• Cuba – Le molteplicità dell’essere e del non essere

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    Eguaglianza e libertà di pensiero e di espressione non possono proprio percorrere insieme la strada della storia?

    di Gian Carlo Zanon

    Abbiamo deciso che sarò io a rispondere a ciò che ha scritto Roberto Cursi (leggi qui).  Non lo volevo fare, e c’era già chi si era proposto ma, mi hanno fatto notare i compagni di ventura, sembra che questa diatriba sulla realtà cubana e su alcune persone de La Isla sia soprattutto un fatto personale. E allora per smentirli ho deciso di rispondere cercando di rimanere in argomento e di non dare interpretazioni sulle intenzionalità nascoste in questa serie di articoli inviateci da R. Cursi.

    Argomento terrorismo su Cuba: continuo a pensare che la maggior parte di queste “notizie” sugli attentati subiti dagli abitanti cubani, siano vere tanto quanto i falsi attentati di Bruxelles, vere quanto la caduta per cause altre da quelle risapute delle Torri Gemelle e vere come tutto l’armamentario fantastico di cui è solito deliziarci Giulietto Chiesa. Ritengo quindi “fuorvianti e imbarazzanti” non certamente gli incidenti avvenuti ma le “notizie” sulle cause che li hanno determinati.  La leggenda metropolitana del Dengue volutamente indotto è addirittura ri-di-co-la. Ritengo inoltre che eventuali  piccole porzioni di verità non cambino la sostanza del mio giudizio.

    Argomento stretta di mano tra il cosiddetto assassino di Ernesto Guevara e la giornalista Yoani Sánchez : non c’è mai stata , punto. Lo dice anche Roberto Cursi «Se poi si siano scambiati anche una stretta di mano non so dirtelo, e non penso che l’atto in se sia di particolare importanza».

    E qui, devo uscire dalla mia promessa di non giudicare le intenzionalità ed essere molto rigoroso nella critica: ma come nel titolo R.C. scrive Quella “stretta di mano” con Félix Ismael Rodríguez  e poi scrive che non ha alcuna importanza perché, in sostanza, anche se non gliela data è come se gliela avesse data?

    E tutto questo solo per ciò, come scrive Alberto Buitre nell’articolo che Cursi dice di leggere «de ella dijo el militar cubano-estadounidense Felipe Rodríguez alias “Lázaro”,» (che di lei disse il militare cubano statunitense Felipe Rodríguez alias “Lázaro”)?  Ma questo o è un’incapacità di traduzione, o è un delirio, o è un’infamia.

    È come se si dicesse che Ernesto Guevara,  avendo incontrato Sartre, fosse d’accordo con la pedofilia che il filosofo francese difendeva pubblicamente. Ma ci rendiamo conto. Ed è inutile elencare i premi ricevuti dal bloguero mexicano perché Yoani Sánchez ne ha ricevuti dieci volte tanto. Ed è inutile dire chi li ha attribuiti ad entrambi perché il Nobel della pace lo hanno dato anche a cani e porci, tra cui Henry Kissinger .

    Questione Damas de Blanco: le Damas de Blanco sono donne che da anni danno luogo a manifestazioni pubbliche per cercare di denunciare il fatto che mariti, figli, padri, fratelli, sono stati incarcerati e sono da anni nelle prigioni cubane per ragioni politiche. Le ragioni della loro incarcerazione pare interessare poco Roberto Cursi «Anni fa il movimento è nato a seguito di quella che fu chiamata “la Primavera negra” perché alcuni dei loro parenti erano stati arrestati (capire poi se alcune motivazioni erano legittime o meno è un’altra storia ancora).» E qui ancora devo essere rigoroso perché se questi uomini siano o meno in carcere per ragioni di rilevanza politica è la sostanza del problema e non un fatto di secondaria importanza di cui si può fare a meno di parlare.  Insinuare una falsità facendo il giochino di dire non dicendo che poi in fondo questi detenuti potrebbero anche essere dei volgari delinquenti è … brutto, decisamente brutto.

    Quindi con quanto scrive ora conferma le ragioni del mio dire «a sentirti,gli scrissi (leggi qui)  –   stringi stringi, queste donne hanno fatto in modo di far incarcerare mariti, fratelli, figli, per poi farsi riempire di soldi dagli americani… lo so che non hai scritto queste parole ma il senso percepito da chi ti legge è questo». E si debbono distinguere nettamente le cause dagli effetti altrimenti il senso degli accadimenti storici viene meno.

     

    L’annosa questione “chi è Yoani Sánchez” : ritengo che sia inutile da parte mia ribadire nuovamente l’idea che mi sono fatto di quella donna che ritengo coraggiosa, intelligente, sensibile e dotata di una elevata onestà intellettuale. Da cosa lo deduco? Dall’unico elemento vero e incontestabile: ciò che scrive. Vale dire i contenuti di ciò che scrive, la forma di ciò che scrive; il suono e il ritmo che io sento in ciò che scrive. Io rivendico di intuire da ciò che scrive la sua realtà umana e di conseguenza penso di intuire l’intenzionalità che anima i sui scritti. Naturalmente potrei sbagliarmi ma, per un “vizio identitario” sono obbligato a fidarmi di ciò che sento e non di ciò che gli altri vorrebbero che io pensassi mostrandomi “prove” che francamente …. Leggete qui questo suo articolo e capirete ciò di cui che sto parlando. Non ho altro da dire su Yoani.

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    … epilogo

    Pochi giorni fa stavo in pizzeria con un amico che ama molto Cuba e la conosce a fondo. Di fronte alle mie critiche sul regime castrista egli mi disse che in nessun paese americano esiste come a Cuba una sanità pubblica gratuita per tutti, una scolarizzazione gratuita per tutti, una casa gratuita per tutti. Per quanto riguarda la casa, ricordo che una quindicina anni fa circa mandai a una famiglia l’equivalente di circa 500 euro. Conservo ancora la lettera di ringraziamento in cui mi si diceva che quel denaro era servito per costruirsi una casa dove andare a vivere degnamente. «Que dio la bendiga, – mi scriveva Miguel Gámesle dè mucha suerte e le desplegue cada dia todos sus bienes».  Quersta lettera, a cui sono  molto affezionato, soprattutto per l’incredibile semplicità di chi la scrive con una bellissima calligrafia, è uno degli inuumerevoli specchi che, nel bene e nel male, riflettono la realtà cubana: comunismo, creligione cattolica, castrismo fanno parte del sincretismo culturale di un popolo che non ha gli anticorpi per difendersi da ciò che gli yankees dei palazzi di vetro, in accordo con i nipotini di Fidel, stanno preparando per loro.

    Per ciò che riguarda sanità e scolarità sono sicuro che in questi anni il governo cubano abbia fatto del suo meglio per mandare avanti le due istituzioni nel migliore dei modi. Sono anche sicuro che moltissime persone all’interno delle istituzioni siano corrotte e usino il loro potere con lo scopo di sopraffare i loro concittadini per farse i loro porci comodi. E questo della denuncia della corruzione endemica è un altro valore aggiunto nel lavoro di  Yoani Sánchez. Lei per lo meno scrive ciò che vede cioè la verità nascosta nella realtà data e non i dati folcloristici locali.

    Tornato a casa mi è venuta la domanda che avrei dovuto fare all’amico della pizzeria: ma per dare ai milioni di cittadini cubani sanità, scolarizzazione, e abitazioni gratuite è proprio necessario proibire la libertà di espressione politica e libertà di denunciare chi abusa del proprio potere? Le due cose non possono andare insieme? Eguaglianza e libertà di pensiero e di espressione non possono proprio percorrere insieme la strada dellla storia?

     

    In queste domande c’è sempre una “voglia di verità” …  ci sono molti individui a cui la verità dà fastidio e preferiscono, come tutti i credenti, costruirsela da soli con i giochetti della mente. Con questi giochetti, la propria “verità” confezionata su misura diviene l’unica realtà vera. Ma non ci si accontenta di avere per sé questa “verità/realtà” si vuole anche costringere gli altri ad aderire a questa realtà adeguata, a suon di alterazione del senso del reale. Il soggetto agente ha bisogno di rendere congrue le proprie fantasticherie. Una menzogna condivisa con altri diventerà poi una verità/realtà.

    Mi rendo conto che tutto questo potrebbe essere addebitato a me stesso, che, per una falla della mente, potrei essere io colui che  crea una verità fittizia e, visto che scrivo pubblicamente, potrei essere io quello che cerca nella comunanza di giudizio una legittimazione. Ma questo ce lo dirà la storia futura.

    Ps. Chiediamo scusa ai nostri lettori per questa diatriba che, a causa dei continui rimandi ai più risulterà quasi incomprensibile. Giuro che questa sarà l’ultima volta che si dibatterà specificatamente su questi tempi su cui ci siamo soffermati anche troppo.

    Leggi qui L’articolo di Roberto Cursi

     

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    • Terrorismo: Gian Carlo Tu definisci gli attentati che ha subito Cuba degli “incidenti”, ma ti rendi conto che affermazione che hai fatto?
      L’unico punto su cui ti do il beneficio del dubbio, è quello sul virus del Dengue, ma solo perché, dopo che è stato scoperto, e confermato anche da terroristi anticastristi -condannati-, non c’è stato un Organismo Internazionale che l’abbia cerificato.
      Per quanto riguarda Giulietto Chiesa, le sue sono solo teorie, mentre per gli attentati a Cuba ci sono i fatti, i processi e le condanne, e anche qui riporto l’esempio dell’aero “Volo Cubana 445 – Wikipedia”, leggilo e dimmi ancora che il tutto è “fuorviante e imbarazzante”.
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      “Stretta di mano”: Gian Carlo, tu scrivi: “non c’è mai stata, punto”. Lo dice anche Roberto Cursi: “Se poi si siano scambiati anche una stretta di mano non so dirtelo”.
      Da quello che si legge non è vero che io abbia detto che “non c’è mai stata”, invece ho scritto che “non so dirtelo”, e lo confermo, perché il mio pensiero è stato il seguente, o che non si siano mai incontrati e quell’affermazione non è veritiera, oppure l’incontro poteva esserci stato, perché nelle tante iniziative pubbliche di Yoani S. a Miami, con politici Repubblcani (e F. Rodriguez era membro di quel partito) e con le tante Associazioni anticastriste (e la sua è tra queste), nel mezzo dei saluti poteva starci tranquillamente anche lui. Ma questo logicamente ha una valenza diversa.
      E visto che Carotenuto l’ha scritto, davanti a ciò non ho l’autorità di smentire affermazioni altrui se non ne ho certezza. Per questo ho scritto “non so dirtelo”.
      Per quanto riguarda la frase che ho messo come titolo -Quella “stretta di mano” con Félix Ismael Rodríguez- lo capisce chiunque che è la sintesi del contenuto del capitolo, dove si parlava della biografia di F. Rodriguez e anche dell’ipotetica “stretta di mano” che, come vedi, avevo messo tra virgolette.

      Damas de blanco: Tu dici che io insinuo “falsità facendo il giochino di dire non dicendo che poi in fondo questi detenuti potrebbero anche essere dei volgari delinquenti è … brutto, decisamente brutto.”
      Gian Carlo vedo che si continua a interpretare le mie parole come meglio vi conviene.
      Ora mi devi dire perché insinuo falsità facendo capire che loro “potrebbero essere dei volgari delinquenti”, ma perché dovete mettere in bocca agli altri i vostri “pensieri”.
      Io facevo riferimento a tutt’altro, e chi conosce la storia di quei prigionieri l’avrebbe capito subito a cosa mi riferivo, mentre chi non la conosce, purtroppo, parte con proprie interpretazioni facendole poi passare per pensieri altrui, e questo è … brutto, decisamente brutto.
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      Y. Sánchez e i suoi riferimenti politici e socio/economici: Su questo argomento, con tutti gli esempi che ti ho dimostrato, dal twitter a Macri, agli articoli che pubblica nel suo giornale, non ho trovato scritto nulla su cui hai espresso una tua opinione.
      Invece continui a ribadirmi tutte le qualità intrinseche di questa donna, che io non ho mai contestato e per l’ennesima volta l’ho anche riscritto nel mio articolo -e devo dire che sono anche stanco di ribadirlo-.
      A me sembra che io “alzi il dito indicando la luna, mentre si fa del tutto per portare l’attenzione sul dito”.
      Per me ci sono due piani: il primo è quello delle sue qualità come donna, giornalista, contestatrice del Potere castrista, che a me piacciono e spero vivamente continui a fare.
      Il secondo è quello della creazione e diffusione nel mondo -da parte di potenti Istituzioni e Associazioni- della sua immagine e battaglia politica, e del suo conseguente “allineamento” politico ideologico al pensiero neoliberale.
      Su questo punto non posso che prenderne le distanze, e se qualcuno mi chiede cosa ne peso, non mi può poi accusare di screditarne l’immagine.
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      Seminario per gli 80 anni di Vargas Llosa: Ricordo che eri stato tu a chiedermi di dimostrarti con prove alla mano il fatto che Y. Sanchez avesse rapporti amicali e di riferimento politico con personalità del pensiero Neoliberale, e nel mio articolo te l’ho dimostrato più che sufficientemente.
      E questa volta la faccio io la domanda: ma cosa ne pensi tu di tutti i rapporti che Y. Sanchez ha con quel mondo?

    • Ormai da tanti anni sono abituato a leggere tutto e il contrario di tutto su Cuba, però quello che ho trovato scritto all’inizio di questo articolo sugli attentati terroristici subiti da Cuba mi ha lasciato senza parole. Ancor di più perché avevo appena visto il film -Wasp Network- anche se già conoscevo quella storia più di quanto il film racconta. Per chi è interessato a vederlo consiglio di farlo al più presto, perché la comunità anticastrista si sta muovendo con una petizione per far ritirare il film dalla piattaforma digitale. Questa volta Olivier Assaya non eccelle nella regia e anche se ci sono attori come Édgar Ramírez, Penelope Cruz e Gael García Bernal, l’interpretazione non è delle migliori. Per chi non vuole vedere il film si può leggere un articolo pubblicato sul sito dell’Espresso dal titolo “Io, in missione per conto di Fidel Castro tra gli anticastristi della Florida”.
      Mentre cercavo articoli sul film e i suoi attentati a Cuba, gli algoritmi di Google mi presentano anche questo articolo, dove il suo autore nega chiaramente che quelli sono stati attentati terroristici. Mi chiedo cosa lo ha spinto a dire che è un falso affermarlo, volendoli far passare addirittura come dei semplici incidenti, sui quali in seguito si sarebbero inventate motivazioni “fuorvianti e imbarazzanti” per farli passare come attentati contro Cuba.
      A me sembra che fuorviante e imbarazzante sia questa stessa dichiarazione, perché il film Wasp Network si basa su fatti documentati e quegli attentati non sono stati affatto degli incidenti ma atti terroristici. Questo si può dire con tutta certezza e chiunque lo può affermare senza timore di smentita, e non è vero che per esserne certi bisogna aspettare che “ce lo dirà la storia futura”, come invece è scritto nell’articolo. Quegli attentati sono già Storia e non si possono interpretare in altro modo, altrimenti vale qualsiasi cosa e si legittima il fatto di poter dire tutto e il contrario di tutto.
      Magari se riuscite a trovare anche il film -La sottile linea della verità- capirete molto meglio come l’amministrazione americana finanziava gli anticastristi e l’infame Posada Carriles, che organizzò anche l’attentato all’aero della Cubana de Aviación uccidendo 73 civili, inclusa la squadra nazionale giovanile di scherma.
      Mi sono reso conto che questo blog è di un certo spessore culturale, così come articoli su altri temi scritti dallo stesso autore, ed è per questo che mi sono meravigliato leggere alcune cose su Cuba, perché qualcuno potrebbe prenderle sul serio. Con questo non voglio dire che il sistema cubano non debba essere soggetto a dure critiche, tanto è che io avendo a che fare continuamente con quel paese non smetto mai di lamentarmi e di criticarlo, come fa la maggior parte dei cubani. È ormai da anni che affermo l’inevitabile cambiamento che deve apportare al suo sistema che si fonda ancora sul socialismo reale, altrimenti i tanti problemi che quel popolo deve affrontare nei prossimi anni si moltiplicheranno all’infinito. E meno male che piccole riforme hanno iniziato a farle.
      Quello che invece mi ha meravigliato in alcuni articoli su Cuba, sono le motivazioni che si portano per denunciare il suo sistema politico, e anche quelle per sostenere le “spontanee iniziative” del variegato mondo della dissidenza. Il più delle volte mi sono sembrate molto deboli e in alcuni casi, come gli attentati, anche false. Nel caso degli attentati dispiace davvero aver letto che sono stati solo degli incidenti, in particolar modo quello all’aero della Cubana de Aviación. Non si può far passare come un incidente un brutale atto terroristico, dove tra le tante vittime sono stati disintegrati anche i corpi di 24 giovani ragazzi della squadra di scherma cubana e distrutto la vita delle loro famiglie. No, non si può proprio.
      Io non scrivo mai commenti, soprattutto per contestare le cose scritte da altri, ma questa volta l’ho voluto fare perché, anche se è un vecchio articolo pubblicato nel 2016, a qualcuno può sempre capitare di leggerlo e voglio tanto sperare che quelle persone non credano che quelle affermazioni sugli attentati terroristici corrispondano a verità.
      È giusta la frase scritta alla fine dell’articolo dallo stesso autore “Una menzogna condivisa con altri diventerà poi una verità/realtà”, ed è buona a prevenire proprio le sue affermazioni.
      Aureliano

      • Leggo che Aureliano parla molto degli attentati ma fa solo un piccolo accenno al sistema socialista cubano. Ma come mai non dice nulla su Fidel Castro che per 60 anni ha privato della libertà il suo popolo? Il socialismo tradito da Castro ha portato giornali e televisione sotto il controllo e la censura dello Stato, partiti di opposizione inesistenti, con elezioni dove si può presentare solo il partito comunista, tutta l’economica gestita da burocrati di Stato, la gente che deve fare lunghe file ai negozi per non trovare nulla al loro interno e adesso nemmeno possono dare più la colpa all’embargo da quando Obama glielo ha quasi tolto tutto, la prostituzione diffusa, i propri medici sfruttati in missioni internazionali per lucrare sul loro lavoro svolto all’estero, dissidenti vittime di repressione e censura, come le Damas de blanco, donne indifese, perseguitate e aggredite con violenza dalla polizia, come le foto dimostrano. Ci si aspettava tutt’altra cosa dalla rivoluzione socialista fatta da Castro.
        Si è messo a spiegare tanto bene che gli attentati fatti contro Cuba sono realmente avvenuti, ma un accenno su quelle cose che ho elencato (sulle quali il cosiddetto Lider Maximo è il primo responsabile) avrebbe potuto anche farlo. Invece non una parola al riguardo. Mah!
        Come al solito si parla solo di quello che conviene, cercando di rendere inesistenti le cose che non ci fa comodo vedere.

        Mario

        • Ciao Mario. Purtroppo leggo il tuo commento solo adesso (un bel po’ in ritardo) e mi rendo
          conto di quante lacune tu abbia sugli argomenti che hai elencato; forse è per ignoranza, e
          questo ci può stare, perché essere ignoranti su uno specifico tema non ci deve preoccupare;
          non esiste essere umano che non lo sia. Tutt’altra cosa è affrontare con molta superficialità
          una serie di argomenti e farlo anche pubblicamente; questo invece si che ci dovrebbe
          preoccupare (tra l’altro lo fai con accuse buttate lì come slogan).
          Stavo pensando di risponderti su ogni singola cosa, ma per farlo non basta – come tu hai
          scritto – che io faccia solo un accenno sui temi da te elencati. Per risponderti in modo
          esaustivo e serio dovrei prendermi un bel po’ di tempo, perché dovrei andare a ritrovare
          articoli e video suggerendoti di leggerli/ascoltarli per supportare il contenuto delle mie
          risposte, perché è un peccato che argomenti come questi vengano affrontati con brevi battute.
          Ti vorrei far comprendere bene le “inesattezze” (ed uso un eufemismo) che ci sono nel tuo
          commento, perché è evidente che tu abbia le idee molto confuse su alcune cose (ma non ti
          preoccupare che sull’argomento Cuba sei in buona compagnia). Dopo i vari luoghi comuni
          che hai elencato mancava solo che dicevi « sono stato in vacanza a Cuba, e tutto quello che
          ho scritto l’ho potuto constatare con i miei stessi occhi » . Sai, purtroppo mi è capitato di
          ascoltare anche questo. … Magari bastasse una vacanza per per avere una profonda
          conoscenza di realtà così complesse.
          Io so che la disinformazione su Cuba è tanta che facilmente se ne viene influenzati, e la
          propria “ignoranza” (non conoscenza) induce a crederci; ma alcune cose che sento ripetere
          da molti non dovrebbero essere riportate pubblicamente con tanta superficialità ancor prima
          di verificarne la veridicità.
          Per mia storia personale ti posso garantire che conosco bene quel paese nei suoi vari aspetti;
          conosco i diversi punti di vista delle persone che ci vivono, sia giovani che anziani; i suoi
          cambiamenti che ha avuto negli anni; leggo/ascolto sia le informazioni degli organi ufficiali
          che di quelli indipendenti (digitali) e cerco news anche nei molti network anticastristi della
          Florida (Miami). Per questi motivi sul mio smartphone, quotidianamente, mi arrivano
          notifiche di articoli e video di contrapposti “schieramenti”, grazie ai quali fruisco di queste
          news da diversi punti di vista. Nonostante questo non mi permetterei mai di presentarmi
          come un esperto della società e della storia cubana – ci mancherebbe -. C’è chi invece,
          leggendo solo qualche articolo in rete, è convinto di aver capito tutto su Cuba, avendo anche
          la presunzione di sparare giudizi e sentenze a destra e manca, e questo mi sembra anche che sia il tuo caso.
          Mario, da quello che fin qui ho scritto posso sembrare un presuntuoso e un arrogante (ti
          assicuro che non lo sono affatto) ma ho deciso di modulare la mia risposta con questi toni
          perché tu ti sei rivolto a me con un accusa molto diretta e del tutto fuori luogo: « Mah!
          Come al solito si parla solo di quello che conviene, cercando di rendere inesistenti le cose
          che non ci fa comodo vedere ». Se tu non scrivevi questa frase io nemmeno ti avrei risposto,
          perché ormai è da tantissimi anni che sono abituato a sentirne di tutti i colori su Cuba.
          Comunque, al contrario di quello che dici, io non ho voluto rendere inesistente un bel
          niente, anzi, ho parlato degli attentati proprio per renderli reali. Gli attentati erano l’unica
          cosa sulla quale ho voluto spendere qualche parola; tutti gli altri argomenti da te elencati
          facevano parte di un confronto sul quale non ritenevo opportuno intervenire, avendo
          compreso chiaramente le inamovibili posizioni di chi ci aveva partecipato. E poi in questo
          articolo, oltre agli attentati, si è parlato solo di Yoani Sánchez e delle Damas de blanco; al
          massimo potevo parlare di loro, altrimenti spiegami che motivo avevo per intervenire sugli
          altri temi da te elencati.
          Ripeto, io potrei anche risponderti scrivendo lunghi e dettagliati commenti su ogni ​
          argomento che hai sollevato, suggerendoti anche la lettura di vari articoli e video, così
          potresti valutare da un punto di vista diverso la storia politica di Cuba, di Fidel e – come tu
          hai affermato – del suo « socialismo tradito » ma … mi dispiace Mario, ti lascio con le tue
          convinzioni, perché, di mettermi a fare questo, non ne ho proprio voglia.

