• Le terre selvagge e sconfinate del “Far Web” dove i cattivi blogueros dettano legge

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    Nora Helmer

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    Quando per le prime volte, saran diec’anni e più, udivo o leggevo “navigare in internet”, immaginavo esseri umani, con grandi occhiaie da pipparoli insonni, curvi sui computer a inseguire realtà irreali e pensieri alieni fino al mattino.

    Ora in quel mare ancora ignoto navigo anch’io ogni giorno. Mi tuffo nello schermo, lo guado, lo solco, lo guardo dal di dentro, lo osservo sapendo d’essere osservata, ci sguazzo come fa il merlo dal becco giallo nella pozza fangosa che la fontana fa sotto casa mia. Dalla finestra, lo guardo il merlo, c’è non c’è , si muove, vola, becca le briciole della signora che ha perso il consorte torinese, ma è contenta… si riconsola e porta il pane al merlo dal frak nero e alla merla col vestito grigio.

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    Lo sguardo lascia piazza e pozza, torna al video del computer … e se non fosse per la bidimensionalità sarebbe uguale a ciò che dalla finestra entra negli occhi. Se vado su Google, clicco su “immagini” e chiedo “merlo alla fontanella”, appaiono decine di becchi gialli intenti a bere come il compare qui sotto. Lo so che dal vetro della finestra vedo il reale vero e che nello schermo invece vedo realtà immateriali. Ma è vero anche che merli vedo qui e laggiù.

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    Ma allora, penso, la stessa cosa vale per le parole che appaino sullo schermo. A guardar bene, nel “selvaggio Far-Web” tutto è immagine e parola senza nessuna materia che non sia quella fugace dei pixel che raggruppandosi strutturano ciò che appare agli occhi. Il “selvaggio Far-Web” è terra di tutti e di nessuno. Qui si può vivacchiare da voyeur guardando a destra e a manca di tutto e di più. Oppure si può commentare su cose varie, anche non sapendo niente o molto poco dell’argomento: accade spesso. Oppure ancora arrischiare di mettere alla gogna i propri pensieri. Male che vada ci si sentirà feriti nell’orgoglio, nell’onore, per quel che vale e poi, dicono i trolls furbastri, “chi ti conosce”. Qui nel Far-Web, sei più Nessuno che lo scaltro Ulisse. Qui tutto è “remoto”, immagazzinato in archivi remoti, connessi remotamente … tutto c’è, esiste, ma è poco più che aria fritta.

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    Ma se è così, mi dico, perché tante apprensioni web? Perché tutta sta gente sta, come me, ore e ore appesa a immagini e parole cercando di far bastare quei tre o cinque giga che finiscono sempre troppo presto?

    Dire: “si connettono ad una realtà virtuale per sfuggire a quella loro che non vogliono affrontare” è una risposta troppo parziale. Quel che è certo è: chi vuole, nel “Far-Web”, impara a ruminare pensieri e vita. Certo quello che sembra oro può essere pirite, ma se penso a quel che mi hanno insegnato su Gesù Cristo, Risorgimento e Unità d’Italia a scuola … altro che realtà remota!

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    Ma la risposta forse va cercata in ciò che ognuno cerca. Computers, tablets e smartphones son solo aggeggi per connettersi con chi si vuole, con ciò che si vuole assorbire. L’esterno a cui vogliamo attingere è sempre, penso, ciò che, nel senso più ampio, ci assomiglia, ci corrisponde.

    Parlo per me naturalmente ma so che molti come me in rete hanno cercato, e cercano ancora, di gettare lo sguardo al di là. E so che oltre i confini e nei territori ancora da esplorare del “Young Far web” si trovano molto più indizi e tracce di sapienza che nella cultura confezionata dai masmedioti. Questo è un dato certo. Chi non si fida di ciò che dico, continui pure a seguire senza pensiero critico i Tg nazionali e a leggere Il giornale, L’Unità,  La Repubblica, Il Fatto Quotidiano, et similia, prendendo per oro colato ogni parolotta sbattuta su carta e video.

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    Per i più coraggiosi ci sono le terre senza legge del Far-Web dove il pensiero può irrigidirsi fino a morire, oppure può arricchirsi. Muri e confini fermano il pensiero meglio l’ignoto …

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    ψυχῆς πείρατα ἰὼν οὐκ ἂν ἐξεύροιο πᾶσαν / ἐπιπορευόμενος ὁδόν· οὕτω βαθὺν λόγον ἔχει.

    Eraclito Fr. 45

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    «Confini della psiche peregrinando non troverai pur se tenti ogni via, a tal punto alto e basso il suo pensiero verbale è» Eraclito Fr. 45 (letterale)

    «I confini della realtà umana peregrinando con la mente non troverai pur se tenti ogni via, perché è infinito, immateriale e senza luogo il suo pensiero» Eraclito Fr. 45 (interpretato)

    22 marzo 2017

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