• Prima che canti il gallo: Heidegger? No no non lo conosco, però …

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    È dai tempi di san Pietro, almeno così narrano le leggende metropolitane, che l’incoerenza viene premiata. Pietro che rinnegò per ben tre volte il nazareno prima che il gallo potesse cantare, divenne poi colui che creò la griffe cristiana. Come biasimarlo, si sa, la paura fa novanta, e quando la barca affonda … .

    Secondo il mito Pietro rinnegò il suo maestro solo in quell’occasione e solo per salvare la pelle, ma poi si riscattò trasformandosi nel più solerte discepolo propagatore del verbo cristologico. Questo modello di fedeltà incoerente condita da rinnegamenti è tuttora molto in voga, soprattutto in filosofia.

    In quasi perfetta sincronicità con il Giorno della memoria Emanuele Severino, rinnega il suo, secondo alcuni filosofi, maestro Martin Heidegger. (leggi qui articolo Corriere) «È tragicamente noto – scrive Severino – che cosa sia stata la violenza antiebraica del nazismo; Heidegger è stato nazista; i Quaderni neri confermano il suo antiebraismo. Purtroppo Heidegger li ha scritti.»

    Pochi paragrafi più avanti scrive «Per fortuna Heidegger non è coerente, ossia non esiste una connessione rigorosa tra le sue tesi; sì che si possono lasciar da parte i Quaderni neri senza esser costretti a fare altrettanto con molte altre sue opere, che lo rendono uno dei maggiori pensatori del Novecento. Rileggere tutta la sua opera alla luce di questi Quaderni (dalla copertina nera) è quindi molto arbitrario.»

    In queste due espressioni “purtroppo” e “per fortuna” che suonano come “do un colpo al cerchio e uno alla botte”, si può notare un certo affanno. Il filosofo non lo dice ma è come se dicesse “purtroppo il maestro che mi attribuiscono ha detto delle cose orribili, ma per fortuna il mio maestro è il più grande pensatore del Novecento”. Dissòi lógoi direbbe l’anonimo sofista greco del IV sec. a.C. di fronte a queste ambivalenze dottrinarie. Io odo invece un fastidioso stridio di unghie intente ad arrampicarsi sugli specchi del pensiero debole.

     

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    Chiedo scusa per il tono leggero usato finora per descrivere questi crimini culturali. Non voglio neppure entrare in un fastidioso agone filosofico su Heidegger che ritengo un criminale indifendibile che non ha fatto altro che sporcare con il suo pensiero – che altro non è che una ricodificazione della millenaria teo-filosofia occidentale – la storia della ricerca sulla realtà umana. Sono passati ben dieci anni dalla pubblicazione del saggio di Emmanuel Faye, L’introduction du nazisme dans la philosophie, in cui veniva documentato ampiamente il nazismo e l’antiebraismo ante litteram di Heidegger; sono passati quasi tre anni da quando questo suo libro è stato tradotto e pubblicato in Italia da L’Asino d’oro edizioni; sono passati ben trentacinque anni dal momento in cui lo psichiatra Massimo Fagioli ha evidenziato la pericolosità del pensiero heideggeriano, prima nel suo libro Bambino donna e trasformazione dell’uomo e poi in altri innumerevoli interventi su libri, riviste, convegni, interviste, ecc.. Inoltre dal “ritrovamento” dei Quaderni Neri è passato più di un anno, un anno di intenso dibattito su tutti i giornali europei e anche in alcuni convegni in cui l’ingannevole impianto filosofico di Heidegger sull’autenticità dell’essere e sulla conseguentemente supremazia ontologica popolo tedesco, se non rifiutato in toto, è stato quantomeno messo un discussione.

    A questo punto penso che chi ancora prova a difendere Heidegger è fuori tempo massimo. Lo stesso vale per chi si schiera con il suo pensiero criminale, con i suoi squallidi epigoni, con i suoi guardiani che, pur criticando il loro maestro di vita obtorto collo e solo perché “purtroppo antisionista”, rimangono asserragliati nelle associazioni che portano il nome e il cognome di un criminale paludato che andava giudicato a Norimberga, esattamente come fu per il direttore nazista del Der Stürmer Julius Streicher. Anche Streicher non uccise mai nessuno fisicamente ma fu accusato, condannato e impiccato per essere uno dei principali istigatori dell’odio razziale nei confronti della popolazione ebraica che aveva condotto alla Shoah. Heidegger non solo fu, come Streicher un istigatore d’odio contro gli ebrei, ma anche colui che creò la matrice filosofica nazista che portò agli orrori della guerra.

    Scrive Livia Profeti – la filosofa che più di chiunque altro, in Italia, ha contribuito a fare chiarezza sul ruolo di Heidegger nel nazismo – in un articolo, Heidegger antisemita perché razzista, apparso su Corriere.it del 28 dicembre 2014: «Domandarsi quanto e come quel pensiero fosse colluso con l’ideologia nazista non è dunque sottigliezza intellettuale superflua in tempo di crisi, ma ricerca sull’evoluzione di buona parte della nostra cultura dal dopoguerra sino ad oggi, e sulle ragioni profonde per cui non siamo riusciti a contrastare il ritorno di xenofobia, razzismo e antisemitismo che emergeva e che ora è un dato di fatto politico e sociale.» A conclusione dell’articolo il giornale sottolineava come «il senso dell’essere heideggeriano, l’essere-per-la-morte, si è chiarito grazie al contributo teorico dello psichiatra Massimo Fagioli».
    «Fagioli – scrive Gianfranco De Simone su Left del 24 gennaio scorso, in articolo dal titolo La differenza ontologica – è arrivato a denunciare il pensiero di Heidegger perché costui, senza portarlo a livello verbale esplicito, dice che all’origine della vita umana, c’è l’essere per l’eliminazione dell’altro.»

    Essere per la morte dell’altro, che per Heidegger è la sola “autenticità dell’essere, non è la verità della realtà umana. L’essere umano nasce con la “capacità di immaginare” scoperta da Massimo Fagioli negli anni ‘60 (Teoria della nascita) e esplicitata nei suoi libri a partire dal 1972. Scrive De Simone: «Capacità di immaginare l’inesistenza del mondo inanimato e al tempo stesso, l’esistenza del corpo con la memoria dell’esperienza avuta, che diventa radicale senso dell’umano (…) Il senso di verità il neonato lo trova dentro di sé, non nei mondi diversi, nella razza e neppure nel nulla come urlano i tanti filosofi di sinistra che si erano affidati ad Heidegger (e) ora spaventati dalla filosofia della morte, corrono nelle braccia di papa Francesco. »

    Gian Carlo Zanon

    26 gennaio 2015

    Sta continuando il dibattito su Heidegger sui media. Su Left del 30 gennaio Elisabetta Amalfitano ha  intervistato il filosofo Giacomo Marramao. Ne riportiamo un piccolo stralcio:


    E. Amalfitano: Cosa pensa dell’ontologia della nascita di Massimo Fagioli che denuncia da sempre il pensiero di Heidegger perché è un “essere per la non esistenza”, perché ipotizza la diseguaglianza fra gli esseri umani?

    G. Marramao: La teoria di fagioli rientra in una visione vitale nel senso che quello che a me piace di Fagioli è il fatto di portare avanti una battaglia contro le visioni filosofiche, ma anche psicologiche e psicanalitiche, mortifere e colpevolizzanti. La sua idea dell’uguaglianza alla nascita è l’opposto del livellamento concentrazionario che ho detto all’inizio degli üntermeschen, dei sub-umani.

    27 gennaio 2015

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