• Catarsi e Anoressia: I “Perfetti” del ventunesimo secolo

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    «…essere serva di Dio […] significa non essere soggetta all´autorità di nessun uomo… ed è in questa distruzione del corpo, in questa negazione del desiderio per ottenere un´immagine elevata, che noi riconosciamo quel nucleo religioso che si trasmette come un virus pronto a riproporsi nel tempo».

     

    da Atti del Convegno “L’Anoressia” Storia, psicopatologia e clinica di un’epidemia moderna -Roma, 27 giugno 2008 – a cura di Ludovica Costantino

     

    di Gian Carlo Zanon

     

     

    La discesa agli inferi: si comincia con un pensiero verbale difettoso in cui è presente la distinzione ideologica da sfottò calcistico tra “onnivori mangia cadaveri” e vegetariani/vegani… poi, a volte, si va oltre, e ci si distingue tra crudisti e il resto del mondo. E non ci si ferma qui: nell’ossessiva ricerca di una catarsi ascetica ci si scinde ancora, tra crudisti e fruttariani e poi ancora tra fruttariani e melariani… e poi non ancora soddisfatti si inizia a sfidarsi nei social per dimostrare – con foto che sembrano uscite dal catalogo degli orrori di Auschwitz – che digiunando più degli altri si è più “puri”, più ascetici.

     

    Le immagini scheletriche, che ovviamente non inserisco, le potete vedere direttamente da una di queste ormai numerose pagine face book in cui individui, ormai alla deriva mentale, mostrano con “orgoglio crudista” il proprio corpo scheletrito dai “digiuni terapeutici”. È quanto sta accadendo realmente sui social. Non conosco i numeri del fenomeno, forse qualche centinaia? Migliaia? Non so la quantità, ma so che è un fenomeno allarmante in crescita esponenziale.

    Chi ha un “difetto di pensiero” di questo genere, più o meno grave, non cerca di curarsi, è sempre in alla ricerca di persone simili a sé che rendano congruo il suo pensiero alterato… inoltre chi si ammala ha una necessità impellente di un “ordinamento” capace di contenere i propri deliri con una “camicia di forza” ideologica, religiosa, magica ecc. . Dogmi alimentari, riti, liturgie servono a questo scopo, contenere in un abito culturale condiviso la malattia… i malati, i più onnipotenti, i più violenti, cercano o creano situazioni sociali che rendano congrui i loro “difetti di pensiero”… tipo: sono razzista? E allora prendo la tessera di un partito neonazista ecc. ecc..

     

    Spesso, troppo spesso le rivoluzioni che nascono per un’esigenza giusta e legittima – in questo caso l’etica alimentare coniugata in varie forme di lotta – poi giungono, come nella Rivoluzione francese al régime de terreur impersonato da novelli Robespierre. Gli anni di piombo, per esempio, nascono dalle istanze sociali legittime del ‘68 che per varie ragioni storico culturali non furono in grado di  fermare le derive del terrorismo armato.

    E qui si deve stare molto attenti “a non buttare via il bambino con l’acqua sporca”, perché sarebbe un delitto imperdonabile. L’alimentazione responsabile in sé è non solo auspicabile ma doverosa per motivi che vanno dalla difesa della salute, alla salvaguardia delle risorse del pianeta, all’aspetto ecologico tout court che sintetizza ogni azione di difesa dell’ambiente. Pensare di vivere di rendita a spese del territorio globale e dell’umanità intera annullando ogni sintomo che sottende una causa ambientale è pura follia. Chiudere gli occhi sulle ragioni delle guerre di accaparramento dei territori e di materie prime, come l’acqua e i terreni agricoli, è un delitto che pagheranno soprattutto le generazioni future. Come pagheranno la negazione del problema demografico, del land grabbing, delle nuove e silenti colonizzazioni, della privatizzazione di interi bacini idrici, ecc. ecc..

     

    Alimentarsi in modo responsabile, consumando, studiando, conoscendo, denunciando, avendo ben presente questi pericoli immani e  imminenti, lo ripeto è doveroso… usare queste istanze ideologicamente per nascondere patologie del comportamento alimentare è un’altra cosa.

