• Oliver Sacks e l’esorcista: schizofrenici e psicotici, indemoniati e beati

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    Nora Helmer

    Dopo la notizia della morte dello psichiatra/scrittore Oliver Sacks ho ritrovato un suo articolo del 2009 (lo potete leggere qui), apparso sul Corriere della Sera, che avevo catalogato sotto la voce “religione”. Non so esattamente quali fossero i miei pensieri di quel tempo ma certamente questo articolo mi colpì particolarmente.

    Oggi rileggendolo mi sono detta che avevo fatto bene a serbarlo perché lo psichiatra americano – divenuto famoso dopo il film Risvegli interpretato da Robin Williams e Robert De Niro e per alcuni saggi neurologici di grande successo, tra cui L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello – in questo articolo tratta degli esordi psicotici di una adolescente narrati dal padre in un libro autobiografico.

    Come racconta nel suo libro Michael Greenberg, l’autore di Hurry Down Sunshine, da un giorno all’altro sua figlia adolescente impazzisce. Almeno così scrive il Sacks: «La malattia esplode all’improvviso: Sally, la figlia 15enne di Greenberg, da qualche settimana è molto eccitata: ascolta in continuazione le Variazioni Goldberg di Glenn Gould con il walkman, legge un volume di sonetti di Shakespeare quasi tutta la notte.»
    Un buon psichiatra però dovrebbe sapere che i sintomi della malattia mentale non appaiono mai improvvisamente. Appaiono improvvisamente quando le “persone care” pur essendo presenti sono “assenti” e si accorgono del malessere dei “propri cari” solo quando accade qualcosa di notevole. Eppure, scrive Greenberg, «Apro il libro a caso e trovo un groviglio di frecce, annotazioni, parole cerchiate. Il tredicesimo sonetto sembra una pagina del Talmud, i margini sono talmente pieni di commenti che il testo al centro quasi scompare». Inoltre il padre di Sally legge di nascosto le poesie della figlia trovandole “strane” «ma non pensa che l’umore o le attività della figlia abbiano tratti patologici.» La madre intanto, siamo negli ani ‘70 veleggia altrove attratta dal fascino delle religioni New Age.

    Bel mezzo dell’estate Sally fa qualcosa che non si può annullare facilmente, né interpretare come “normale”: «In quel caldo giorno di luglio, – scrive Sacks – però, Sally crolla. Ferma le persone in strada investendole con un fiume di parole, pretendendo di essere ascoltata, scuotendole; poi si butta in mezzo al traffico, convinta di poter fermare le macchine semplicemente con la forza della volontà (un amico pronto di riflessi riesce a trascinarla via appena in tempo). »

    Interrogata dai genitori Sally parla delle sue “visioni” e delle sue credenze: è convinta che gli esseri umani abbiano «perso la “genialità” originaria e illimitata che Dio ha dato a ciascuno di noi e crede che la sua missione sia quella di aiutare gli altri a recuperare questo dono.» (1) Una chiara crisi psicotica con forti elementi di sincretismo religioso ma anche incredibili intuizioni sulla “genialità originaria”.

     

    2Sally Greenberg col padre Michael

    Sally crede è convinta di avere dei poteri speciali e lo racconta ai genitori. In certe zone dell’Italia una ragazza come Sally diverrebbe immediatamente un centro di attrazione per il culto popolare. (leggi qui il caso di Natuzza Evolo la pizia di Parvati).
    Ma qui siamo a New York nel cuore concitato e bohémien del Greenwich Village in cui tutto è arte anche il linguaggio immerso nella pura schizofasia che viene interpretato dal padre come un eccesso di vitalità: «Pat (la moglie) e io siamo scioccati, non tanto da quel che dice ma da come lo dice. (…) Guardandola mi sento impotente, ma anche galvanizzato dalla sua vitalità». La madre, sicuramente una personalità schizofrenogena, non si preoccupa: «Sally sta passando un periodo così, Michael, ne sono sicura; non è una malattia. È una ragazza molto spirituale… Attraversa una fase essenziale della sua evoluzione, è il suo cammino verso un dominio più elevato». E Michael, pur essendo più sensibile e più preoccupato della moglie, non si oppone e segue il mainstream culturale della consorte «Anch’io volevo credere a una cosa del genere, credere che fosse un progresso, una vittoria, l’atteso sbocciare della sua mente. Come si fa però a distinguere tra la “divina follia” di Platone e un discorso senza senso? Tra l’entusiasmo e l’incoerenza? Tra chi è profeta e chi invece è “clinicamente pazzo”?»

