• Umanamente insostenibile … Amazon, ma non solo …

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    di Gian Carlo Zanon

    «Una quantità sempre crescente  di essere umani non è già più necessaria al piccolo numero che, plasmando l’economia, detiene il potere. Una folla di esseri umani si ritrova così, secondo la logica imperante, senza una ragionevole ragione di vita in questo mondo dove sono comunque nati. Per ottenere la facoltà di vivere, per averne i mezzi, dovrebbero poter rispondere ai bisogni delle reti che governano il pianeta, a quella dei mercati. Il fatto è che i mercati non rispondono più alla loro presenza e non hanno bisogno di loro. O di pochissimi e di sempre meno di loro. La loro vita non è più “legittima” ma solo tollerata. Fastidiosa…».

    Viviane Forrester, L’orrore economico, 1997.

     

    «… un devastante sodalizio tra teorie economiche errate e gruppi di potere economico e finanziario continua a costituire l’orizzonte all’interno del quale vengono definite le politiche pubbliche per arginare la crisi. Essendo questo sodalizio il risultato del percorso storico che l’ha generata, non si può essere ottimisti sul futuro”.

    Andrea Ventura  : La trappola – Radici storiche e culturali della crisi economica.

     

     

    In questi giorni in cui “sono tutti più buoni” – così si dice noooo? – mi sono imbattuto in un paio di “discussioni social web”, (qui e qui) che mi hanno dato modo di sviluppare alcuni pensieri che proverò a scrivere.

     

    La prima discussione era iniziata da un mio post in cui definivo il colosso degli acquisti a domicilio AMAZON “umanamente insostenibile”.

    Con quel post volevo porre l’accento sulla ormai famosa querelle tra Amazon e le Edizioni E/O di cui avevo letto  la lettera aperta.  Da questa lettera firmata dai Fondatori delle Edizioni E/O Sandro Ferri e Sandra Ozzola (leggi qui) si evince che l’esistenza di questo colosso generato dalla globalizzazione, non crea solo “problemi commerciali tra imprese”, ma problemi etici ben più estesi e drammatici.

     

    «(Amazon N.d.R.) Ha creato occupazione, ma ha costretto alla chiusura tantissime librerie (con conseguente perdita di posti di lavoro). Numerose testimonianze giornalistiche documentano le cattive condizioni di lavoro nei magazzini del colosso on-line. Attualmente è in corso un’agitazione sindacale nel magazzino di Piacenza a causa delle condizioni di lavoro che i sindacati definiscono “insostenibili” e Amazon non si è neppure presentata all’incontro di mediazione convocato in Prefettura.» scrivevano giorni fa i due fondatori di E/O, evocando quell’aggettivo, “insostenibile”, da me usato nel mio post su Face Book.

     

    Ritengo sia aberrante non capire, non voler capire, o, peggio ancora premurarsi affinché nessuno capisca la pericolosità di questi colossi che desertificando economia locale e rapporti interumani, distruggono le reti di rapporti dialettici che fondano il vivere comune quotidiano.  «La chiusura delle librerie – dice la lettera – causata dalla concorrenza spietata di Amazon significa anche impoverimento economico e culturale del territorio: vengono a mancare essenziali luoghi di ritrovo e di cultura.»

    Tutto ciò condito da una «elusione delle tasse (nell’ottobre 2017 Amazon è stata condannata dalla Commissione Europea a pagare alla UE 250 milioni di tasse non versate; “¾ dei suoi profitti non sono stati tassati”, ha denunciato la Commissione); da condizioni economiche inaccettabili richieste agli editori.»

     

    Ed è «Per questo abbiamo detto NO. – concludono Sandro Ferri e Sandra Ozzola – Per questo chiediamo il vostro sostegno di lettori, di cittadini che non possono ridursi a essere solamente consumatori ma sono consapevoli di essere anche parte di un territorio (che non può essere desertificato), lavoratori e soggetti degni e liberi di una comunità plurale.»

     

    Tutto quello che hanno scritto i due editori dovrebbe essere chiaro a tutti gli esseri umani di buon senso. Tutti hanno occhi per vedere le saracinesche delle librerie, e non solo di quelle, inesorabilmente abbassate. Tutti hanno orecchie per udire da amici e conoscenti i drammi vissuti per aver perso il lavoro ed anche i loro diritti acquisiti in decenni di lotte operaie, venduti al miglior offerente dai servi della casta politica. Non ci vuole un genio per capire che anche i centri commerciali e supermercati, non solo distruggono posti di lavoro e rapporti interumani, ma depauperano l’ambiente imbruttendolo, appiattendolo, banalizzandolo. Infatti l’altra discussione verteva sull’obbligo, per i lavoratori di un grande centro commerciale, di lavorare nei giorni festivi, anche il 26 dicembre.

