• Il “sistema” e l’eretico

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    di Gian Carlo Zanon

     

    Quando cerchiamo la loro origine, e il loro senso, le parole diventano più importanti. È da tanto tempo che conosco la parola “sistema”. L’ho letta molte volte. L’ho anche scritta molte volte per cercare di definire un insieme di regole sociali, quasi tutte tacite, che formano … un cerchio invisibile, eppure resistentissimo, entro il quale, per alcune persone è bene stare, e per altre è bene non entrare; altri individui, gli eretici, preferiscono  lambirne solo le frontiere.

     

    Non è così semplice, il “sistema” è complesso perché all’interno del “sistema sociale” si nasce, si vive, e, a volte, si muore  pur vivendo.

     

    Il “sistema” può essere pensato come un labirinto a cerchi concentrici i quali si vanno via via restringendo, fino a divenire un punto centrale. Man mano che ci si avvicina al centro le regole del “sistema” divengono sempre più ferree e più dogmatiche. Man mano che si vive nelle zone periferiche del “sistema” , e quindi vi sono ancora scambi con ciò che è esterno al “sistema” , le regole sono più sfumate e quindi più trasgredibili.

     

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    Cos’è il “sistema”

     

    Il “sistema” è soprattutto un “sistema filosofico interiorizzato” di cui spesso non si avverte la presenza coercitiva.  Vale a dire che non esiste, nella stragrande maggioranza dei casi, una presa di coscienza della sua esistenza né una verbalizzazione adeguata che trasformi l’intuizione della sua esistenza in conoscenza certa.

     

    Io sto provando a definire verbalmente il “sistema”.Vediamo cosa dicono i dizionari etimologici.

     

    «Sistèma = dal latino Systèma; dal greco SÝSTÊMA. Composto della particella SYN, (con, insieme), e STÊMA, dal verbo STÊNAI = (stare , collocare). Aggregato di parti, di cui ciascuna può esistere isolatamente, ma che dipendono le une dalle altre secondo leggi e regole fisse, e tendono a un medesimo fine; Aggregato di proposizioni su cui si fonda una dottrina: e anche Dottrina le cui varie parti sono tra loro collegate e si seguono in mutua dipendenza.»

     

    Poi prosegue con i sistemi fisiologici come quello linfatico, nervoso ecc..

     

    Mi preme parlare del significato e del senso di questo fonema, “sistema” , perché, il suo eco mi rimbomba nella mente ogni volta che ho, direttamente o alla tv , un contatto con i politici della sinistra italiana.

     

    (Come ho scritto più volte scrivo criticamente della sinistra solo perché la destra non è criticabile.  Con la destra non posso fare una dialettica in quanto ritengo sia fuori dalla  logica dell’umano).

     

    Il “Sistema”, per fare un esempio chiaro, è ben rappresentato dal “governo della larghe intese”,  e sorretto da individui   che si dichiarano di sinistra. Dicono che lo hanno fatto per salvare il paese che, quando serve, è sempre sull’orlo di un baratro.  Chi dà le carte anche questa volta ha fatto uscire dalla manica la carta in cui appare la maschera tragica default che sbuca da un angolo.  Il gioco, in cui si decidono le sorti dei cittadini, si gioca sempre in stanze chiuse, sopra un tavolo verde a cui pochissimi possono avvicinarsi.  Il “governo delle larghe intese” presuppone che le decisioni vengano prese da una cerchia ristrettissima di persone che come sappiamo non fanno nemmeno parte del governo.

     

    Coloro che siedono al centro del “sistema” prendono le decisioni che, come i cerchi concentrici di una goccia caduta nello stagno, si diramano verso le periferie. Come scriveva Michele Serra  il 14 maggio scorso su Repubblica il governo a “larghe intese” è un ossimoro in quanto è una ristretta schiera di politici che filtrando gli ordini giunti dal centro del “sistema” conseguentemente legiferano.  Il tutto sotto una cappa di silenzio assordante degli informatori mediatici che, dimorando nei pressi del centro del “sistema”,  ne sono i difensori più attivi.

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    Il “sistema”  non è un luogo fisico, né una collocazione politica, né una realtà sociale. E allora cos’è?

     

    Provo a rispondere con esiti incerti: è soprattutto una forma mentis. Cioè è un “sistema” di pensiero che vive in osmosi con altri sistemi di pensiero simili o identici. “Sistemi” che dal microcosmo familiare si diramano in ogni espressione della cosiddetta società civile. Come ho letto sul dizionario etimologico, il «sistema” è un “aggregato di parti, di cui ciascuna può esistere isolatamente, ma che dipendono le une dalle altre secondo leggi e regole fisse, e tendono a un medesimo fine».

     

    Forse allora è il fine che crea il “sistema”. Se il fine è vivere materialmente nel migliore dei mondi descritto e indotto dalla cultura dominante, costi quello che costi, ecco che chi aderisce a questo schema, in qualsiasi posizione si trovi del labirinto sistemico, è parte integrante ed attiva del sistema. Di conseguenza chi non aderisce in parte o totalmente al “sistema” vive ai margini o fuori dal cerchio.

     

    La parola eretico viene dal greco airèo, (scelgo). Chi vive ai margini del “sistema” fa una scelta che altri non fanno. Molti, quelli che ancora possiedono un legame con la propria realtà interna,  vorrebbero poter fare quella scelta.  Molti di loro non hanno gli strumenti per poterlo fare, altri non hanno una vitalità sufficiente. Ma l’eretico è un’immagine che li tiene in vita, una speranza remota che permette loro una resistenza passiva al “sistema”. L’eretico è una finestra senza sbarre da cui intravedere una reale possibilità di trasformazione umana, presupposto essenziale per il mutamento sociale.

     

    Dal microcosmo economico familiare, al macrocosmo economico della grande finanza, esiste un filo di pensiero in cui le idee si compenetrano e si influenzano reciprocamente. Il “sistema” è una presenza invisibile che veicola atteggiamenti, credenze, apparenti scelte, dei cittadini dell’orbe terracqueo.

     

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    Gli eretici lo hanno individuato in ogni sua molteplice forma, e lo combattono ogni giorno e ogni notte, in una lunga, estenuante, vivificante, lotta continua.

    24 giugno 2013

     

    Le immagini dell’articolo sono tratte dal film Un giorno devi andare di Giorgio Diritti.

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