          Un saluto. Aureliano

          • Scusatemi, vedo che il mio commento precedente va “a capo” una riga si e una no senza nessuna logica. Volevo dirvi che ovviamente non sono stato io a scriverlo così; non so perché sia successo questo. Io ho scritto correttamente il mio testo su Word, l’ho copiato, e quando l’ho incollato nel box dei commenti non si vedeva questa anomalia che vedo ora.
            Essendo molto fastidiosa una lettura del genere provo a inviarlo nuovamente, sperando non accada la stessa cosa. Se questa volta andrà a buon fine chiedo con gentilezza a chi gestisce il blog se è possibile sostituirlo all’altro.
            Grazie

        • Ciao Mario. Purtroppo leggo il tuo commento solo adesso (un bel po’ in ritardo) e mi rendo conto di quante lacune tu abbia sugli argomenti che hai elencato; forse è per ignoranza, e questo ci può stare, perché essere ignoranti su uno specifico tema non ci deve preoccupare; non esiste essere umano che non lo sia. Tutt’altra cosa è affrontare con molta superficialità una serie di argomenti e farlo anche pubblicamente; questo invece si che ci dovrebbe preoccupare (tra l’altro lo fai con accuse buttate lì come slogan).
          Stavo pensando di risponderti su ogni singola cosa, ma per farlo non basta – come tu hai scritto – che io faccia solo un accenno sui temi da te elencati. Per risponderti in modo esaustivo e serio dovrei prendermi un bel po’ di tempo, perché dovrei andare a ritrovare articoli e video suggerendoti di leggerli/ascoltarli per supportare il contenuto delle mie risposte, perché è un peccato che argomenti come questi vengano affrontati con brevi battute. Ti vorrei far comprendere bene le “inesattezze” (ed uso un eufemismo) che ci sono nel tuo commento, perché è evidente che tu abbia le idee molto confuse su alcune cose (ma non ti preoccupare che sull’argomento Cuba sei in buona compagnia). Dopo i vari luoghi comuni che hai elencato mancava solo che dicevi: « sono stato in vacanza a Cuba, e tutto quello che ho scritto l’ho potuto constatare con i miei stessi occhi ». Sai, purtroppo mi è capitato di ascoltare anche questo. … Magari bastasse una vacanza per avere una profonda conoscenza di realtà così complesse.
          Io so che la disinformazione su Cuba è tanta che facilmente se ne viene influenzati, e la propria “ignoranza” (non conoscenza) induce a crederci; ma alcune cose che sento ripetere da molti non dovrebbero essere riportate pubblicamente con tanta superficialità ancor prima di verificarne la veridicità.
          Per mia storia personale ti posso garantire che conosco bene quel paese nei suoi vari aspetti; conosco i diversi punti di vista delle persone che ci vivono, sia giovani che anziani; i suoi cambiamenti che ha avuto negli anni; leggo/ascolto sia le informazioni degli organi ufficiali che di quelli indipendenti (digitali) e cerco news anche nei molti network anticastristi della Florida (Miami). Per questi motivi sul mio smartphone, quotidianamente, mi arrivano notifiche di articoli e video di contrapposti “schieramenti”, grazie ai quali fruisco di queste news da diversi punti di vista. Nonostante questo non mi permetterei mai di presentarmi come un esperto della società e della storia cubana – ci mancherebbe -. C’è chi invece, leggendo solo qualche articolo in rete, è convinto di aver capito tutto su Cuba, avendo anche la presunzione di sparare giudizi e sentenze a destra e manca, e questo mi sembra anche che sia il tuo caso.
          Mario, da quello che fin qui ho scritto posso sembrare un presuntuoso e un arrogante (ti assicuro che non lo sono affatto) ma ho deciso di modulare la mia risposta con questi toni perché tu ti sei rivolto a me con un accusa molto diretta e del tutto fuori luogo: « Mah! Come al solito si parla solo di quello che conviene, cercando di rendere inesistenti le cose che non ci fa comodo vedere ». Se tu non scrivevi questa frase io nemmeno ti avrei risposto, perché ormai è da tantissimi anni che sono abituato a sentirne di tutti i colori su Cuba.
          Comunque, al contrario di quello che dici, io non ho voluto rendere inesistente un bel niente, anzi, ho parlato degli attentati proprio per renderli reali. Gli attentati erano l’unica cosa sulla quale ho voluto spendere qualche parola; tutti gli altri argomenti da te elencati facevano parte di un confronto sul quale non ritenevo opportuno intervenire, avendo compreso chiaramente le inamovibili posizioni di chi ci aveva partecipato. E poi in questo articolo, oltre agli attentati, si è parlato solo di Yoani Sánchez e delle Damas de blanco; al massimo potevo parlare di loro, altrimenti spiegami che motivo avevo per intervenire sugli altri temi da te elencati.
          Ripeto, io potrei anche risponderti scrivendo lunghi e dettagliati commenti su ogni argomento che hai sollevato, suggerendoti anche la lettura di vari articoli e video, così potresti valutare da un punto di vista diverso la storia politica di Cuba, di Fidel e – come tu hai affermato – del suo « socialismo tradito » ma … mi dispiace Mario, ti lascio con le tue convinzioni, perché, di mettermi a fare questo, non ne ho proprio voglia.

          Un saluto. Aureliano

    • Aureliano, è facile accusare gli altri di ignoranza, di superficialità, fare della spicciola ironia sulle vacanze a Cuba, sugli slogan banali e i luoghi comuni, dicendo anche che potresti scrivermi lunghe e dettagliare risposte ma poi alla fine non lo fai perché dici che non ne hai voglia. Prima sei salito in cattedra per fare un giro pindarico di frasi, facendo intendere chi sa che e poi alla fine non hai smentito nemmeno una sola cosa di quelle che avevo scritto.
      Anche io conosco lo spagnolo e ho la capacità di leggere articoli e vedere video che vengono da Cuba, ma oltre a questo conosco bene anche alcuni cubani e da loro ho ascoltato molti racconti sulla vita che erano costretti a fare a Cuba. Quindi non ho accusato Fidel Castro di aver ridotto quel paese nella disastrosa situazione in cui si trova solo per aver letto qualche articolo in internet.
      Tu scrivi che conosci molto bene Cuba però mi sembra di aver capito che non ci vivi, ma se comunque la conosci così bene dovresti sapere che quelli che tu chiami “luoghi comuni” non lo sono affatto per la stragrande maggioranza dei cubani che invece sono costretti a viverci.
      Non capisco proprio perché su Fidel Castro ci sono ancora persone che in modo ostinato continuano a difendere l’indifendibile.

      Mario

      • Se prima non avevo voglia di risponderti ora me l’hai fatta venire, perché altrimenti passa pure l’idea che tu abbia ragione. Un motivo in più è che in questi giorni su tutti i network e i blog anticastristi hanno concordato una massiccia campagna informativa con un rigoroso bombardamento mediatico, dove le tante falsità che presentano come vere fanno venire il voltastomaco (almeno a chi conosce bene questa nuove montatura sul fantomatico MSI). Sono così nauseato da quello che sto leggendo sui media internazionali che a questo punto mi da fastidio perfino che possano passare per vere le cose che hai scritto nei tuoi innocenti commenti su questo blog.
        Io non sono abituato ad argomentare per slogan come hai fatto tu e tra l’altro la complessità degli argomenti nemmeno lo consentirebbe, quindi per ogni tema che hai citato ti risponderò con un commento (e meno male che conosci lo spagnolo così ti potrò segnalare anche articoli e video provenienti da Cuba, almeno capirai qualcosa in più su quello che ti dico).
        Prima di iniziare voglio chiarire che quando io affermo che le tue accuse contro Fidel Castro sono “inesatte”, questo non significa che siano tutte false le cose raccontate dai tuoi amici cubani; ma quello che contesto è la tua convinzione che tutti quei problemi esistano perché Castro ha tradito il socialismo. Secondo me hai sbagliato proprio bersaglio, ma con ciò non pensare che io stia qui a osannare il sistema cubano, tanto è che anche potendoci tranquillamente vivere non ho fatto questa scelta (anche se molto spesso mi trovo sull’isola). È proprio per questo che ti dico che Fidel ha cercato in tutti i modi di costruire il socialismo in quel paese, ma l’impresa è risultata alquanto difficile, e se Cuba è nella complicata situazione in cui si trova non è certo perché lui abbia tradito quel fine. I cosi detti dissidenti affermano che a Cuba c’è una disastrosa realtà che deriva proprio dal sistema socialista a cui tanto teneva Fidel Castro.
        Siete in molti che fate confusione su questa cosa, poi qui in Europa ci sono i tanti che provengono da una storia socialista ai quali fa comodo accusare Fidel di tradimento, perché così possono continuare a conservare nel loro intimo quell’ideale di un “romantico socialismo” buttando su Castro tutte le colpe del fallimento.
        La prima risposta, che pubblicherò dopo questo commento, sarà proprio su quello che tu hai definito “il socialismo tradito da Castro”. Sarà una risposta molto lunga per i tanti esempi che ti porto, sperando che ti facciano capire il perché la tua accusa è sbagliata …

        • Due o tre giorni fa avevo risposto a Mario con un lungo commento sul “socialismo tradito da Castro”. Nel momento che l’ho inviato l’ho visto subito pubblicato ma già poco dopo non c’era più. Non so se c’è stata qualche anomalia nel sito come era successo ad un altro mio commento.
          Nel frattempo ho preparato altre risposte alle accuse di Mario, ma non vedendo più pubblicato il precedente commento l’ho lasciate in attesa. Domani proverò a rinviarlo di nuovo.

    • IL SOCIALISMO “TRADITO” DA CASTRO:
      … Anche io so riconoscere gli errori che il Potere politico a Cuba ha fatto nel tempo e la ricaduta negativa che hanno avuto sulla sua popolazione; ne sono consapevole. Nei decenni passati l’autoritarismo, la forzatura ideologica, la mancanza di voci critiche e plurali nell’informazione, con la totale ossequianza alle direttive di Partito, erano parte integrante della Cuba castrista. Non si può negare questo, ma sull’altro piatto della bilancia ci sono stati sessanta lunghi anni in cui gli Stati Uniti l’hanno oppressa con la loro politica di aggressione, di infiltrazioni mercenarie, di innumerevoli tentativi per assassinare Castro, di finanziamenti illeciti ai controrivoluzionari, la Baia dei Porci, gli attentati terroristici, una continua guerra di falsificazioni mediatiche, l’embargo più lungo e duro della storia, ecc…
      Cuba doveva essere annientata, a qualsiasi costo. In America latina non doveva (e non deve) esistere un paese che dava l’esempio di una totale indipendenza dagli interessi delle grandi corporazioni USA, e con un sistema socialista che poteva contaminare tutto il continente.
      Già nell’ottobre del 1959, addirittura due anni prima che Fidel ne annunciasse il carattere socialista (aprile 1961) «il presidente degli Stati Uniti, Dwight Eisenhower, reagì approvando un piano proposto dal Dipartimento di Stato e dalla CIA, che prevedeva il supporto agli oppositori interni e includeva raid degli esuli contro l’isola a partire dal territorio statunitense. Questa prima strategia venne poi modificata con un documento denominato “A Program of Covert Actions Against the Castro Regime” basato su quattro punti: creare un’opposizione unitaria al regime all’estero; mettere in pratica un’offensiva basata sulla propaganda anticastrista; mantenere agenti sull’isola; addestrare una forza paramilitare all’estero preparata per future azioni sull’isola». Sono passate sei decadi e queste “attenzioni” nei confronti di Cuba sono tuttora in vigore.
      Se Fidel non avesse attuato quella politica di forte controllo interno, gli USA, in una sola settimana, avrebbero fatto di Cuba l’ultima stella messa sulla bandiera americana, con un altro Presidente fantoccio manovrato da Washington.
      Nessuna Rivoluzione che rovescia con la forza un sistema capitalista può consolidarsi senza il controllo dei mezzi d’informazione; la statalizzazione dei mezzi di produzione e delle banche; l’espropriazione delle proprietà fondiarie (Fidel Castro tolse ai propri genitori migliaia di ettari di loro proprietà e li distribuì a 240 famiglie di contadini). Purtroppo, nei primi anni, la costruzione di una società socialista necessita il controllo sulla popolazione per individuare i possibili controrivoluzionari; in essa ci deve essere il divieto di formare organizzazioni con lo scopo di sovvertire il socialismo, e l’impossibilità ai partiti politici di partecipare alle elezioni (con l’occasione sfatiamo anche il luogo comune che può presentarsi solo il partito comunista: a Cuba vige una Democrazia Popolare dove nessun partito può presentarsi alle elezioni). Tutte queste cose – sia che si pensino come necessarie o al contrario disastrose – prendono corpo da quel piccolo libricino che ha per titolo “Manifesto del partito comunista”, sviluppandosi poi nel pensiero marxista-leninista. Questa era la via obbligata per consolidare il socialismo, altrimenti “il grande Capitale” si sarebbe ripreso il Potere in un sol boccone (Cile/Allende – USA/Pinochet docet).
      A differenza di quello che si dice, Fidel, sin dal principio della Rivoluzione, portava in sé gli ideali socialisti del marxismo-leninismo, perché sin da giovane li aveva fatti propri studiandoli da autodidatta contemporaneamente ai suoi studi universitari in legge e scienze politiche. Negli anni della sua formazione che lo portarono alla battaglia sul campo, si convinse sempre più che l’unica strada per un reale riscatto delle classi subalterne poteva avvenire solo nella società socialista, nella quale si sarebbe poi realizzato il comunismo (Fidel consolidò questo convincimento anche grazie al Che, che era molto più marxista e intransigente di lui).
      Se nei confronti di Cuba non ci fosse stata quell’ostinata aggressione e l’isolamento messo in atto dagli Stati Uniti, di sicuro il socialismo cubano non si sarebbe trovato così mal messo.
      Quando trionfò la Rivoluzione il mondo era diviso ideologicamente in due, e quell’insensata politica di ostilità da parte degli USA portò Fidel, per pura sopravvivenza, a cercare sostegno economico e protezione militare in chi idealmente gli era più vicino, ossia l’Unione Sovietica, e questo condizionò di molto lo sviluppo del socialismo cubano. Ma, a parte il condizionamento sovietico, che Fidel fosse un convinto comunista non può esserci il minimo dubbio, e questa sua convinzione nel creare una società socialista lo ha accompagnato fino ai suoi ultimi giorni. Lo ha fatto anche sbagliando? Certamente! Tanto è che nel 1986 fece una chiara autocritica riconoscendo gli errori fatti e avviando quello che venne chiamato “Proceso de rectificacion de errores y tendencias negativa”. Riporto alcune sue affermazioni da un lungo discorso fatto proprio nel 1986 in chiusura del III Congresso del Partito Comunista Cubano, dove si capisce la sua volontà di provare ad attuare il marxismo più nel suo significato politico invece che economico e ideologico: «Il nostro Partito ha spiegato con grande franchezza e grande coraggio quali errori ha commesso e come li ha fatti; certi errori dettati dall’estremismo o, chiamiamolo, idealismo dovevano essere rettificati in tempo, non solo per il bene del nostro processo, ma per il bene del processo rivoluzionario in generale.
      Nessuno può immaginare che sia già stato detto tutto, che già 150 o 160 anni fa o più, dalla diffusione del Manifesto comunista o del Programma Gotha, o dei libri di Marx, Engels e altri prima di Lenin, tutti i problemi sono stati risolti. Crederlo sarebbe anti-dialettico, crederlo sarebbe anti-marxista.
      L’umanità continua il suo corso e ci sono problemi di questo tempo che allora non esistevano. … Se c’è qualcosa di provato, è che nel corso della storia l’uomo ha commesso tutti i tipi di follie, tutti i tipi di abusi, ingiustizie, crudeltà, guerre, specialmente l’uomo cresciuto nella società di classe egoista. … Ci sono nuovi problemi, ripeto, tremendi problemi di questo tempo, che corrispondono ai partiti rivoluzionari e progressisti, alla teoria marxista-leninista da mettere a fuoco, chiarire e risolvere. Ci sono idee che vanno arricchite interpretando correttamente il marxismo-leninismo. Tutto questo è strettamente correlato alla costruzione del socialismo.
      … Penso che una delle cose peggiori che ci sono successe è la cieca convinzione che la costruzione del socialismo sia, in sostanza o fondamentalmente, un problema di meccanicismi. Come ho espresso nell’incontro con i giornalisti, penso che la costruzione del socialismo e del comunismo sia, essenzialmente, un compito politico e un compito rivoluzionario; deve essere, fondamentalmente, il frutto dello sviluppo della coscienza e dell’educazione dell’uomo al socialismo e al comunismo. Ciò non nega l’utilità e il valore che alcuni meccanismi possono avere, anche meccanismi economici, sì, meccanismi economici! Ma per me è chiaro che i meccanismi economici sono uno strumento del lavoro politico e del lavoro rivoluzionario, uno strumento ausiliario; oserei dirlo in questo modo: i meccanismi economici sono strumenti ausiliari del lavoro politico e rivoluzionario, ma non il mezzo fondamentale per costruire il socialismo e il comunismo. Non ho nemmeno il minimo dubbio che la via principale sia quella del lavoro politico e rivoluzionario.»
      La convinzione di Fidel nel socialismo, e la speranza che questo si affermi nel corso della Storia, la troviamo anche nel suo ultimo discorso pubblico al Congresso del Partito Comunista, pronunciato a fatica pochi mesi prima della sua morte.
      Questo dovrebbe far capire che l’accusa fatta da Mario – e non solo da lui – sul “socialismo tradito da Castro” non ha nessun fondamento storico. Questa accusa capita di ascoltarla solo qui in Europa e incredibilmente solo da chi è di sinistra; in tutto il continente americano (nord e sud) mai si ascoltano affermazioni del genere. In quei paesi Fidel e il Socialismo sono la stessa cosa, e questo vale sia per chi è di sinistra che per chi è di destra.
      Quello che invece si può dire, e si deve accettare per vero, è che il tentativo di realizzare la società socialista è stato un esperimento di ingegneria sociale fatto sulla pelle di uomini e donne e, in tutti i paesi dove si è imposto (in alcuni con spietata ferocia) ha avuto ricadute terribili su milioni di esseri umani. Ma anche queste accuse se fatte nei confronti di Cuba non trovano riscontro, perché è stato l’unico Paese socialista dove queste drammatiche ricadute sono state quasi inesistenti. Non parlo delle ricadute economiche, ma quelle di un oppressivo terrore psicologico; di campi di rieducazione; di persecuzioni; gulag; di torture ed esecuzioni sommarie; per arrivare alla tragica morte di milioni di esseri umani. A Cuba tutto questo non c’è stato, se non alcune esecuzioni sommarie a “La Cabaña” nei primi mesi della Rivoluzione, sospese proprio per volere di Fidel Castro. È comunque vero che sono state adottate misure molto severe per raggiungere quel fine, ma la costruzione del Socialismo quello richiede. Quindi, se dovete proprio accusare qualcuno, bisogna avere l’onestà di dire che il “fallimento” sta nel socialismo e non in Fidel che ha cercato di realizzarlo. Se poi scrivete «socialismo tradito da Castro» avendo però in mente i valori di un sistema socialdemocratico, allora, amici miei, non ci siamo proprio! E forse è per questo che resta difficile capirci, perché ogni parola ha il suo significato – socialismo è cosa ben diversa da socialdemocrazia – soprattutto in quel contesto storico in cui si era trovata Cuba.
      Le accuse di autoritarismo e mancanza di libertà che si fanno a Fidel Castro sarebbero del tutto legittime se ci trovassimo in un paese dove vige una democrazia liberale e capitalista, con un sistema di Democrazia rappresentativa con delega ai partiti, dove l’aspirazione massima (per un socialista) è quella di vedere realizzata una socialdemocrazia; cosa che Cuba non è, … e questo, Mario, proverò a spiegartelo per bene nel prossimo commento che pubblicherò a seguito di questo …

      • Dopo questo commento ne ho inviati altri nei giorni seguenti ma vedo che non vengono pubblicati. Non so quale sia il motivo. Oggi che è il 21 dicembre ne ho inviato ancora un altro sperando almeno che quando verranno pubblicati lo saranno in ordine cronologico perché il commento precedente fa da introduzione a quello che segue.

    • Mi scuso tanto con chi vede il prossimo commento uguale a questo, non era proprio mia intenzione pubblicarli doppi. Come avevo già spiegato in precedenza, quando lo avevo inviato ho visto che non era stato pubblicato per vari giorni e quindi l’ho rinviato una seconda volta pensando che non fosse arrivato a destinazione per qualche anomalia del sito (perché è strano che uno invia un commento e viene pubblicato dopo qualche giorno). Invece sono stati pubblicati oggi tutti insieme.
      Dato che sono identici, chissà se chi gestisce il blog può eliminare il primo con data 13 dicembre insieme a questo stesso che sto scrivendo, (ce addirittura un altro commento precedente che è doppio ed è quello che va a capo in modo anomalo).

