• Don’t cry never more South America – Breve storia del continente “con la luna a revés”

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    di GianCarlo Zanon

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    «Gli abitanti della Nuova Inghilterra sono un popolo di Dio stanziato in quelli che una volta erano i territori del diavolo; ed è facile immaginare che il diavolo sia stato particolarmente turbato quando capì che quel popolo stava compiendo la promessa fatta molto tempo addietro al nostro Gesù benedetto, che Egli avrebbe ricevuto in possesso le estremità della terra.»

    Cotton Mather *

    Wonders of the Invisible World (1693).

     

     

    La storia del Sudamerica, quella impressa dagli invasori europei, inizia immediatamente dopo lo sbarco del navigatore italiano, al soldo de los Reyes Catolicos iberici, nei «territori del diavolo»: Isabela de Castiglia y Leon e Ferdinando de Aragona. Il titolo di Católica e di Católico fu conferito loro dal papa Alessandro VI mediante la bolla Si convenit il 19 dicembre 1496, quando i conquistadores avevano già iniziato ad accaparrarsi le terre dei nativi.

     

    Fino agli anni ‘60 del secolo scorso poco si sapeva del genocidio dei nativi perpetrato, con la benedizione della Chiesa cattolica, dagli invasori europei. La conoscenza del genocidio dei popoli amerindi non ha però fermato il massacro come non ha impedito, a tutt’oggi, la distruzione delle loro culture millenarie. Ancor oggi i nativi vengono trucidati e le loro terre vengono espropriate. Ancor oggi gli si impone la religione cattolica. L’indottrinamento e l’espropriazione ora si vestono di abiti eleganti e di parole altisonanti come land grabbing  e Chiesa terzomondista che dopo gli anni di resistenza ora si è innamorata del capo di quella Chiesa che li faceva trucidare senza farsene un problema. (1) Anche l’iconografia è mutata: ora dietro le mani insanguinate del braccio secolare non si vedono più pii frati in preghiera, ma individui incravattati dalle compagni transazionali che si sono laureati nelle università cattoliche e che hanno portato a termine il loro indottrinamento nelle chiese del neoliberismo americano. I Chicago Boys cileni che lavoravano spalla a spalla con Pinochet sono un caso emblematico. (leggi qui)

     

    Mentre la maschera dei colonizzatori ora si caratterizza per la cravatta del businessman intonata alla camicia,  il volto dei nativi oppressi si è “evoluto”: ora “nativo” è colui che va eliminato perché si oppone all’accaparramento delle terre e delle risorse naturali, all’ingiustizia sociale e alla violenza generata dagli uomini grigi ben descritti nel libro Confessioni di un sicario dell’economia di John Perkins. (leggi qui)

     

    Per capire un po’ di più della storia passata e presente del continente sudamericano si dovrebbe uscire dalla storia ufficiale leggendo, per esempio, un trattato dei primi anni del 17mo secolo: Istoria o brevissima relazione della distruzione delle Indie occidentali  di Bartolomé de La Casas, (leggi qui) o andando a scoprire in loco l’iconografia della conquista delle Indie occidentali che con il Santiago mata-indios (San Giacomo ammazza indiani) raggiunge l’apice del kitsch religioso e della violenza. Poi si può cercare di scoprire come e perché è nato il mito de la llorona, (donna che piange) che attraversa cinquecento anni di storia e di cui rimangono ancora tracce nelle canzoni folcloristiche cantate dai menestrelli de sangre mestizo come Joan Baez.

     

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    La llorona è un fantasma che percorre le strade del continente sudamericano cercando i propri figli scomparsi in uno dei mille e mille eccidi perpetrati dai tierratenientes che si sono succeduti nei territori colonizzati prima dalla Spagna e a seguire dal Portogallo. Conquistadores, encomenderos, fazendeiros, erano le parole che definivano i latifondisti sudamericani, padroni assoluti di intere regioni e dei loro abitanti, che governavano con le loro leggi e con le loro milizie armate benedette dalla Chiesa cattolica.

    Dall’altra parte ci sono i sin tierra o sem terra, quelli che, come cantava Chico Barque de Hollanda nel 1976, posseggono solo la fossa in cui vengono sepolti: quella è «la parte che ti tocca del latifondo. Non è una fossa grande, è giusta, precisa: è la terra che volevi veder divisa. É una fossa grande per un piccolo morto, e avrai più spazio di quand’eri al mondo.» Ora oltre ai sin tierra ci sono i milioni di paros (disoccupati) senza diritti sociali creati dal neoliberismo sempre più feroce, che da anni lambisce anche le nostre coste.

