• Trovata l’Isola che non c’è

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    utopia

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    giutresa

    di Giulia De Baudi

    “L’uomo razionale adatta se stesso al mondo, quello irrazionale insiste nel cercare di adattare il mondo a se stesso. Quindi è chiaro che il progresso dipende dagli uomini irrazionali.”

    George Bernard Shaw

    «Seconda stella a destra /questo è il cammino /e poi dritto, fino al mattino /poi la strada la trovi da te /porta all’isola che non c’è.»  Ve la ricordate questa canzone del grande Edoardo Bennato? Ci parlava di un’isola “che non c’è”, che sorge dal mare della fantasia, lì dove nasce il mattino e il tempo ha inizio.

     

    Anche Thomas More aveva pensato ad un’isola e l’aveva Chiamata Utopia. Un’isola, a mio giudizio, ‘inabitabile’. Inoltre la parola “utopia” coniata dall’umanista inglese nasceva con un doppio significato che rendeva equivoco il senso del fonema. Utopia potrebbe valere per ou-topos (cioè non-luogo) oppure eu-topos (luogo felice). Unendo i due significati si potrebbe definire il termine utopia come “un luogo felice inesistente” … bella fregatura.

    E così la parola “utopia”, a causa dell’ineliminabile incertezza semantica, vagò nella mente del genere umano generando speranze deluse al loro nascere. Ancor oggi  questo termine inventato da More tra il 1515 e il 1516, pensando ad una civiltà, per lui, ideale, non ha un vero senso compiuto. Il senso della parola “utopia” dipende di volta in volta da chi la dice, da come la si dice, cosa intende quando la si dice, com’è inserita nel discorso, ecc.. Questo fino a quando qualcuno non ha pensato di metterle accanto un altro suono articolato: reale.

    La dizione “utopia reale” l’ho trovata nel nuovo libro curato dal giornalista Carlo Patrignani Diversamente ricchi – Via d’uscita da un modello di società creato dal neocapitalismo finanziario. Le due parole che messe una  accanto all’altra danno alla fonema “utopia”  una notevole forza e chiarezza semantica, sono prese dal titolo del libro di Miguel Ángel Sanz Loroño Islanda, un’utopia reale.

    Nel libro di Patrignani, recensito egregiamente sulle pagine di Dazebao New da Gian Carlo Zanon (leggi “Diversamente ricchi, un’utopia reale”)  “l’utopia reale” trova finalmente il suo locus amoenus in cui realizzarsi. Il curatore del libro e i molti tra politici, economisti, sindacalisti ecc. che hanno dato un contributo a questo importante testo, dopo aver raccontato molto dettagliatamente della catastrofe finanziaria causata scientemente dalla criminale “sovrastruttura finanziario-borsistica”, di cui parla l’economista Bruno Amoroso, ha parlato delle ‘impossibili utopie’ realizzate sia in Islanda sia in Francia nella città di Nantes. Anche con la vittoria del referendum sulla privatizzazione dell’acqua, ricorda Patrignani, è stata realizzata una “utopia reale”.

     

    I cittadini islandesi, con la loro pacifica ribellione contro lo strapotere delle banche, hanno dimostrato che deviare il corso della storia percepita dai ‘benpensanti’ come un fato divino è una “utopia reale”. Lo ha verificato il popolo riprendendo nelle proprie mani la sovranità nazionale soppressa dalle banche, e dai politici corrotti loro complici, che poi sono stati poi processati per i loro crimini. L’ex premier islandese Haarde è comparso «davanti ad un tribunale speciale per “la grave negligenza nel disastro finanziario del 2008».

     

    Ancor più interessante, per noi che abbiamo un’economia simile a quella francese, è l’esempio della città di Nantes dove un equipe interdisciplinare ha iniziato da tempo un esperimento economico che già sta dando buoni frutti.

     

    Nantes

     

    Come potete anche vedere in un interessante video di Reporter, questo nuovo modello sociale mette la persona al centro del proprio processo economico. Questo significa innanzitutto che le banche che non fanno speculazione, ovvero “non fanno mercato della finanza ma finanza per il mercato. (…) A promuovere questo rivoluzionario cambio di rotta è l’amministrazione della città che è partita da una riflessione su un paradosso della nostra epoca: i mercati sono inondati di liquidità eppure le imprese sono in crisi, le banche non gli fanno credito. Significa che il denaro sta venendo meno alla sua funzione originaria di strumento per gli scambi. Quindi – hanno pensato a Nantes – se il problema è che il denaro prende la strada della speculazione, cioè quella di fare denaro con il denaro saltando la fase della produzione, via la liquidità negli scambi tra le imprese locali per eliminare la tentazione”. Fonte CorriereIt.

    Da queste idee nasce il progetto curato da Massimo Amato, docente della università Bocconi di Milano, che “andrà a regime nel 2013 quando verrà raggiunta una massa critica sufficiente tra le imprese locali per creare una rete di scambi dove non circolerà più il denaro”.

    A Nantes già oggi si possono vedere i primi risultati: il più visibili sono una riqualificazione urbana avanzata, un trasporto pubblico cresciuto di pari passo con le scelte urbanistiche e una sere di regole che hanno permesso di eliminare quasi totalmente dalla città il traffico privato abbattendo in questo modo le emissioni nocive.

    La Commissione europea ha recentemente premiato Nantes come “Capitale verde europea” per il 2013, e udite udite, il bilancio della città è in attivo.
    Il “modello Nantes” è ora studiato da quei governi che hanno a cuore la sorte dei cittadini … da questi studi l’Italia è ‘naturalmente’ assente.

     

    Questo e molto altro potete trovare nel libro curato da Carlo Patrignani che ci porta sulla strada per raggiungere “l’utopia reale”.

     

    E non scordate: «Seconda stella a destra /questo è il cammino…» non potete sbagliare …

     

    Scheda

    Titolo: Diversamente ricchi; via d’uscita da un modello di società creato dal neocapitalismo finanziario

    A cura di Carlo Patrignani e con interventi di: Bruno Amoroso, Susanna Camusso, Riccardo Cappellin, Guglielmo Epifani, Stefano Fassina, Paolo Leon, Shayn McCallum, Gianni Pittella, Alessandro Roncaglia, Giorgio Ruffolo, Martin Shulz, Catherine Trautmann.


    Editore: Castelvecchi RX

     

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