    Alla fine, dopo una diagnosi di schizofrenia, a cui tentano di sottrarsi, e dopo che la ragazza con i suoi atti dimostra di essere pericolosa soprattutto per sé stessa, la ragazza inizia un duro e doloroso travaglio verso ciò che Oliver Sacks e molti psichiatri, convinti che non esista «una cura per la sindrome maniaco-depressiva, ma – che sia – possibile conviverci» definiscono “compensazione”. Vale a dire una vita da vivere senza emozioni che potrebbero causare pericolosi stati di eccitazione e di stress.
    Lascio agli addetti ai lavori ogni altro commento su questo modo basagliano (leggi qui) di non fare psichiatria che rinuncia alla cura e promuove un “prendersi cura” di questi esseri umani che si sono ammalati in un giorno d’estate.

    Leggendo tra le righe, con la giusta misura critica, ci sono però in questo articolo di Oliver Sacks molto spunti interessanti che raccontano l’insorgere della malattia mentale a causa di rapporti interumani psicopatogeni e anche la possibilità di guarigione quando si ha la fortuna di incontrare la persona giusta che è in grado, attraverso la frustrazione delle dinamiche di pensiero malate, di porre un argine alla psicosi: «Fuori dell’ospedale – scrive Sacks nell’articolo – Sally incontra una terapista eccezionale, che la tratta da essere umano e cerca di capire i suoi pensieri e sentimenti. La dottoressa Lensing si rivolge a lei in modo assolutamente diretto. «Scommetto che senti di avere un leone dentro di te», sono le prime parole che le dice. «Come fa a saperlo?». Sally è stupita e abbandona ogni sospetto. La dottoressa Lensing continua a parlare della sua mania come se fosse una specie di creatura, un altro essere dentro di lei. Cerca di indurre Sally a distinguere la sua psicosi dalla sua vera identità, a distaccarsi dalla psicosi in modo da vedere la complessa e ambigua relazione che ha intessuto con essa. (La psicosi «non è un’identità», le dice seccamente). »

    Non sono una psichiatra ma mi sembra il giusto approccio. Infatti Sally, si intuisce leggendo l’articolo, nel periodo in cui è in cura dalla dottoressa Lensing, sta bene. Poi dopo qualche anno avrà delle ricadute, ma ce la farà a trovare un proprio equilibrio senza dover rinunciare alle emozioni e senza cadere in nell’anaffettività che le rendeva la «voce forzata, falsa» e «i suoi occhi castani vitrei e scuri, come ricoperti da una mano di lacca».

    Leggendo questo articolo di Sacks ho pensato ai diversi modi di reagire di fronte all’insorgere della malattia mentale. Le reazioni sono indotte essenzialmente dal milieu culturale in cui questi casi accadano.
    Anche Natuzza Evolo ebbe i primi esordi psicotici durante l’adolescenza; anche lei come Sally entrò in una clinica per malattie mentali. Ora, come ha scritto il 1 novembre 2014 l’organo del Vaticano Avvenire, la Conferenza episcopale calabra ha dato il primo osta per la beatificazione di Natuzza Evolo e inviato la pratica per la canonizzazione alla Congregazione per le cause dei santi.
    A volte mi sembra di sentire il banditore petroliniano che all’entrata del Padiglione delle Meraviglie vaticane, strilla a piena voce “Entrino signore e signori. Più pazzi entrano e più santi si vedono”.