     

    Sono passati quarant’anni dalla canzone di C. B. de Hollanda e i nuovi descamisados  non posseggono più neppure una tomba su cui portare un fiore ai desaparecidos delle tirannie degli anni ’70/‘80 e le lacrime della llorona si riverberano nell’ostinazione de las Madres de Plaza de Mayo che ormai hanno ceduto al torbido fascino del porteño insediatosi sul trono di Pietro. (2) La terra non è stata divisa tra il popolo come sperava il “piccolo morto” della canzone, ma è diventata sempre più privata come privata è l’acqua – in Argentina interi laghi sono stati privatizzati – e ogni via e ogni strada percorribile e ogni segmento di realtà naturale percepibile. Privata e monopolizzata è diventata la carta per stampare i giornali e private sono le televisioni e le reti web; private sono le antenne e le aziende di telecomunicazione. Private sono le agenzie di comunicazione e “privati” sono gli informatori mediatici che hanno venduto l’anima per pochi dollari yankee. Di “proprietà privata” sono politici e partiti e a scendere tutti i lacché che raccolgono ossa con resti carne e ricche briciole lasciate sulle tavole dai loro grassi padroni Americani che, ora, stanno abbandonando il Vicino Oriente per dedicarsi “all’esportazione della democrazia” in quel continente a sud dell’America che hanno sempre considerato come il loro privato “giardino di casa”.

     

    Purtroppo nell’era che viene definita post industriale tutto diviene sfumato e poco definibile: c’è il disadattato sociale che indossa la divisa e si irrigimenta  in un corpo militare che gli consente di dar sfogo alla propria  asocialità criminale; c’è il laureato a pieni voti in economia che diviene il consigliori del caudillo di turno, c’è persino Bebe Bonafini che chiede perdono a Bergoglio. E dopo che si è saputo che il presidente venezuelano Maduro veste contemporaneamente la casacca del chavista e il doppiopetto da petroliere e che mentre grida al mondo la sua sfida all’America nomina il presidente della Federazione degli imprenditori (la Confindustria venezuelana) ), Perez Abad, Super Ministro dell’economia, sfido chiunque a tracciare una linea netta di separazione tra giusto e ingiusto, tra verità e menzogna, in America latina. Nel frattempo “peronismo” è divenuta una parola intraducibile, e guai a criticare “santa Evita protettrice dei descamisados” .

     

    L’impero neoliberista e l’ideologia neo-catto-comunista-francescana in questi ultimi tre anni hanno creato un clima torbido che rende quasi impossibile – quasi – distinguere chi, nell’establishment, voglia realmente la realizzazione identitaria dei paesi del Cono Sur e chi invece intenda continuare a considerare i “nativi” come un bacino di sfruttamento da vendere alle corporation economiche o, peggio, considerare il Cono Sur un laboratorio asettico dove sperimentare sulla pelle dei sudamericani “farmaci economici ”, come fecero i cattolicissimi Chicago Boys nel Cile di Pinochet sotto lo stretto controllo degli economisti americani Milton Friedman e Arnold Harberger. È di questi giorni la notizia che, come hanno rivelato dei documenti resi noti da WikiLeaks, Michel Temer, presidente provvisorio del Brasile insediatosi al posto della “cattivissima” Dilma Rousseff, ha svolto il ruolo di informatore della CIA.

     

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    A proposito della difficoltà di capire a fondo la realtà sudamericana, ho trovato in un libro di Ermanno Rea un elemento importante per cercare di comprendere l’intreccio inestricabile religioso/ideologico e utilitarista che da cinquecento anni uccide e fa scomparire i figli della llorona, ovvero il fantasma della madre dolente che incarna l’intera storia del Cono Sur postcoloniale:  «Il giorno in cui Il Manifesto, allo scoppio della guerra per le Farkland, ( Federico Caffè N. d. R.) prende posizione a favore degli argentini, (…) manda una letteraccia al direttore (Parlato appunto): è fuori di sé dall’indignazione, disdice l’abbonamento, dichiara che non uscirà mai più un solo rigo per un simile giornale, accusa il gruppo di avere sposato la causa di un’accolita di fascisti che cercano di rifarsi la faccia speculando sul sentimento patriottico del popolo. Avete dimenticato, protesta Caffè, che sulla coscienza di quei generali pesano migliaia di desaparecidos, torture spietate, ingiustizie sociali d’ogni genere? Valentino Parlato incassa e tace.»(3)

     

