• “L’unico vegano buono è un vegano morto” – Continua la caccia alle “vegan witches”, la guidano, neanche a farlo apposta le truppe maialate della Assocarni & Son

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    di Gian Carlo Zanon

     

    Assocarni & derivati alzano i roghi mediatici e al grido “si mangi carne, Maremma maiala, che Dio lo vuole” si lanciano in quello squallore culturale ormai palese che passerà alla storia come la “crociata dei prodi ciccioli contro la perfida lattuga”.

    L’evento milanese, moderato dal famoso “Alessandro Cecchi Paone, giornalista e divulgatore scientifico”, c’è scritto proprio così, è stato promosso da ‘Carni Sostenibili’ …SIC

     

    Castiglione delle Stiviere, 21 novembre 2017

    Leggo, senza sorprendermi più di tanto, che “Assocarni, Assica e Unaitalia”, ovvero le tre associazioni di categoria che rappresentano tutte le filiere delle carni in Italia (la mucca e il suo vitello, il manzo con l’agnello, gallina e pavoncello)” hanno promosso un evento per tentare di fermare un vero e proprio dissanguamento dei loro introiti che, secondo loro, si è ormai fermato. (leggi qui) 

     

    Tutto ciò – dato la mia vera o presunta onestà intellettuale – mi dovrebbe indignare ma, visto il “livello metafisico” delle esternazioni carnofile, mi rende ilare.

    “Com’è il vino oste?” “bono!” si dice a Roma per indicare un’ovvietà assoluta: se un venditore di carne ti dice che il suo prodotto  – ricavato al 99% da quelle industrie degli orrori che tutti “i vedenti”  hanno potuto vedere su trasmissioni TV come Report e Presa diretta o nel film COWSPIRACY  il documentario di Kip Andersen sui danni ecologici dell’allevamento intensivonon solo è buono, non solo fa bene, ma addirittura salva la specie umana dall’estinzione, qualche dubbio uno se lo dovrebbe porre , nooo?

    Se uno legge un affermazione del genere «L’uomo è un animale onnivoro. Nella storia dell’evoluzione umana ci sono state in effetti alcune isolate specie che si nutrivano solo di vegetali, come i parantropi. Si sono tutte estinte”.»  qualche dubbio se lo deve far venire dico io.

    Ma, si lo so sono il solito romantico idealista che pensa che in fondo i più ragionano sempre tenendo saldo il timone della realtà … e invece mi dimentico gli italioti non sono un popolo di pensatori ma una massa di credenti all’esistenza di un’inesistenza.

    Ci sono due modi per affrontare la realtà. Il primo modo è quello di osservarla, con occhio limpido “e il cuore in soprassalto”, attraverso la griglia della propria conoscenza intellettuale, della propria esperienza empirica – che si auspica siano più ricche e sfaccettate possibile – e giudicare cosa sia umano e cosa non lo sia.

    La seconda modalità – la italiota – è quella di mettere a tacere la propria identità umana, e affidarsi a sacerdoti e filosofi che ti spiegano, tenendo conto solo del proprio tornaconto personale, cosa sia morale e cosa sia immorale, cosa sia il bene e cosa sia il male.

    Ecco partendo da questo due modi opposti di concepire il rapporto del proprio microcosmo individuale con il macrocosmo sociale, si possono individuare le carenze funzionali solo a chi si vuole arricchire sulla disperazione altrui.

    La scelta del proprio cammino è tra la bellezza di una vita spesa alla ricerca dell’umano e sul senso dell’esistenza, e una vita sprecata nello squallore che avvelena l’esistenza di chi preferisce credere anziché pensare, perché al pensare segue il decidere … e se si pensa che l’esistenza sia affidata al destino, o inscritta da sempre in mente dei, pensiero e decisione sono inutili. Pensiero critico, pensiero giudicante e relativa decisione sono inutili, socialmente inutili perché sono servono unicamente alla propria sopravvivenza di “esseri onnivori” in lotta perenne contro tutti per la sopravvivenza della specie.

