• “… ma siete politici o caporali?” – il “negoziatore” politico del terzo millennio

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    I politici hanno la funzione di intercettare i desiderata delle corporation e delle lobby e fare da interfaccia con la società civile che conducono al guinzaglio attraverso l’informazione mediatica

    Penso che alle “catastrofi” politiche avvenute in questi ultimi giorni in Italia,  debba seguire una riflessione più approfondita sul ruolo dell’ ànthropos politikòn, inteso però come il “professionista della politica”. Uso la parola “catastrofe” con il suo valore primario: “capovolgimento”.  

     

    Il politico dovrebbe essere colui che, stando al di sopra degli interessi privati e personali delle parti in gioco, e tenendo conto dell’eguaglianza naturale e giuridica dei cittadini, cerca di realizzare il bene comune. Forte della Costituzione nazionale, di leggi dello Stato giuste, e tenendo presente i bisogni e le istanze del cittadino, l’homo politicus dovrebbe governare bilanciando i desiderata delle varie componenti sociali: nullatenenti, poveri, ceto medio, bassa e alta borghesia, ricchi e ricchissimi. La bilancia sociale, se ben utilizzata, dovrebbe servire anche per creare giustizia sociale e mitigare le diseguaglianze economiche. In questo modo i conflitti sociali verrebbero, se non eliminati completamente, quantomeno alleggeriti.

     

    I risultati delle elezioni amministrative italiane – ma anche la vittoria del Leave in Inghilterra – porteranno nel breve e nel lungo termine una rimescolamento tra gli attori della politica. La classe dirigente precedente verrà sostituita da quella successiva e la macchina politica continuerà il suo viaggio modificando, anche se di poco, la sua rotta. Poco male, verrebbe da dire, se le intenzionalità dei nuovi politici fossero quelle menzionate sopra: giustizia sociale, uguaglianza, benessere comune, attenuazione del conflitto sociale ecc. ecc.. Si tratterebbe semmai di piccoli spostamenti dell’ago della bilancia che favorirebbero l’uno o l’altro ceto sociale… ma di poco.

     

    Guardando però il fare dei politici di questi ultimi decenni, dall’entrata in campo dell’ex Cavaliere di Arcore, ci si potrebbe accorgere che in realtà il ruolo del politico è un altro. Non perché prima di Berlusconi il ruolo della politica fosse completamente diverso, no. É che da allora, data l’accelerazione verso quella che potremmo definire “l’industrializzazione della politica”,  si sono aperti degli spiragli attraverso i quali si possono scorgere ben visibili le intenzionalità dell’ homo politicus.

     

    Osservando con attenzione gli ingranaggi del Sistema  ci si può accorgere che i rapporti che i politici intrattengono con le varie parti sociali, non è quello auspicato qui sopra nel secondo paragrafo, ma ha assunto un po’ la stessa funzione del caporalato del meridione di cui si parla a vanvera ogni estate. Il resto è solo messa in scena.

     

    In realtà i partiti sono divenuti “agenzie di caporalato”, ovviamente sovvenzionate dagli stessi working class men che vengono ceduti al miglior offerente come fossero robot.

    I politici hanno ora la funzione di intercettare i desiderata delle corporation e delle lobby e fare da interfaccia con la società civile che conducono al guinzaglio attraverso l’informazione mediatica. Non c’è neppure bisogno che il politico si metta direttamente in contatto con “il cliente”, si sa benissimo cosa vogliono le banche, le assicurazioni, i capitani d’industria e gli altri compagni di merenda. Al limite si leggono con attenzione i pizzini “subliminali” tipo questo trovato nel 2013 in un documento della J.P. Morgan, in cui si legge: « (…) col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei paesi del sud, e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea». (Leggi qui l’articolo)

     

    Basta guardare attentamente i prodotti dei politici – leggi, emendamenti ecc. – da questo punto di vista e ci si accorge che lo scontro tra i vari partiti si riduce a una mera lotta di potere per conquistare il ruolo di “negoziatore”.  Cioè dominare il “sistema caporalato” assumendo, in esclusiva, l’interfaccia tra potentati economici e cittadino. In questo modo, se si fanno arricchire i ricchi i lobbysti con leggi draconiche come quelle del Jobs Act et similia,  si ottengono favori, denaro e potere. Il gioco sta tutto nella durata del caporalato politico che dura finché il “negoziatore” riesce ad incantare il cittadino tenuto sempre sotto la spada di Damocle del “così o niente”, del “potrebbe essere molto peggio” ecc. ecc. . Quando l’incanto per quel caporale che ti faceva stare “un po’meglio” finisce, c’è n’è subito pronto un altro a prendere il bastone caduto nella polvere.

     

    Certamente è doveroso andare a votare per il caporale che appare più umano ma … aspettando un politico che abbia veramente a cuore esclusivamente interessi materiali ed esigenze del cittadino,  c’è da sperare che il caporale che ha preso il posto del collega scalzato dalla protesta dei cittadini sia meno carogna del precedente. Ma forse c’è da sperare perché, come diceva Totò, «ci sono uomini e caporali».

     

    26 giugno 2016

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