     

    In questi luoghi «una folla innumerevole di uomini simili e uguali, che girano senza posa su se stessi per procurarsi piccoli, volgari piaceri, con cui soddisfare il proprio animo. Ciascuno di loro, tenendosi appartato, è come estraneo al destino degli altri: i suoi figli e i suoi amici più stretti formano per lui tutta la specie umana; quanto al rimanente dei suoi concittadini, è vicino a loro, ma non li vede; li tocca, ma non li sente; vive solo in se stesso e per se stesso, e se ancora gli rimane una famiglia, si può dire almeno che non abbia patria. Al di sopra di costoro s´innalza un potere immenso e tutelare, che s´incarica da solo di assicurare il godimento dei loro beni e di vegliare sulla loro sorte. È assoluto, particolareggiato, regolare, previdente e mite. Assomiglierebbe al potere paterno, se, come questo, avesse per fine di preparare gli uomini all´età virile; ma al contrario, cerca soltanto di fissarli irrevocabilmente nell’infanzia».

     

    Ecco come il preveggente Tocqueville, nel suo testo La democrazia in America, già nel 1840 delineava con poche ed intense parole lo squallido quadretto familiare che entra in un centro commerciale in un giorno festivo, forese anche per evitare un rapporto dialettico che forse li porterebbe a pensare alla realtà vera dei loro rapporti e non a crearla dal nulla… stile Mulino Bianco pwer intenderci. Perché questo è il problema: si sta insieme per assentarsi, si guarda per non vedere, si ode per non ascoltare, si tocca per possedere. Non tutti ovviamente ma molti, troppi. Altri, molti ma pochi, resistono sulle barricate dell’umano.

     

    A quanto leggo dai commenti sui social, che sono un potente specchio in cui si possono intravedere strutture di pensiero complesse, molti, troppi non riescano a percepire, ancora e nonostante, il pericolo ormai imminente. Le  ragioni di questa “percezione delirante” della realtà da parte di troppi individui, che non tiene minimamente conto dei dati empirici della realtà che sono sotto gli occhi di tutti, sono molteplici e a volte delinquenziali. I più delinquenti sono coloro che con i loro commenti cinici, anaffettivi e stolidi – o che ridicolizzano argomenti più che seri – tolgono senso e sostanza al dramma esistente.

    È un dramma sociale e quindi uman, che può essere risolto con un enorme lavoro culturale che sia in grado di cambiare i paradigmi socio-culturali fondati su un pensiero magico che nutre religioni ed ideologie le quali impediscono di fatto un rapporto vero e reale sia con la realtà empirica,  sia con la realtà umana.

     

    Non è più pensabile e sostenibile, per esempio, sostenere il paradigma neoliberista che sta storpiando persino l’idea di umanità tacciandola di “buonismo” e che è diventuto la bandiera dei governi che siedono alla sinistra del parlamento.

     

    Come ebbi modo di scrivere già nel 2010 «Il capitalismo è una divinità sempre più feroce; come il dio Baal dei Cartaginesi, fagocita nella sua bocca fiammeggiante gli anelli deboli della catena produttiva o coloro, che non si vogliono adeguare al “sistema” plasmato sulla malattia mentale di chi lo domina, riuscendo a far credere, ai dominati, che la società che essi, i dominatori, hanno in mente, è la migliore possibile. Assumere in modo dogmatico il paradigma capitalistico che da la ‘libertà’ di depredare, sfruttare, assassinare altri esseri umani con l’unico scopo di fare business, significa uscire dallo stato di umanità. Significa aver perso il rapporto profondo con la realtà umana ed essere di fatto degli asociali molto più pericolosi di un serial killer psicotico.»

     

    Ma per fare questo balzo in avanti antropologico si deve aver almeno chiaro un pensiero che dica…«La soddisfazione dei bisogni non ha posto nel rapporto interumano. Essa ha sempre portato gli uomini allo sfruttamento dell’uno sull’altro, a fare di una parte dell’umanità un gregge di animali per la sopravvivenza degli altri.» Massimo Fagioli

     

    Castiglione delle Stiviere – 27 dicembre 2017

     

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