    • IL SISTEMA POLITICO CUBANO:
      … Lo ripeto: Cuba è una Repubblica Socialista dove vige una Democrazia Popolare. In questo caso ci troviamo di fronte a un mondo completamente diverso dalle liberal-democrazie occidentali, per cui non si può interpretare nel giusto modo la società cubana se si prendono a riferimento i parametri con i quali si è cresciuti nelle democrazie europee.
      Io adesso non sto qui a spiegare il suo Sistema politico e quindi mi limito a suggerire la lettura di qualche articolo. Per esempio, questo è stato scritto nel 1997 ed è una panoramica sulla realizzazione dello Stato socialista cubano dalla Rivoluzione fino alla metà degli anni ’90 «siporcuba.it la storia – il socialismo cubano». Mentre quest’altro è una piccola pillola di cinque anni fa pubblicata da «ilfattoquotidiano.it Cuba: una democrazia in marcia» e nell’articolo c’è un link dove si può capire anche il loro sistema istituzionale. Devo precisare che nel 2019 è stato fatto un referendum per apportare modifiche alla Costituzione. È stato chiesto alla popolazione di partecipare attivamente con proprie proposte di modifica, di cui molte sono state accolte e inserite tra quelle presentate nel referendum.
      Segnalo anche questo video perché è breve e molto chiaro «youtube Estudios Verdad: Cubano deja en ridículo a todo un panel de anticomunistas. Cuba». Chi parla è un biochimico e giornalista nato a Cuba ma sin da bambino vive in Uruguay. Il video è di un programma della televisione argentina dedicato alla figura di Fidel Castro subito dopo la sua morte. Nel suo intervento, tra le altre cose, contesta a chi denuncia la sola presenza del Partito comunista alle elezioni cubane (come Mario e tanti altri affermano). In molti fanno fatica a capire che in una Democrazia Popolare il Partito comunista non ha le stesse funzioni di rappresentanza parlamentare che hanno i partiti in una Democrazia liberale, dato che il suo ruolo è ben diverso.
      Sicuramente Cuba ha bisogno di correggere il suo Sistema e trovare la giusta strada per modificare il socialismo reale; questo l’ha capito, e sta tentando di farlo, ma lo vuole fare autonomamente, senza nessuna ingerenza esterna. Su quel sistema socialista si può essere d’accordo o no, ma sicuramente nel contesto storico in cui ci troviamo quel sistema non permette più a Cuba di poter sopravvivere. C’è una battuta di Pepe Mujica (ex Presidente socialista dell’Uruguay) la quale fa capire che il socialismo reale in questo momento storico non è un sistema sostenibile e che «purtroppo, bisogna saper convivere con il capitalismo cercando il giusto equilibrio, anche se quest’ultimo è una malattia, come la sifilide, che mai arriva a far morire la propria vittima. La sifilide è una malattia evitabile mentre il capitalismo per il momento non lo è». Chi vuole può ascoltare le parole di Mujica in questo video «youtube – Mujica: “Yo seré socialista, pero no quiero ser bobo” – Salvados» e anche in quest’altro video, sempre molto breve, dice alcune cose interessanti al riguardo: «youtube – José Mujica: Admiro el Socialismo del Siglo XXI pero no es el camino que elegiría».
      A Cuba anche l’informazione digitale indipendente potrebbe dare il suo contributo a una graduale evoluzione del socialismo reale. Questa negli ultimi anni si è molto diffusa all’interno dell’isola, e sempre più cubani sono collegati in rete e sui social (ormai quasi tutti i giovani delle città lo sono) ma purtroppo la maggioranza di queste “testate” o anche dei semplici blog, non sono in grado di svolgere questo ruolo in modo serio e affidabile. Dalla maggioranza di loro non si ascoltano altro che contrapposizioni ideologiche, accuse strumentali e falsificazioni mediatiche create con l’unico scopo di screditare il governo, rovesciare il Sistema e aprire la strada ad una economia liberista del tutto svincolata da controlli politici; ad uso e consumo delle consolidate lobby anticastriste e delle grandi aziende americane.
      Ed è proprio di questa disinformazione mediatica che parlerò nel prossimo commento. …

    • LA DIS“INFORMAZIONE” SU CUBA:
      … Le varie notizie di dis“informazione” su Cuba che molti network americani diffondono (soprattutto in Florida) vengono poi riprese dai media internazionali che, senza accertarne la veridicità, le riportano come se fossero accadimenti reali e per questo le vediamo poi diffuse nel web in tutte le salse. Devo dire che in Europa sono soprattutto alcuni quotidiani spagnoli che si impegnano molto in questo lavoro; ma si sa che l’ex Presidente Aznar e il suo “gruppo amici” – ancora molto influenti in Spagna – hanno un filo diretto con i gruppi di Miami, soprattutto con Carlos Alberto Montaner (personaggio cui parlerò in altre risposte a Mario). Porto un esempio banale; si tratta di recensioni su un film (biopic) di uno dei più famosi ballerini al mondo, il cubano Carlos Acosta (ora Direttore del “Birmingham Royal Ballet”). La pagina è «cubainformacion: Yuli – progetto cubainformazione» prima dell’articolo c’è anche un video. Il film ora non si trova più in Italia, io l’ho visto su Netflix-Spagna.
      Si sa che il governo USA e le organizzazioni anticastriste finanziano qualsiasi iniziativa di propaganda all’interno dell’isola. Quasi sempre lo fanno attraverso la SINA (Sezione d’Interessi del Nord America) che per anni è stata ospitata dall’Ambasciata Helvetica a L’Avana, per poi spostarsi in quella USA da quando da pochi anni è stata riaperta.
      I finanziamenti non sono cessati nemmeno con l’amministrazione Obama. Sotto il suo mandato il Congresso ha continuato ad approvare milioni di dollari per programmi sovversivi, finanziando qualsiasi voce dissenziente al sistema politico di Cuba.
      Il network americano “Radio y Televisión Martí”, ormai in decadenza, ne è un esempio per tutte. Questa è stata creata dal governo federale degli Stati Uniti attraverso l’Agenzia per i media globali ed è fu messa in piedi molti anni fa esclusivamente con quello scopo (e questo ci può anche stare), ma la cosa ridicola – agli occhi di chi conosce bene Cuba – è la tanta spazzatura che questo network diffonde per raggiungere il suo scopo. Figuratevi che esiste un rapporto redatto da US Government Accountability Office “GAO” (Ufficio per la responsabilità del governo degli Stati Uniti) dove si accusa l’emittente di impegnarsi in propaganda politica sotto forma di editorialismo; uso di un linguaggio offensivo e incendiario nelle trasmissioni; uso di rapporti infondati provenienti da cubani che vivono nell’isola, e presentazione di opinioni individuali come notizie. La propaganda diffamatoria di questa emittente (ma ce ne sono veramente tante in Florida) è stato certificato da un’agenzia governativa USA e non da un gruppuscolo marxista-leninista difensore a oltranza della Rivoluzione cubana. Questo esempio vale anche per i cosiddetti bloggers o youtubers che si autoproclamano dissidenti. La quasi totalità di loro sono del tutto inaffidabili; se solo potreste conoscere da che tipo di “fauna” è composta questa galassia capireste quello che sto dicendo. Guardate questa donna e suoi compagni «youtube: La hija de “Valeriano Weyler”». Lei si chiama Yamila “la hija de Maceo” ed è tra le più seguite tra i tanti che ricevono finanziamenti. Incita all’odio fino a dire che se anche dovranno morire un milione di cubani nell’isola per combattere il comunismo, questo sacrificio vale la pena.
      La stragrande maggioranza di loro si scaglia contro il sistema cubano solo perché sanno che in quel modo verranno immediatamente contattati ricevendo soldi per continuare la loro propaganda, e devo dire che i cubani che lo fanno da Miami sono anche peggio di quelli che risiedono in Cuba. Gente di un livello così basso che non riesce a mettere una parola dietro l’altra e improvvisamente apre canali youtube per parlare di politica contro Cuba.
      Se si riesce a comprendere che sono decenni che Cuba subisce questa asfissiante pressione mediatica, sarà più facile capire il perché fino a pochi anni fa l’informazione era del tutto controllata, e i pochi che si definivano dissidenti non avevano spazi sufficienti per esprimersi. Cuba doveva difendersi da una continua guerra di aggressione mediatica fatta dalla più grande potenza mondiale, e tutto questo sotto il più duro embargo commerciale, sanitario e finanziario che un paese abbia mai subito nel corso della storia. In quelle condizioni non era così semplice lasciare libera l’informazione dal controllo statale.
      Ormai da anni, con l’avvento del web, le cose sono cambiate e tantissimi siti sono stati aperti facendo sentire la propria voce discordante da quella degli organi ufficiali dello Stato. Poi nelle grandi città ogni giovane gira con uno smartphone e molti di loro si improvvisano blogger pubblicando in rete le loro interviste alla gente comune, piccoli reportage e inchieste indipendenti, dove – come è giusto che sia – si evidenziano le disfunzioni del loro sistema e le forti criticità in cui la gente deve riuscire a sopravvivere, e tutto questo è pubblicato sul web senza nessuna censura, a differenza di quello che qualcuno ancora crede. Ma altra cosa è pubblicare notizie intenzionalmente manipolate e tendenziose per indurre la gente a farsi un’idea il più possibile negativa del sistema cubano, e questo è invece quello che fanno i network e i cyberdissidenti finanziati dagli USA.
      Negli ultimi anni gli sforzi dell’amministrazione americana per inasprire l’embargo e rafforzare la guerra mediatica contro Cuba sono aumentati enormemente come mai in passato era stato, e i loro finanziamenti da milioni di dollari si dividono in tanti rivoli fino a riempire le tasche di ogni voce dissenziente al sistema socialista.
      Con Trump hanno cercato di “lavorare” su due piani: Il primo è sollecitare in tutti i modi il popolo cubano ad una possibile contestazione di piazza e ad azioni provocatorie; il secondo è cercare di condizionare l’opinione pubblica mondiale veicolando un immagine del sistema cubano come liberticida e repressivo. Ma questo è un giochetto che si conosce a memoria, così sarà più facile passare per i “buoni salvatori” nel caso le contestazioni all’interno dell’isola aumentassero. In quel caso faranno finta di chiedere alla Comunità internazionale l’approvazione di un intervento esterno “in nome della libertà e della democrazia”, e quest’ultima – come sempre – acconsentirà. Questa non è una mia supposizione, dato che l’amministrazione Trump, per mezzo della comunità cubana di Miami, sta preparando iniziative che destano molta preoccupazione. Chi pensa che io stia esagerando si guardi questo video dal minuto 12,35 e poi si prenda 5 minuti per riflettere. È un video pubblicato solo pochi giorni fa su «Canal Caribe: Incitan desde Estados Unidos a la violencia y el caos en Cuba». In modo molto chiaro si può ascoltare l’auspicio di un intervento militare sull’isola guidato dagli Stati Uniti con l’appoggio della Comunità internazionale. E in quest’altro viene confermato, con documenti pubblici, quanti milioni di dollari quel personaggio e la sua organizzazione ricevono dal governo USA «Razones de Cuba: Mercenarios contra Cuba hechos en Estados Unidos».
      Io spero che le provocazioni dell’amministrazione Trump e degli esiliati cubani di Miami non diventino sempre più violente prima dell’insediamento di Biden come presidente. Purtroppo questa loro intenzione la stanno dichiarando nei vari network, e lo fanno pubblicamente, alla luce del sole, come se fosse del tutto normale.
      Ma i modi in cui gli USA sollecitano alla rivolta il popolo cubano sono molti, e in questi giorni sono anche riusciti a far diventare “famosi” internazionalmente un gruppuscolo formato da pochi ragazzi. Loro si dichiarano artisti indipendenti (non entro nel merito sul significato di questo sostantivo; la percezione dell’arte è assolutamente soggettiva ed è bene che sia così) ma è il loro “livello culturale” che mi lascia alquanto attònito.
      Nel prossimo commento parlerò di loro e del grande polverone mediatico che sono riusciti a sollevare i mass media su questo gruppo che si è “autodefinito” movimento San Isidro.
      Chissà se Mario inizierà a capire che prima di prendere per vero quello che si legge, o si ascolta o si vede su Cuba, bisogna conoscere innanzi tutto chi lo sta pubblicando, per poi arrivare all’origine della notizia; ma so che questo è un lavoro che non tutti hanno tempo o voglia di fare. …

      • Come avevo detto alcuni quotidiani spagnoli non perdono occasione per accusare Cuba di avere un “regime repressivo”, di “incarcerare chi dissente”, di “non avere libertà di espressione”, ecc… ecc… .
        Consiglio di vedere questi due video che fanno capire qualcosa sul tema «Cubainformación TV – Lo que España o Francia no permitirían pero exigen a Cuba». L’altro lo segnalo perché parla proprio della libertà di espressione in Spagna dove la “doppia morale” è più che evidente (paese dell’Unione con il più alto numero di detenuti politici). Il video è attuale perché è stato pubblicato appena ieri «Ahí les Va – ¿“Democracia plena”? Cárcel para el rapero Pablo Hasél y permiso para marcha nazi en España»

    • LA DIS“INFORMAZIONE” SU CUBA:
      … Le varie notizie di dis“informazione” su Cuba che molti network americani diffondono (soprattutto in Florida) vengono poi riprese dai media internazionali che, senza accertarne la veridicità, le riportano come se fossero accadimenti reali e per questo le vediamo poi diffuse nel web in tutte le salse. Devo dire che in Europa sono soprattutto alcuni quotidiani spagnoli che si impegnano molto in questo lavoro; ma si sa che l’ex Presidente Aznar e il suo “gruppo amici” – ancora molto influenti in Spagna – hanno un filo diretto con i gruppi di Miami, soprattutto con Carlos Alberto Montaner (personaggio cui parlerò in altre risposte a Mario). Porto un esempio banale; si tratta di recensioni su un film (biopic) di uno dei più famosi ballerini al mondo, il cubano Carlos Acosta (ora Direttore del “Birmingham Royal Ballet”). La pagina è «cubainformacion: Yuli – progetto cubainformazione» prima dell’articolo c’è anche un video. Il film ora non si trova più in Italia, io l’ho visto su Netflix-Spagna.
      Si sa che il governo USA e le organizzazioni anticastriste finanziano qualsiasi iniziativa di propaganda all’interno dell’isola. Quasi sempre lo fanno attraverso la SINA (Sezione d’Interessi del Nord America) che per anni è stata ospitata dall’Ambasciata Helvetica a L’Avana, per poi spostarsi in quella USA da quando da pochi anni è stata riaperta.
      I finanziamenti non sono cessati nemmeno con l’amministrazione Obama. Sotto il suo mandato il Congresso ha continuato ad approvare milioni di dollari per programmi sovversivi, finanziando qualsiasi voce dissenziente al sistema politico di Cuba.
      Il network americano “Radio y Televisión Martí”, ormai in decadenza, ne è un esempio per tutte. Questa è stata creata dal governo federale degli Stati Uniti attraverso l’Agenzia per i media globali ed è fu messa in piedi molti anni fa esclusivamente con quello scopo (e questo ci può anche stare), ma la cosa ridicola – agli occhi di chi conosce bene Cuba – è la tanta spazzatura che questo network diffonde per raggiungere il suo scopo. Figuratevi che esiste un rapporto redatto da US Government Accountability Office “GAO” (Ufficio per la responsabilità del governo degli Stati Uniti) dove si accusa l’emittente di impegnarsi in propaganda politica sotto forma di editorialismo; uso di un linguaggio offensivo e incendiario nelle trasmissioni; uso di rapporti infondati provenienti da cubani che vivono nell’isola, e presentazione di opinioni individuali come notizie. La propaganda diffamatoria di questa emittente (ma ce ne sono veramente tante in Florida) è stato certificato da un’agenzia governativa USA e non da un gruppuscolo marxista-leninista difensore a oltranza della Rivoluzione cubana. Questo esempio vale anche per i cosiddetti bloggers o youtubers che si autoproclamano dissidenti. La quasi totalità di loro sono del tutto inaffidabili; se solo potreste conoscere da che tipo di “fauna” è composta questa galassia capireste quello che sto dicendo. Guardate questa donna e suoi compagni «youtube: La hija de “Valeriano Weyler”». Lei si chiama Yamila “la hija de Maceo” ed è tra le più seguite tra i tanti che ricevono finanziamenti. Incita all’odio fino a dire che se anche dovranno morire un milione di cubani nell’isola per combattere il comunismo, questo sacrificio vale la pena.
      La stragrande maggioranza di loro si scaglia contro il sistema cubano solo perché sanno che in quel modo verranno immediatamente contattati ricevendo soldi per continuare la loro propaganda, e devo dire che i cubani che lo fanno da Miami sono anche peggio di quelli che risiedono in Cuba. Gente di un livello così basso che non riesce a mettere una parola dietro l’altra e improvvisamente apre canali youtube per parlare di politica contro Cuba.
      Se si riesce a comprendere che sono decenni che Cuba subisce questa asfissiante pressione mediatica, sarà più facile capire il perché fino a pochi anni fa l’informazione era del tutto controllata, e i pochi che si definivano dissidenti non avevano spazi sufficienti per esprimersi. Cuba doveva difendersi da una continua guerra di aggressione mediatica fatta dalla più grande potenza mondiale, e tutto questo sotto il più duro embargo commerciale, sanitario e finanziario che un paese abbia mai subito nel corso della storia. In quelle condizioni non era così semplice lasciare libera l’informazione dal controllo statale.
      Ormai da anni, con l’avvento del web, le cose sono cambiate e tantissimi siti sono stati aperti facendo sentire la propria voce discordante da quella degli organi ufficiali dello Stato. Poi nelle grandi città ogni giovane gira con uno smartphone e molti di loro si improvvisano blogger pubblicando in rete le loro interviste alla gente comune, piccoli reportage e inchieste indipendenti, dove – come è giusto che sia – si evidenziano le disfunzioni del loro sistema e le forti criticità in cui la gente deve riuscire a sopravvivere, e tutto questo è pubblicato sul web senza nessuna censura, a differenza di quello che qualcuno ancora crede. Ma altra cosa è pubblicare notizie intenzionalmente manipolate e tendenziose per indurre la gente a farsi un’idea il più possibile negativa del sistema cubano, e questo è invece quello che fanno i network e i cyberdissidenti finanziati dagli USA.
      Negli ultimi anni gli sforzi dell’amministrazione americana per inasprire l’embargo e rafforzare la guerra mediatica contro Cuba sono aumentati enormemente come mai in passato era stato, e i loro finanziamenti da milioni di dollari si dividono in tanti rivoli fino a riempire le tasche di ogni voce dissenziente al sistema socialista.
      Con Trump hanno cercato di “lavorare” su due piani: Il primo è sollecitare in tutti i modi il popolo cubano ad una possibile contestazione di piazza e ad azioni provocatorie; il secondo è cercare di condizionare l’opinione pubblica mondiale veicolando un immagine del sistema cubano come liberticida e repressivo. Ma questo è un giochetto che si conosce a memoria, così sarà più facile passare per i “buoni salvatori” nel caso le contestazioni all’interno dell’isola aumentassero. In quel caso faranno finta di chiedere alla Comunità internazionale l’approvazione di un intervento esterno “in nome della libertà e della democrazia”, e quest’ultima – come sempre – acconsentirà. Questa non è una mia supposizione, dato che l’amministrazione Trump, per mezzo della comunità cubana di Miami, sta preparando iniziative che destano molta preoccupazione. Chi pensa che io stia esagerando si guardi questo video dal minuto 12,35 e poi si prenda 5 minuti per riflettere. È un video pubblicato solo pochi giorni fa su «Canal Caribe: Incitan desde Estados Unidos a la violencia y el caos en Cuba». In modo molto chiaro si può ascoltare l’auspicio di un intervento militare sull’isola guidato dagli Stati Uniti con l’appoggio della Comunità internazionale. E in quest’altro viene confermato, con documenti pubblici, quanti milioni di dollari quel personaggio e la sua organizzazione ricevono dal governo USA «Razones de Cuba: Mercenarios contra Cuba hechos en Estados Unidos».
      Io spero che le provocazioni dell’amministrazione Trump e degli esiliati cubani di Miami non diventino sempre più violente prima dell’insediamento di Biden come presidente. Purtroppo questa loro intenzione la stanno dichiarando nei vari network, e lo fanno pubblicamente, alla luce del sole, come se fosse del tutto normale.
      Ma i modi in cui gli USA sollecitano alla rivolta il popolo cubano sono molti, e in questi giorni sono anche riusciti a far diventare “famosi” internazionalmente un gruppuscolo formato da pochi ragazzi. Loro si dichiarano artisti indipendenti (non entro nel merito sul significato di questo sostantivo; la percezione dell’arte è assolutamente soggettiva ed è bene che sia così) ma è il loro “livello culturale” che mi lascia alquanto attònito.
      Nel prossimo commento parlerò di loro e del grande polverone mediatico che sono riusciti a sollevare i mass media su questo gruppo che si è “autodefinito” movimento San Isidro.
      Chissà se Mario inizierà a capire che prima di prendere per vero quello che si legge, o si ascolta o si vede su Cuba, bisogna conoscere innanzi tutto chi lo sta pubblicando, per poi arrivare all’origine della notizia; ma so che questo è un lavoro che non tutti hanno tempo o voglia di fare. …

    • NON C’È MOVIMENTO A SAN ISIDRO:
      È il titolo di un articolo datato 22 novembre che mi è capitato di leggere su “Razones de Cuba” e riguarda un nuovo gruppo di protesta battezzato col nome Movimento San Isidro. Tale gruppo, in quella data, aveva da poco iniziato uno sciopero della fame e della sete reclamando anomale, se non ridicole, richieste al Governo. L’articolo mi era piaciuto e quindi l’ho tradotto ricavandone un più breve riassunto. Lo pubblico per avere un quadro più chiaro sulle persone che compongono quel gruppo di protesta, visto che nei giorni successivi all’articolo sono accadute molte altre cose sulle quali mi soffermerò in seguito. Questo è il contenuto, il cui titolo è “Non c’è movimento a San Isidro”:
      «Al di là del nome e del boom mediatico che di solito genera un prodotto creato in rete, con la sua mente organizzativa all’estero e non a Cuba, il Movimento San Isidro è un gruppo immobile, stagnante, ripetitivo, sterile, ed è una eco di quello che si ripete ormai da anni. A chiunque di noi, ovviamente, ferisce che questi giovani siano (se lo sono) in sciopero della fame e della sete per una scelta a loro dire “politica”. Non credo davvero che nessun cubano sano di mente auguri loro un male maggiore. Ma quando si vuol far passare le richieste dei loro membri come se fossero una questione nazionale, si svela tutta la strumentalizzazione che c’è dietro a questo gruppo, cosa che puntualmente vediamo ripetersi.
      Una delle anomale richieste che avanzano questi ragazzi è la chiusura dei negozi in MLC (in dollari), altrimenti i suoi membri continueranno a scioperare fino alla morte (e già questa affermazione rasenta l’assurdità). Nessun governo al mondo agisce sotto la pressione di una minoranza che non rappresenta nessuno se non una manciata di persone.
      Questi ragazzi devono capire che il popolo cubano non si mobilita con loro perché il Movimento San Isidro non li rappresenta, non propone nulla di nuovo, non mostra loro un futuro simile alle loro aspirazioni né insegna loro la via della speranza. La prima cosa che il gruppo deve fare è smettere di ricevere denaro che proviene direttamente dal governo degli Stati Uniti, attraverso organizzazioni come la Cuban American National Foundation, perché questo è considerato un reato penale in qualsiasi altro paese del mondo. È a dir poco ipocrita anche esigano il divieto di far arrivare soldi alle famiglie cubane spediti dai propri parenti che risiedono negli Stati Uniti, per farli almeno sopravvivere, mentre loro ricevono finanziamenti da quel paese come se nulla fosse. Sostengono fortemente le politiche di Donald Trump e poi si chiedono perché il popolo cubano non li appoggi. In alcuni video pubblicati da loro stessi si vede il degrado esistenziale e culturale di questo gruppo e in uno si vede una foto del loro leader mentre defeca avvolto dalla bandiera cubana. Non parliamo poi della mancanza di preparazione politica, teorica, etica, filosofica ed economica che si rispecchia direttamente nei loro metodi di protesta. No, Cuba non sta al Movimento San Isidro come il Movimento San Isidro non rappresenta Cuba.
      Spero che i ragazzi non continuino con questo sciopero. Mi farà bene sapere nei prossimi giorni che le loro condizioni di salute siano buone. Ma se decidono di continuare, e le loro condizioni di salute si complicano, so, e ho tutte le ragioni per crederci, che nel nostro sistema sanitario pubblico saranno trattati gratuitamente come farebbero con qualsiasi altro cubano. La mano di un medico si poggerà su chiunque di loro ne abbia bisogno. Questo, alla fine, è ciò che San Isidro sembra ignorare. Questo si chiama socialismo e si chiama rivoluzione.