    È persino banale capire che qualsiasi essere animato, che per sopravvivere deve consumare le risorse naturali, sia giocoforza ecologicamente incompatibile. È persino banale capire che la sopravvivenza del genere umano in particolare e degli esseri viventi in generale sia legata ad un equilibrio tra la quantità e la qualità delle risorse alimentari  a disposizione sul continente terracqueo e la quantità e la qualità del genere umano. Genere umano che essendo umano può decidere di mantenere l’equilibrio che salva la vita animale o distruggerlo come sta facendo.

    Quindi è persino banale osservare che un manzo consuma una quantità di risorse ecologicamente incompatibili con l’equilibrio ecologico. Se non lo capite perché le associazioni di categoria rappresentanti di tutte le filiere delle carni nel mondo hanno creato una cultura tanto egemonica da snaturare la sapienza sulla realtà, provate ad investigare e a pensare soprattutto in modo deduttivo e non in modo ideologico e metafisico ovvero staccato dalla realtà empirica.

    Capito ciò che è facilmente comprensibile, la scelta sarà allora tra essere sociali o essere asociali. Cioè tra scegliere la solidarietà o l’egoismo utilitaristico, tra responsabilità e irresponsabilità, tra immaginarsi e sentirsi parte di un tutto o fantasticarsi e avvertirsi come lupi che lottano contro altri lupi per la sopravvivenza. In una parola tra essere e sentirsi umani oppure essere disumani … quasi senza rendersene conto…. quasi.

    Poi ovviamente c’è il problema della salute: se i medici di famiglia al 99% dei pazienti ordianano di mangiare meno carne, soprattutto quella rossa, per arginare i tumori, ci sarà pure un motivo, nooo?  Ma “Alessandro Cecchi Paone, giornalista e divulgatore scientifico”, lo saprà????

    Mai sentito parlare per esempio della gotta? Ecco si pensava fosse una malattia medievale riservata alla nobiltà e ora debellata ed invece i tassi di incidenza, sempre correlati ad obesità, sono raddoppiati tra il 1990 e il 2010, e uno dei maggiori fattori dell’insorgere della malattia è il consumo di carni rosse.

    Detto questo, come ho appena scritto su un social ad una mia amica preoccupata dalla deriva dogmatica che alcuni gruppi di persone hanno fatto loro ispirandosi a valori alimentari creati però da sé stessi “a la carte”, faccio acting out  e vi svelo che non sono névegano né vegetariano, non appartengo a nessun “…ano” e a nessun “… ismo” ecc.. Inoltre rifuggo apparati crepuscolari, gruppuscoli variopinti, categorie ed etichette, mai stato iscritto a nessun partito e a nessun sindacato, le società chiuse con regole che non siano quelle tacite del buon senso mi fan venire l’orticaria, non vado neppure alle riunioni di condominio … e mangio e bevo senza neppure pensare tanto se ciò che entra nel mio corpo sia giusto in quel preciso istante. Non ci devo pensare lo so, il mio corpo lo sa e mi manda segnali.

    Quando capitò me feci na canna, e sulle Ande ho fatto quello che facevano tutti: masticar foglie di coca. Ho mangiato persino un iguana perché in quel momento contava più il rapporto umano in quel contesto sociale e in quel preciso momento che tutto il resto. Ma se dovessi vedere a Milano uccidere un iguana farei di tutto per vendicarne la morte. Non vado in giro a diffondere alcun credo ma se qualcuno mi chiede qualcosa su un argomento preciso gli rispondo: io sono solo me stesso, inizio e finisco in me e penso rubando una magnifica citazione che “la libertà sia l’obbligo di essere umani” cit. …e siccome noblesse oblige, mi sento obbligato ad essere umano da una mia etica interiore che assomiglia a quella di Antigone … scrivo cose come questo articolo.

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