• La deriva dei dispersi — scotomi, sparizioni, annullamenti, ghosting … discorsi a margine dei casi di “assenza prolungata”

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    di Nora Helmer

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    Milano – 21 dicembre 2017 – ore 07.00

    Parlavamo ieri  di alcuni individui che giungono a un livello di anaffettività tale da riuscire ad annullare non solo i contenuti degli accadimenti, cioè il loro senso, ma l’accadimento stesso vissuto come uno stimolo eccessivo,  perturbante.

    Veri maghi della sparizione, fanno scomparire tutto, credendo che il solo non nominare più una persona o un fatto accaduto basti per far sparire la storia in una luciferina nube di fumo.

    La chiamano ghosting quella modalità anaffettiva di chiudere un rapporto interumano, spesso una storia d’amore, svanendo nel nulla, senza dare nessuna spiegazione. Un fenomeno, quasi una moda, quello di “fantasmare” o “fantasmarsi”, entrato con queste definizioni da qualche anno nel vocabolario comune al posto di “subire un annullamento” o “agire una pulsione di annullamento”. Si sparisce, come un fantasma appunto, credendo follemente che in questo modo tutto, affetti, vissuti, persino abitazioni in comune, svaniscano senza che questo possa causare nessun dolore.  In realtà, si sa benissimo che questo produce effetti psicologici distruttivi, specie nei bambini. Come abbiamo visto in Argentina, meglio una tomba su cui piangere, che un “insepolto” da cui, a causa della desaparición, è impossibile separarsi  elaborando un lutto.

     

    Queste “assenze” che creano devastanti vuoti ontologici,  soprattutto nel “persecutore” che le agisce, sono movimenti inconsci che accadono nella mente di chi – solitamente troppo fragile per quella poca vitalità che ancora permane dalla nascita a causa dei rigori polari dei rapporti interumani vissuti –  si difende delirando un “non è” che annulla in modo delirante porzioni di realtà vissuta.

    Menti fragili che si aggrappano, come cozze ad uno scoglio, a religioni, ideologie, categorie mentali, perché esse li proteggano dal caos interno, diano ordine ai loro pensieri comunemente dissociati, e li difendano dalle mareggiate della vita che potrebbe sconvolgere la loro esistenza bisognosa di “sicurezze” basate su castelli di carta fantasticati come fossero  strutture di cemento armato.

     

    Parlo di personalità fragili  – che si proteggono con una corazza caratteriale che impedisce loro ogni movimento naturale, spontaneo – che si possono individuare nella “deriva dei dispersi”: un luogo dell’essere che si manifesta osservandoli mentre malamente e in modo manierato imitano la vita. Imitano la vita terrorizzati, perché han detto loro, e loro ci hanno creduto,  che da un momento all’altro la bestia diabolica, il Caino, l’animale da cui non ci si è mai liberati e che abita i recessi del nostro essere, può manifestarsi e travolgere ragione e religione messe lì a guardia con i suoi filosofi e i suoi esorcisti. È di questi giorni la raccapricciante notizia (leggi qui) di un esorcista chiamato in una classe elementare per esorcizzare una turba di alunni indemoniati. D’altronde Bergoglio stesso ha sempre parlato ai bambini della pericolosa esistenza del Malvagio nelle classi elementari. (leggi qui)

     

    Si dovrebbe operare continuamente e con metodo in ambito culturale – noi qui nel nostro angolo di web lo facciamo da almeno cinque anni – affinché venga debellata per sempre la stupida credenza che, nei recessi di ogni essere umano, alberghi la pazzia o l’animale ancestrale che agisce solo per la sua sopravvivenza fisica. O, peggio ancora, che si sia introdotto di soppiatto il Male con la M maiuscola ovvero il demonio.

     

    Pazzia, animalità e malvagità luciferina stanziano dalla nascita all’interno di ogni essere umano e, secondo questi imbecilli,  potrebbero emergere dalla tana corporea se solo un anello che ci incatena alla ragione, per qualche ignoto destino o per disegno divino, si dovesse rompere dando sfogo al mostro nascosto dentro ogni essere umano nato con tanto di peccato originario congenito. Neanche fossimo “portatori sani” di una temibile malattia latente sempre pronta a trovare un pertugio nella corazza caratteriale dal quale poter evadere e far danni …“secondo natura”.

     

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