    • LA CREDIBILITÀ DEL “MOVIMENTO” SAN ISIDRO:
      Dopo il commento precedente inizio col dire che anche intorno a queste poche persone si è costruita un informazione artefatta, parlando di artisti e intellettuali perseguitati. Sull’isola basta pronunciare solo una sillaba contro il governo che questa viene ripresa e riportata come un proclama di dissenso dai vari network USA, presentando quella sillaba come un “manifesto” condiviso da una moltitudine di persone oppresse dalla dittatura comunista. In poco più di un mese nella rete sono stati pubblicati centinaia di articoli su questo gruppo; il fatto è che raccontano quasi tutti la stessa identica storia; ma è normale, i più fanno un copia e incolla da un articolo che leggono, aggiungono una virgola e lo ripubblicano.
      Il loro lider è Luis Manuel Otero Alcántara e si autodefinisce un artista indipendente autodidatta. Più di una volta è stato fermato e portato in commissariato dalla polizia per vilipendio alla bandiera e ai simboli patri, e a volte hanno interrotto anche le sue performance pubbliche che “oltrepassavano” la libera espressione. In Europa per lo stesso motivo ci sono codici penali molto più severi di quello di Cuba. Per esempio in Italia: «chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibile o imbratta la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con una multa di massimo10.000 euro e/o con la reclusione fino a due anni». Però qui siamo a Cuba, quindi tutti i mass media internazionali gridano alla “repressione della dittatura comunista” perché Luis Otero Alcántara, per gli stessi motivi che elenca il codice penale italiano, è stato detenuto solo per un brevissimo tempo.
      Come scritto nel commento precedente, il cosiddetto movimento ha inscenato anche uno “sciopero della fame e della sete” in difesa del rapper cubano Denis Solís. Giorni prima, quando un poliziotto consegnava a Denis Solís una notifica per presentarsi negli uffici di polizia (essendo accusato di ricevere finanziamenti da Miami per eseguire atti sovversivi in Cuba), egli si rifiutava di firmarla e iniziava a insultarlo dicendogli che era una testa di c..zo vestito da poliziotto, un topo di fogna, un omosessuale, ecc … ecc… Per poi continuare: “io con questa notifica mi ci pulisco il c..o”. Infine inneggiava a Trump urlando “Trump 2020”. Siamo a conoscenza di questo perché lo stesso rapper filma tutto e poi lo pubblica in rete. Dopo il suo arresto lo stesso Denis Solís confessa di aver ricevuto finanziamenti per svolgere azioni violente sul territorio cubano.
      A questo punto, in solidarietà al rapper, i ragazzi del MSI iniziano uno “sciopero della fame e sete” chiudendosi in un appartamento. In questo modo creano però un assembramento di varie persone e senza l’uso delle mascherine. Ricevono poi anche un’altro giovane appena arrivato dagli Stati Uniti senza che abbia rispettato la “quarantena”, violando così le più basilari norme anti Covid (a Cuba molto rigide). Dopo lo sgombro della polizia – per motivi di prevenzione sanitaria – lo sciopero della fame si è rivelato una farsa, visto che è stato trovato il frigo pieno di alimenti e scontrini di acquisto con data seguente all’inizio dello sciopero; con i ragazzi in piena salute dopo una settimana di digiuno come loro avevano dichiarato. I ragazzi pubblicavano video-comunicati simulando mancanza di energie e dicendo che avrebbero continuato lo sciopero fino alla morte, ma subito dopo si filmavano pieni di energia ballando salsa cubana. Un riassunto degli avvenimenti si trovano in questo video «youtube Razones de Cuba – Denuncia de las acciones provocativas del llamado Movimiento San Isidro en Cuba». Il video inizia con il rapper Denis Solís che prende a male parole il poliziotto; con i loro balli di salsa; il frigo pieno; la solidarietà espressa dal segretario di Stato Mike Pompeo; ecc…, ecc…
      Pochi giorni dopo essere stati sgombrati dalla polizia, ma ormai sotto l’ala protettiva di Washington, i mass media USA hanno nuovamente portato alla cronaca questi ragazzi, ma questa volta per un altro caso: un sit-in di artisti indipendenti svolto sotto il Ministero della Cultura. …

    • IL SIT-IN DI ARTISTI INDIPENDENTI:
      … Il 27 di novembre c’è stato un avvenimento inusuale a Cuba, perché non ricordo di aver mai visto tante persone assembrate sotto un Ministero ed esigere di essere ricevute. Una delegazione di loro è stata poi ricevuta dal vice Ministro ed era riuscita a ottenere aperture sulle loro richieste nell’avere meno vincoli burocratici e meno filtri ideologici per esporre le loro opere. Quando la delegazione è uscita dell’edificio ha spiegato il contenuto dell’incontro ai tanti che erano rimasti in strada ad aspettarli. In questo video si possono ascoltare alcuni dei delegati che spiegano quello che sono riusciti ad ottenere dall’incontro «yuotube: Acuerdos entre el Ministerio de Cultura y artistas e intelectuales cubanos»
      Quello che invece è stato del tutto inventato dai mass media, è che quei giovani artisti erano guidati dal cosiddetto movimento San Isidro, intestandogli mediaticamente l’organizzazione di quel sit-in. Hanno poi iniziato ad accusare il Ministro di rimangiarsi la parola per non voler continuare il dialogo con gli artisti indipendenti. Su quest’ultimo fatto si deve sapere che nella lista di delegati che doveva incontrarsi con il Ministro sono stati inseriti anche dei nomi di alcuni ragazzi del MSI. È stato solo a quel punto che il Ministro si è rifiutato di incontrarli, spiegando che se nella lista fossero rimasti i nomi di chi veniva finanziato dagli USA per provocare disordini nell’isola, in violazione della costituzione cubana, lui si rifiutava di sedersi allo stesso tavolo con loro; invece il confronto avrebbe potuto continuare senza problemi con tutti gli altri rappresentanti.
      Questo è un video che spiega come pian piano si sono sviluppate le cose e fa ascoltare le dichiarazioni fatte dagli stessi appartenenti al MSI su possibili azioni provocatorie da svolgere a breve periodo nell’isola: «youtube Canal Caribe – Estrategia del gobierno de EE.UU para promover subversión interna en Cuba». Per chi fa fatica a capire bene lo spagnolo metta la velocità del video al 75% in modo che può ascoltarlo più lento.
      Dalla sconfitta di Trump le comunità anticastriste di Miami stanno alzando pericolosamente il tiro incitando e finanziando gruppuscoli o anche singole persone a svolgere atti provocatori nell’isola, e allo stesso tempo annunciano pubblicamente che alla prima occasione di repressione si deve intervenire anche militarmente, fornendo armi agli stessi cubani. Il fatto preoccupa molto, perché stanno facendo del tutto per fomentare una rivolta di piazza, in modo da provocare una reazione della polizia e creare la “legittimità” per un intervento esterno.
      Quante volte, in altri paesi, abbiamo assistito a cose del genere; ultimamente ce li stanno riproponendo di continuo proprio in America latina, con gli USA, il Fondo Monetario Internazionale e le grandi corporazioni finanziarie che dietro le quinte hanno organizzato i cosiddetti “golpes blandos” contro quei governi di sinistra che si erano smarcati dalle politiche neoliberiste. Ne parlerò al prossimo commento …

    • EL PLAN CONDOR 2 – LOS GOLPES “BLANDOS”:
      … Dai primi anni 2000 i lider socialisti dell’America latina hanno iniziato a vincere le elezioni in vari paesi e da subito hanno invertito le politiche neoliberiste promuovendo radicali riforme sulla giustizia sociale; riappropriazione delle loro risorse naturali, da sempre sfruttate da multinazionali estere; indipendenza dall’agenda politica dettata dagli USA; riforme nel campo sanitario, scolastico ed economico, tirando fuori dalla povertà più assoluta milioni di persone. In questi ultimi quindici anni i poteri finanziari e le grandi multinazionali hanno mal digerito che in America latina, per la prima volta nella Storia, si era venuto a creare un fronte progressista/socialista dove nemmeno il Fondo Monetario Internazionale (FMI) poteva più dettare legge ricattandoli sul debito pubblico. Quando nel passato un governo non si voleva genuflettere ai diktat di Washington, essi intervenivano militarmente con golpes militari, mentre ora usano altri strumenti, come la falsa propaganda mediatica; procedure antidemocratiche con l’avvallo delle Organizzazioni Internazionali (con a capo Segretari a loro “busta paga”); e l’immancabile lunga mano del FMI.
      Inizio portando l’esempio del Venezuela, dove l’embargo gli impedisce di raffinare persino il suo stesso petrolio; dove le proprie riserve auree sono state bloccate illegittimamente nei depositi delle grandi banche internazionali; dove il FMI ha fatto di tutto per far galoppare l’inflazione in modo vertiginoso; dove ormai tutta l’economia è paralizzata; dove si sono inventati l’autoproclamato presidente/fantoccio Juan Guaidò. Nonostante tutto ancora non sono riusciti a rovesciare il legittimo governo di Maduro (un altra cosa è invece valutare la pochezza delle “qualità” politiche di Maduro). È ovvio che il principale interesse degli USA in quel paese è rimettere le mani su “l’oro nero”. Qui in Europa pochi sanno che in Venezuela ci sono le più grandi riserve di petrolio al mondo: 300,9 miliardi di barili.
      Sono ben due anni che gli Stati Uniti si sono inventati il burattino Juan Guaidò, facendolo riconoscere come Presidente anche da altri paesi senza che sia passato attraverso elezioni. Tanto è palese questa farsa che gli stessi che lo hanno riconosciuto come presidente continuano ad avere come referente politico nel proprio paese l’ambasciatore venezuelano che però rappresenta il legittimo Governo del Presidente Maduro. Sul tema vi segnalo questi due ironici ma seri video: «RT en español – Venezuela: Fiebre de “autoproclamaciones” en las redes sociales». Non saltate questo secondo video, di sicuro due risate ve le farete «RT en español – “A cualquiera le pasa”: tibia reacción ante las fotos de Guaidó con narcos».
      Passiamo ora in Bolivia, dove un anno fa erano riusciti a fare un colpo di Stato con l’avvallo della OSA (Organizzazione degli Stati Americani) il quale Segretario è il contestatissimo Luis Almagro. La OSA ha preso quella decisione solo per le accuse di brogli elettorali fatte dai mass media nazionali contro il Presidente Evo Morales. Dopo il linciaggio mediatico Morales diede disponibilità a ripetere le elezioni convinto della sua limpida vittoria, ma i militari lo hanno impedito intimandogli le dimissioni con un proclama trasmesso in TV, e subito è partito un processo nei suoi confronti. Questo è un video che spiega l’accaduto «Ahí les Va: Bolivia sin Evo: ¿golpe o autoproclamación legítima?».
      Morales aveva raggiunto in pochi anni traguardi inimmaginabili, ridotto drasticamente le diseguaglianze sociale (non togliendo ai ricchi ma riuscendo a tirar fuori dalla miseria i più poveri). Nonostante questi risultati siano riconosciuti internazionalmente è stato costretto a fuggire in esilio per non essere arrestato (ora il suo partito, il “MAS”, ha nuovamente vinto le recenti elezioni, e così è potuto finalmente rientrare in patria). Sono tanti gli interessi su cui vogliono mettere le mani in Bolivia, ma tra tutti il principale è “l’oro bianco”. In quel paese si trovano i più ricchi giacimenti di litio al mondo, minerale in fortissima ascesa per l’esponenziale richiesta dovuta alle batterie degli smartphone; a quelle delle auto elettriche/ibride; e anche alle enormi centrali elettriche che di recente si stanno sviluppando negli USA, alimentate proprio da gigantesche batterie al litio. È chiaro che le grandi multinazionali vogliono metterci le mani sopra, ma Evo Morales non glielo aveva mai permesso. Segnalo due video dove l’ex Presidente boliviano parla del ruolo degli Stati Uniti e del Fondo Monetario in America latina «youtube: Se gobierna mejor sin FMI ni EE.UU: Evo Morales». Invece quest’altro video si può iniziare a vederlo dal minuto 7,40 fino al minuto 10 «youtube: ¡JORGE RAMOS ES HUMILLADO POR EL AMLO DE E.U.A BERNIE SANDERS, EN SU PROPIO PROGRAMA!» (tutto maiuscolo). Qualcuno mi dica se nei grandi media europei ha mai visto pubblicate dichiarazioni del genere.
      Un altro Presidente obbligato all’esilio per “corruzione” (anche non sono riusciti a produrre nessun documento che confermi questa accusa) è il socialista Rafael Correa, che per le sue straordinarie politiche di equità sociale e di riforme economiche ha portato l’Ecuador a livelli di crescita mai raggiunti nella sua storia. Correa, essendo un economista con dottorato conseguito negli Stati Uniti, sa bene di cosa parla quando contesta e rifiuta le politiche neoliberiste. In questo video, da esiliato, spiega lo golpes “blandos” e anche l’orgoglioso riscatto dell’Ecuador negli anni della sua presidenza «youtube – El Plan Condor 2, estan dispuestos a aniquilar a los lideres progresistas». Per chi vuol conoscere solo un po’ il profilo politico di Rafael Correa (ne vale la pena) si guardi questa intervista fatta in Messico «Rafael Correa, expresidente de Ecuador, sobre el socialismo de siglo XXI – Es la hora de opinar» o magari quest’altro video che è più breve e nel quale sono raccolte deliziose pillole di interviste a Correa «678informes – LOS SACO A PASEAR CON CORREA – 18-12-14». Forse capirete il perché i neoliberisti l’hanno costretto all’esilio con infamanti accuse.
      Questi uomini hanno potuto evitare il carcere solo con l’esilio, cosa che invece non ha potuto fare il socialista Lula da Silva in Brasile, che per non farlo partecipare alle elezioni lo hanno sbattuto in prigione. Lo stesso giudice che lo ha condannato è stato poi promosso a Ministro della Giustizia dal nuovo governo del fascista Bolsonaro … non aggiungo altro!
      Uomini come Morales, Lula, Correa, Obrador/AMLO, ecc… ecc… non potranno mai essere accettati nel continente latino americano dal potere finanziario di Wall Street e della City di Londra che, dall’inizio degli anni ’80, decidono le sorti dell’economia mondiale.
      Essendomi messo a parlare dei “golpes blandos” può sembrare che sia andato fuori tema riguardo le accuse fatte da Mario al sistema cubano, invece ho portato questi esempi per far capire perché Fidel Castro si è dovuto difendere con ogni mezzo dagli USA e dalle potenti organizzazioni anticastriste, a tal punto da essere costretto ad attuare una politica molto restrittiva sull’informazione e nei confronti di quei “dissidenti” pagati da Washington. Non era facile per lui provare a costruire la nuova società socialista in quel contesto. Fidel è stato costretto per decenni a una “guerra difensiva” che l’ha fortemente condizionato nella sua politica interna. Dalla sconfitta di Trump questa “guerra” si sta sempre più radicalizzando con dichiarazioni pubbliche dove si rivendica apertamente l’obbiettivo di rovesciare il sistema cubano anche con un intervento armato. Per questi motivi, a fine novembre, migliaia di giovani, insieme a molti artisti, hanno sentito l’esigenza di scendere in strada per far capire da che parte stanno. Lo hanno fatto per difendere il loro socialismo, anche se sono coscienti che è un socialismo malandato, imperfetto, limitante, da loro stessi più volte maledetto, ma al quale, nonostante tutto, non vogliono rinunciare negoziandolo con una “democrazia” imposta da altri e al servizio del capitale finanziario. Ascoltate le voci di questi giovani: «youtube – Cuba en Resumen – El habanero parque Trillo vibró esta tarde en defensa de la Revolución».
      Chiudo qui questo commento. Nel prossimo parlerò dei medici cubani in missioni all’estero. Purtroppo anche alcuni mass media europei hanno iniziato a propagandare le diffamanti accuse sulle loro missioni internazionali …

    • commento di AURELIANO

      I MEDICI IN MISSIONI INTERNAZIONALI:

      … Da tempo è iniziata una campagna diffamatoria anche sulle missioni dei medici cubani. Quello che si vuol far credere è che questi medici siano degli automi usati come schiavi, sfruttati e obbligati dal Governo cubano a svolgere il loro lavoro all’estero.
      Per chi non lo sapesse Cuba ha iniziato a praticare la solidarietà internazionalista subito dopo il trionfo della rivoluzione e non solo in questi ultimi tempi. Lo ha fatto aiutando il sistema educativo di alcuni paesi del terzo mondo inviando propri insegnanti per le campagne di alfabetizzazione; in passato lo ha fatto anche con propri uomini andati a morire in paesi sotto dittature militari per aiutare le cause dei movimenti di liberazione nazionale e dando a loro anche appoggi logistici; lo ha fatto, e continua a farlo, con le missioni internazionali dei propri medici. In questo video all’Assemblea dell’ONU c’è una tra le più emblematiche denunce fatte da Fidel contro la cinica indifferenza del cosiddetto “primo mondo” nei confronti di tutti gli altri esseri umani che lottano quotidianamente per la loro sopravvivenza «Cubadebate – Fragmento del histórico discurso de Fidel en la ONU en 1979». Mentre tutti i presenti all’Assemblea si sono limitati ad applaudirlo, Fidel Castro, al contrario di loro, ha fatto seguire i fatti.

      L’esempio più significativo nel campo sanitario è il progetto umanitario che lui stesso ha fortemente voluto, sostenuto anche dal Venezuela del Presidente Chavez (progetto creato nel 2004 e tuttora in vita). Una sintetica ma esplicativa pagina si trova su «it.wikipedia – Misión Milagro». Si tratta di un’immensa operazione di solidarietà internazionale creata per aiutare milioni di persone tra le più povere al mondo, ripeto, milioni e non centinaia. Un operazione umanitaria che se fosse stata fatta da qualsiasi altro paese se ne sarebbe parlato su tutti i media internazionali, ma così non è stato, altrimenti si sarebbe dovuto dare merito a Cuba e a Fidel (tanto è che su questo tema non si trova molto in rete). Questo è un video dove si parla della missione cubana in El Salvador e dei benefici umani ed economici che quel piccolo paese ne ha ricavato «PLTV – Operación Milagro en El Salvador con presencia cubana». In questo progetto centinaia di medici altamente specializzati in oftalmologia sono andati in decine di paesi del terzo mondo (dall’Africa, all’Asia, ma soprattutto in America latina) eseguendo interventi gratuiti a una moltitudine di persone che mai e poi mai avrebbero potuto permetterselo, perché per un semplice intervento alla cataratta, il più delle volte, il conto da pagare sarebbe stato l’equivalente di un anno del loro salario. Operazioni che hanno risolto patologie che avrebbero portato molti di loro alla completa cecità. Ad oggi ne hanno beneficiato gratuitamente 6 milioni di persone, la maggior parte abitanti nei più reconditi e poveri villaggi. In alcuni paesi ci sono stati anche boicottaggi e pressioni sui governi nazionali da parte delle aziende sanitarie private per sospendere la collaborazione con Cuba, perché non gradivano affatto vedere che la popolazione locale poteva usufruire gratuitamente di quegli interventi chirurgici.

      Il sistema medico di Cuba è molto preparato nel fronteggiare le emergenze sanitarie e sono in molti che richiedono la loro presenza nel proprio paese. Negli ultimi anni, pur con tutte le difficoltà economiche e di aggressione politica che Cuba deve affrontare all’interno dell’isola, alcune delle missioni internazionali continuano a svolgerle gratuitamente (soprattutto nei paesi più poveri), mentre altre vengono contrattualizzate come “esportazione di servizi professionali” (soprattutto nei paesi economicamente più avanzati) e questo per le casse dello Stato è più che mai importante in un momento così difficile che l’isola sta passando. Non bisogna dimenticare che anche gli stessi medici in missione ricevono dallo Stato cubano molto più del pianificato “salario socialista”, inoltre hanno alloggio e vitto gratuito e al loro rientro a Cuba a ognuno è data la possibilità di importare liberamente (tramite un grande container) arredamento, elettrodomestici e altre mercanzie che è difficile trovare nei negozi cubani.
      Un altra delle false accuse da sfatare è che nessun medico è obbligato a partire, tutti si presentano per le missioni volontariamente.
      Di recente abbiamo visto come la loro professionalità è servita nel prevenire la diffusione del Covid-19 e anche a dare assistenza ai malati; in questo caso sono stati in molti a chiedere la loro collaborazione e in Italia sono intervenuti gratuitamente. Su questo tema segnalo due articoli del conosciuto quotidiano inglese che spiega molto bene le cose «The Guardian: Cuba sets example with successful programme to contain coronavirus». Il secondo parla anche dell’Italia ed è «The Guardian: ‘Doctor diplomacy’: Cuba seeks to make its mark in Europe amid Covid-19 crisis» (per chi non sa l’inglese usi google traslate ed è fatta). Poi c’è la simpatica Inna Afinogenova che, con la sua solita ironia, spiega l’efficiente metodo di prevenzione che si attua in Cuba «youtube – Ahì les Va: Claves del éxito de Cuba contra el coronavirus».

      Questa campagna diffamatoria sulle missioni mediche che da un po’ di tempo è uscita suoi media è la conferma dell’insensato e crudele accanimento che da sempre subisce quel paese. Pur di rendere credibili agli occhi del mondo le loro deliranti accuse, alcuni senatori statunitense capitanati dal Senatore Marco Rubio (di origine cubana) hanno presentato un progetto di legge che prevede sanzioni nei confronti delle nazioni che chiedono l’invio dei medici cubani nel proprio territorio. La ridicola accusa che hanno presentato al Congresso è quella di – aprite bene le orecchie – «schiavitù moderna e tratta umana». Si, avete letto bene! Accusano il governo di schiavitù e tratta umana nei confronti dei propri medici. Questa ridicola accusa è solo per evitare che Cuba possa sostenere la sua malandata economia anche con l’aiuto dei soldi che riceve tramite queste missioni. Non commento altro, ma segnalo un articolo pubblicato dal Ministero degli Esteri di Cuba dove si può leggere la risposta a questa ignobile campagna che ormai si sta diffondendo sempre di più. L’articolo è in italiano e si trova su «minrex – La crociata degli Stati Uniti contro la cooperazione medica internazionale di Cuba». Solo leggendolo tutto si può comprendere con molta chiarezza e con dati alla mano il lavoro che queste missioni mediche svolgono nel mondo e poi si può confrontare con le accuse propagandate dai mass media internazionali.

      Come ho più volte detto molte delle false notizie su Cuba provengono dai cosiddetti cyberdissidenti finanziati con i soldi USA/CIA, dopodiché vari network gli fanno da cassa di risonanza e poi si diffondono a livello mondiale. Ma vi siete mai domandati perché a Cuba nessuno se li fila? Come mai da molti anni tutti i paesi socialisti sono caduti con rivolte popolari o grandi manifestazioni di massa e invece a Cuba queste persone (con finanziamenti a pioggia di milioni di dollari) non riescono a creare nessuna presa di coscienza tra i loro concittadini spingendoli alla rivolta? Eppure nell’isola la crisi è molto forte e di motivi per una protesta di piazza ce ne sarebbero davvero tanti. La ragione per cui vengono ignorati dalla maggioranza dei cubani è una sola: non sono cre-di-bi-li.
      Restando su questo tema devo rispondere all’argomento “Damas de blanco” che Mario prende come esempio della repressione castrista, affermando che loro sono «donne indifese, perseguitate e aggredite con violenza dalla polizia, come le foto dimostrano». Anche da quello che ho letto in questo stesso articolo, e in altri che si trovano nella sezione dedicata a Cuba, c’è la convinzione che le Damas siano un simbolo della dissidenza cubana e che sono vittime di una dura repressione. Il mio punto di vista è un po’ diverso, forse lo è perché conosco qualche dettaglio in più sulla loro storia e questo mi è sufficiente per pensarla in altro modo.
      Però, per far capire (a chi non le conosce) perché queste donne si sono unite e hanno iniziato la loro protesta, bisogna prima approfondire cosa è stata la cosiddetta “Primavera negra”. Lo farò nel prossimo commento …

      • I BAMBINI DI CHERNOBYL A CUBA:
        Oggi sono passati 35 anni dalla tragedia di Chernobyl, era il 26 aprile del 1986.
        Questo mi ha fatto ricordare un altro grande gesto di solidarietà internazionalista che Fidel Castro ha compiuto ma del quale non si è mai parlato nei media internazionali. Credo che nel mondo in pochi conoscano questa straordinaria storia.
        Quando gli effetti della catastrofe nucleare cominciarono a manifestare le terribili conseguenze sugli esseri umani e anche i bambini cominciarono ad ammalarsi Fidel decise di aprire loro le porte di Cuba. Era marzo del 1990 quando iniziarono ad arrivare i primi bambini accompagnati dai loro genitori. L’Unione Sovietica pensava solo alle spese per il viaggio aereo mentre Cuba si prendeva la responsabilità e l’onere economico delle cure mediche e del soggiorno dei genitori.
        A novembre del 1989 era crollato il muro di Berlino e poi, nel 1991, con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, Cuba venne dimenticata da tutti i nuovi lider degli ex paesi comunisti, compreso Boris Eltsin che guidava la nuova Russia verso il capitalismo. I loro trattati economici di “mutuo soccorso” furono di colpo annullati e Cuba entrò nella sua più grave crisi economica mai vissuta, aggravata ancor di più dal duro embargo: quello fu il duro “periodo especial”.
        Nonostante aver subito questo trattamento, o forse meglio dire “tradimento”, Fidel, pur con mille difficoltà all’interno dell’Isola, non ha mai abbandonato quei bambini e la loro speranza di vita. Il progetto di solidarietà realizzato da Cuba è stato portato avanti fino al 2011 (per ben 22 anni). I bambini ai quali sono state dedicate cure e assistenza sono stati più di 21.000, mentre più di 4.000 furono gli adulti; tutto offerto gratuitamente!
        Quale Paese al mondo si è mai dedicato a un gesto di così alta solidarietà. Se è riuscita a farlo una nazione isolata, senza risorse economiche, sotto embargo e abbandonata da tutti, è più che evidente che simili decisioni possono essere figlie solo di una forte volontà politica nel perseguire ideali di solidarietà umanitaria, e Fidel, a differenza degli altri, questa volontà ce l’ha sempre avuta.
        C’è un film prodotto in Canada uscito nel 2018 che parla di questo, ed è tratto da una storia vera, il titolo è “Un traduttore” (ora si trova sulla piattaforma Amazon prime). In verità il film parla principalmente di quanto quell’esperienza di vita abbia cambiato un professore cubano di letteratura russa che improvvisamente si trova a fare da traduttore tra il personale medico e i bambini malati. Nel film si vede che la caduta del muro di Berlino avviene dopo l’arrivo dei bambini, ma la cronologia di quegli avvenimenti è avvenuta nelle date che ho citato.
        Per chi volesse approfondire segnalo questo documentario dove il protagonista è uno di quei bambini rimasto a vivere a Cuba: youtube «Mesa Redonda – “Documental: Sacha, un niño de Chernobyl” – 29/03/2021». Se si vuole saltare la presentazione di come il documentario è nato, si può iniziare direttamente dal minuto 18:50.
        Tutto quello che Cuba ha fatto per quei bambini lo ha fatto sotto un asfissiante embargo, e in questo altro documentario, con sottotitoli in italiano, si può capire che significa per la sanità cubana subire questa inumana barbarie: youtube «ItaliaCubaNazionale – Il blocco contro Cuba: il genocidio più lungo della Storia»

        • Questa che segue è la traduzione di un piccolo estratto dal discorso di Fidel Castro tenutosi alle Nazioni Unite nel 1979, di cui ho segnalato il video al principio del testo sui medici in missione all’estero.