    Quindi ogni volta ci si deve attaccare fortemente a quel filo di Arianna che è l’intenzionalità inconscia: capire cosa muove i comportamenti alimentari, al di là delle dichiarazioni ideologiche, è l’unica strada per separare le giuste e legittime istanze dell’alimentazione responsabile – che, generalizzando,  lotta contro l’industria alimentare tradizionale in quanto distruttiva per la salute e per l’ambiente – è vitale soprattutto per la credibilità di questi movimenti che si potrebbero definire “antisistema alimentare”.

    “Sistema alimentare” molto agguerrito che già da tempo ha lanciato la sua fatwa assoldando “crociati” webioti e medioti, che, come fecero le industrie del tabacco, hanno il compito di distruggere ogni scientificità rivendicata dai movimenti di “etica alimentare” i quali con pochi mezzi cercano di mostrare quanto sta accadendo sotto gli occhi di tutti.

     

    Queste insane “derive alimentaristiche” sono pericolose anche perché possono venire sfruttate da chi ha tutto l’interesse economico per screditare i movimenti di alimentazione etica e responsabile indicandoli come una massa di mentecatti fuori dalla realtà.

    Come scriveva allarmata la dott.ressa Barbara Armigliato su un suo post, l’ortoressia – che ovviamente è un sintomo dell’anoressia – è un termine che definisce un «disturbo alimentare molto diffuso al giorno d’oggi , soprattutto nei gruppi fb vissuti come tribù dagli appartenenti, in genere fruttariani e/o igienisti.» Per ortoressia quindi qui si intende quella forma di ossessiva e abnorme attenzione a determinate regole alimentari, condite da riti e liturgie, che persone con comportamenti alimentari a rischio si impongono.

    Non dimentichiamo che l’anoressia è una forma di patologia del pensiero e che è tra le principali cause di morte per malattia mentale.

    La dott.ssa Ludovica Costantino, – psichiatra e psicoterapeuta autrice di  alcuni testi sull’anoressia utilizzati come libri di testo all’Università “La Sapienza” di Roma* – propone ormai da anni una ricerca storica sulle radici di questa patologia, che in realtà sottende un problema psichiatrico ad alto rischio e che colpisce soprattutto le donne.

    I segnali allarmanti che pervengono dai social, ci mostrano quanto l’argomento sia di attualità. I dati diffusi nel recente congresso dell’Associazione Nazionale Specialisti in Scienza dell’Alimentazione, dicono che solo in Italia poco meno di un milione di giovani donne sono coinvolte in modo grave in questa patologia.

    Una patologia che in primo luogo nasce da un tentativo di ribellione mancata contro l’altro da sé deludente. Ribellione che si esaurisce nel disperato tentativo di «non essere soggetta all´autorità di nessun uomo» che si attua con l’ossessivo controllo del proprio corpo e quindi con la «negazione del (proprio) desiderio (per l’altro da sé) per ottenere un´immagine elevata» che altro non è che una fuga nichilistica dalla propria immagine primaria.

     

    «Da strega a malata… […] Il demonio cacciato via dalla nascita della ragione ha prodotto un vuoto. Forse ancor più patogeno per la donna… Religione e ragione: i due volti mostruosi hanno condannato la donna ad una infelicità senza fine… Sembra infatti che ora il vero problema sia questo vuoto, questa assenza che l’uomo manifesta e che fa ammalare le donne… E sembra che siano proprio le donne … a cercarsi il persecutore: fino a che sono malate sembra che ripetano il destino. Vanno a consegnarsi nelle mani degli indifferenti razionali che le distruggono. E così si protrae … un destino di infelicità…».

    Presentazione dei testi tratta dal sito Liguori Editore.

     

    21 aprile 2018

     

    Note

     

    *Qui potete leggere un’intervista a Ludovica Costantino: http://www.paoloizzo.net/costantino.htm

     

    La psichiatra e psicoterapeuta Ludovica Costantino, è autrice di alcuni importanti studi sulle patologie psichiatriche legate ai disturbi alimentari:

     

    L’Anoressia: storia, psicopatologia e clinica di un’epidemia moderna, Liguori Editore

     

    La ricerca di un’immagine – L’anoressia mentale, Liguori Editore

     

    Inoltre è coautrice, con Luca Giorgini, Manuela Petrucci, del libro Anoressia – Le patologie del comportamento alimentare, L’asino d’Oro Editore

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