• Gli “schierati”, e la storia di Esther Béjarano che visse molte vite

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    di Jeanne Puccelli

    Dopo l’ennesimo battibecco con un mio collega, che non appena ti escono le parole, Concordato, Togliatti, Bergoglio, Berlinguer (Enrico), art. 7 della Costituzione, compromesso storico, ecc. ecc. si trincera dentro la sua postazione cattocomunistoide e comincia sparare bordate facendo nessi inesistenti e paragoni improbabili, ho pensato all’aggettivo “schierato”.


    Schierato è colui che abita in una bunker inespugnabile che può assumere varie forme e che diviene il sua abito identitario dal quale non si separa mai. Ci sono gli schierati romanisti o laziali, i filoisraeliani e i filopalestinesi, i filocraxiani, i credenti che ci credono e i laici che … sì ci credono … però la laicità … Ci sono i fumatori pentiti che sanno tutto sul cancro ai polmoni e derivati e i fumatori che parlano di cospirazione antifumo; poi ci sono gli animalisti che “i cani sono più civili delle persone” e i vegani che se dici che ti sei mangiato una coscia di pollo ti guardano come se fossi un’assassina e non ti rivolgono più la parola ecc. ecc..

    Gli schierati fondamentalisti scelgono per tutta la loro vita, o per periodi più o meno lunghi, un “mono pensiero dogmatico” e “un mono punto di vista”, intorno al quale fanno girare il loro mondo: ti dici a una signora incontrata per la prima volta in ascensore con un rottweiler alto due metri che ti guarda stranito, «scusi ma io scendo, sa i cani grossi mi fanno un po’ paura» e quella ti odierà per tutta la vita.

    Ti soffermi a leggere un articolo sulle stragi dei civili a Gaza e arriva il cugino filoisraeliano che ti dà della nazista hitleriana e ti dice che sei come una kapò di Treblinka. Poi lo stesso cugino, che per disgrazia abita nel tuo stesso palazzo, ogni giorno ti metterà nella buca della posta articoli e foto che hanno per tema i macellai dell’Isis con post-it in cui viene denunciata, senza mezzi termini, la tua complicità con i boia islamici: «visto che non vuoi leggere ciò che fanno i tuoi amici del Califfato islamico ti tengo al corrente» mi ha scritto su face book il cugino filosionista il quale è straconvinto che la copertura mediatica che i giornalisti dedicano alle stragi dell’Isis sia infinitamente minore di quella usata per le stragi di civili a Gaza che lui non chiama così ma dice che sono stati quelli di Hamas ad ammazzare i civili palestinesi per scopi politici e per aver maggior visibilità. È un pazzo lo so, io però non lo frequento … ma lui sì.

    Oltre al cugino catto-sionista, ci sono i giustizialisti e garantisti che spesso cambiano categoria a secondo dell’oggetto da contendere; ci sono i “difensori della vita” che definiscono assassine le donne che abortiscono ma non vogliono far nascere bambini con l’eterologa e quelli che … insomma ci sono un gran quantità di persone che quando si mettono un’idea in testa questa si incista profondamente nei loro pensieri fino a divenire un paraocchi che permette loro di vedere solamente gli amici e i nemici del loro pensiero. Un punto vista unico e limitante che impedisce di “vedere” e sentire i molteplici contenuti del reale.

    Tu dici «guarda questo ha ammazzato un pakistano solo perché stava pregando ad alta voce e la gente del quartiere ha difeso l’assassino e ne ha fatto un eroe» e subito trovi lo “schierato” che dice «si però in Pakistan hanno bruciato le chiese e ucciso i cristiani» come se dicesse “mal comune mezzo gaudio”. Assurdo.
    Io ho l’abitudine di schierarmi con chi ritengo più vulnerabile e più debole. Intendo dire con chi è più debole fisicamente, socialmente, economicamente … quindi sono anch’io una che si schiera? Non so … penso di no. Penso di no perché la barricata che ergo a difesa di esseri umani o di idee muta ogni volta di senso e di luogo.

     

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    Si la realtà è molteplice e in divenire e non può essere inchiodata a schieramenti ideologici. Ho letto ultimamente di una donna, una fisarmonicista che quando aveva 18 anni faceva parte dell’orchestra femminile di Auschwitz: Esther Béjarano suonava per chi scendeva dai treni sul binario morto di Auschwitz. «Scendevano dal trenoracconta a Laura Putti che qualche giorno fa l’ha intervistatapensando che nulla di grave sarebbe accaduto in un luogo che li accoglieva con la musica. Li dividevano subito: gli uni entravano nelle camere a gas, gli altri raggiungevano le baracche. Noi sapevamo, ma dovevamo continuare a suonare. Quella gente che ci salutava ignara resta ancora oggi l’angoscia più grande provata nel lager».
    Esther racconta della sua carriera di musicista, dei figli, del suo ultimo impegno come cantante … poi la sua tournée con due rapper tedeschi, i Microphone Mafia. Poi l’intervistatrice la riporta alla sua tragica esperienza chiedendole perché solo negli anni settanta ha iniziato la sua lotta contro il neonazismo raccontando del suo vissuto nei lager … e Esther risponde in un modo struggente: «Non volevo che i miei figli crescessero tristi».

     

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    Penso che la vita esemplare di Esther Béjarano possa rappresentare, inequivocabilmente, il contrario di chi si forgia una identità solida quanto un castello di carte schierandosi all’interno di un’idea fissa e immutabile. Alla domanda della giornalista, che le chiede il motivo per cui se n’è andata dal suo paese dopo 15anni di permanenza in Palestina, Esther risponde con la semplicità dei giusti:« L’ha deciso Nissim. Mio marito ha combattuto nell’esercito inglese contro i nazisti, poi contro il protettorato inglese per poter fondare lo Stato di Israele. Nel ‘56 tornò dal Sinai e disse che quella contro gli arabi non era una guerra di difesa, ma di aggressione. Non voleva combatterla. Ma, allora come oggi, non era prevista l’obiezione di coscienza. Noi volevamo costruire un paese con gli arabi che erano già lì. Non è andata così purtroppo ».

    7 ottobre 2014

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    • ….bellissimo………..

    • ho sentito parlare di Esther Béjarano, e quello che scrivi tu Jeanne conferma ciò che pensavo di lei,

      Persone come Esther confermano la possibilità di saper sempre dare un giudizio umano e giusto agli eventi e alla storia presente e futura senza innalzare ogni volta muri assurdi che servono solo alla lotta di tutti contro tutti, oppure, peggio, a legittimare i propri interessi privati.

      Grazie

      Giampiero

    • ciao ragazzi, grazie per i complimenti … ma diffondetemi, non siate timidi

      grazieeeeeeeeeeeeeeee
      JE VOUS AIME Jeanne

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