il cattivo odore, il pavimento gelato e bagnato, pieno d’olio e di grasso. Un inferno di torture -picana elettrica, corpi appesi, violenze sessuali, scosse – esseri umani disfatti per i maltrattamenti, la violenza e l’umiliazione, spogliati della propria dignità e dei loro vestiti, gettati su materassini o direttamente nel suolo; persone che dopo la tortura si trascinavano nel suolo cercando il calore di una voce amica; dialoghi tra prigionieri che tentano di darsi una ubicazione, capire che cosa sta succedendo, cercare di dar una spiegazione all’inesplicabile» (Traduzione di G.C. Zanon)

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    Automotores Orletti fu il centro più perverso dell’America del sud. Funzionò durante anni dell’ultima dittatura a Buenos Aires come centro di repressione per i militanti di sinistra argentini, uruguaiani, brasiliani e cileni.

    Nell aprile del 2011 il generale in pensione Eduardo Cabanillas fu condannato da un tribunale argentino all’ergastolo, come principale responsabile di questo campo di concentramento.

     

    Certo la giustizia è lentissima, ma a volte riesce a riequilibrare almeno parzialmente la bilancia dell’umano. Anche qui però si punisce il braccio violento ma non la mente che lo guida. Si processano gli esecutori del piano criminale messo in atto dalla Cia ma non i mandanti e gli istigatori: i vertici delle corporation americane ed europee e la gerarchia cattolica.

    16 giugno 2015

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    Il 25 settembre è uscito nelle librerie Figli Rubati. L’Italia, la Chiesa e la dittatura fascista argentina, del giornalista Federico Tulli che ha seguito il Processo Cóndor  Leggi qui la recensione

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