• Autismo e schizofrenia sono di origine genetica … forse … sembrerebbe … parrebbe. Soggettivismo e soggettivazione nella ricerca scientifica.

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    di Gian Carlo Zanon

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    Ieri, dopo aver letto l’articolo di Giulia De Baudi ho pensato … ma c’è un altro “problema religioso” che invisibilmente invade anche la ricerca scientifica. Molti ricercatori scientifici, forse senza rendersene conto, abiurano il pensiero deduttivo, empirico e scientifico.  A volte invece sembra esserci approssimazione se non delinquenza.  (leggi qui)

    Ma cos’è il credere se non un voler credere. Voler a tutti i costi “credere che sia”, anche davanti a fatti incontrovertibili che sconfermano la credenza. Il credente è cieco e sordo anche di fronte alla percezione sensoriale, al dato emprico e persino al dato scientificamente provato. La fede, ricordava domenica il cardinal Ravasi, (leggi qui) è «decisiva come ultimo gradino dell’ascesa al Dio trascendente» e allora il credente che ha creduto per molto tempo all’inesistente che fa? rinuncia all’ultimo gradino che gli consentirà di sedersi vicino al suo dio? ma manco per niente! E pare, dicono, che la stessa cosa valga anche per quegli scienziati che per decenni hanno seguito “un’idea farlocca”.

     

    Anche gli scienziati che abbandonano il metodo empirico scegliendo di voler credere in “qualcosa che esiste solo nella loro mente” cercano la conferma a ciò che credono, e sottolineo “credono” di sapere.

    In questo modo, il pensiero incapsulato nella credenza creata dal voler credere, prosegue il suo percorso come se fosse un treno che corre su un binario all’interno di una galleria. Tutto ciò che sta all’esterno da quella galleria non solo viene consapevolmente e/o inconsapevolmente annullato, ma anche ritenuto pericoloso per il conseguimento della conferma a cui si tende.

     

    In questo scenario in cui la verità epistemologica è legata al pensiero soggettivo e soggettivizzante, dai risvolti imbarazzanti, inaspettatamente incontro uno scienziato, Edoardo Boncinelli, che sembra avere lo stesso identico approccio teo-scientifico del cardinal Ravasi: convincere il lettore, che le malattie della mente siano di natura meramente organica.

     

    In un articolo pubblicato su Corriere La Lettura il 29.5.16 dal titolo Il cervello è cresciuto ma troppo in fretta il famoso genetista indaga, con i suoi strumenti, due gravi patologie: l’autismo e la schizofrenia.
    Non essendo un genetista non sono in grado di entrare nel merito e giudicare il lavoro del ricercatoreposso. Posso solo giudicare il metodo narrativo con cui egli illustra la ricerca su queste due malattie. Narrazione che a mio giudizio è criticabile non perché ciò che intende far credere sia necessariamente un falso ma per il metodo retorico utilizzato con il quale, senza affermare nulla, porta il lettore a leggere la realtà di queste malattie secondo proprie intenzionalità, forse inconsce, ma senza dubbio sottaciute.

     

    Vado per ordine: nel suo articolo Boncinelli inizia parlare della ricerca genetica in atto affermando che. «È abbastanza ovvio che una malattia psichica non può essere semplice e inconfondibile come una malattia puramente organica, ma potrebbe esserci sotto qualcosa di più.» Affermazione abbastanza fumosa e potrebbe dar adito a molteplici interpretazioni. Una “malattia psichica” riguarda la psiche altrimenti, se fosse “puramente organica” non sarebbe psichica e si dovrebbe, anzi si deve definire malattia neurologica dell’organo cervello magari di origine genetica.

    Poi a, proposito dell’autismo, afferma: «Negli anni si è cercato di associare qualche regione del genoma a questa o quella forma di autismo ma i risultati sono stati scarsi e, soprattutto, non riproducibili.» Deduco quindi che non si sia trovata nessuna prova scientifica in grado di definire l’autismo come malattia genetica. Prima però aveva avvertito che «In linea di principio è anche possibile che forme (di autismo N.d.R. )di gravità diversa abbiano cause diverse.»