    Quando scoppiò la guerra delle Farkland/Malvine, vennero a galla le connivenze tenute nascoste dai partiti comunisti che negli anni della dittatura militare argentina segretamente appoggiarono, silenziando l’opinione pubblica, il governo genocida di Videla, Gualtieri ed Agosti e, conseguentemente, il Plan Condor ordito dalla CIA. Mi riferisco non solo al partito comunista sovietico e ai tutti i suoi satelliti – compreso il PCI italiano e  il PCA argentino – ma anche al PCC cubano. (leggi qui)

     

    Questo è solo un episodio tra tanti che fanno affiorare dalla palude ideologica le istantanee delle infamie subite “per ragion di stato”  dai “nativi” sudamericani.

     

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    Anch’io però, come Hollanda «vorrei sapere dove si nasconde questa enorme allegria” che nonostante tutto anima il popolo del “continente con la luna a revés”. E vorrei anche sapere come pensano i nuovi encomenderos di proibire “al gallo di cantare, all’acqua di sgorgare e alla gente di amarsi senza potersi fermare”. Penso anche alla llorona  e al suo dolore senza fine migrato nel volto della cilena Camila Vallejo che ha ritrovato il suo bambino e si è asciugata le lacrime ed ha chiuso nel pugno levato una strofa della canzone di Chico Barque de Hollanda: “A pesar de usted mañana va a ser otro dia” «nonostante voi/ domani/ sarà un altro giorno (…) quando giungerà il momento/tutta la sofferenza/dovrà essere rimborsata/ve lo giuro/ su tutto questo amore represso, su questo grido tenuto tra i denti/su questa samba tenuta nell’oscurità/Voi che avete inventato la tristezza/ abbiate almeno la finezza di disinventarla./(…) Darei tutto per vedere/ il giardino fiorire/ dove voi non volevate/ e quanto vi amareggiate/ vedendo il giorno che si affaccia/ senza chiedere a voi il premesso/ e come riderei/ vedendo il giorno che deve venire/ prima di quanto voi possiate pensare.»

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    NOTE

    * Da Wikipedia : Cotton Mather – pastore protestante e medico inglese – fu una figura significativa nell’ambito dei processi alle streghe di Salem. Pur non avendo mai presieduto la giuria, Mather esercitò una grande influenza sullo svolgimento dei processi. I critici di Cotton Mather affermano che egli causò l’apertura dei processi a seguito della pubblicazione di Remarkable Providences nel 1688 e che li fece rivivere in Wonders of the Invisible World del 1692. In generale sarebbe da ritenersi responsabile della forsennata caccia alle streghe. 

    (1) «Smessi i panni di cardinale Montini lo ritroveremo trent’anni dopo in Argentina con l’eteronimo di Paolo VI alle prese con un “nipotino” dei nazisti fuggiti con il suo aiuto: Emilio Massera uno dei responsabili del genocidio di trentamila giovani argentini. Il giornalista argentino Horacio Verbitsky aggiunge un dettaglio pesantissimo che inchioda Paolo VI alle sue responsabilità. In relazione alla strage di alcuni sacerdoti pallottiniani, Paolo VI disse ad un Massera “mortificato” per il loro assassinio ad opera dei suoi sgherri, di non preoccuparsi perché “si trattava di un episodio ormai superato” e augurò un “futuro di pace e prosperità per l’Argentina”.» Giulia De baudi :  Rimozione e catto-freudismo. Il concetto cardine della teoria freudiana adottato dalla Chiesa cattolica per “rimuovere” pedofili e nazifascisti da un luogo ad un altro» I giorni e le notti – Giulia De Baudi – 8 giugno 2015 http://www.igiornielenotti.it/?p=28877

     

    (2)  (ANSA) – Roma, 27 maggio 2016 Bonafini subrayó por otro lado haber aclarado el tema de sus duras embestidas del pasado contra Jorge Mario Bergoglio:  “Le dije que nos habíamos equivocado con él como nos equivocamos con Néstor (Kirchner), hay que pedir perdón cuando uno se equivoca y las madres lo hacemos”, subrayó, recordando que el encuentro de hoy con el Papa en Santa Marta fue “muy cariñoso”.

    http://www.ansalatina.com/americalatina/noticia/papa_vaticano/2016/05/27/bonafini-pide-perdon-a-francisco-dura-critica-a-macri_3e4a1a93-0acb-4271-9fc3-f0a46141f6fa.html

     

    (3)Ermanno Rea, L’ultima lezione. Einaudi – Torino 2008 – pag. 28

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