          “Signor Presidente, illustri rappresentanti:
          Si parla spesso di diritti umani, ma bisogna parlare anche di diritti dell’umanità.

          Perché alcune persone devono andare scalze in modo che altri viaggino in auto di lusso? Perché alcuni devono vivere 35 anni perché altri ne vivano 70? Perché alcuni dovrebbero essere miseramente poveri in modo che altri siano esageratamente ricchi?
          Parlo a nome dei bambini che nel mondo non hanno un pezzo di pane; parlo a nome dei malati che non hanno medicine; parlo a nome di coloro a cui è stato negato il diritto alla vita e alla dignità umana.
          Alcuni paesi hanno un mare, altri no; alcuni hanno risorse energetiche, altri no; alcuni hanno terra in abbondanza per produrre cibo, altri no; alcuni sono così saturi di macchine e fabbriche che non riescono nemmeno a respirare l’aria delle loro atmosfere avvelenate; altri non posseggono che le loro braccia magre per guadagnarsi il pane.
          Alcuni paesi hanno abbondanti risorse, altri non hanno niente. Qual è il destino di questi? Morire di fame? Essere eternamente poveri? A cosa serve allora la civiltà? A cosa serve la coscienza dell’uomo? A cosa servono le Nazioni Unite? A cosa serve il mondo?
          Non si può parlare di pace a nome delle decine di milioni di esseri umani che muoiono ogni anno di fame o malattie curabili in tutto il mondo. Non si può parlare di pace a nome di 900 milioni di analfabeti.
          Lo sfruttamento dei paesi poveri da parte dei paesi ricchi deve finire! So che anche in molti paesi poveri ci sono sfruttatori e sfruttati. Mi rivolgo alle nazioni ricche perché contribuiscano. Mi rivolgo ai paesi poveri perché distribuiscano.

          Basta infine con le parole! Sono necessari i fatti!

          Basta astrazioni, servono azioni concrete! Basta parlare di un nuovo ordine economico internazionale speculativo che nessuno capisce; dobbiamo parlare di un ordine reale e oggettivo che tutti capiscono!
          Non sono venuto qui come profeta della rivoluzione; non sono venuto per chiedere o desiderare che il mondo si agiti violentemente. Siamo venuti a parlare di pace e collaborazione tra i popoli e siamo venuti ad avvertire che se non risolviamo pacificamente e saggiamente le attuali ingiustizie e disuguaglianze, il futuro sarà catastrofico.
          Il rumore delle armi, il linguaggio minaccioso e l’arroganza sulla scena internazionale devono cessare. Basta con l’illusione che i problemi del mondo possano essere risolti con armi nucleari. Le bombe possono uccidere gli affamati, i malati, gli ignoranti, ma non possono uccidere la fame, la malattia, l’ignoranza. Né possono uccidere la giusta ribellione dei popoli, e nell’olocausto moriranno anche i ricchi, che sono quelli che hanno più da perdere in questo mondo.
          Diciamo addio alle armi e dedichiamoci civilmente ai problemi più urgenti della nostra epoca. Questa è la responsabilità e il dovere più sacro di tutti gli statisti del mondo. Questa è anche la premessa indispensabile della sopravvivenza umana.
          Molte grazie!

          Fidel Castro Ruz

    • commento di Aureliano

      CONVERSANDO CON CORREA:
      Prima di passare al commento sui medici cubani in missione all’estero mi è ritornato in mente un programma di interessanti interviste/conversazioni che proprio l’ex Presidente Rafael Correa fa a molti personaggi famosi, politici e non. Se si ha voglia di conoscere meglio i profili dei vari presidenti di sinistra che hanno dovuto combattere contro le politiche neoliberiste imposte dalle varie amministrazioni USA e dal FMI consiglio di guardarsi queste belle conversazioni realizzate dall’ex Presidente dell’Ecuador ai suoi colleghi, dove si può capire molto su quello che è successo in questi ultimi 20 anni in alcuni paesi del continente latino-americano (i primi 15 anni con governi di sinistra e politiche di equità sociale e poi nei recenti anni col ritorno dei governi neoliberisti). In questa pagina c’è l’elenco di tutte le sue video-interviste «RT – Conversando con Correa», cliccando sul link “Más”, che si trova a fine pagina, ne appaiono altre.
      Veramente tutte interessanti ma l’intervista fatta al nuovo Presidente argentino Alberto Fernández (aveva appena vinto l’elezioni contro il Presidente uscente, il neoliberista Mauricio Macri) fa capire bene come le politiche neoliberiste riportino inevitabilmente alla rovina economica e umana la grande maggioranza della popolazione dei paesi latino americani; quella parte di popolazione che, con duri anni di riscatto sociale – grazie ai governi di sinistra – aveva iniziato a vivere molto più dignitosamente.
      Oltre ai lider politici Correa intervista personaggi come John Perkins, ex consulente finanziario e pentito “sicario economico” che faceva il lavoro sporco per le grandi corporazioni americane; intellettuali come Noam Chomsky; artisti del calibro di Roger Water dei Pink Floyd o di Silvio Rodriguez, famoso cantautore cubano della “nueva trova” e sostenitore della Rivoluzione; il regista Oliver Stone; il Premio Nobel per la pace Rigoberta Menchù;Mariela Castro (figlia di Raul e unica eccezione da parte dei Castro a far ricoprire una carica pubblica a un loro famigliare). Mariela è presidentessa del “Centro Nacional de Educación Sexual de Cuba” e tra lei e Correa si è sviluppata una interessante conversazione sulla diversità di genere, d’identità sessuale e sui diritti civili che ne conseguono, sui quali la legislazione cubana è all’avanguardia (anche se in molti cercano di far credere il contrario).
      Insomma, per chi vuole conoscere l’attuale realtà del continente latino-americano, queste interviste di Rafael Correa sono una preziosa fonte di informazioni che spaziano su diversi temi e che mai potreste trovare nei mass media europei.
      Mi dispiace per chi non conosce lo spagnolo, comunque c’è possibilità di scegliere sottotitoli in varie lingue ma purtroppo non in italiano.

    • LA PRIMAVERA NEGRA – LE CONDANNE – LE MARCE:
      … Sulle Damas de blanco sono in tanti che nel mondo credono alla loro buona fede. Inizio dicendo che i primissimi tempi era più che comprensibile che un gruppo di donne organizzate scendessero spontaneamente in strada per i loro congiunti, condannati ad anni di prigione dopo quella che venne chiamata “la primavera negra”. È normale che si sentissero in dovere di farlo, anche se i loro famigliari non erano stati condannati per le loro opinioni politiche (come invece si è fatto credere all’opinione pubblica straniera) ma lo erano stati per aver messo in atto una campagna di propaganda contro il Sistema cubano, campagna finanziata tramite la SINA, con soldi ricevuti dalle varie agenzie dell’amministrazione USA.
      Bisogna comprendere che Cuba alla fine degli anni ’90 si stava appena risollevando dal durissimo “periodo especial” e in più doveva difendersi da infiltrazioni terroristiche con attentati eseguiti sul suo territorio. Gli USA e gli anticastristi avevano capito che quello era il momento più opportuno per far cadere il Sistema cubano: da un lato con azioni terroristiche che avrebbero causato la caduta verticale del turismo (grande fonte di sostentamento economico per Cuba) e dall’altro lato con finanziamenti per una massiccia campagna di propaganda contro il sistema socialista, cercando di coinvolgere la popolazione ad una sollevazione di piazza (popolazione ormai ridotta allo stremo dal periodo especial) perché si sa, quando c’è la pancia vuota la rivolta è più facile.
      Questo è solo un estratto di un articolo troppo lungo da riportare per intero: «Nel 2003 a seguito dei così detti processi “sommari” erano state arrestate 75 persone. Il processo sommario (da noi chiamato per direttissima) prevede la riduzione dei tempi di esecuzione del processo. E’ previsto dalla legislazione di 100 paesi (Usa compresi). Dei 54 avvocati della difesa solo 10 erano designati d’ufficio. I tribunali giudicanti erano ordinari e non costituiti ad hoc; le udienze erano pubbliche. Nessun detenuto è stato messo in isolamento per impedirgli di concordare con altri imputati la propria difesa. Si è detto che è stato condannato il fior fiore dell’intellettualità cubana. Ebbene: su 37 giornalisti indipendenti dichiarati, solo 4 erano laureati in giornalismo o sono stati giornalisti. In realtà erano “giornalisti” in quanto pagati dagli USA per scrivere “testimonianze” sul cattivo comunista Fidel Castro, sulla sua “dittatura” e per difendere l’embargo.
      Le condanne non hanno punito idee, ma atti tesi a danneggiare l’economia cubana propugnando l’inasprimento dell’embargo e sostenendo con le proprie azioni la politica Usa verso Cuba. Il tutto adeguatamente finanziato dalla SINA con sede a L’Avana.
      Qualsiasi legislazione, in primis quella Usa, punisce chi agisce in accordo con uno Stato straniero a detrimento dell’indipendenza e dell’integrità del proprio Stato».
      In questi passaggi che ho riportato erano sintetizzati i motivi dell’accusa, e una volta arrivate le condanne sono iniziate le marce di protesta di alcune donne che avevano un legame famigliare con i detenuti. È bastato poco all’intelligence USA a capire che su queste donne si poteva costruire un immagine pubblica simile a quella che aveva caratterizzato le madri argentine de Plaza de Mayo (ma quest’ultime hanno subito preso distanza dalle Damas). Da questa intuizione iniziano subito i finanziamenti, gli abiti bianchi e la creazione del “marchio” Damas de blanco. Dopo di che la diffusione su tutti i network americani e i riconoscimenti degli Enti internazionali con la consegna di “ricchi premi e cotillon”.
      Purtroppo le forti necessità economiche delle famiglie cubane sono reali, e i finanziamenti ricevuti da queste donne hanno subito snaturato la loro originaria protesta e condizionato le loro spontanee marce. Nel prossimo commento porterò alcuni esempi di come queste siano diventate solo un mezzo di propaganda per gli USA e i gruppi di Miami. Il fatto che le Damas continuino a marciare 10 anni dopo che non c’è più un prigioniero della “primavera negra” nelle carceri cubane è dovuto solo ai vantaggi economici che queste ne ricavano …

    • LA “REPRESSIONE” CONTRO LE DAMAS DE BLANCO:
      … Ormai lo sanno anche le pietre che le Damas vengono pagate finché continuino a scendere in strada protestando (anche per questo, quando le vedono marciare, molti cubani le gridano contro). Molte di queste donne non hanno nulla a che vedere con il nucleo originario ma si sono aggiunte all’organizzazione perché consapevoli dei vantaggi economici e della possibilità di vedersi facilitare dall’ambasciata USA un permesso di entrata per gli Stati Uniti. Quello che invece tanti non sanno è che da molti anni sono stati liberati tutti i prigionieri per i quali quelle donne continuano a scendere in piazza, e tra l’altro la quasi totalità di questi non vive più a Cuba. Tanto è che anche l’autore di questo articolo non ne era a conoscenza avendo detto che le Damas fanno manifestazioni pubbliche “per denunciare il fatto che i loro parenti sono stati incarcerati e sono da anni nelle prigioni cubane”. L’articolo è del 2016 ma già dal 2011 nessuno di loro era più in prigione.
      Anche avendo messo in libertà tutti fu suggerito alle Damas di continuare lo stesso a manifestare, altrimenti non le avrebbero più pagate. Per loro sarebbe stato molto difficile rinunciare a quei dollari e arrivare a fine mese con il solo “salario socialista”. Tanto è che per mancanza di adesioni alle loro marce sono arrivate perfino a reclutare donne con problemi psichiatrici, pagandole con una borsa di spesa alimentare pur di farle partecipare. Loro hanno necessità di fare numero per poter bloccare la strada sdraiandosi sull’asfalto, oppure marciare su un percorso non autorizzato con il preciso intento di farsi sgombrare dalle forze dell’ordine (in quei casi si ha quasi sempre l’accortezza di inviare una squadra femminile di polizia). Le poliziotte si vedono obbligate a prendere di peso quelle donne per liberare la strada e far circolare il traffico. Mentre vengono spostate dalla strada le Damas si dimenano e gridano, consapevoli che c’è qualcuno sul posto appositamente per fotografarle. L’immagini che ne scaturiscono sono efficaci: donne inermi che protestano, trascinate via dalla “brutale” forza dalla polizia cubana nel mezzo di una pacifica marcia. Poi, tramite i tanti network creati dai gruppi anticastristi, diffonderanno al mondo quelle foto per dimostrare la “forte repressione” della “crudele dittatura comunista” che reprime con “cieca violenza” qualsiasi voce del dissenso. Ma nelle foto pubblicate ci sono poliziotte che spostano di peso donne che si dimenano per toglierle dalla strada, o si vede sciogliere una manifestazione perché questa si avvia verso un percorso non autorizzato; a volte si fa un fermo di polizia per qualche ora (ma essendo fatto a Cuba tutti lo definiscono un arresto e non un fermo); oppure si vedono passanti gridare contro queste donne accusandole di essere delle vendute mercenarie. Sono queste le cose per le quali si avvia subito il circo mediatico per far diventare “la notizia” uno scandalo internazionale, volendo confermare, con quelle foto/video, che a Cuba c’è la feroce dittatura che opprime il suo sottomesso e inerme popolo. Con questo non voglio affermare che la polizia non violi mai i limiti che il diritto costituzionale garantisce ai loro cittadini, ci mancherebbe, a volte questo accade; se non accadesse mai potremmo dire che Cuba sarebbe l’unico paese al mondo a rispettarlo.
      Si pensi invece cosa avrebbero detto se si fossero viste foto o video dove la polizia interveniva agitando manganelli; o con camionette con idranti sparati addosso alle manifestanti; con caschi, scudi e giubbotti antiproiettile; con gas lacrimogeni, con le teste spaccate dei manifestanti duramente pestati e finiti in ospedale. Tutte cose alle quali noi siamo quasi assuefatti, vedendole accadere spesso nelle nostre civili democrazie liberali e archiviate con qualche articoletto sui quotidiani.
      Altra cosa sono invece “los actos de repudio” (atti di ripudio) che reputo una infame forma di contestazione contro chi dissente dal Sistema. Questi si svolgono con folti gruppi di persone che si assembrano davanti la casa di chi dissente dal sistema socialista in modo politicamente attivo. A quel punto iniziano a inveire verbalmente su di loro appellandoli con aggettivi squalificanti e denigratori. Il loro intento è di umiliarli perché li considerano traditori della Rivoluzione. Ormai penso sia difficile vedere in strada “actos de repudio”, e forse l’ultimo fu fatto proprio conto le Damas de blanco qualche anno fa. I più forti “acots de repudio” ci furono negli anni ’80, rivolti contro chi si univa al massivo “esodo del Mariel” dove circa 125.000 cubani se ne andarono negli Stati Uniti. La maggioranza di questi erano persone che per propria scelta vivevano ai margini della società, molti di loro violenti e con precedenti penali, persone che mai si sarebbero integrate in un sistema socialista. Fidel in quell’occasione aprì le frontiere, facendo in modo che la parte della popolazione che viveva socialmente ai margini dai valori rivoluzionari se ne andasse dal paese per loro spontanea volontà. In un discorso pubblico Fidel disse «Quelli che non si adattano agli sforzi e all’eroismo di una rivoluzione come la nostra non li vogliamo, non ne abbiamo bisogno. È ora che se ne vada la feccia». Oltre a quelli appena citati se ne andarono tantissimi altri per motivi economici/politici o per raggiungere i loro parenti in Florida. Il famoso film “Scarface” diretto da Brian De Palma e interpretato da Al Pacino inizia proprio con le immagini dell’esodo del Mariel (scusate la digressione, ritorno alle Damas de blanco).
      Uno dei principali obbiettivi nel voler mostrare il Governo cubano come violatore dei diritti umani è quello di raggiungere le “anime sensibili” delle varie sinistre occidentali e dei loro intellettuali, in modo che, indignandosi fortemente, facciano da megafono contro il sistema cubano (agli USA non interessa certo screditare il sistema cubano agli occhi dei fascisti o dei neoliberisti, perché questi rovescerebbero la Rivoluzione a prescindere).
      Due parole le devo dedicare anche a Berta Soler, che è la ripugnante leader delle Damas (scusate l’aggettivo ma non ne trovo altri). Questa è ormai contestata anche da molte donne che sono nella sua stessa organizzazione; la contestano sia per l’appropriazione indebita di parte dei finanziamenti e sia per l’arrogante prepotenza derivata dalla sua intrinseca ignoranza. Per chi non la conosce in questo video si può intuire la sua personalità «youtube: Berta Soler se apropia del dinero de EEUU destinado a pagar a las Damas de Blanco».
      È triste che per farle partecipare alle marce paghino queste donne con “gettoni di presenza” di qualche dollaro (ad alcune basta solo una busta della spesa), mentre altre, con migliaia di dollari che ricevono, sono ormai diventate tra le donne più ricche dell’isola.
      Tra le diverse persone che ci presentano tra i “dissidenti” troviamo anche Yoani Sánchez, che però ha tutt’altro livello culturale, sensibilità, proprietà intellettuali e di scrittura; è una donna con una capacità dialettica che non ha nulla a che vedere con tutti quelli fin qui nominati. Sono anni che lei contesta il Sistema cubano. Mario non la cita direttamente nella sua lista di accuse contro Castro, ma nel prossimo commento parlerò anche di lei; lo faccio perché negli anni passati la sua immagine e i suoi articoli hanno fatto il giro del mondo su tutti i mass media e social network, denunciando lo Stato cubano come repressivo e liberticida, e per questo è diventata il simbolo della dissidenza cubana molto più delle Damas de blanco.
      Ho visto anche che in questo blog otto articoli su dieci che parlano di Cuba sono traduzioni di sue pubblicazioni o sono stati scritti per difendere il suo operato da chi lo metteva in discussione. Anche in questo articolo c’è una convinta presa di posizione in sua difesa e nello stesso tempo le si attribuiscono molte qualità.
      Purtroppo devo anticipare che anche io mi trovo su posizioni un po’ diverse, sperando di non irritare più di tanto chi invece crede molto nell’operato della Sánchez.
      Visto che in questo blog già si sono scritte tante cose su di lei, io mi limiterò a non andare oltre i suoi esordi e in seguito con qualche esempio mi soffermerò solo su una delle qualità che le sono state attribuite. …

    • Commento di Aureliano

      Commento scritto da AURELIANO

      YOANI SÁNCHEZ E COME TUTTO EBBE INIZIO:
      … Prima di approfondire una delle tante qualità che le si attribuiscono, preferisco ricordare le tappe fondamentali che hanno portato una giovane e sconosciuta ragazza a diventare una donna nota al mondo. Lo faccio per quelli che non conoscono la sua storia e non hanno voglia di andarsi a cercare i tanti articoli che ne parlano.
      Yoani Sánchez nel 2002 decise di lasciare Cuba con destinazione Svizzera (forse sarà stata una coincidenza che la “SINA” – Sezione Interessi Nord America – aveva sede proprio nell’ambasciata svizzera a L’Avana). Avendo ottenuto un permesso di residenza all’estero per 11 mesi si sposò con un tedesco e lasciò l’isola. In Europa incontrò Carlos Alberto Montaner – che avevo già presentato in un altro commento come amico dell’ex Presidente spagnolo Aznar -. Per sapere chi è costui leggete «Kaosenlared: Yoani Sánchez, Negroponte y Montaner ¿Proyecto Blog? II». Montaner le propose di rientrare a Cuba, avendo in mente su di lei un progetto che le avrebbe cambiato enormemente la vita, sia a livello mediatico che economico. Così Yoani Sánchez, avendo fatto scadere i tempi del permesso all’estero, rientra a Cuba nel 2004 sapendo che le autorità cubane, come da prassi, le avrebbero certificato la violazione per scadenza dei termini e assegnato lo status di immigrata. Sotto la sua insistenza convinse le autorità che lei ci teneva tanto a essere stabilmente residente nel suo amato paese, e per questo di non certificarle lo status da immigrata. Da brava oratrice riuscì a convincerli e andarono così, in modo eccezionale, incontro alla sua richiesta.
      Per Montaner e soci, dopo avere fatto calmare un po’ le acque, non ci volle molto a creare su di lei una delle più grandi bolle mediatiche degli ultimi anni. Con l’aiuto della multinazionale spagnola dell’informazione “Grupo Prisa”, della Sociedad Interamericana de Prensa “SIP” e dei suoi amici della CIA – con la quale Montaner collabora da anni -, le hanno costruito un blog “appoggiato” a un potentissimo server con sede in Germania, riuscendo così a diffonderlo in tutto il mondo. A quel punto iniziò la sua carriera da blogger focalizzando i suoi articoli su tutte le criticità del socialismo cubano e sugli abusi e la repressione che il sistema politico esercitava nell’isola; il più delle volte proiettando tutto questo nella figura di Fidel Castro. Lo faceva con un linguaggio semplice e sintetico ma molto efficace a livello emozionale.
      In un battibaleno arrivarono consegne di tanti premi; riconoscimenti giornalistici; contratti da migliaia di dollari; copertina del Time; inserita nella classifica delle 100 personalità più influenti al mondo; organizzazioni di conferenze fuori da Cuba; copertura mediatica sui network americani e nei giornali di tutto il mondo; ecc… ecc…
      Come ho già detto riconosco le sue qualità narrative e comunicative con le quali denuncia le falle del sistema cubano (il suo livello culturale non è da confondere con tutti gli altri pseudo “dissidenti” di cui ho parlato nei commenti precedenti). Ma quando in questo articolo ho letto che tra varie qualità che le si attribuiscono c’è anche quella di «una elevata onestà intellettuale» questo mi ha fatto un po’ sobbalzare dalla sedia e allora ho pensato di parlare solo di questa sua qualità spiegando il perché io non la condivido. …