    Quel “è anche possibile in linea di principio” seguito a  da “è anche possibile che abbiano” già mi induce a pensare a una qualche forma di approccio aprioristico da parte del genetista.

     

    Il lieve sospetto di una qualsivoglia “effervescenza soggettiva” diventa un allarme quando Boncinelli parlando di schizofrenia prima dice «Si sa da tempo che il disturbo possiede una grossa componente genetica ma la sua natura non è a tutt’oggi nota, anche se ci sono molte indicazioni del fatto che lo schizofrenico possieda un cervello un po’ anomalo (…)» e poi afferma : «In passato sono stati riportati numerosi esempi d’individuazione di specifiche regioni genomiche associabili all’occorrenza del morbo ma nessuna si era rivelata fino a oggi affidabile».

    Domanda: ma il fatto che si sappia da tempo che «il disturbo possiede una grossa componente genetica» come può stare con il fatto che nessuna ricerca si sia «rivelata fino a oggi affidabile»?

    Detto così c’è una grande incongruenza che rivelerebbe non un sapere ma un voler credere che la schizofrenia sia di origine genetica. Inoltre utilizzando la parola «morbo» per definire una malattia psichica la inserisce senza ombra di dubbio tra le patologie organiche.

     

    Poi Boncinelli continua il suo articolo con una serie di frasi che, senza dire nulla di compromettente, inducono il lettore a credere che la schizofrenia sia di origine genetica «non entro in dettagli perché molti risultati sono da confermare»; poi parla di casi di schizofrenia che «sembrano associati»;  che «paiono ascrivibili» e finisce dicendo «Qualcosa, insomma, di molto simile a ciò che è stato osservato per l’autismo».

    Quindi se nella ricerca genetica sulle origini dell’autismo non sono state trovate prove scientifiche che possano definire la malattia come “genetica”, e la ricerca sulla schizofrenia ha dato risultati molto simili, ciò significa che anche per quanto riguarda questa patologia psichiatrica non si possa, a rigor di logica, parlare di malattia genetica. O no?

     

    Quindi, fino a prova scientifica contraria, queste sono solo supposizioni, preconcetti, idee aprioristiche che condannano, visto che la malattia essendo genetica non è curabile, migliaia di persone alla cronicità della malattia e i loro familiari alla disperazione.

     31 maggio 2016

    • Allora Boncinelli ha una qualità: essere un bravo divulgatore scientifico ed un ottimo ricercatore nel campo della genetica e della biologia molecolare….ma ha un grande difetto quello di aver fatto lo psicoanalista junghiano essendo laureato in fisica, sotto la supervisione di quell’imbecille di Aldo Carotenuto. Ha fatto l’analista per una decina di anni senza alcun titolo e stando alle sue dichiarazioni, solo perché guadagnava molti soldi, ma non credeva neppure a quello che faceva e pensava che la psicoterapia non servisse a nulla, dato che lui, afflitto da molti problemi, non era riuscito a guarire. Quindi pieno di contraddizioni, e come Freud credeva di curare qualcuno con la convinzione che ciò di cui si occupava avrebbe trovato delle soluzioni farmacologiche perché la psicoanalisi era inutile e inesistente. Così Boncinelli come genetista crede che solo la genetica possa comprendere qualcosa, ma come dici anche tu, ne ha fatto una forma mistica che rende organico qualunque pensiero sia sano che malato. Di recente sembra anche un pò rincoglionito.

      • Grazie Claudio per queste preziose informazioni di cui non ero a conoscenza. Avevo sentito odore di “biologia mistica” supportata da un retorica che fa invidia all’Antonio shakespeariano e le tue informazione danno sostanza alle mie vaghe intuizioni.

        Grazie ancora
        Gian Carlo Z.

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