• Il senso delle parole: “comunità, comune, ”

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    di Gian Carlo Zanon

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    Scriveva Giordano Bruno su De magia et vinculi in genere: «Ci fu un tempo in cui gli uomini comunicavano con gli dei nei suoni e nei segni (voces et scriptura) di una lingua che esprimeva l’essenza delle cose ed era quindi capace di una presa totale sulla realtà».

     

    E c’è un tempo in cui, il neonato ha solo il vagito per dire agli altri il suo pensiero creato dal suo sentire. Vagito che poi diverrà, linguaggio articolato originale ma anche un lingua convenzionale per il vivere in comunità.

    Possiamo immaginare che il linguaggio umano si origini da quel primordiale gemito di stupore che invase l’aria dei primi albori dell’umanità. Questo suono umano, come per il neonato, era un primo inconsapevole tentativo di nominare l’essenza delle cose visibili ed invisibili; i suoni articolati che salivano dalla gola dei primi esseri umani,  – che divennero tali solo quando le immagini affollarono loro la mente in assenza di stimoli materiali, vale a dire in assenza di percezioni coscienti – diverranno mano a mano che passavano i secoli più chiari, più delineati e in seguito agglutinati tra loro per esprimere sempre più profondamente il proprio.

    È molto probabile che i primi fonemi fossero aggettivi, che esprimevano soprattutto i caratteri primari delle cose, cioè il contenuto che era anche vissuto come ‘divino’ non propriamente nell’accezione corrente: ciò che stava alla superficie delle cose era meno importante perché non era altro che la manifestazione di qualcosa che stava all’interno dell’oggetto e che lo rendeva animato.

     

    John William Waterhouse: Psiche entra nel giardino di Eros

    Anima/psyké, che da Platone in poi viene comunemente tradotta dandole un significato metafisico, è intesa dai monoteisti come un ente che viene immesso nell’involucro, vuoto, del corpo umano già da formarsi delle prime cellule. Quest’anima neon è altro che una corruzione del significato originario di quelle ‘divinità’ che abitavano la natura e la animavano dall’interno: ánemos significa “non immobile” perché ‘posseduto’ da un daimon, un essere invisibile che nasce e perisce nello stesso tempo di ciò a cui dà movimento: le cose inanimate appartengono solo al ricordo cosciente che le cristallizza; le cose animate, soprattutto  gli esseri umani, appartengono alla memoria inconscia, al latente – Lete, Oblio, dimenticanza – e all’ade che significa ‘ciò che non si vede’, ciò che non è percepibile.

     

    Quindi prima si cercò di dare un nome al senso dell’oggetto osservato, poi, verranno coniati i verbi che esprimono, l’azione, il movimento, il divenire, la trasformazione della realtà visibile ed invisibile; solo in seguiti verranno coniati i sostantivi che con Parmenide e l’articolo determinativo reificheranno il senso delle parole facendole diventare cose e/o verbo divino monoteista che fa scaturire le cose terrene e ultraterrene nominandole.

     

    In poche centinaia di anni, (tremila anni circa) per quanto riguarda la cultura occidentale, si è passati dall’animismo, al politeismo, al monoteismo: le parole, che all’alba dell’umanità cercavano di esprimere l’essenza del reale, ora, divenute onnipotenti, creano la realtà e la determinano.

    É una lunga storia fatta di annullamento del pensiero a favore della credenza … la si può intravedere nella differenza semantica tra il Vecchio Testamento e i Canti omerici: il libro dei monoteisti è avaro di aggettivi e quindi di contenuti che esprimono le caratteristiche essenziali, dell’umano nei personaggi biblici; i Canti omerici, al contrario, debordano di aggettivi ed epiteti che danno profondità alle immagini degli eroi mitici.

     

     

         

    Comunità

     

    Zingarelli . Comunità: lat. Comunitáte da commūnis, comune. Gruppo sociale la cui caratteristica fondamentale è un grado medio di coesione…

     

    Vocabolario della lingua latina:

     

    Commūnitās: comunanza; condizione comune.

     

    Vocabolario della lingua greca:

     

    génos: riunione di individui; razza; casta.

     

     

     

     Comune

     

    Zingarelli  –  Comune: lat. Commūne. Che compie il suo incarico (mūnis) con (cūm) altri.

