• Lettera – Un NO a quelle braccia tese

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    di Roberto Cursi

    Ormai sappiamo tutto di quei tragici eventi classificati sotto il nome di “Olocausto”. Sappiamo tutto di quei fatti più importanti che creano la “Grande Storia”. Ma ognuno di quei fatti non è altro che la somma di tante tragiche storie individuali, personali,… umane!

     

    In ognuna di queste storie c’era un legame di affetti e passioni, di sogni e speranze, improvvisamente spazzate via, come foglie al vento, dal delirio di alcuni “esseri umani”.

     

    E allora voglio segnalare una di queste “piccole storie”, dove un semplice e istintivo gesto, può lasciare un segno, un emozione, una speranza di resistenza, per chi oggi non vuole cedere a qualsiasi altro tipo di violenza, anche non manifesta, invisibile agli occhi.

     

    13 giugno 1936, Hadolf Hitler è all’ inaugurazione dei cantieri navali di Amburgo per il varo della nave scuola della marina militare tedesca, la Horst Wessel. Un’immagine: una folla di centinaia di persone viste dall’ alto, operai, dirigenti, borghesi, militari. Braccio destro teso in avanti, verso l’ alto, mano aperta e dita unite. Uno scatto fotografico, una foto come tante altre. Quante ne abbiamo viste di quegli anni in cui “l’istinto di morte” di pochi individui era riuscito a dominare, e la cecità diffusa di una massa indefinita aveva inghiottito un intero popolo nel vortice del delirio, percependo il tutto come normale.

    In quell’ immagine, dentro a quell’ immensa folla, dove ognuno, con quel braccio alzato, era uguale all’ altro, come un copia e incolla all’infinito, c’ era anche August Landmesser, operaio di quei cantieri navali.

    Un cittadino tedesco che, come tutti gli altri, aveva la tessera del partito Nazional-Socialista, senza la quale sarebbe stato impossibile trovare o mantenere un lavoro.

    landmesserfamily

    Non so se in prima istanza avesse aderito con convinzione alla nascita del regime nazista, come quasi la totalità del popolo tedesco, ma quello che sappiamo è che subito dopo ne prese le distanze.

    August Landemesser da giovane incontrò Irma Eckler, se ne innamorò, e dopo sposati ebbero due bambine, Ingrid ed Irene. Tutto normale.

    …Invece NO!!! Perchè August Landemesser non aveva sposato una donna, August Landemesser aveva sposato una persona di religione ebraica e per di più ci aveva fatto due figlie. E si, perché per il regime un ebrea non solo non era una donna, ma non era nemmeno un essere umano.

    Da Wikipedia:

    “August Landmesser fu membro del partito nazionalsocialista dal 1931 al 1935, costretto all’adesione solamente perché spinto dal bisogno di ottenere un posto di lavoro. Cominciò ad osteggiare il nazismo quando, divenuto padre di due figlie, avute da una giovane donna di religione ebraica, fu ritenuto colpevole di “disonorare la razza” e pertanto segnalato come oppositore al regime del Terzo Reich fu dapprima espulso dal partito e poi carcerato due volte nel campo di concentramento di Borgermoor.

    August Landmesser si era sposato nel 1935 con Irma Eckler, che era nata nel 1913, ma il suo matrimonio a causa dell’entrata in vigore delle leggi razziali di Norimberga nell’agosto del 1935 non fu riconosciuto dall’ufficio del registro del comune di Amburgo e inoltre alle stesse figlie, Ingrid nata il 29 Ottobre del 1935 e Irene nata il 6 agosto del 1937, non fu riconosciuto il cognome paterno ma quello della madre.

    Irma Eckler fu arrestata nel 1938 dalla Gestapo e detenuta dapprima nel campo di concentramento di Fuhlsbuttel ad Amburgo e successivamente trasferita nei campi femminili di Oraniemburg e Ravensbruck. Irma Eckler si suppone sia deceduta il 28 Aprile del 1942 nell’istituto sanitario di Bernburg dove i medici nazisti praticavano l’eutanasia sui malati mentali. Le figlie Ingrid e Irene, furono separate; Ingrid fu affidata alla nonna paterna mentre Irene fu condotta dapprima in un orfanatrofio poi assegnata a dei parenti.

    18090_august_landmesserAugust Landmesser fu scarcerato il 19 Gennaio del 1941 e assegnato ai lavori forzati presso la società Püst. Questa compagnia era una branca della Heinkel-Werke sita a Seebad Warnemurde.

     Nel Febbraio del 1944 a causa della penuria di uomini abili alle armi, Landmesser, nonostante i suoi precedenti penali, fu arruolato nella Whemarcht e assegnato ad un battaglione di disciplina, il 19° Battaglione penale di fanteria, della famigerata Strafdivision 999, ove fu dichiarato disperso in combattimento nel corso di una missione operativa a Stagno in Croazia.

    Il 20 dicembre del 1949 la corte distrettuale di Amburgo-Altona dichiarò Irma Eckler morta, indicando il giorno 28 Aprile 1942 come la data più probabile del suo assassinio mentre, sempre nello stesso anno, il tribunale distrettuale di Rostock dichiarò morto August Landmesser alla data del 1° Agosto del 1949. Nell’autunno del 1951 il municipio di Amburgo riconobbe ufficialmente il matrimonio tra August Landmesser e Irma Eckler e, inoltre, le figlie Ingrid e Irene, sopravvissute alla guerra, ricevettero il cognome del padre.”

     

    É questa la storia di August Landemesser e della sua famiglia. La storia di un uomo che, in quella foto dei cantieri navali di Amburgo, stava in mezzo a ad una folla di centinaia di persone che, braccia tese in avanti verso l’alto, mano aperta e dita unite, ossequiava religiosamente la liturgia di regime.

    Lo potete andare a cercare nella foto, lo riconoscete, non potete sbagliarvi. Sono tutti con le braccia tese e alzate, proprio tutti. Nessuno poteva permettersi di non farlo, per convinzione o per terrore. Nessuno poteva avere il coraggio di non farlo davanti al Führer.

    Invece SI!!! August Landmesser il coraggio ce lo ha avuto. Lui quel braccio non lo ha voluto alzare. Le sue braccia le ha incrociate sul petto, come per metterle in vista, come a voler evidenziare il suo rifiuto.

    AUGUST

     

    Un NO interiore non gli ha permesso di alzare quel braccio. L’ immagine di sua moglie e delle sue bambine non poteva essere sporcata con quel saluto fatto con la stessa mano che poi le avrebbe accarezzate. Un semplice gesto che però, in quel contesto, esplode con tutta la sua potenza, fino ad arrivare a noi, 75 anni dopo,… facendoci VIBRARE!!!

    27 gennaio 2014 giorno della memoria.

     

    Gli articoli sulla Shoah li potete leggere qui

    • Anche Carlo ES ha commentato il link di Stefano Marzolla.

      Carlo ha scritto:

      “queste sono quelle memorie che poi mi rimangono dentro per tutta la vita….perle in mezzo al regno del nulla…”

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