• Il restauro delle parole – Garantista o giustizialista?

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    giustizia statua

    di Gian Carlo Zanon

    «Il termine giustizialismo era originariamente associato solo al Partito Giustizialista, espressione del movimento politico dei descamisados, fondato in Argentina da Juan Domingo Perón alla fine degli anni quaranta del XX secolo.

     

    Nel linguaggio politico e giornalistico italiano indica una supposta ideologia che vede il potere giudiziario come il più importante e lo sostiene, o anche la presunta volontà di alcuni giudici di influenzare la politica o abusare del proprio potere.

     

    In Italia il termine venne introdotto per la prima volta negli anni ’80, nell’ambito di alcuni processi per mafia, di cui si stigmatizzavano le dimensioni (cosiddetti maxi-processi) e l’affidarsi preminentemente sul contributo dei pentiti.»

    Wikipedia dixit.

     

    Ora che so il significato i significato dei due ismi, garantismo e giustizialismo, sono costretto a cercare chi incarna l’uno o l’altro ismo.

     

    Mi è capitato, sarà successo anche a voi, di udire molti politici definirsi garantisti. Non mi è mai capitato, ma forse a voi sarà successo, di udire un politico definirsi giustizialista. Mi chiedo perché.  Mi rispondo che, forse, non succede mai perché chi si dichiara giustizialista afferma la sua fiducia a priori nell’apparato accusatorio. Il giustizialista giudica prima che la giustizia abbia fatto il suo corso fino alla condanna definitiva dopo tre gradi di giudizio.

     

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    Il garantista Casini con Vasa-vasa Cuffaro

    Ricordo alcuni processi famosi, ad esempio il caso dell’infanticidio Franzoni, in cui una parte dell’opinione pubblica era innocentista e un’altra colpevolista. Ma, ma mai ho sentito definire un colpevolista giustizialista. Eppure è chiaro che i colpevolisti, essendo idealmente e a priori dalla parte dei giudici accusatori e secondo l’uso corrente della parola, sono giustizialisti.  

     

    Quando si tratta di un politico, anche se è accusato di un delitto che nulla ha a che fare con la politica, i termini colpevolisti e innocentisti scompaiono e al loro posto vengono usati gli altri due aggettivi. Tanto per fare un esempio banale, quando un politico afferma che la giustizia deve fare il suo corso e che il signor B. deve accettare i tre gradi di giudizio, chi accusa quel politico di giustizialismo sbaglia perché il suo non è un giudizio a priori ideologico  ma  è garantismo, nel senso che egli cerca di garantire che la condanna definitiva venga eseguita. Chi invece, difendendo il Signor B. dopo una condanna definitiva, si dichiara garantista sbaglia perché a questo punto è solo un illuso innocentista. Infatti i componenti del cerchio magico attorno al signor B. , evocano a gran voce l’innocenza del loro dominus.

     

    Visto che le parole ormai vengono usate a proprio uso e consumo, infischiandosene  non solo della loro radice semantica e ma anche del loro significato letterale, che possiamo trovare in un buon dizionario, … voglio provare io a definire le due parole posandole su chi se le merita.

     

    L’aggettivo  “giustizionalista” è facilmente liquidabile perché nessuno, a torto a ragione, se ne vuole vestire. Quale uomo pubblico  oserebbe definirsi giustizionalista e condannare a priori un indagato o accusato dalla magistratura? Ciò, razionalmente, è “giusto” … anche se sappiamo benissimo che  la ragione, quando veste la sua veste retorica forense, consente spesso l’assoluzione di  tanti danarosi colpevoli e aiuta la condanna di tanti innocenti squattrinati.

     

    L’aggettivo “garantista” invece è molto ambito. È una solida corazza che tutti i politici vogliono indossare. Una corazza double face che nello stesso tempo mette al riparo da pericolose critiche e rende neutre le proprie esternazioni. Con questo indumento, ostentato ad ogni piè sospinto, non si può essere accusati né di partigianeria, né di esprimere giudizi ideologici, né di essere pregiudizialmente contro un individuo o un gruppo di persone.

     

    Il garantista, più si avvicina nelle parole e negli atteggiamenti alle forme ideali del garantismo, -residenti anche queste negli intermundia epicurei del Pdl – e più raggiunge quello stato di assenza di turbamento di fronte ad un giudizio che non può, secondo lui, essere risolto senza perdere l’atarassia tanto agognata.

     

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     Una pasionaria del garantismo

     

    Il garantista non si nutre né di  nero  né di bianco, il suo elemento è il rassicurante grigio dell’ombra. Sì, certamente c’è il pensiero remoto “ se io non giudico né esprimo giudizi, sono al sicuro da giudizi che altri possono esprimere su di me” ma il comportamento del garantista è soprattutto l’essenza di una forma d’assenza che si è incarnata in lui. Il garantista nella sua forma più perfetta è il re dell’assenza di giudizio, è quello che “non ci credo neanche se lo vedo”, l’alfiere del “chi sono io per giudicare”, è quello che dice che la verità, in fondo in fondo non esiste, o se esiste è solo divina. Ogni riferimento è solo casuale.

     

    Il garantista è l’ipocrita che fa le leggi, ma lascia agli altri il compito di applicarle. È  quello che fa le leggi che mandano in galera chi si fa uno spinello o chi commette il delitto di salvarsi la vita riuscendo ad attraversare il canale di Sicilia, entrambi categorie non garantibili. Il garantista non garantisce l’altrui benessere o sopravvivenza, garantisce solo la sua imperturbabilità. Il garantista è uno che taglierebbe salomonicamente in mezzo un neonato conteso da due madri …  così non si sbaglia;   il garantista non dice mai “io sono un garantista”  quando c’è da difendere un povero diavolo; il garantista è un pavido  furbastro che si erge sempre in difesa del più forte; quando chi si definisce garantista corrisponde a queste descrizioni è uno schizoide anaffettivo … punto.

     

    Silvio Berlusconi firma per i referendum sulla giustizia dei Radicali Italiani

     Berlusconi firma per il referendun garantista dei Radicali

    Questo garantismo neutrale corrisponde sempre ad una assenza di umanità. Io giudico sempre in ogni istante della mia giornata cosa sia giusto, per me, fare o dire, e quindi rivendico il giudizio primario, vale a dire il movente dell’essere umano che al momento della nascita giudica e rifiuta la realtà naturale come non umana e cerca il rapporto umano che “sa” esistente. Se non facessimo questo primo giudizio, scegliendo l’umano anziché la natura, saremmo tutti garantisti … e disumani.

    20 ottobre 2013

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