• Il vero volto di Bergoglio e la leggenda del nuovo Francesco d’Assisi

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    kurdadi Giulia De Baudi

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    “Bergoglio è un sociopatico che non titubava nel sottomettere psicologicamente tutti i gesuiti che poteva, iniziando dai novizi e dagli scolari tra i quali c’ero anche io. In questo modo ottenne successo”.

    Mom Debussy ex gesuita ed ex segretario di Bergoglio (leggi su Página12 del 2 maggio 2010)

     

    Il 7 Agosto 2013, a Roma, faceva un gran caldo: 39 gradi all’ombra. Dopo aver letto l’articolo di Eugenio Scalfari, Le domande di un non credente al papa gesuita chiamato Francesco  su Repubblica It, l’aria già afosa che stavo respirando si è ulteriormente intossicata. L’Eugenio, nonostante il suo nome che esprime una bontà genetica per l’ennesima volta ha scambiato lucciole per lanterne. Il tema dell’articolo in questione, oltre ad essere una noiosa periautologia scalfariana, verteva sulle qualità di Bergoglio eletto «al soglio petrino da pochissimi mesi».

     

    Con questo articolo l’ex direttore e fondatore di Repubblica entra nella numerosissima schiera degli agiografi di  Jorge Mario Bergoglio che stanno giorno per giorno costruendo Legenda novae Francisci, ovvero la nuova leggenda su papa Francesco primero.

     

    Dopo aver tessuto le sue lodi – dicendo che ogni santo giorno Francisco primero fa uno scandalo, «benefico, tonificante, innovativo» per il suo modo di vestire, per dove abita, per quello che dice, per quello che decide, per il fatto che  con i giornalisti parla poco, o niente, e per il suo dialogo con la gente «continuo, collettivo e individuale», per come egli ascolti, domandi, risponda, giungendo nei luoghi più disparati con  un testo da leggere tra le mani che subito butta via, per parlare a braccio – inizia a distorcere visibilmente la realtà. Vediamo come.

     

    Scrive Scalfari «ha scelto di chiamarsi Francesco perché vuole la Chiesa del poverello di Assisi. (…) è candido come una colomba ma furbo come una volpe. Tutti ne scrivono, tutti lo guardano ammirati e tutti, presbiteri e laici, uomini e donne, giovani e vecchi, credenti e non credenti aspettano di vedere che cosa farà il giorno dopo».

     

    Il palese ossimoro «candido come una colomba (…) furbo come una volpe» già  dovrebbe chiarire la non perfetta “percezione” di ciò che è realtà umana da parte di Scalfari, che, per dire certe cose, deve vivere una notevole scissione  interna. Scissione che si palesa anche nell’articolo in cui egli dichiara «sono un non credente che è da molti anni interessato e affascinato dalla predicazione di Gesù di Nazareth, figlio di Maria e di Giuseppe, ebreo della stirpe di David». SIC

     

    E qui mi debbo fermare un attimo per definire la differenza tra storia e leggenda che dovrebbero conoscere tutti. Ma, almeno per Scalfari, così non è.  Tutti dovrebbero anche sapere che la storia non suffragata da fonti certe e certificate sfuma nella leggenda. E dato che non esiste, come dimostra anche Flores D’Arcais nel suo libro Gesù – L’invenzione del dio cristiano , una storia di questo fantomatico individuo ma solo una leggenda costruita agiograficamente da centinaia di vangeli nei quali questa figura mitica viene descritta in migliaia di modi diversi, mi chiedo come un “non credente” possa essere tanto affascinato da ‘sto Gesù da giungere a decretarne senza dubbio alcuno l’albero genealogico. Persino San Bonaventura da Bagnoregio chiamò l’agiografia da lui scritta su Francesco d’Assisi Legenda Sancti Francisci, definendo in questo modo il suo testo una “non storia”. D’accordo che allora, dato il “pensiero” teologico imperante nel XIII secolo, non si faceva molto caso alla differenza tra realtà storica e leggenda … ma ora siamo nel XXI secolo e nonostante la costante interferenza religiosa nella cultura, non tutti, ma molti, conoscono la differenza tra credere e pensare.

