• Realtà parallele : “La fuga immobile”

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      Realtà parallele o molteplicità dello sguardo?


    di Salvo Carfì

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    «Il figlio Vilnus invece, miscuglio di Bob Dylan e Rimbaud, cineasta frustrato e archivista di fallimenti, mira oblomovianamente all’indolenza, a praticare felicemente l’ozio, a staccarsi dalla realtà in una fuga immobile.»

     

    Buongiorrrrrrrrrrrrrrrrrrrrno cari lettori, sono tornato da una breve vacanza e ho trovato la mia rubrica deturpata da un scialbo articoluccio che parlava di tempi asincroni e faceva il solito pippone su quella Casta di pusillanimi che vive nel porcilaio dei media.

    E invece, mio caro Zanon, non è sempre così. La frase, di Danilo Manera che ho trovato su left della scorsa settimana, n.23/2012,  e che apre oggi il mio articolo, ne è una prova evidente.

     

    Per quanto riguarda la desolazione mediatica che ci intossica vi posso dire per esperienza che “tocca avecce pazienza”. E anche saper scegliere. E con left, che in queste settimane sta compiendo uno sforzo titanico per risollevare la credibilità intellettuale de L’Unità, non ci si può sbagliare: è l’unica rivista di sinistra … meglio, è l’unica rivista rimasta nelle edicole ad avere nel contempo un enorme livello culturale e un’elevatissima onestà intellettuale… ma non è mai abbastanza…

     

    Come vi stavo dicendo “tocca avecce pazienza”: capita di  “ascoltare per mesi i rumori del mondo prima di udire un suono”. E quel “suono”, agognato tanto a lungo, spesso è un seme fecondo che dà movimento al pensiero.

    Infatti partiamo dall’eco del suono lasciato da Danilo Manera che ci permette di continuare il nostro discorso sulle “realtà parallele e la molteplicità dello sguardo”.

     

    Le parole del giornalista aprono uno scenario dentro il quale ci si può introdurre per raccontare di coloro che vivono “oblomovianamente” nell’indolenza, e praticano felicemente l’ozio, staccandosi dalla realtà praticando la “fuga immobile”.  Belli questi due fonemi legati tra loro: “fuga immobile”. Mi sono proprio arrapato leggendoli. Questo è uno di quei rari casi in cui parola, suono, senso si uniscono magicamente per dar vita ad un qualcosa che pur non avendo né forma né immagine sensibile crea nel lettore un’idea/immagine dalle straordinarie qualità semantiche. Qualità semantiche che ci permettono di accedere a quel mondo affollato di persone, che, pur rimanendo assolutamente immobili, sono perennemente in fuga dalla realtà. Una realtà dalla quale vogliono fuggire … almeno momentaneamente, con il pensiero.

     

    Immediatamente si pone il problema di distinguere ogni volta: chi opta per una “fuga immobile” lo può fare per vari ragioni. Lasciamo perdere  patologie psichiatriche come la catatonia in cui il malato di mente si isola dal modo esterno rimanendo assolutamente immobile, anche per giorni, nel delirante proposito di fermare in questo modo la realtà in movimento. Alle patologie psichiatriche ci devono pensare gli psichiatri … e certamente non parlo di psichiatri esistenzialisti/fenomenologi della scuola Ludwig Binswanger, come Basaglia, fermamente convinti che la schizofrenia sia un modo come un altro di “essere-nel-mondo” e quindi il malato deve essere lasciato libero … anche di suicidarsi. Vedi il caso di Ellen West paziente di Binswanger che ‘fu suicidata’ dal ‘grande’ padre della Daseinsanalyse, vale a dire l’“analisi esistenziale”. . Leggi qui.

    Non voglio neppure parlare della fuga dalla realtà attraverso paradisi chimici perché nasconde anch’essa una patologia psichiatrica.

    Oblomov

    È anche vero però che un comportamento come quello del protagonista del romanzo Oblómov  di Ivan Gončarov, non si può certamente definire completamente normale: egli, dopo l’ennesima delusione si isola dal mondo rinunciando a vivere e ad amare le donne. Neppure la “fuga immobile”, di Giovanni Percolla, il protagonista del libro di Vitaliano Brancati Don Giovanni in Sicilia, è molto positiva perché sa troppo di narcisismo masturbatorio o perlomeno di fuga nelle fantasticherie onanistiche … che è poi la stessa cosa.