     

    Vocabolario della lingua latina:

     

    Commūnis: comune, pubblico, che appartiene a parecchi, il bene comune.

     

    m: indica compagnia, comunanza, unione

     

    nis: che fa il suo dovere, riconoscente, che compie il suo incarico

     

    A volte succede che le parole, così come sono, come si intendono nel senso comune, siano troppo aride per svelare le idee e le immagini che urgenti sorgono nella mente. Se fossero piante si potrebbero annaffiare e nutrire … ma le parole … però a pensarci bene le parole hanno un suono, un significato un senso… e le immagini, che le anticipano nella mente, vivono, anche senza le parole, una vita propria … silenziosa e le parole sono loro strumenti  per comunicare ad altri quelle immagini e quelle idee silenziose.

    Ma senza le parole, le immagini della mente, non possono divenire conoscenza, perché hanno vita breve e svaniscono come rugiada al mattino, come i sogni, quando il trillo fastidioso della sveglia ci riporta alla veglia intrisa di ragione. E così, alle aristocratiche immagini, non rimane che inchinarsi alla tirannia delle parola, sperando che essa sia una domina tollerante.

     

    E allora lasciamo che le parole danzino al suono dell’impossibile musica delle immagini…   

     

     

       Comunità; comune

     

    Se non si parte dalla concretezza dei rapporti umani si cade in quella credenza per la quale superati i rapporti materiali – eliminazione della proprietà privata, condivisione dei beni ecc. – gli individui appartenenti al genere umano non avrebbero più problemi tra di loro. Come se gli esseri umani fossero dei robot senza affetti, passioni, sentimenti, desiderio.

    Allora … gli esseri umani vivono interagendo con la comunità; la comunità non è un ente astratto; quindi possiamo affermare che gli esseri umani interagiscono con altri esseri umani creando delle comunità sociali. Le parole società, sociale,hanno una comune radice: sǒcius ‘compagno’. Dando ascolto a questi significati le comunità/società dovrebbero essere delle aggregazioni di esseri umani con degli scopi comuni da raggiungere.

    La realtà storica è ben diversa e lo stato delle cose ci informa che: pochi esseri umani, che molto spesso si riuniscono in ‘famiglie’ e ‘caste’, malati di bramosia, con nomi e cognomi, accecano e istupidiscono moltitudini con il fuoco incrociato di finti bisogni e finte immagini metafisiche; colonizzando le menti, spostano il pensiero su false necessità e assurde esigenze; per far ciò utilizzano linguaggi astratti che hanno perso la fusione con il senso originario delle parole.

     

    Tentare di salvare i luoghi comuni dall’oligarchia capitalistica che riproduce fedelmente la tribù originaria è impresa ardua ma esaltante. Non aderire alle credenze dominanti e mantenere saldo un ‘pensiero straniero’ nella propria città, nel proprio quartiere e a volte nella propria famiglia è un’impresa titanica.

     

    Essere stranieri in patria significa essersi salvati dalla lebbra comune ed avere ancora quella sapienza primigenia che sa della realtà degli esseri umani. Quel sapere interiore, uscito indenne da anni di delusioni, sa che la realtà umana non è costituzionalmente bramosa; sa che la società dove “il più violento domina il meno violento” non è verità umana. “L’uomo è un essere sociale” diceva Marx …e la donna?

    “L’uomo diventa tale quando può produrre gli attrezzi del proprio lavoro” scriveva Marx … e il bambino? Due delle tre figlie di Marx si sono suicidate. Forse sarebbe meglio dire come Massimo Fagioli: «La verità umana è il rapporto con l’altro da sé».

     

    Partecipazione significa far parte di un progetto comune, stare con gli altri con simpatia nella sua accezione primaria: sympatos, “stare insieme con passione” rifiutando «ciò che nell’essere umano è disumano». M. Fagioli

     

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    • …qui in questa sede… veramente, i suoni ed i segni ritrovano il senso ed il significato della culla delle immagini e cioè il preverbale dell’essere umano che ebbe rapporto con l’altro da sè!
      Non è che voglio essere bravo…. ma ho fatto tanta confusione, nella mia testa ed a volte “Libertà e solitudine” mi aiutano ad andare verso l’ essenza delle parole!
      Buon lavoro!

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