    Il caso di Anneliese Michel finì molto più tragicamente. La ragazza ebbe i suoi primi esordi psicotici a 16anni. Come Sally la malattia aveva forti connotazioni religiose ma, contrariamente alla ragazza americana, viveva in una piccola città della Baviera e la famiglia era ardentemente cattolica. Fu così che, nonostante che le fosse stata diagnosticata una forma di epilessia, la famiglia decise che fosse indemoniata e ritenne fosse opportuno praticarle una serie di esorcismi.

    124Foto dal documentario su Anneliese Michel

    Ciò avvenne nel settembre 1975 ed il vescovo Josef Stangl scelse come esorcisti il parroco Ernst Alt e padre Arnold Renz. Secondo i due esorcisti si sarebbero manifestati sette demoni tra cui Lucifero, Giuda, Legione e Belial. Da ricoverare questo preti e tutti quelli che, come Bergoglio, affermano l’esistenza del demonio.
    La mezzanotte del 1º luglio 1976 Anneliese, morì a soli 24 anni. L’autopsia rilevò come causa della morte la forte debilitazione causata da malnutrizione e disidratazione (al momento della morte pesava solo 30 kg). Secondo gli agenti che svolsero le indagini e i medici che passarono al vaglio il caso, un’alimentazione forzata (tramite flebo) avrebbe potuto salvare la vita della giovane. I genitori, il parroco e l’altro prete furono indagati per omicidio colposo. Il processo iniziò a marzo 1978 e si concluse con la condanna dei due chierici e dei genitori a 6 mesi di reclusione (con la condizionale) per negligenza e omicidio colposo.


    Una commissione di vescovi chiese espressamente alla Santa Sede di abolire il rito romano dell’esorcismo, ma la Chiesa si limitò a introdurre un nuovo rito nel 1998 chiamato De exorcismis et supplicationibus quibusdam.

    «Mi chiedo come sia possibile – scriveva giorni fa Giulia De Baudi sul questo sito – (leggi qui) che una enorme quantità di individui, nonostante queste assurdità evidenti, continui a credere senza rendersi conto di vivere col pensiero confinato nei territori dell’irreale. Pensieri di questo genere nascono e si sviluppano nei recessi culturali della nostra penisola e sono tenuti in vita dalle istituzioni cattoliche che rendono congruo deliri di questo genere, trasformando le allucinazioni in apparizioni divine».

    Come dicevo ogni ambiente sociale produce una cultura che reagisce agli stessi sintomi in modo completamente diverso. Lo deduco leggendo i casi delle tre adolescenti, Anneliese Michel, Natuzza Evolo e Sally Greenberg.

    Ma sotto a queste culture c’è l’alienazione religiosa che è identica e che immagino come una stella colassata, un buco nero che trascina nel suo vortice società intere incapaci di vedere il pericolo nascosto nella menti ammalate imbevute di ideologie e di religioni “normali”, esotiche e New Age. Una sequela di credenze, notizie, pettegolezzi, favole per beghine che si abbarbicano alle pareti dei buchi neri dell’alienazione religiosa come cozze allo scoglio poi divengono pensiero comune condiviso, opinione pubblica, andando a formare il brusio di fondo culturale che diviene il filtro percettivo miope attraverso cui si percepisce l’umano che attraversa lo sguardo alterandolo. E guai a smentire anche uno di questi assunti solidificatesi nel tempo che reggono il castello di carte religioso e/o ideologico, perché si generano maremoti psicologici che non portano quasi mai ad una apertura degli occhi sulla realtà vera ma a crisi di rabbia e odio verso chi ha osato smuovere la palude culturale in cui si vivacchia … annullando l’esistenza dell’onda del divenire umano.

    (1) «Tornò la memoria di quando capii il trucco disonesto di giocare con il linguaggio articolato rendendo sinonimi follia e pazzia. Erano ruderi del pensiero dell’antica Grecia che l’illuminismo trasformò: la demenza in pazzia come malattia organica del cervello e follia nell’esaltazione del paranoico di sentirsi portatore della voce di Apollo come la pitonessa o di dio». Massimo Fagioli; Left 5 settembre 2015

    3 settembre 2015

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