    • YOANI SÁNCHEZ E LA SUA “ELEVATA ONESTA INTELLETTUALE”
      … Ero indeciso se parlare o meno della Sánchez dato che in questo blog le si da molto credito, ma volevo portare a conoscenza solo due o tre fatti (penso siano sufficienti), poi ognuno rimane con le proprie convinzioni.
      Come ho detto mi limiterò a spiegare solo il perché sono sobbalzato sulla sedia quando ho letto che alla Sánchez le si attribuisce anche un elevata onestà intellettuale. Io capisco che se si leggono i suoi articoli; si conosce Cuba solo superficialmente; non si hanno molte altre informazioni su quel paese; e, soprattutto, si ha a cuore il rispetto dei diritti umani, non si può che rimanere colpiti dai suoi articoli di denuncia. Articoli nei quali la Sánchez usa uno stile di scrittura con parole che spesso entrano nell’intimo, andando a toccare le “corde” più profonde di chi ha un minimo di sensibilità. A volte, con i suoi articoli più belli, anche le mie corde stavano quasi per essere toccate, ma io ho una conoscenza diretta di Cuba che va oltre la lettura di qualche articolo. Sicuramente è questo che mi porta a percepire nel profondo quello che di più latente e strumentale sta in quasi tutti i suoi articoli, ed è per questo che “le mie corde”, anche se a volte vengono quasi toccate, non potrà mai riuscire a farle suonare. Poi ci sono alcuni suoi articoli e comportamenti che sono così ambigui e così tanto incoerenti che anche il più agguerrito anticastrista riuscirebbe a percepirli come tali. E io porterò solo questi macroscopici esempi per dimostrare che, a mio modesto parere, questa “elevata onestà intellettuale” Yoani Sánchez non ce l’ha affatto.
      Sono convinto di quello che affermo, dato che lei ha deciso di usare le sue migliori qualità non solo per screditare il Potere politico cubano – e questo è legittimo – ma anche per metterle a servizio di personaggi impresentabili e legati alle destre neoliberiste (confermo quello che già è stato scritto su un articolo in questo blog). Anche questo suo appoggio alle destre sarebbe legittimo ma quello che mette in ballo la sua onestà intellettuale è l’appoggio a personaggi impresentabili, ed è qui che esce fuori la sua doppia morale, che usa a suo comodo e, soprattutto, a piacimento di chi “le sta dietro”.
      Purtroppo Yoani Sánchez è alle “dipendenze” del Gruppo Prisa e della SIP, ed è anche condizionata dai tanti finanziamenti ricevuti dalla USAID e dalla NED. Le prime due sono potenti società che controllano molti dei mass media ispanici e latinoamericani, soprattutto quest’ultimi sono i portavoce della finanza/politica neoliberista e promotori delle compagne diffamatorie che hanno dato il via alla destituzione illegittima dei presidenti socialisti in America latina. Per quanto riguarda la USAID e la NED non approfondirò il loro ruolo in questo commento perché voglio limitarmi solo sull’argomento “elevata onestà intellettuale”, ma per chi volesse capire chi sono e come agiscono, questo è un articolo pubblicato solo pochi giorni fa su «Rebelión – La NED persiste en Cuba, cual hiena hambrienta».
      Il denaro che Yoani Sánchez riceve per la sua “missione” la vede obbligata a sostenere tutte le candidature dei presidenti neoliberisti alle elezioni presidenziali del Centro e Sud America, a prescindere dalla rispettabilità e dalla dignità morale di costoro. Ne è un esempio il sostegno a Mauricio Macri, ex Presidente argentino; persona famosa per la sua inesistente capacità politica; uomo inetto e corrotto fino al midollo; asservito al FMI e alle grandi Corporazioni americane alle quali ha svenduto l’Argentina. Nel suo mandato presidenziale ha portato come non mai il popolo argentino sull’orlo di un precipizio, il quale, con non pochi sacrifici, era riuscito a risollevarsi da una gravissima crisi sociale ed economica. Si pensi che l’Argentina entrò nel Fondo Monetario nel 1957, e nel 2005 (48 anni dopo) era arrivata ad avere un debito di quasi 9.800 milioni di dollari. Nel 2006 il Presidente Nestor Kirchener decise di pagare tutto il debito al FMI pur di liberarsi dai loro infami ricatti con i quali gli volevano imporre le privatizzazioni dei più importanti sevizi pubblici e industrie strategiche.
      Invece, nella sua presidenza, Mauricio Macri si è subito genuflesso al FMI facendolo rientrare in Argentina, e in un solo anno ha indebitato il paese per 60.000 milioni di dollari, portando il debito pubblico al 95% del PIL. Fate voi le debite differenze: in 48 anni 9.800 milioni di dollari; solo con Macri 60.000 milioni di dollari. È criminale quello che ha fatto quest’uomo agli argentini con il silenzio della comunità internazionale; eppure Yoani Sánchez lo ha sostenuto nella campagna elettorale e si è anche congratulata con lui per la sua vittoria alle presidenziali.
      Come si fa a non rendersi conto della sua doppia morale: denuncia gli abusi, le censure e la repressione del sistema cubano e poi fa finta di nulla su atroci crimini messi in atto in altri paesi. Per essere chiaro su quello che sto affermando porto l’esempio del suo sostegno pubblico a Jair Bolsonaro. Stiamo parlando di un dichiarato fascista, un uomo che a suo tempo è stato fiancheggiatore della giunta militare che governò il Brasile, se nonché intimo amico dei paramilitari che insieme all’esercito trucidarono e fecero sparire i corpi dei tanti giovani oppositori. Ma la cosa incredibile è che Bolsonaro questi suoi rapporti ancora li rivendica con orgoglio, così come rivendica le torture e gli omicidi commessi in quegli anni, e la Sánchez di tutto questo ne è pienamente consapevole, eppure sta dalla sua parte.
      Per lei il passato di Bolsonaro e il suo appoggio ai crimini perpetrati in Brasile sono peccati veniali, ma poi nel suo blog grida a gran voce alla repressione della polizia cubana quando, con prove alla mano, alcune persone vengono messe sotto sorveglianza dalla polizia avendo ricevuto finanziamenti dalla CIA o da organizzazioni straniere per propagandare la fine del sistema politico/istituzionale del paese. In Italia questo è un reato che va da 3 a 10 anni.
      In questo suo articolo «14ymedio: La arrogancia de la policia cubana» leggiamo come lei si allarma e si indigna per i metodi che due agenti del Dipartimento di Immigrazione adottano nei confronti di un giovane fotografo cubano che però è residente negli USA.
      Evidenziando nell’articolo un paio di frasi a forte impatto la Sánchez induce il lettore a immaginare le brutalità che i due funzionari avrebbero messo in atto contro il ragazzo. Questa sua forte denuncia è figlia di un audio che il giovane fotografo ha registrato di nascosto quando si è trovato da solo in una stanza con i due agenti (il ragazzo è stato interrogato perché fa spesso visita a due suoi amici che vengono finanziati dalla CIA). L’audio è stato poi confezionato in un video che la Sánchez pubblica all’inizio del suo articolo per sostenere la sua forte denuncia. Mentre leggevo il suo articolo mi chiedevo cosa di così orribile si ascoltasse in quell’audio e quale comportamento violento avessero avuto i due agenti di polizia che si trovavano da soli con il ragazzo, chiusi in una stanza senza altri testimoni. Tanto è che la Sánchez descrive i due poliziotti come gli esecutori di un potere «dal volto grottesco e crudele e figli di una istituzione repressiva» così tanto repressiva da «non riuscire a placare una forte indignazione».
      Dopo aver letto il suo articolo decido di far partire il video con il forte timore di ascoltare qualcosa di veramente deplorevole e raccapricciante e che sfociasse nella violenza fisica. Ascoltatelo anche voi (magari impostatelo al 75% della velocità. Per chi non capisce proprio nulla di spagnolo avrei tanta voglia di spiegare tutto il contenuto dei dialoghi ma sarebbe troppo lungo). Avete ascoltato l’audio? Per caso anche voi non riuscite a placare una forte indignazione? Bene, ora lascio a voi valutate l’elevata onestà intellettuale della Sánchez.
      Anche in questo caso lei si erge a paladina delle libertà e dei diritti umani (ma questo solo a Cuba) volendo portare come esempio della repressione il comportamento che i due poliziotti cubani hanno avuto con il ragazzo, ma poi in una sua conferenza organizzata per screditare il socialismo (svolta in Brasile nel 2013) non ha nessuna vergogna a invitare Bolsonaro al suo stesso tavolo per farlo inveire contro Fidel Castro, Inácio Lula da Silva e Dilma Rousseff e farsi anche fotografare insieme a lui. Se qualcuno è incredulo potete vedere il tutto su questo video «youtube – Yoani Sánchez e Bolsonaro mostram a verdade de Cuba».
      Non finisce qui, perché nel 2018 la Sánchez pubblica sul suo giornale online un articolo scritto dal suo mentore Carlos Alberto Montaner «Bolsonaro y Cuba – 14ymedio». L’articolo è una surreale apologia al fascista Jair Bolsonaro per sostenerlo alle elezioni presidenziali, ed è condito con le solite accuse a Castro e al socialismo latinoamericano.
      Nella prima parte si afferma che Bolsonaro è pieno di pregiudizi; che ha partecipato a manifestazioni fortemente razziste; che ha continuamente rivendicato la sua misoginia; che ha dichiarato «è meglio avere un figlio morto che omosessuale» e che, … udite, udite: “l’errore della dittatura è stato quello di torturare i suoi avversari politici invece di ammazzarli tutti”. Tra queste atrocità si sono dimenticati di aggiungerne un altra, ed è quella di quando i familiari delle vittime della dittatura militare rivendicavano i resti dei loro cari per una degna sepoltura. In risposta ai famigliari delle vittime Bolsonaro attaccò alla porta del suo ufficio un cartello con su scritto la raccapricciante frase: «quelli che vanno in cerca di ossa sono i cani».
      Questo è il Bolsonaro che la Sánchez ha sostenuto! Ma la cosa più sconvolgente nell’articolo (e qui entra il surreale) è che tutti questi orrori vengono puntualmente sminuiti con “candite” giustificazioni, come se quei crimini fossero intemperanze adolescenziali, e che comunque, malgrado le sue tante “ambiguità”, bisogna comunque stare a fianco del fascista Bolsonaro. … Che pena leggere certe cose.
      Come “contro altare” la seconda parte dell’articolo è una violenta accusa al sistema socialista, al potere cubano e anche al suo “sfruttamento negriero dei nuovi schiavi in camice bianco” (non poteva mancare il riferimento alle missioni dei medici cubani). Si parla anche degli altri Presidenti socialisti dell’America latina come una massa di corrotti e incapaci e lo si fa per screditare il candidato di sinistra Fernando Haddad, avversario di Bolsonaro, dato che questo era appoggiato dall’ex Presidente Lula, uomo che a dir loro è un incapace e corrotto socialista che ha saccheggiato e portato alla rovina il Brasile, e per questo si merita il carcere. Per chi vuole sapere perché Inácio Lula è stato arrestato, si guardi questa bella e appassionata intervista «RT – Entrevista exclusiva al expresidente brasileño, Luiz Inacio Lula da Silva» è sta realizzata con Lula ancora in prigione. Lui stesso, con viva passione, spiega molto bene tutte le infamie, le menzogne e le false accuse con le quali lo hanno arrestato per non farlo partecipare alle elezioni presidenziali.
      Mi chiedo quanta importanza poteva avere, in alcuni articoli pubblicati su questo blog, soffermarsi tanto sul fatto se Yoani Sánchez abbia stretto o no la mano all’ignobile mandante dell’omicidio del “Che” se poi sostiene pubblicamente personaggi come Jair Bolsonaro.
      Ho portato solo alcuni esempi per far capire il perché mi sembra tanto assurdo affermare che Yoani Sánchez sia una donna con una elevata onestà intellettuale. Le altre qualità che le si attribuiscono le possiamo anche confermare tutte, ma questa proprio non ce la faccio.
      Sia ben chiaro, io non porto come esempio il fatto che lei propagandi la fine del sistema socialista cubano, o che sostenga i presidenti con politiche neoliberali; io le contesto tutte le altre cose che ho elencato nel commento, e ce ne sarebbero ancora molte altre, ma avevo promesso che avrei parlato solo di questa sua “elevata qualità” e non di altro. Chiudo qui questo focus dedicato a Yoani Sánchez, mentre anticipo che la prossima risposta che pubblicherò riguarderà l’embargo.
      Negli anni dell’amministrazione Trump si è inasprito incredibilmente di più, e solo pochi giorni fa, appena prima di lasciare il suo incarico, ha voluto dare un altro micidiale colpo a Cuba, cercando così di portare l’economia dell’isola al collasso totale e il popolo cubano allo stremo delle sue resistenze. Chissà cosa sarà rimasto ancora da mettere sotto embargo …

    • E QUALCUNO PENSA CHE L’EMBARGO SIA QUASI TOLTO:
      … Come dicevo, con l’avvento di Trump è aumentata di molto la guerra mediatica, ma è sull’embargo che si è raggiunto un livello di restrizione mai visto prima. In un minuzioso rapporto sugli enormi danni causati a Cuba dal “Bloqueo”, pubblicato in ottobre 2020, si denuncia come «questa politica statunitense costituisca una violazione massiccia e sistematica dei diritti umani contro il suo popolo e si qualifichi come atto di genocidio, in base alla Convenzione per la Prevenzione e Sanzione del crimine di Genocidio del 1948». Forse non si dovrebbe scomodare la parola genocidio, ma il durissimo embargo che va avanti da 60 anni è senz’altro un crimine contro l’umanità, da condannare senza se e senza ma. Nel novembre del 2019 c’è stata l’ennesima risoluzione ONU nella quale si conferma la volontà di togliere l’embargo: voti a favore187 mentre quelli contrari sono stati solo 3 – Stati Uniti, Israele e Brasile – (non poteva mancare il fascista Bolsonaro). Nonostante siano molti anni che queste votazioni lascino gli Stati Uniti in un isolamento umiliante, Washington, con la sua proverbiale prepotenza, continua a violarle inasprendo sempre di più l’embargo, condizionando fortemente tutti gli altri paesi e fregandosene delle risoluzioni dell’ONU.
      Come si è capito si dice l’ennesima stupidaggine anche sull’embargo quando si scrive che Obama «glielo ha quasi tolto del tutto». Obama non aveva tolto nessun embargo; farlo non sta nei poteri del Presidente ma in quelli del Congresso, il quale non ha mai approvato nulla in proposito. Le uniche cose su cui era potuto intervenire Obama sono state la riaperture delle reciproche ambasciate, la concessione ai cittadini statunitensi di fare del turismo a Cuba tramite voli aeri o crociere e la possibilità, data ai cubani residenti negli USA, di inviare denaro ai propri famigliari nell’isola (prima a nessuno era concesso di farlo). Tutte cose sulle quali Trump è prontamente intervenuto per ripristinarne il divieto. Ma non si pensi che l’amministrazione Obama volesse lasciare l’isola libera e indipendente di gestire il proprio futuro chiudendo definitivamente il “dossier Cuba” dopo 60 anni. Negli USA, da circa 15 anni, ci sono due linee politiche apparentemente diverse: quella dura ripresa da Trump e quella “morbida” manifestata da Obama e che probabilmente sarà riproposta da Biden. Ma non bisogna illudersi perché tutte e due hanno lo stesso fine; la differenza è che questo fine si prova a raggiungerlo con strategie diverse (nel prossimo commento spiegherò il perché di queste diverse linee politiche, al di là dell’essere democratici o repubblicani).
      Comunque, nonostante il forte embargo, i cubani stanno cercando per l’ennesima volta di resistere, ma questa volta è dura, veramente dura. Con l’aggiunta della crisi mondiale causata dal Covid lo Stato non sa più come gestire questa grave emergenza economica e soprattutto alimentare. Si fanno estenuanti file senza sapere se alla fine si riuscirà a trovare il necessario che serva per un minimo sostenimento alimentare, e quello che si trova è a prezzi inaccessibili per i più. Certamente alla forte crisi si aggiunge il fatto che, avendo un sistema socialista, Cuba si trova comunque fuori da una vera economia di mercato con i partner stranieri, e anche questo la penalizza tanto da quando è crollato il blocco comunista nell’Europa dell’est. Fidel, anche dopo i difficili anni del periodo especial, non volle mai abbandonare il sistema socialista per aprirsi al libero mercato. Solo dopo questa forte crisi, poco più di un anno fa, il Governo si è trovato obbligato a emanare nuove norme che permettono alcune concessioni all’economia “di mercato”, con la speranza di poter meglio diffondere merci e beni di consumo, ma questo ha portato subito a un eccessivo aumento dei prezzi e a una immediata risposta di Trump rafforzando ancor di più l’embargo.
      Porto qualche esempio sulle restrizioni che, con l’arrivo di Trump, si erano aggiunte a quelle che precedentemente erano in vigore. Una di queste è quella di imporre un forte ricatto agli armatori di petroliere straniere per il trasporto del petrolio a Cuba. Per qualsiasi compagnia che consegna petrolio nell’isola caraibica cesserebbero tutti i rapporti commerciali con gli Stati Uniti e in più gli verrebbero sequestrati tutti i beni che hanno negli USA. Inevitabilmente la scelta di queste compagnie, per ovvie conseguenze economiche, non può che adeguarsi ai diktat statunitensi. Questo è un articolo al riguardo pubblicato nel 2019 da «ilsole24ore – Petrolio, così gli Usa hanno scatenato una battaglia navale». Leggendolo vi renderete conto dell’immenso potere ricattatorio ed egemonico che gli USA esercitano ancora sulle scelte politiche, economiche e commerciali dei suoi partner e alleati. Se il contenuto di questo articolo non fosse stato pubblicato dal Sole24ore sarebbe stato difficile credere al suo contenuto.
      Qualsiasi paese al mondo senza petrolio avrebbe ricadute insostenibili, e Cuba ancor di più. Hanno dovuto fermare anche i bus turistici per mancanza di carburante, danneggiando il turismo che è una fonte primaria di valuta per le casse dello Stato. I pochi supermercati che si trovano nelle città devono aprire a orari alterni per non consumare troppa energia. C’è difficoltà a irrigare i campi agricoli o semplicemente spostare merci da una regione all’altra. Potrei continuare ma lascio immaginare le disastrose emergenze che lo Stato deve affrontare tutti i giorni per la mancanza di petrolio e le dure ricadute che la popolazione deve subire.
      Un altro esempio è quello di limitare tutti gli altri paesi ad avere relazioni commerciali con Cuba. Nelle sanzioni si stabilisce che gli USA vietano al resto del mondo di vendere a Cuba articoli che abbiano anche solo il 10% di componenti statunitensi. Pensate che difficoltà ha il Governo cubano nell’importare merce dall’estero. Ma anche il settore finanziario non è da meno; riprendo questo passaggio da un articolo: “l”embargo colpisce anche il settore finanziario e bancario, compromettendo seriamente la possibilità di ricorso al credito. Ciò causa gravi danni all’economia del paese, in particolare, alle attività commerciali delle aziende, alle banche nazionali nei loro legami con il settore bancario Internazionale”. E queste cose che ho citato sono solo poche piccole gocce in un oceano, perché i danni economici e umani che negli anni l’embargo ha provocato a tutti i cittadini cubani sono incalcolabili, e oggi lo sono ancora più di ieri. Ho scritto danni incalcolabili ma mi sono “sbagliato” perché se si ha voglia di sapere nel dettaglio (con dati, cifre, leggi, resoconti, ecc… ecc…) quali sono le limitazioni, le perdite di miliardi di dollari e le disumane sanzioni che i cubani hanno subito e subiscono ancora, basta leggere il rapporto che ho citato all’inizio del commento «Minrex – Resoconto di Cuba “Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba”». In questo rapporto sono riusciti a mettere in fila anno per anno, punto per punto, tutto quello che ha comportato l’embargo per Cuba e vedrete quanti paragrafi sono dedicati solo a questi ultimi anni dell’amministrazione Trump. Dopo averlo letto si rimane impietriti, e ci si chiede come abbia fatto, un piccolo paese come Cuba, a resistere a così tanta infamia e oppressione per lunghissimi 60 anni. Se non si ha voglia di leggere questo rapporto perché troppo lungo, almeno “scorretelo” e fermatevi di tanto in tanto a leggere qualcosa (basterebbe già questo). Chi decide di non farlo non dovrebbe più permettersi di criticare Cuba dicendo che l’embargo è solo una scusa del Governo castrista per giustificare i suoi fallimenti.
      Penso che non sia difficile capire l’impresa titanica che lo Stato cubano deve fare per arginare il disfacimento totale della sua economia e garantire un minimo di sopravvivenza al suo popolo. E poi qualcuno si scandalizza perché, a partire dalla caduta del blocco socialista in Europa, nei luoghi turistici di Cuba si è diffusa la prostituzione. E c’è chi addirittura spiega questo indicando la causa in un decadimento culturale delle ragazze dovuto al sistema socialista cubano (a proposito, su questo argomento non scriverò nulla, perché c’è già una esaustiva spiegazione su questo stesso blog nell’articolo «Cuba: lo sguardo straniero» che parla della prostituzione e di come siano nate le “jineteras” cubane. Consiglio di leggerlo).
      Dovete pensare che oltre le drammatiche cose che fin qui ho scritto, Trump, proprio negli ultimi giorni del suo mandato (addirittura dopo l’attacco a Capitol Hill) ha deciso di inserire nuovamente Cuba nella lista dei paesi promotori del terrorismo e di inasprire ulteriormente l’embargo (qualcuno si domanderà quale altro inasprimento sia possibile). Per 33 anni Cuba è stata inserita in quella lista – dal 1982 al 2015 – ed è stata tolta sotto l’amministrazione Obama. Non voglio mettermi a spiegare le ulteriori drammatiche ricadute che l’inserimento in questa lista comporterà, ma per chi ha voglia di saperle può leggere questo articolo «BBC NEWS Cuba: qué impacto tiene para la isla que EE.UU. la haya incluido de nuevo en la lista de países patrocinadores del terrorismo». Questo è invece un video di giugno 2019 dove un “tg” della Florida dava notizia che le organizzazioni anticastriste di Miami richiedevano di reinserire Cuba nella lista dei paesi promotori del terrorismo. Guardandolo si capisce come queste associazioni condizionino così tanto le varie amministrazioni USA. Questo è il video del tg «AmericaTeVeCanal41 – Piden regresar a Cuba a lista de países patrocinadores del Terrorismo». Queste organizzazioni anticastriste annunciano la loro richiesta e Trump la mette in atto proprio negli ultimi giorni del suo mandato, pagando così il pegno elettorale che tutti i presidenti USA contraggono con la comunità anticastrista di Miami. Gli fanno promesse per assicurarsi i loro voti e non rischiare di perdere lo Stato della Florida che è uno dei più importanti ai fine del sistema elettorale statunitense. Quello che parla nel video è lo stesso personaggio (calvo e con gli occhiali) che in un altro video segnalato invitava ad un intervento armato nell’isola per rovesciare “la dittatura socialista”.
      Per esperienza in loco vi assicuro che a Cuba ci si trova davanti ad una gravissima crisi, e le famiglie che non hanno entrate economiche al di fuori del proprio salario statale non sanno proprio dove sbattere la testa.
      Nel prossimo commento parlerò delle due diverse linee politiche adottate da Obama e Trump per arrivare allo stesso fine, ossia, quello dell’abbattimento del sistema socialista cubano. Alla fine segnalerò anche articoli e video che faranno capire in modo molto approfondito, e con testimonianze filmate, come nel 2004, attraverso la CIA e altre organizzazioni, ebbe inizio un nuovo piano di sovversione contro il sistema cubano che avrebbe dovuto svilupparsi nel tempo e dare i suoi risultati concreti dopo circa 15 anni. Fate voi i calcoli e capirete perché il 2020 è stato così tremendo per Cuba ma, come ho scritto in questo commento, il 2021 è iniziato anche peggio. In uno dei video si racconta la storia di un professore e scrittore cubano contattato dalla CIA, alla quale lui gli lascia credere di essere d’accordo a collaborare con loro. Il suo doppio gioco dura per vari anni, e i loro incontri con le loro conversazioni sono stati filmati e riportati nel video …