     

    Ed è proprio la differenza tra il credere e il pensare che discrimina il credente dall’ateo, o meglio il credente dal pensante.

     

    La credenza religiosa si nutre di miti e di leggende mutandole in verità storiche assolute. Il pensiero umano vive nella ricerca infinita e in divenire della verità.

     

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    E allora dato che Scalfari esprime dei giudizi su Bergoglio che sono palesemente falsi come questo: «Di politica non si occupa, non l’ha mai fatto né in Argentina da vescovo …»; dimostrando di “non sapere”  della lotta dell’ex vescovo di Buenos Aires , in cui giunse a definire l’omosessualità come qualcosa “fuori dal disegno divino”, fece contro il governo Argentino che voleva dare il diritto civile del matrimonio a queste persone , egli dimostra di essere molto credente e poco pensante.

    Sta di fatto che Scalfari, direi scientemente, falsifica astutamente persino le affermazioni di Bergoglio, che non ha detto come egli scrive «Chi sono io per giudicare i gay o i divorziati che cercano Dio?» ma ha affermato «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?». E non è la stessa cosa. Perché nelle vere parole di Bergoglio si legge molto più chiaramente che egli non parla dei divorziati e dice di non giudicare la persona omosessuale sole se questi «cerca il Signore e ha buona volontà». Ergo se il gay invece è ateo e/o vive felicemente la propria omosessualità fottendosene allegramente dei precetti bergogliani, Bergoglio lo giudica … eccome. La variante non sta quindi nell’omosessualità ma nel fatto che questa, secondo gli ipocriti dogmi vaticani, debba essere vissuta colpevolmente di nascosto e non resa pubblica. E per gli individui furbi come Bergoglio e Berlusconi ciò che non diventa pubblico non esiste.

    videla e Luciani1978 – il genocida Videla ricevuto in Vaticano da Giovanni Paolo I

     

    Ma tutto questo è tutto sommato un colpa veniale in confronto alla violenza verbale dell’affermazione di Scalfari contenuta in questo articolo: «(Bergoglio N.d.R.) Criticò  Videla sistematicamente, ma non per l’orribile dittatura da lui instaurata ma perché non provvedeva ad aiutare i poveri, i deboli, i bisognosi». E qui devo dire che, nonostante conosca da anni la vacuità e la stolidità di Scalfari espressa nei suoi articoli, sono rimasto stupito e incredulo. Ho pensato che egli, forse a causa degli anni passati a falsificare l’essenza della realtà della realtà umana, avesse perso anche il lume di quella ragione a cui fa continuo riferimento.

     

    Scalfari seraficamente “dice” che Bergoglio non si è dato pena per il genocidio compiuto da Videla con il bene placido della Chiesa cattolica. Egli cercò di aiutare solo « i poveri, i deboli, i bisognosi». Gli altri, los rojos, come gli omosessuali, stando al di “fuori dal disegno divino”, potevano venire tranquillamente torturati e poi gettati dagli aerei come gli esponenti della Chiesa cattolica avevano deciso. Leggi qui .

     

     

    EFAEcco alcuni dei repressori con la bandiera del vaticano all’occhiello

     

     Non è un caso se  il giorno seguente alla proclamazione di Bergoglio i 44 repressori che stavano per essere giudicati dal tribunale di Córdoba, (Argentina) accusati di delitti di lesa umanità commessi nel campo clandestino de detenzione di La Perla, entrarono nella sala del tribunale esibendo sui loro abiti un distintivo coi colore giallo e bianco della bandiera del Vaticano, i colori della Chiesa. Leggi qui.

     

    L’importante notizia naturalmente è stata annullata dalla troupe scalfariana a cui interessa più  creare miti che cercare la verità storica degli avvenimenti.