     

    Ecco, forse un forte discrimine sta proprio tra una “fuga immobile” fatta con fantasia e un’altra che scade nella fantasticheria masturbatoria, onnipotente o addirittura paranoica.

     

    E allora per venire fuori da questo labirinto creato dalle parole “fuga immobile”, diciamo che queste ‘fughe immobili’,  che ognuno di noi fa dalla realtà,  hanno infinite sfaccettature. Posso anche avventurarmi a dire che lungo le strade parallele della realtà cosciente e della realtà inconscia dovrebbero esistere delle vie di comunicazione, Senza l’esitenza di quete porte di comunicazione si corre il pericolo o di rimanere sulla strada della ragione, evitando così di sviare in quelle vie che portano al ‘peccato di fantasia’, oppure di confinarsi in quella zona d’ombra dell’irrazionale rompendo definitivamente i ponti con la realtà cosciente. Nessuna di queste due fughe dalla realtà sono consigliabili.

    Non rimane che giocarsi il rapporto con la fantasia ognuno a secondo la propria realtà interna. Tanto questa realtà dell’essere avrà una spina dorsale solida tanto quanto si potrà rischiare di abbondonarsi al mondo della fantasia.

     

    Vedete quante porte si aprono usando le parole magiche “fuga immobile”?

     

    Sempre su questo tema si può andare più a fondo dicendo che, in certe particolari realtà di rapporto, si può fuggire dalla realtà disumana che si ha intorno a sé, quando una vera fuga materiale non è possibile; si può eseguire magnificamente una “fuga immobile”  facendola divenire un ancora di salvataggio per la propria identità umana quando non ci si può separare da un’oppressione psichica mortale. I bambini  e le donne lo fanno … da sempre … vi ricordate il film Mary Poppins?

     

     

    Poi c’è quella più drammatica di chi fa della propria “fuga immobile”  una maschera grottesca e anaffettiva dietro la quale cerca di far sparire la propria realtà interna rendendosi impermeabile alla realtà umana altrui. Alcuni lo fanno cercando scampo da sé. E al riparo di questa maschera inchiodata al volto “infittiscono i travestimenti” cercando di  mostrarsi diversi da ciò che essi sono. E si, cari lettori, anche l’opzione ‘apparire’ invece di  essere è una “fuga immobile”.

     

     

     

     

     

     

    E allora, l’arte, non è forse una superba “fuga immobile” sia per l’artista sia per il fruitore? E la letteratura? E la poesia? Chiusa nella sua stanzetta di Amherst, Emily Dickinson ci ha regalato migliaia di poesie, e pensate che abbia avuto una vita noiosa ed infelice?:

     

    «Mi fu dato dagli Dei -/Quando ero una Ragazzina -/Ci danno la maggior parte dei regali – si sa -/Quando siamo nuovi – e piccoli.//Lo tenevo in Mano -/Non lo posavo mai -/Non osavo mangiare – o dormire -/Per paura che se ne andasse –   //Sentivo parole come “Ricco” -/Mentre di fretta correvo a scuola –   //Da labbra agli Angoli delle Vie -/E tenevo a bada un sorriso.    //Ricco! Ero Io – ad essere ricca -/A ghermire il nome dell’Oro -/E a possedere l’Oro – in solide Barre –   //La Diversità – mi rendeva spavalda –»

     

    Da questa poesia sembrerebbe di no!

     

    O pensate che la povera Emily, quella Emily a cui il padre regalava i libri e poi le diceva di non leggerli per timore che diventando troppo intelligente si trasformasse in un’infelice, non avesse un buono rapporto con la realtà della veglia? Certamente aveva un ottimo rapporto con la propria realtà umana e con quella degli esseri umani che le gravitavano intorno:

     

    «Cadde tanto in basso – nella mia considerazione -/che lo udii battere in terra -/e andare in pezzi sulle pietre/in fondo alla mia mente –   //ma rimproverai il fato che lo abbatté – meno/di quanto denunciai me stessa,/per aver tenuto oggetti placcati/sulla mensola degli argenti –»

    Poeticamente micidiale.

    Ma … si è fatto tardi  … e mi piace finire con questi pochi versi di una poesia del grande poeta turco Nazim Hikmet. E poi sceglietevela voi la vostra “fuga immobile” …  bon chances:

     

    «Alcuni conosco bene le varie specie
    delle piante altri quelle dei pesci
    io conosco le separazioni
    alcuni enumerano a memoria i nomi
    delle stelle io delle nostalgie»

    12 giugno 2012

     

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