    • LINEA DURA E LINEA MORBIDA – CIA – USAID – NED:
      … Avevo detto che Obama e Trump hanno adottato due politiche diverse nei confronti di Cuba – una morbida e una dura – ma l’obbiettivo di entrambe era lo stesso: la caduta del socialismo; l’avvio di un sistema multipartitico (poi gli USA decideranno quali partiti finanziare e quali no); formare un governo a loro amico e avviare una economia liberista che permetta alle loro “corporazioni” di fare il bello e il cattivo tempo.
      Quello che abbiamo visto con l’amministrazione Obama non farebbe pensare a questo; ma come si fa a credere che dopo decenni di dura aggressione per “riannettersi” Cuba, gli Stati Uniti e la potente comunità anticastrista di Miami abbandonino improvvisamente il loro obbiettivo. In un video che parla della CIA-USAID-NED, che segnalerò alla fine di questo commento, si può ascoltare un breve passaggio del discorso di Obama fatto nel 2014 per annunciare l’avvio di una politica di distensione con Cuba. Le precise parole da lui dette sono queste: «Oggi gli USA stanno cambiando le proprie relazioni con il popolo di Cuba. Nel più significativo cambio politico degli ultimi 50 anni metteremo fine a un antiquato metodo che per decenni è stato fallimentare, non riuscendo a raggiungere i nostri interessi. Invece noi cominceremo a normalizzare le relazioni tra i due paesi». Una prima frase che sembra insignificante afferma che le relazioni stanno cambiando “con il popolo di Cuba”, non dice con il Governo (cosa alquanto anomala). L’allusivo messaggio era questo: popolo cubano, stiamo facendo questo per voi; guardate che noi stiamo diventando vostri amici, non siamo più i cattivi imperialisti che vi fanno soffrire; iniziate a fidarvi di noi. Ma in un l’altro passaggio forse “gli sfugge” una frase che non ha bisogno di interpretazioni. Obama non dice che l’antiquato metodo adottato per decenni è stato ingiusto o quantomeno sbagliato, ma dice che “è stato fallimentare per i nostri interessi” e che bisogna intraprendere un nuovo percorso per riuscire a ottenerli. Come vedete cambiano i metodi ma il fine è sempre lo stesso: “i loro interessi”.
      Quello che per 60 anni hanno messo in atto gli USA è stata la linea della politica dura che con l’amministrazione Trump si è inasprita come non mai. La loro strategia era questa: “più diffondiamo nei mass media notizie di una Cuba totalitaria e liberticida e più abbiamo scuse per inasprire l’embargo; più inaspriamo l’embargo e più la popolazione sta male; più sta male e più si ribella; più si ribella e più ci sarà repressione. A quel punto la “Comunità internazionale” interviene con la scusa dei diritti umani chiedendo una apertura “democratica” e multipartitica; se ciò non si ottiene si darà il via libera ad un azione militare per liberare il popolo dal repressivo e sanguinario regime comunista. Alla fine le grandi democrazie brinderanno al cambio di Sistema e alla ritrovata libertà, e tutta l’opinione pubblica internazionale sarà felice e contenta.”
      Questa tattica, portata avanti per 60 anni, si è rivelata fallimentare, perché la “ribellione popolare” non c’è mai stata, nonostante diverse generazioni abbiano sofferto per questa politica di aggressione e privazioni. Critiche tante, lamentele ancora di più, delusioni a non finire, ma mai grandi manifestazioni di piazza per indicare un cambio del sistema socialista.
      A un certo punto le agenzie di intelligence USA hanno capito che più si continuava su quella strada e più i cubani la respingevano, rifiutando qualsiasi interferenza, sia quella straniera che quella dei cosiddetti dissidenti interni. Per questo si è deciso che per avere il popolo cubano dalla loro parte si doveva abbandonare la politica muscolare.
      Nel 2004 l’Intelligence USA formalizza la linea morbida pianificando un percorso che, più o meno in 15 anni, avrebbe dovuto raggiungere il suo scopo. Nell’ultimo anno del mandato Obama ci fu l’atto più simbolico di questa strategia, con la visita a Cuba, la riapertura delle rispettive ambasciate e possibilità di viaggi turistici nell’isola. Ma poi, inaspettatamente, arrivò la vittoria di Trump e tutto cambiò.
      Alcuni agenti dei servizi cubani sostengono che la CIA non si contrappose quando si rese conto che l’amministrazione Trump voleva riprendere una dura “guerra” contro Cuba. Non si contrappose perché aveva capito che questa poteva essere funzionale al progetto della linea morbida (i presidenti cambiano, ma gli uomini della intelligence spesso rimangono al loro posto per molti anni). Non sto a inoltrarmi in congetture personali da “007” ma mi rifaccio a dichiarazioni di agenti cubani infiltrati che, basandosi su registrazioni audio/video, hanno reso pubblica questa doppia strategia.
      La linea morbida fu pensata per consolidarsi nel corso degli anni e raggiungere il suo scopo intorno al 2020. Il suo obiettivo era di far nascere nell’isola movimenti di opinione su temi sociali e culturali. Per questo servivano cubani che avessero un profilo professionale alto e che, per loro storia personale, potessero “facilmente” collaborare a progetti culturali funzionali ad accelerare la caduta del sistema socialista. Individuate le persone giuste gli si spiegava su quali programmi investire i tanti soldi a disposizione e gradualmente gli si rivelava il vero fine di questi progetti. Potevano essere associazioni o singole persone ma il loro compito era quello di presentarsi come “attivisti civici”, per esempio: ecologisti, animalisti, difensori dei diritti civili, giornalisti “critici”, artisti “indipendenti”, registi “indipendenti”, promotori di iniziative culturali, ecc… ecc… Insomma, persone o movimenti che dovevano apparire portatori di valori universali e progressisti, creando così un “empatia” con la maggioranza della popolazione; perché si sa, il 99% dei cubani (anche tra chi reclama la fine del socialismo) sono molto distanti dai valori della destra neoliberista.
      Per la CIA non è stato affatto facile individuare persone della cosiddetta “intellighenzia” che erano disposti a vendersi per 30 denari (anzi per decine di migliaia di dollari). Questo è il motivo per cui il progetto non è mai decollato. A quel punto, trovatisi in grande difficoltà, si sono rivolti alle “seconde linee” e qualcuno che si prestasse al loro gioco lo hanno trovato, ma questi sono riusciti in alcun modo a incidere sull’opinione pubblica cubana, anzi …
      L’obbiettivo di far cadere il sistema socialista tramite la linea morbida si era rivelato molto più complicato di quello che si era pensato e per questo la politica dura di Trump è stata valutata dalla CIA funzionale al loro obiettivo.
      In sintesi: da una parte la ripresa di un embargo durissimo con sacrifici immani che i cubani non ce la fanno più a sopportare; dall’altra “dissidenti” – se così possiamo chiamarli – che agiscono anche con azioni violente e che il popolo ripudia con disprezzo.
      Per chi vive nell’isola l’unica alternativa è rimanere a fianco di un apparato politico simile a se stesso ormai da 60 anni, con le sue “tavole rotonde” e i suoi appelli che – se pur sacrosanti – si ripetono ogni giorno ormai da troppi anni, invitando la cittadinanza alla resistenza, alla dignità, all’amor patrio. Molti delle nuove generazioni ormai li percepiscono come retorici, anche se ne comprendono le ragioni. Loro vorrebbero aperture nel campo economico, auspicandosi in questo modo una società più dinamica, ma allo stesso tempo non vogliono rinunciare alle tante garanzie del welfare che lo Stato gli offre gratuitamente (vaglielo a spiegare quanto questo sia difficile). Insomma, ci si lamenta molto ma se non si chiede un ingerenza esterna che li porti a un cambio radicale del loro Sistema.
      La speranza della CIA è che il popolo cubano, trovandosi tra l’incudine il martello, possa avvicinarsi a iniziative sociali e culturali proposte da questi nuovi soggetti “alternativi” che rappresentano la linea morbida, e col tempo sentirsene rappresentati. Si pensa che la nascita di queste nuove figure o associazioni, prendono le distanze dalla linea dura, possano avere un riconoscimento di fiducia da parte dei cubani, perché portatori di valori universali e democratici. Se succedesse questo sarà poi molto più facile chiedere i primi cambiamenti al governo cubano. Una volta avviato questo processo, con milioni di finanziamenti e con i loro potenti mass media, non sarà difficile per le varie “Agenzie” USA presentarli al mondo come simboli della libertà in una Cuba repressiva. In quel contesto creeranno dei “lider” per rappresentare un partito in opposizione al sistema socialista. Solo a quel punto si potranno mettere in campo iniziative politiche sempre più pressanti, chiedendo magari un cambio della Costituzione per inserire un sistema elettorale pluripartitico e se dal governo cubano non venisse accettato accadrà tutto quello che ho spiegato a inizio commento, non escludendo anche l’intervento militare.
      Scrivendo queste ultime righe mi è venuto in mente Navalny, il dissidente russo che in questi giorni sta facendo parlare tanto di se i mass media mondiali mobilitando nelle piazze migliaia di russi in sua difesa. Mi sono ricordato di un vecchio articolo letto qualche anno fa su un quotidiano italiano che parlava di lui. Cercherò di ritrovarlo perché si collega bene agli articoli e ai video che dovevo segnalare a conclusione di questo commento (quelli che parlavano dei piani della CIA e dei finanziamenti della USAID e NED ai vari “dissidenti”). A questo punto li segnalerò nel prossimo commento insieme all’articolo dedicato al russo Navalny …

    • Aureliano

      ATTUALITÀ: COME VOLEVASI DIMOSTRARE:
      Sembra che non sia destino che io segnali il video del professore cubano infiltrato nella CIA e dei finanziamenti ai “dissidenti” tramite la USAID e il NED. L’attualità corre più veloce del tempo che ho a disposizione per inviare i miei commenti. Spiego il perché:
      Ricordo che il 27 novembre ci fu il sit-in degli artisti che avevano reclamato un dialogo con il Ministero della Cultura, sul quale avevo dedicato un intero commento. In esso avevo anche descritto come il “Movimento San Isidro” aveva cercato di intestarsi l’iniziativa con l’aiuto dei media anticastristi e di alcuni blog cubani. Già in quell’occasione c’era stata una loro provocazione, pretendendo di essere ricevuti dal Ministro insieme agli altri artisti; cosa che il Ministro non ha accettato, spiegando che non sedeva allo stesso tavolo con chi viene finanziato dalla CIA per sovvertire il sistema costituzionale cubano, ma poi il dialogo in qualche modo è continuato. Alcuni di quei giovani avevano chiesto un appuntamento con il Ministro per il 27 gennaio, esattamente due mesi dopo il sit-in (ma che strana coincidenza questo 27) e il Ministro si era reso disponibile a incontrare tre loro rappresentanti. Impegno preso da entrambi e concordato proprio per il 27 gennaio alle ore 12 (il nome “Movimento San Isidro” si è ormai sputtanato agli occhi dei cubani e poi, mediaticamente, con quel nome da sagra paesana non potevano creare un forte “appeal”. Ora, dall’ufficio marketing della CIA gli hanno cambiato nome, creando un nuovo logo “27N” (novembre), più immediato, più giovanile, più “cool”. Questo è il modo in cui viene chiamato ora quel movimento; guarda caso riprende quello del movimento “26-7” di Fidel tanto amato dai cubani).
      Come per il sit-in, anche per questo appuntamento si è scatenata una campagna diffamatoria contro il “violento” Ministro della Cultura che – secondo le loro versioni – “prende a schiaffi e aggredisce fisicamente” un giovane giornalista indipendente. L’arroganza e la prepotenza del Potere cubano continua ancora contro quei giovani che, ispirati da pacifici e nobili ideali, chiedono solo dialogo e confronto. La comunità internazionale deve intervenire immediatamente per condannare queste crudeli azioni, e infatti il copione si è puntualmente realizzato. Secondo il quotidiano online “Diario de Cuba” i gruppi Popolari del parlamento europeo hanno subito chiesto la sospensione di qualsiasi accordo economico con Cuba, perché il violento comportamento del Ministro nei confronti del giornalista è l’ennesima prova della continua violazione dei diritti umani (sic!). Sembra incredibile ma basta leggere l’articolo «DDC – Grupos del Parlamento Europeo piden a Josep Borrell proteger a los activistas del 27N en Cuba». Dopo averlo letto qualcuno pensa ancora che queste denunce e restrizioni contro la Cuba “tiranna e repressiva” siano basate su fatti reali?
      Da quello che sembra, il giovane colpito è un “giornalista” in“dipendente” proprio del Diario de Cuba. Metto a conoscenza che questo giornale online negli ultimi quattro anni ha ricevuto finanziamenti dalla USAID e da altre agenzie USA per una cifra di un 1.320.000 dollari. No, non mi sono confuso, ho scritto correttamente: un milione e trecentomila dollari. Altrettanti soldi, in base alla loro importanza e diffusione, vengono erogati ad altri giornali online, blog, enti, associazioni, ecc… ecc… che sono nati in funzione della strategia della CIA. In questo articolo pubblicato su un sito italiano di geopolitica ci sono i dettagli con i vari destinatari delle centinaia di milioni di dollari che, attraverso i soldi dei contribuenti statunitensi, le varie amministrazioni USA spendono per la guerra contro Cuba «occhisulmondo – la controrivoluzione cubana un grande affare per tutti, quanto costa ed a chi conviene?»
      Ora spiego un po’ il contenuto di un video che segnalerò più avanti, dove c’è la versione dei fatti accaduti sotto il ministero fornita dalla TV di Stato cubana, lo spiego perché alcuni passaggi essendo in spagnolo ma con “slang” cubano forse non tutto è comprensibile.
      Nel video si vedono i giovani sotto al ministero, ma sono in molti e in largo anticipo rispetto alle ore 12. Chiamano al telefono il vice Ministro avvertendolo che sono lì per l’appuntamento concordato (la telefonata la mettono in viva voce senza avvertire di questo il vice Ministro). Lui gli risponde con tutta tranquillità, ma gli spiega che l’appuntamento con il Ministro era per le 12 e che non possono salire più di tre, come accordi presi. Visto che è ancora presto gli consiglia di disperdersi un po’ per non fare assembramenti sotto al Ministero (motivo covid-19) e di presentarsi alle 12 che sarebbero stati ricevuti senza problemi. Loro non accettano questo e il vice Ministro prende l’iniziativa di scendere in strada per dialogare con loro. Il folto gruppo non sente ragioni e a quel punto il vice Ministro cede, invitandoli ad entrare nel Ministero ma loro non accettano, anzi iniziano a provocarlo e a riprenderlo facendo video con i propri smartphone. In una loro dichiarazione si afferma che non sono voluti entrare perché sotto al ministero cerano alcuni poliziotti con la pistola e questo per loro è il segno che la repressione continua e non c’è intenzione da parte del Ministro di aprire un dialogo. Si, avete capito bene, se Cuba mette una squadra di poliziotti con pistola (quale polizia non ha la pistola) a sorveglianza di un ministero dove si riunisce un folto gruppo di persone, è la dimostrazione che è un regime repressivo (sic!). Comunque nei video pubblicati dai ragazzi non ho visto un poliziotto intervenire nemmeno quando si scaldano gli animi. Strano, erano tutti con gli smartphone in mano per riprendere il pur minimo movimento.
      Dato che a quel punto la situazione era entrata in stallo, scende in strada anche il Ministro per sentire le loro richieste, ma le provocazioni continuano anche nei suoi confronti, finché lui non cade nella trappola e, per il nervoso, con un colpo della mano, colpisce sul braccio il giovane che gli aveva puntato lo smartphone all’altezza del viso facendoglielo cadere. Da questo gesto si scaldano subito gli animi dei presenti. A quel punto intervengono anche i dipendenti del ministero a calmare le acque, e alla fine la polizia ha fermato alcuni dei partecipanti più “alterati” per prendergli le generalità.
      Concludo aggiungendo un fatto di non poca rilevanza: contemporaneamente all’appuntamento con il Ministro, un altro nutrito gruppo di persone (sempre del ribattezzato 27-N) si era riunito non distante dal ministero – che coincidenza – per rendere omaggio al 168° anniversario della nascita di José Martí, recitando poesie in suo memoria (si da il caso però che il giorno di nascita di Martí è stato il 28 gennaio e non il 27). Quegli stessi hanno poi raggiunto gli altri sotto il Ministero della cultura partecipando all’accaduto.
      Tutto questo che ho spiegato si può vedere nel video trasmesso dalla TV cubana. Secondo molti mass media internazionali e alcuni blog cubani è stata invece l’ennesima prova della repressione comunista.
      Per chi volesse avere conoscenza delle versioni date dai blog che sostengono questo movimento vi segnalo alcuni articoli e video:
      Nel giornale di Yoani Sánchez oltre a questo articolo ne troverete altri sull’argomento «14ymedio – La agresión del ministro de Cultura contra los artistas suscita condenas internacionales».
      Voglio segnalare questo articolo perché conferma quello che ho scritto nel commento precedente sulla creazione di movimenti o associazioni che si battono per i diritti civili, che rientra nella strategia della cosiddetta linea “morbida” adottata dagli USA (chi vuole credere, come è scritto nell’articolo, che qualche ragazza è stata spogliata e perquisita nelle sue parti intime mentre erano in strada dentro i furgoni della polizia, lo faccia pure. Io no). Qui si riporta la denuncia di “Yo si te creo en Cuba” gruppo di alcune donne cubane sulla falsariga del conosciuto movimento spagnolo contro la violenza sulle donne “Herama yo si te creo”. L’articolo è «ddc – Yo Sí Te Creo en Cuba denuncia agresiones a la intimidad sufridas por mujeres detenidas frente al MINCULT».
      L’ultimo è un video di una delle tante TV anticastriste della Florida, lo segnalo perché qui parla proprio il giovane “aggredito e malmenato” dal Ministro «AmericaTeVeCanal41- Habla con América Noticias el periodista agredido por el Ministro de Cultura de Cuba».
      Quelli segnalati sono solo alcuni delle centinaia che, con lo stesso “taglio” informativo, potete trovare sul web. Penso siano sufficienti per capire la versione che mettono in campo.
      Invece per quanto riguarda l’informazione della TV cubana vi segnalo il video cui vi ho accennato il contenuto «canalcaribe – Cuba: El verdadero trasfondo de las provocaciones en sede del Ministerio de Cultura».
      Segnalo anche questo altro articolo solo perché all’interno c’è un breve video di pochi secondi con l’appassionato sfogo del Ministro della Cultura che si trovava ancora in strada dopo l’agitato confronto con i ragazzi.

      Ognuno con la propria capacità critica può trarne le conclusioni. Ho voluto portare all’attenzione l’accaduto perché la notizia è solo di due giorni fa e con essa far capire come Cuba deve confrontarsi e difendersi quotidianamente da tutti questi attacchi creati ad arte e diffusi sui mass media mondiali.
      Spero che non accadano altre cose in questo fine settimana, perché vorrei riuscire a pubblicare il commento sulla CIA – USAID – NED che è rimasto ancora in sospeso, e penso che con quello concluderò la lunga lista dei tanti che ho pubblicato …

    • CIA-USAID-NED-OPEN SACIETY: STRATEGIE E TANTI MILIONI DI DOLLARI
      Questo commento doveva essere la continuazione di quello titolato LINEA DURA E LINEA MORBIDA – CIA – USAID – NED ma l’attualità dei fatti accaduti sotto al Ministero me lo ha fatto posticipare.
      Basteranno gli articoli con i video che segnalerò in seguito per capire in modo minuzioso il ruolo che svolgono queste Fondazioni o Agenzie – al di là della loro facciata pubblica -. Allo stesso tempo ci sono scritti i singoli importi dei tanti milioni di dollari con cui finanziano ognuna delle loro “marionette” per destabilizzare il Sistema cubano. Questi ultimi video e articoli che segnalerò chiariranno del tutto le idee a chi ancora ha dei dubbi su quante pressioni Cuba subisca quotidianamente, dato che i loro contenuti sono rivelatori di fatti incontrovertibili. Certo, capisco bene che ci vuole un infinita pazienza a vedere tanti video e leggere lunghi articoli, ma quando a me capita che qualcuno mi dice che su un argomento mi sto sbagliando, allora il mio tempo ce lo dedico volentieri per capire se dice il vero.
      Nel primo video che segnalerò il conduttore introduce l’argomento e poi parla di un articolo pubblicato su “Cubadebate” nel quale si spiega benissimo il piano della CIA, iniziato nel 2004, dove c’è l’intenzione di formare una classe intellettuale e con essa creare centri culturali, giornali online, movimenti di opinione, associazioni religiose, ecc… ecc… Questi dovevano e devono essere funzionali alla cosiddetta “guerra culturale” nell’ambito di quella che avevo chiamato la “linea morbida”.
      Tutto questo si conosce anche grazie al rischioso lavoro svolto dal Professore di storia e letteratura cubana Raúl Capote che, per vari anni, come agente dei servizi cubani ha fatto il doppio gioco con la CIA. In questo video ci sono anche suoi racconti su come la intelligence statunitense cercava di mettere in campo il piano della “guerra culturale” a Cuba.
      Poi il conduttore televisivo prosegue spiegando il progetto dei “cyberdissidenti” nel quale hanno investito milioni di dollari, prima per formarli professionalmente e poi continuando a finanziarli per la loro propaganda antisocialista. In questo modo cercano di influenzare culturalmente sia le nuove generazioni cubane che l’opinione pubblica mondiale (su questo si fa un accenno anche al ruolo di Yoani Sánchez).
      Tra le varie Agenzie e Enti finanziatori si spiega chi è la “Open Society Foundations” del multi miliardario George Soros, e come questa contribuisca a costruire crisi pilotate nei vari paesi non allineati al pensiero dominante neoliberista; come per esempio la crisi in Ucraina.
      Se si ha pazienza di vedere il video intero (poco più di 10 minuti) si capiscono bene cose che avevo già spiegato nei miei commenti ma in questo caso vengono riportate con date, luoghi, cifre e quant’altro. Chi lo vuole vedere deve cercare «Canal Caribe – Cuba: ¿Cuán verdaderos son los nuevos “líderes” de la contrarrevolución?».
      L’articolo che il presentatore di questo video prende a riferimento è un po’ lungo ma vale la pena leggerlo perché, con il suo dettagliato contenuto, si possono sapere molte altre cose importanti che nel video non sono state citate. L’articolo è: «Cubadebate – Los ideólogos del golpe blando: Open Society en Cuba y la articulación contrarrevolucionaria».
      Questo invece è il filmato intero (diviso in tre parti 1/2/3) dove il professore Raúl Capote racconta tutta la sua storia da infiltrato nella CIA. In esso ci sono anche delle analisi fatte da due donne del Ministero degli Interni, esperte in strategie messe in campo dalle Agenzie di intelligence statunitensi. Devo dire che chi non frequenta assiduamente Cuba (anche se conosce lo spagnolo) farà un po’ fatica a capire Raúl Capote, perché parla con un forte “slang” cubano, a differenza delle due donne che usano uno spagnolo molto pulito. Il filmato è «”Fabricando un líder”, en Las Razones de Cuba 1/3» (per la seconda e terza parte al posto di 1/3 basta scrivere 2/3 e 3/3).
      Per chi non comprende lo spagnolo metto a disposizione questo articolo «Manuela Sáenz Orinoco – Intervista a Raul Capote, ex collaboratore della CIA» qui si spiegano ancora meglio tutti i passaggi che la CIA ha messo in campo per reclutarlo sin da quando era un giovane universitario; quale era il loro piano di sovversione per Cuba; i compiti che gli assegnavano; le azioni provocatorie che doveva compiere il giorno del compleanno di Fidel, e “se ci fosse scappato il morto sarebbe stato anche meglio” (così gli avevano suggerito); come riescono a creare nuovi lider in altri paesi e il ruolo che la CIA svolge in Venezuela.
      Un altra intervista a Capote è stata pubblicata nel 2019 sul quotidiano italiano “il manifesto” nel quale il Professore cubano rilascia un intervista dove ci sono altrettante interessanti cose. L’articolo si trova digitando «il manifesto – Spie culturali all’Avana». Lo consiglio perché si comprende l’ampio bagaglio culturale di Raúl Capote, cosa che invece non si percepisce nel filmato, forse per quel suo modo di parlare molto “semplice” e con cadenza “popolare”. Tra le varie cose è un profondo ammiratore di Antonio Gramsci e afferma che anche nella CIA c’è chi studia le opere gramsciane. Spiega quando “nel 1953 fu creato il fronte culturale della CIA, un importante dipartimento per la guerra culturale composto da ufficiali veterani dei servizi speciali nordamericani, alcuni ex-comunisti ed ex-golpisti, vecchi ufficiali della Germania nazista, persone con grande esperienza nell’Europa dell’est”, e che il prodotto finale della loro fabbrica del consenso è quello che lui chiama l’«homo frivolus».
      Concludo segnalando l’ultimo articolo che è sempre di Cubadebate, ed è quello che fa una dettagliata analisi su quanti milioni di dollari l’amministrazione Trump – attraverso le varie Agenzie, Fondazioni o Enti – ha dato in finanziamento ai vari gruppi e alle singole persone che operano per rovesciare il sistema socialista. Ma non basta, perché dice anche i nomi ai quali questi soldi vengono versati e che quantità ognuno percepisce. Per esempio Yoani Sánchez prende una parte dei suoi finanziamenti anche dalla “Fundación Bacardí”. Si, proprio la storica azienda di Ron (Rum), fondata da Don Facundo Bacardí in Santiago de Cuba nel lontano 1862 e che decise di lasciare l’isola dopo la Rivoluzione. Da quel giorno ha sempre sperato di riportare a Cuba almeno una fabbrica per ricordare al mondo l’origine del suo “Ron”. Negli USA ha creato una Fondazione per sostenere le battaglie di “democrazia” nei vari paesi sparsi nel mondo, e per questo finanzia chi fa i suoi interessi. In questo articolo tutto è spiegato punto per punto, senza possibilità di equivoci, iniziando dal ruolo della USAID e della NED. Questo articolo è «cubadebate – El multimillonario financiamiento a la industria anticubana en tiempos de Trump».
      So di aver segnalato una infinità di cose, con il rischio di creare solo confusione. Per questo metto nuovamente in copia e in ordine cronologico di approfondimento tutto quello che ho segnalato in questo commento:
      1 «Canal Caribe – Cuba: ¿Cuán verdaderos son los nuevos “líderes” de la contrarrevolución?»
      2 «Cubadebate – Los ideólogos del golpe blando: Open Society en Cuba y la articulación contrarrevolucionaria»
      3 «”Fabricando un líder”, en Las Razones de Cuba 1/3» (2/3 – 3/3)
      4 «Manuela Sáenz Orinoco – Intervista a Raul Capote, ex collaboratore della CIA»
      5 «il manifesto – Spie culturali all’Avana»
      6 «Cubadebate – El multimillonario financiamiento a la industria anticubana en tiempos de Trump»
      Sono veramente molte ma qui in Europa i loro contenuti non verrebbero mai divulgati dai media mainstream. Per chi dovesse esserne interessato penso che sia una buona opportunità di approfondimento. E poi concedetemelo, questa era l’ultima risposta che dovevo a Mario, dato che nell’ultimo commento spiegherò solo il perché mi sono così appassionato nel dare queste risposte.
      N.B. Mi sono ricordato che per leggere l’intervista a Raúl Capote su “il manifesto” serve creare un account. Non si è obbligati ad abbonarsi, l’account è gratuito, è molto semplice, basta inserire un indirizzo e-mail e una qualsiasi password, e si può leggere tutto l’articolo …