    Anche  la maschera francescana, che Bergoglio ha adottato fin dal giorno della sua consacrazione al soglio pontificio, è falsa. Gli esperti di marketing hanno consigliato a Bergoglio che in questi tempi di crisi per far diminuire nel popolo le aspettative a cui erano abituati è meglio adottare il saio, e proporlo come antidoto alla crisi; e così egli ha fatto. Lo dico perché vi sono le prove che il saio francescano non appartiene al D.N.A.  di Bergoglio. È il suo vissuto stesso che lo dice:

     

    A)I gesuiti, a cui egli ha sempre appartenuto, corrispondono all’élite della Chiesa cattolica, e in quanto tali sono esattamente all’opposto delle idee che stanno alla base del francescanesimo.

     

    B)Bergoglio è sempre stato contro i movimenti religiosi terzomondisti lo evidenzia un documento “Nonostante la buona volontà di padre Bergoglio, la Compagnia Argentina non ha fatto pulizia al suo interno. I gesuiti furbi per qualche tempo sono rimasti in disparte, ma adesso con gran sostegno dall’esterno di certi vescovi terzomondisti hanno cominciato una nuova fase”. Documento classificato Direzione del culto, raccoglitore 9, schedario B2B, Arcivescovado di Buenos Aires, documento 9. –

     

    C) Poi vi sono le affermazioni del suo segretario, l’ex gesuita Mom Debussy, in cui Bergoglio viene definito “uno psicopatico dalle mille facce”: «Andavamo a dire messa nei quartieri in un Ford Falcon verde, quella volta guidavo io (Mom Debussy N.d.R.) al posto del sua autista privato, e Bergoglio disse riferendosi ai poveri ”Per il bene della Chiesa, se Dio esiste spero che abbia sufficiente potere per cambiargli il cuore. Però lo dubito”, concluse». Come dire “i poveri sono esclusi geneticamente dalla mensa del signore”.

     

    videlamenendezprimatestajuiciocordoba

     

    Come scrivevo poc’anzi la storia non suffragata da fonti certe e certificate non può che sfumare nella leggenda.

     

    Inserisco quindi due fonti documentarie (altre potete trovarli negli altri articoli del Dossier Bergoglio) che testimoniano le vicende storiche storia che videro la Chiesa cattolica non solo complice silenziosa ma partner dei mandanti e degli esecutori –non solo argentini – che in Argentina uccisero e fecero sparire tra le trentamila e le quarantamila persone nel periodo che va dal 1976 al 1983.  

     

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    Il primo documento è la relazione di quanto avvenne in una riunione tra la Giunta militare e la Conferenza Episcopale Argentina che prova gli incontri tra le due istituzioni per parlare della “questione desaparecidos” – Il quadro che emerge, avvalorato come visto da testimonianze, da documenti e dal processo in corso, è inquietante. Bergoglio, che all’epoca dei fatti era a capo dei gesuiti argentini, non poteva non sapere cosa stava avvenendo.

    Nel documento emerge chiaramente come la politica della dittatura argentina fosse nota fin dal 10 aprile 1978 alla Commissione esecutiva della Chiesa cattolica che, però, si guardò bene a darne notizia.. Il documento che inchioda il Vaticano (che veniva periodicamente informato tramite rapporti) porta il numero 10.949 e, scrive il giornalista Horacio Verbitsky, «già il numero dà un’idea della quantità di informazioni sulle quali la Chiesa continua a mantenere il segreto». Il documento fu redatto a cura del Vaticano al termine di un pranzo con Videla ed è conservato nel fascicolo 24-II.

     

    Durante quell’incontro si parlò proprio delle modalità con cui agire nei confronti delle famiglie dei desaparecidos: meglio dire che sono scomparsi piuttosto che morti. Secondo il documento in seguito inviato al Vaticano infatti « Il presidente (Videla, ndr) ha risposto che apparentemente sarebbe ovvio affermare che sono già morti; si tratterebbe di varcare una linea di demarcazione: questi sono scomparsi, non ci sono più. Questo sarebbe il più chiaro, comunque ci porta a una serie di considerazioni in ordine a dove sono stati sepolti: in una fossa comune? E in tal caso chi li avrebbe sepolti in questa fossa? Una serie di domande alle quali le autorità di governo non possono rispondere sinceramente in quanto la cosa coinvolge diverse persone”.

