• Cronache di Vaticanarnia: evviva, gli atei non bruceranno all’inferno

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    Donna_tristezzacopia

    di Jeanne Pucelli


    Come milioni di fans del genere fantasy sapranno Le cronache di Narnia (The Chronicles of Narnia) è una serie di sette romanzi per ragazzi scritti da C. S. Lewis. In quella saga la lotta tra il Bene e il Male giunge i paradossi del kitsch nella sua accezione di riproduzione del cattivo gusto.

    Sulla sponda del Tevere in cui due millenni fa vivevano gli splendidi etruschi, vive ora una stirpe «strana», che di kitsch, nella sua accezione di riproduzione del cattivo gusto, è maestra. Il capo tribù, un grande sciamano “venuto da lontano” (esattamente 13 ore di aereo), cerca, con tutti i possibili escamotages offerti dalla diffusione mediatica, di livellare i confini tra le due istanze sovrannaturali, da lui definite in modo manicheo: il Bene , il Male.

    Bergoglio, nel suo smisurato … non trovo un termine non condannabile dalle leggi per il vilipendio italiane .. diciamo nella sua smisurata ineffabilità, ieri ha affermato davanti a urbi et orbi, a sordi e orbi e a nuovi e a vecchi cardinali, che gli atei, vale a dire coloro “che l’anima col corpo morta fanno” non subiranno le pene infernali in eterno. Questo perché, dice el porteño ,«La strada della Chiesa è quella di non condannare eternamente nessuno» l’importante «è salvare i lontani, reintegrare tutti» anche gli appestati dalla non credenza.
    Meno male stavo in pensiero!!!

    È vero, sembra dire Bergoglio, che l’intenzione di quei zelantoni «dei dottori della legge» è di «emarginare il pericolo allontanando la persona contagiata». Ma poi c’è «la logica di Dio, -ovviamente – che con la sua misericordia, abbraccia e accoglie». Una divinità quella cristiana che «è presente anche in coloro che hanno perso la fede, o che si dichiarano atei». È per questo che credenti non devono isolarsi «in una casta» senza «voler stare con gli emarginati».
    Meno male dopo la parola “contagiata” stavo veramente in pensiero!!! Che fortuna ora i credenti mi abbracceranno come fossi una di loro …. mi sento male!!!!

    L’incarnazione del “giullare di dio” ha spiegato ai Cardinali che l’ateo è come il lebbroso che nella favoletta cristologica è stato guarito dal Nazzareno e reintegrato nella comunità «senza pregiudizi, senza preoccuparsi del contagio,  – e senza – studiare la situazione e tutte le eventuali conseguenze!».

    Stavo leggendo queste parole, e … mi è venuto da dentro un:

    ma grillovaffanculo

    Essendo atea sarei da considerare un’appestata? Una lebbrosa che può contagiare la comunità? Una persona da tener lontana in modo da «salvare i sani, proteggere i giusti e, (…) salvaguardarli da ogni rischio». Secondo Bergoglio essendo atea sarei “non sana” ma un’ammalata che può contagiare? Ma no, non è così, egli nella sua immensa misericordia dice che, secondo la divinità che egli ha nella sua mente, io pur vivendo «nelle “periferie” dell’esistenza» dovrei essere “cercata” dai cristiani e ricondotta al “recinto” dei fedeli.

    L’importante, dice Bergoglio, «effondere la misericordia di Dio a tutte le persone che la chiedono con cuore sincero», ergo quelli che, come me non chiedono ‘sta misericordia del dio cristiano, rimarranno per tutta la vita … vi faccio l’elenco. Ateo, secondo Bergoglio, sarebbe sinonimo di : appestato, lebbroso, non sano come i fedeli e quindi malato, pericoloso, essere che porta il contagio, individuo che vive nelle periferie dell’esistenza, condannato alle pene eterne dell’inferno, un tizio che porta le ferite del peccato, un lupo nel gregge … dall’elenco bergogliano mancava solo “mela marcia” poi eravamo al completo.

     

    Che dire … ringrazio vivamente Jorge Mario per i suoi pensierini su coloro che come me non hanno ciò che lui chiama fede ed io delirio religioso. Ringrazio anche gli informatori mediatici che ormai hanno gettato il pensiero critico nel cesso e tirato definitivamente lo sciacquone lustrale. Ringrazio e me ne vado altrove fiera del mio pensiero libero … “Sola me ne vo per la città/ dove seiiii, mio caro amoreeee/ parapapà, parapapà, parapapà”…

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