      • Commento scritto da Aureliano

        Non voglio certamente aprire un altro capitolo parlando della Russia, ma lo faccio solo per mettere a conoscenza che quello che ho evidenziato su Cuba è una prassi che non si limita solo all’isola caraibica. Ormai tutto il mondo conosce Navalny; in questi giorni sta facendo parlare tanto di se nei mass media occidentali per le sue denunce sulla corruzione dei politici russi, e in particolar modo di Putin.
        Chi leggerà gli articoli sopra segnalati saprà come le varie Agenzie statunitensi costruiscono i suoi uomini e li finanziano con milioni di dollari. Nei paesi che non sono allineati ai loro interessi mettono in azione ambigui personaggi. Li individuano da quando sono dei giovani studenti, poi con delle borse di studio li fanno andare nelle università americane e, dopo formati e istruiti a dovere, li rispediscono nei loro paesi creando movimenti politici o di opinione, solo con lo scopo di sovvertire l’ordine costituito. Io non so se anche Navalny faccia parte di questa schiera di personaggi, ma di indizi ce ne sono veramente molti che sembrerebbero certezze.
        Senza andare a cercare chissà dove, in wikipedia si leggono cose su di lui alquanto imbarazzanti. Quando nel 2017 “il manifesto” ha pubblicato l’articolo, il cosiddetto dissidente russo non era ancora così conosciuto alla maggioranza delle persone ma la sua storia era già piena di ombre.
        L’articolo di cui parlavo è «Navalny, un democratico «made in Usa» | il manifesto».
        Tanto per aggiungere qualcosa in più metto un video pubblicato appena quattro ore fa su youtube da un canale che ho spesso segnalato «Ahi les Va – Alexéi Navalny: lo que te cuentan, lo que no (y por qué no te lo cuentan)»
        N.B. Ricordo che per leggere “il manifesto” bisogna creare un account gratuito.

    • CONCLUSIONE:
      Inizialmente non avevo affatto voglia di rispondere a Mario e gli avevo anche spiegato il perché. Sapevo anche che se avessi iniziato non lo avrei fatto con poche righe, perché non avrebbero portato a nulla di costruttivo. Alla fine ho deciso di farlo, ma certamente non pensavo di produrre risposte così lunghe, ritrovando anche articoli e video “dimenticati in un cassetto”. In più si sono inseriti fatti di attualità che si stanno verificando a Cuba e che calzavano a pennello per dimostrare quello che cercavo di spiegare.
      Se mai qualcuno leggerà le mie risposte avrà qualche elemento in più per capire come un certo tipo d’informazione ha condizionato il pensiero di molti sulla storia della Cuba socialista. Forse alcuni metteranno in discussione le loro certezze e altri rimarranno ancorati alle loro convinzioni. Il mio intento non è quello di convincere qualcuno, ma quello di portare a conoscenza fatti che qui in Europa è quasi impossibile trovare pubblicati.
      Non è mia abitudine intervenire con commenti quando leggo articoli sul web, ma questa volta sono stato chiamato in causa personalmente con l’accusa di nascondere la “vera” realtà di Cuba e di come vive la sua gente. Questo mi ha infastidito ancor di più perché avveniva in questo blog (che gentilmente ha ospitato i miei commenti) dove avevo appena finito di leggere vari articoli con una forte avversione per il sistema politico cubano e il suo lider storico; avversione legittima, ma le “denunce” che i contenuti mettevano in luce mi sembravano in molti casi poco credibili e molto strumentali.
      Devo ammettere che da tempo volevo scrivere cose su Cuba che riguardavano più o meno i contenuti affrontati in questi commenti. Le volevo scrivere per tenermele a disposizione, perché mi capita spesso che qualcuno mi ripeta le solite accuse trite e ritrite su Cuba; a quel punto, invece di rispondergli, gli avrei inviato il file con tutto quello che ho scritto, suggerendogli di leggerlo.
      Quando Mario ha reiterato la sua accusa nei miei confronti ho colto la “palla al balzo” e, con la scusa di dovergli rispondere, ne ho approfittato per crearmi questa sorta di “dossier”, altrimenti non l’avrei mai fatto.
      Sono consapevole che tutte le risposte che ho dato portino qualcuno ad accusarmi di forte imparzialità e di essere stato sfacciatamente partigiano. Si, è vero, lo sono stato, e per questo molti crederanno che io sia un cieco sostenitore del Sistema cubano e del socialismo reale; non è esattamente così, come ho già detto ha mille difetti (ma chi non ne ha).
      La mia è stata, scientemente, una precisa selezione di informazioni per bilanciare le molte falsità che girano ogni giorno su Cuba; mentre in alcuni casi ho cercato di spiegare quello che si nasconde dietro avvenimenti che all’occhio inesperto sembrano reali e sinceri. Il mio intento era quello di portare alla luce fatti che la maggior parte delle persone non conosce per il semplice motivo che i media più diffusi non li riportano, e se lo fanno ce li raccontano nel falso modo che vi ho dimostrato.
      Dopo aver risposto a tutte le accuse contro Fidel Castro, e anche ad altro, voglio concludere raccontando una storia che mi è tornata in mente in questi giorni, mentre scrivevo le mie lunghe risposte. Una storia scoperta tempo fa e che mi era rimasta “dentro”. In essa, dal mio punto di vista, ci ho trovato una forte analogia simbolica con la storia della Rivoluzione cubana: con i suoi entusiasmi iniziali; il suo internazionalismo; il suo tortuoso percorso; il suo subire condizionamenti; il suo resistere ad aggressioni esterne; e infine la sua speranza di creare una diversa società. Una società più umana, più solidale, più bella, più giusta.
      La Rivoluzione cubana aveva l’intento di portare a compimento un sogno; con tutte le sue buone intenzioni non è stato un sogno compiuto … ma possiamo dire che loro almeno ci hanno provato.
      La storia che vi racconto è quella della famosa “ENA” Escuolas Nacionales de Arte. …

    • IL SOGNO DE “LAS ESCUELAS NACIONALES DE ARTE”
      … Nel 1961, appena due anni dopo el “Triunfo de la Revolución, la ricca borghesia era quasi tutta fuggita dall’isola e il country club “Biltmore” – il circolo più esclusivo de La Habana – era ormai rimasto completamente senza soci. Un giorno Fidel e il Che decidono di andare a giocare a golf proprio in quel club, ma non perché fosse il loro passatempo preferito. La cosa fu fatta a beneficio dei media, perché quelle foto, diventate poi famose, servivano per un fine diplomatico: “addolcire” il Presidente Kennedy per invitarlo a Cuba a parlare di pace (era appena stata respinta l’invasione della Baia dei porci). Nell’isola l’entusiasmo era generalizzato. C’era un impegno concreto contro qualsiasi diseguaglianza di classe sociale, e l’educazione gratuita per tutti veniva vista come lo strumento fondamentale per combattere queste iniquità (già era iniziata la campagna di alfabetizzazione di massa). Ed è proprio in quella partita di golf che, vedendo quel meraviglioso spazio immerso nella natura, Fidel e il Che si chiesero cosa si potesse realizzare in quel posto. Pensarono subito all’arte e alla importanza della cultura: “La nuova società che stiamo costruendo non ha bisogno di country club e campi da golf, ma ha bisogno di artisti, di persone che interpretino questa società, ha bisogno di una scuola di arte, dove giovani provenienti da America Latina, Africa e Asia, in un inedito miscuglio culturale, possano studiare le principali discipline artistiche, e possano farlo gratuitamente”. Decisero così che in quel campo da golf del country club “Biltmore” si dovevano costruire le scuole di arte più belle al mondo.
      L’incarico fu dato all’architetto cubano Ricardo Porro, rientrato in patria dal Venezuela dopo il trionfo della Revolución. Porro chiamò due suoi giovani amici italiani con cui aveva lavorato proprio in Venezuela: Vittorio Garatti, di Milano, e Roberto Gottardi, di Venezia.
      Fidel e il Che decisero che i diversi padiglioni delle scuole dovevano riflettere il momento storico che Cuba stava vivendo: quello di una rivoluzione politica, culturale e sociale; una rivoluzione di Sistema. Queste furono le uniche indicazioni date dai due lider; per tutto il resto lasciarono completa carta bianca agli architetti su come sviluppare i loro progetti.
      Questa assoluta libertà concessagli portò i tre giovani amici a proiettare nell’opera quella intensa trasformazione che si stava vivendo nell’isola, dove una moltitudine di persone, sempre divise e contrapposte da censo economico, culturale e razziale, ora si vedevano coinvolte e partecipi in egual misura in una rivoluzione che prometteva dignità e riscatto sociale per tutti, anche per i più diseredati e discriminati; in maggioranza neri.
      Tutto questo si doveva riflettere nei distinti complessi architettonici dove si sarebbero svolte le discipline artistiche di Musica, Danza moderna e folcloristica, Danza classica, Arti plastiche, Arti drammatiche. La volontà politica di Fidel e del Che, insieme all’estro creativo di quei giovani architetti, fece nascere “un’architettura visionaria sorta per autogenerazione dal contesto stesso”. Infatti, quello delle Escuelas de Arte, è il più importante progetto di architettura cubana che sia stato fatto dopo la Rivoluzione. In esso si svela un’accurata ricerca di forme “organiche”, attraverso le quali gli architetti speravano di stimolare i sensi percettivi di chi vi fosse immerso; forme e volumi che rappresentano anche l’affascinante sincretismo delle sue genti, in cui la vitale negritudine, insita nella cultura popolare, si fonde al più “elitario” intellettualismo europeo, e le due cose, mescolandosi tra loro, sono il frutto di quella inebriante sensualità che “la perla delle Antille” ci regala.
      Faccio presente che nella realizzazione di questo immenso complesso architettonico viene riconosciuto uno dei contributi più grandi che la cultura italiana ha dato all’America latina.
      Sappiamo che Cuba, subito dopo la Rivoluzione, era già un paese sotto attacco da parte degli USA e prima di ogni altra cosa doveva pensare alla difesa del suo territorio. Oltre a questa priorità le scuole d’arte risultarono molto più costose di quello che la Rivoluzione poteva permettersi, anche se le sue originali tecniche di costruzione riducevano di molto le spese. Nonostante la difficile situazione Fidel decise che dovevano essere realizzate, perché esse rappresentavano un forte valore identitario per la Cuba rivoluzionaria.
      I lavori iniziarono nel 1962, in piena “crisi di ottobre” con i missili sovietici nell’isola; mentre a Cuba non esisteva ancora il Ministero delle Costruzioni. Le finanze a disposizione dovevano concentrarsi sempre più nella difesa dagli Stati Uniti e nel pianificare la nuova economia che doveva garantire salute, istruzione e alimentazione a tutti i cittadini dell’isola, senza distinzione alcuna. Anche in queste condizioni Fidel non vuole abbandonare le Escuelas de Arte, e i finanziamenti si trovano purché i lavori continuano.
      Isolata dal mondo per l’embargo e sempre più impegnata a difendere la sua Rivoluzione dalla “guerra” che gli Usa gli hanno dichiarato, Cuba si trova obbligata a mettersi totalmente sotto l’ala protettiva dell’Unione Sovietica: petrolio, macchinari per le fabbriche e molte altre indispensabili risorse arrivano dall’URSS. A quel punto i dettami sovietici cominciano a influenzare la pianificazione dell’economia cubana. Tramite la lente ideologica del marxismo-leninismo iniziano a formarsi i burocrati di partito che, esercitando il loro “piccolo” potere, influenzano le future decisioni nelle scelte prioritarie per la nuova Cuba.
      Nel 1964 si avviò anche l’operatività del Ministero delle Costruzioni, e ai suoi vertici non mancavano certo burocrati tutt’altro affini all’arte e all’architettura. Così iniziarono molti malumori per gli ingenti finanziamenti destinati a questo utopico complesso architettonico; finanziamenti che invece potevano essere impiegati per altre opere più “funzionali” e di più veloce realizzazione. Più di una cosa fu presa a pretesto per ostacolare la continuità di quel progetto, fino a tirar fuori la “sconveniente” provenienza borghese dell’architetto Porro ed evidenziare che gli altri due fossero italiani e non cubani. Ma quello che soprattutto fu preso in seria considerazione è che il progetto non rappresentava di certo l’essenza architettonica del “Realismo socialista” anzi, ne era completamente l’antitesi. Le forme che avevano scelto quei tre giovani professionisti manifestavano tutta la sensualità del “realismo magico” che l’architettura organica permetteva di esprimere. Questo prese a pretesto l’Unione Sovietica che, forte dei suoi importanti e vitali aiuti che forniva a Cuba, fece sentire con risolutezza la sua voce, affermando che quel progetto proponeva solo una dispendiosa e frivola architettura borghese, a differenza dell’essenziale “razionalismo socialista”. Per i sovietici quel progetto non rientrava in una buona pianificazione delle risorse economiche, la cui priorità doveva andare a soddisfare i bisogni primari del proletariato e non a disperdersi in quella che loro vedevano come un’opera deviazionista.
      In quel periodo Fidel (che al trionfo della rivoluzione si era trovato con quasi il 50% di popolazione analfabeta nelle zone rurali del paese) doveva convincere tutti i cubani a combattere una difficile guerra di resistenza contro gli Stati Uniti e il suo duro l’embargo; allo stesso tempo si stava impegnando a costruire un movimento internazionalista che avrebbe agito in prima linea per riscattare le miserabili condizioni in cui vivevano le popolazioni del terzo mondo; era impegnato a investire ingenti risorse economiche nella formazione di nuovi professionisti, tecnici specializzati e medici (quasi tutti fuggiti negli USA per non rinunciare ai loro alti salari). Per riuscire a realizzare tutte queste cose Fidel Castro non poteva rinunciare a quegli ingenti aiuti che venivano dall’URSS. Quegli aiuti erano vitali per Cuba; si trattava di “vita o morte”. Per lui sarebbe stato davvero difficile continuare a investire ingenti fondi sul dispendioso progetto che i sovietici avevano classificato come un deviazionista capriccio borghese e allo stesso tempo continuare a prendere i loro finanziamenti. L’Unione Sovietica era vitale per Cuba; senza di loro e con il fiato degli USA sul collo, la Rivoluzione, da sola, non avrebbe avuto la forza per resistere. In qualche occasione Fidel Castro ha dovuto fare buon viso e cattivo gioco, e purtroppo fu così anche nel caso di questo utopico progetto. Infatti i lavori per portare a termine il complesso architettonico sognato da Fidel e dal Che furono sospesi nel 1965. Solo il padiglione di Danza moderna e folclorica fu quasi del tutto completato e messo in piena funzione, mentre il resto delle costruzioni rimasero in sospeso. Alla fine rimaneva solo una parziale realizzazione del progetto. Progetto che doveva rappresentare quell’ideale società dove “l’uomo nuovo” avrebbe potuto liberamente esprimere le proprie capacità creative e identitarie, aldilà della sua provenienza “razziale”, culturale, sociale ed economica. Una realizzazione parziale, come lo è stata la Rivoluzione cubana.
      Trentaquattro anni dopo, nel 1999, appena usciti dal duro “Periodo especial” Fidel non si era dimenticato di quel lontano sogno. Non si era dimenticato nemmeno di quei tre giovani architetti che l’avevano progettato, tanto è che li richiamò – ormai con i capelli bianchi – perché li volle un altra volta al suo fianco per continuare i lavori e portare a termine le Escuelas de Arte che, come anche il Che aveva detto, dovevano essere le “più belle al mondo”.
      Il cubano Ricardo Porro, già dal 1966, se ne era andato subito a vivere a Parigi. Il motivo del governo cubano di bloccare i lavori delle scuole per motivi ideologici, oltre che economici, gli aveva fatto capire l’invadente condizionamento che l’Unione Sovietica avrebbe avuto su Cuba. Parigi divenne la sua seconda Patria e lì si affermò come uno degli architetti più famosi al mondo.
      Vittorio Garatti scelse invece di rimanere a vivere a Cuba fino a quando, nel 1974, fu accusato di spionaggio, messo in prigione per venti giorni e poi espulso. Lo stesso Garatti, ritornato in Italia, ritenne che le autorità cubane lo espulsero a causa di un complotto orchestrato dalla CIA, la quale cercava di screditare tutti professionisti stranieri che avevano abbracciato la Rivoluzione rimanedo nell’isola per costruire la nuova Cuba socialista.
      Roberto Gottardi fu l’unico che rimase tutta la sua vita a vivere nell’isola, lavorando come professore presso la Facoltà di Architettura dell’Università dell’Avana. Ha svolto lavori internazionali e dal 1967 al 1971 ricoprì un posto di comando nel Ministero dell’Agricoltura.
      Così, sotto mandato di Fidel, i tre architetti iniziarono i sopralluoghi, e ripresero in mano i progetti aggiornandoli con nuove conoscenze che gli anni di esperienza avevano maturato.
      Ma Cuba non ha mai potuto avere la mente libera per concentrarsi solo sulla sua politica interna e i suoi problemi economici. Se la sua testa pensava all’isola, i suoi occhi dovevano sempre guardare a Washington per capire quali ennesime offensive quel paese gli avrebbe rivolto contro. Non c’era più la protezione dell’Unione Sovietica e gli Stati Uniti, nel 1996, avevano messo in atto la restrizione più dura mai attuata contro Cuba da quando era entrato in vigore l’embargo (dal 2017 con Trump è stato peggio). Il Congresso USA aveva approvato la durissima legge Helms-Burton per rafforzare ancor più l’embargo, e non ci volle molto per vedere le forti ricadute che l’isola doveva subire, dopo quello che aveva appena passato durante il “periodo especial”.
      Così, ancora una volta, non si poté più dare priorità d’investimento a quel progetto; i lavori iniziarono a rallentare e infine si fermarono di nuovo, lasciando quel sogno incompiuto.
      Solo in questi ultimi anni si è creato un forte interesse internazionale per recuperare l’intero complesso architettonico. In giro per il mondo si sono fatte conferenze, mostre, pubblicati libri, realizzato un film/documentario. Per quanto riguarda la scuola dedicata alla danza classica, l’ex ballerino cubano Carlos Acosta, uno tra i più famosi al mondo (ora Direttore del “Birmingham Royal Ballet” in Inghilterra), aveva manifestato l’intenzione di contribuire al restauro dell’edificio per metterlo a disposizione del popolo cubano, con la volontà di formare, gratuitamente, giovani ballerini cubani. Tutto questo perché non si è dimenticato di quello che il suo paese, gratuitamente, aveva fatto per lui.
      Ma Cuba, come si è capito dai miei precedenti commenti, continua a essere oggetto di una logorante guerra di aggressione politica, economica, mediatica, finanziaria. Non escludo che anche in questa storia qualcuno potrebbe parlare di “tradimento” da parte di Fidel per non aver portato a compimento le Scuole d’Arte più belle al mondo, come in egual misura è accaduto con la Rivoluzione. Decidete voi, … “così è, se vi pare” ma la realtà resta una.

      Aureliano

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      Segnalo varie cose per chi volesse conoscere qualcosa in più sulle “Escuelas de Arte”:
      1. Trailer del film/documentario sulla storia e la realizzazione del progetto architettonico: «youtube – Trailer: UNFINISHED SPACES».
      2. Video dove si vede la grande bellezza di quello doveva essere la Scuola di Musica:
      «youtube – La Escuela de Musica | Vittorio Garatti».
      3. Nella seconda parte di questo video si spiegano tutte le peculiari tecniche costruttive:
      «youtube – Escuela nacional de artes. Ricardo Porro, Vittorio Garatti, Roberto Gottardi».
      4. Un bel volume da sfogliare online con tante belle foto sul progetto, curato dal Dipartimento di Architettura di Firenze. Racconta tutta la sua storia fermandosi al 2016: «issuu by DIDA – Las escuelas nacionales de arte de La Habana – Paradiso».
      5) Articolo sul progetto architettonico all’esposizione della Triennale di Milano 2019:
      «weArch – Arte, architettura e rivoluzione a Cuba»

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