     

    Bergoglio doc3

    Nel secondo documento firmato dal tristemente noto cardinale Raul Primatesta, al punto 6  – Il problema dei diritti umani si legge;

     

    -si ricevono continue domande per imprigionati e sequestrati,   

     

    -si parla di persone con problemi di coscienza perché sono stati costretti a torturare

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    Per finire vi voglio tradurre un articolo trovato proprio oggi sul giornale argentino Pájaro Rojo.
    Il 12 marzo del 1973  l’ex segretario di Bergoglio Mom Debussy  incontrò un nutrito gruppo di studenti della scuola TEA nell’anfiteatro Pablo Picasso di Buenos Aires. Debussy narrò di un dialogo telefonico che ebbe luogo in sua presenza, quando Bergoglio ricevette una telefonata dal prete Orlando Yorio (uno dei due religiosi terzomondisti fatti arrestare da Bergoglio Leggi Qui) immediatamente dopo la sua liberazione da parte dei suoi sequestratori. Egli aveva   passato un lungo periodo nella Escuela de Mecánica de la Armada (ESMA) dove era stato torturato.



    Bergoglio rispose, dice Debussy in modo brusco, e terminò questa conversazione in modo brutale con parole che si possono più o meno tradurre così  “E non mi rompere più i coglioni”. Poi commentò  “Era Yorio, lo hanno rilasciato”.


    “Gli domandai   – disse Yorio – da dove lo avevano rilasciato , e Bergoglio mi rispose “dall’ ESMA… –poi immediatamebte cambiò discorso “Di cosa  parlavamo?” disse.”


    Mom Debussy  disse che prese le distanze da Bergoglio perché  “L’anno in cui fu nominato Provincial iniziò ad allontanarsi dalla Chiesa  del Concilio Vaticano II, ed iniziò una regressione verso il Concilio de Trento, del 1563. Un giorno avemmo una durissima discussione, terribile, e dal quel giorno non ci parlammo più”.

     

    Davanti alla domande degli studenti, il sacerdote disse che Bergoglio, el Papa Francisco, “è il quadro politico più brillante che diede la Chiesa argentina”, disse anche di non farsi illusioni rispetto alla sua ideologia perché, insistette “egli è molto di destra e ultra conservatore” .

    8 agosto 2013

    Leggi qui gli altri articoli del Dossier Bergolio

    • questo articolo mi colpisce, perchè dici quello che penso e sento su bergoglio fin dalla sua elezione. ricordo che un amico mi chiese “che ne pensi del nuovo papa? .e mentre tutti si sperticavano imbambolati dalle sue recite e da quel suo moto di parlare finto e manierato, io dissi ,preoccupata e sola ” mi sembra molto furbo”. non ho mai più cambiato idea. e oggi tu mi fai sentire finalmente meno sola. grazie.

    • Peggio di così era impossibile immaginare un papa! Volgare, ignorante di Dottrina (non ha neanche conseguito il dottorato in teologia) e di storia…non sa nemmeno il latino (e neanche l’inglese). Non crede in un Dio cattolico (parole sue) e, secondo me, in nessun Dio, pugni a chi gli offende la mamma, calci ai corruttori (sempre parole sue), braccia ciondoloni, e pronto a schernire e staccare le mani giunte di un giovanissimo chierichetto…si sa, lui non ama pregare, solo blaterare le scemenze che gli passano per la testa. Vendicativo e sprezzante verso coloro (vescovi, sacerdoti, giornalisti) che osano criticarlo…Burke spedito in un isolotto della Micronesia è stato un gesto ignobile, non parliamo, poi, della persecuzione disgustosa nei confronti dei Francescani dell’Immacolata e del suo fondatore ultranovantenne P.Manelli…e mii fermo qui, che mi viene un senso di nausea!

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