• Femminicidio: l’odio per le donne è inscritto nel patto millenario tra religione e patriarcato

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    di Gian Carlo Zanon

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    … l’odio per le donne è inscritto all’inizio della religione monoteistica con quella favoletta insipida di Adamo ed Eva tratta da miti patriarcali e aggiustata in modo funzionale alle società che trasformavano questi miti in “narrazione storica”

     

    La copertina, e molti articoli del numero di Left – tra qui una bellissima intervista del vicedirettore Ilaria Bonaccorsi allo psichiatra Massimo Fagioli – questa settimana in edicola, trattano del fenomeno del femminicidio che in questi giorni ha ripreso una spaventosa virulenza: «Se il fenomeno del femminicidio – scrive Simona Maggiorelliva certamente letto e indagato in chiave psicopatologica è anche vero, dice il filosofo Paolo Ercolani, che la cultura, l’ideologia, la religione alimentano la misoginia.»

     

    Nel suo articolo S. Maggiorelli traccia una sintesi dell’odio contro la donna instillato nella cultura dalla religione giudaico cristiana: «La sessuofobia, il disprezzo e l’odio verso le donne innervano la Bibbia, i vangeli (compresi quelli apocrifi), le lettere di Paolo di Tarso e i testi dei padri della Chiesa, da Tommaso ad Agostino a Tertulliano (la donna è la porta del diavolo) e oltre fino al papato di oggi, senza soluzione di continuità.»

    L’informazione mediatica, denuncia anche S. Maggiorelli, non approfondisce l’argomento e non si chiede il perché di tanto odio verso le donne che a volte sfocia in efferati omicidi, ma «Si lucra e basta.»

     

    Per capire un po’ di più questo fenomeno che è anche culturale, consiglierei di leggere MicroMega (n.4/2016) ora in edicola, che con articoli di vari autori, raccolti sotto due titoli “La Turchia e l’oppressione islamica” e  “La sharia è già in Europa”, approfondisce il problema dell’oppressione religiosa che limita la libertà e la realizzazione femminile.

     

    L’islam è in qualche modo una delle tante filiazioni del monoteismo – che genericamente possiamo definire giudaico cristiano – che si sviluppa soprattutto nei territori ora occupati dalla Stato di Israele, ma non solo. L’islam nasce quindi dalla stessa narrazione monoteista, si alimenta dagli stessi miti presenti da millenni in tutto il medio oriente, e si inserisce in una società fortemente patriarcale come d’altronde lo era quella cristiana che all’inizio del settimo secolo dominava completamente Europa e Mediterraneo. Dal settimo secolo islam, cristianesimo e religione ebraica seguono, per quanto riguarda la misoginia, percorsi paralleli gareggiando tra loro, e superandosi a vicenda.

     

    Generalizzando, oggi, senza dubbio l’islam è la forma di monoteismo che, non riconoscendone l’eguaglianza con il genere maschile e la parità di diritti, più opprime l’identità umana della  donna. Basta leggere l’inchiesta di Cecilia Calamani e Federico TulliLa legge islamica nel cuore dell’Europa – per rendersi definitivamente conto della distanza abissale sia qualitativa che quantitativa che separa l’occidente cristiano da quello mussulmano per quanto riguarda il riconoscimento dell’uguaglianza tra i due generi. L’oppressione della libertà  di pensiero e la violenza fisica contro quelle donne che cercano un varco per affrancarsi dalla schiavitù di genere ed esprimere la propria realtà umana sono ovviamente conseguenza di questo annullamento dell’uguaglianza tra uomo e donna. Queste distanze culturali e conseguentemente legali però, come denunciato dai due giornalisti italiani, si vanno assottigliando perché la sharia è già di fatto inserita o si sta inserendo negli ordinamenti giuridici europei.

     

    Ed è incredibile quanto l’alienazione religiosa, se non individuata, possa alterare  il pensiero e conseguentemente la percezione della realtà anche nelle persone che dovrebbero essere per formazione culturale e frequentazioni sociali lontane mille miglia dagli scenari religiosi.

    Un esempio sta proprio sullo stesso numero di MicroMega dove la sociologa turca Nilüfer Göle in un articolo/conversazione con Gloria Origgi – La società post/ laica e la deriva della Turchia –difende il velo con motivazioni risibili  non capendo,  o non volendo capire, che le cause dell’oscurantismo religioso che sta divorando la Turchia vanno di pari passo con la dittatura e le smanie di potere del satrapo Recep Tayyip Erdoğan. La dittatura serve alla religione come la religione serve alla dittatura, lo dice la storia recente e attuale. Democrazia e religione sono invece inconciliabili.

     

    epa04701777 A picture made avaliable on 12 April 2015 of Turkish President Recep Tayyip Erdogan (R) and Pope Francis (C) walk together during a welcoming ceremony as Vatican Nuncio to Turkey, Antonio Lucibello (L) watches them in Ankara, Turkey, 28 November 2014. The Turkish Foreign Ministry on 12 April 2015 summoned the Vatican ambassador to Turkey Antonio Lucibello over remarks by Pope Francis that Armenians were victims of 'the first genocide of the 20th century.' Similar remarks from the Catholic leadership in the past had triggered protests from Turkey, which denies that the mass deportation of Armenians in the Ottoman Empire during World War I was genocide. Armenians say up to 1.5 million people were killed.  EPA/STR

     

    Nilüfer Göle, che leggendo tra le righe, sta con metà della testa in Europa dove vive e l’altra metà in Turchia dove è nata, sbaglia o mente, su molte cose:

     

    Sbaglia o mente quanto dice che l’Europa rivendica le proprie origini giudaico cristiane. Basta leggere il prologo della Costituzione europea riveduta nel 2012 in cui vi è scritto esplicitamente che essa si ispira a «eredità culturali, religiose e umanistiche dell’Europa, da cui si sono sviluppati i valori». Solo L’Italia, la Spagna, e la Polonia chiesero che venisse inserito al posto di “eredità religiose”  “radici cristiane”. Ma questa ridicola opzione non venne fortunatamente accolta. La Turchia, definita dalla sociologa “indesiderata” dall’Europa, non è la Turchia tout court ma la Turchia fascista e fondamentalista di Erdoğan. Possibile che lei non capisca una cosa così semplice?!

     

    Sbaglia quando non vuole capire fino in fondo che «la religione era da tenere fuori dallo spazio pubblico in ogni caso» e non aver capito ciò dopo Khomeyni è veramente tragico.

     

    Sbaglia sul velo perché non vuole vedere il suo significato profondo che è quello di nascondere in parte o completamente il viso e il corpo della donna dagli sguardi di altri uomini.  Sempre sullo stesso numero di MicroMega la giornalista turca Güner Yasemin Balcı scrive invece: «(…) l’affermazione che il velo sia un elemento politico dell’islam carico di disprezzo per la donna viene spesso viene spesso e volentieri negata da molti esponenti dell’islam con l’argomentazione che si tratti soltanto di fantasticherie occidentali e che il velo sia invece un’espressione – assolutamente personale e individuale – dell’autodeterminazione femminile. Se fosse così, una moda del genere (hot pants, ombelico scoperto e velo) non dovrebbe essere percepita come un affronto al sentimento religioso.»

     

    Infine N. Göle sbaglia e confonde le idee dei lettori quando parla del nuovo sindaco di Londra di origini pakistane Sadiq Khan definendolo mussulmano e poi dicendo che le sue posizioni sui diritti dei gay e sull’antisemitismo sono assolutamente in linea con quelle dei londinesi lo hanno votato. Se Sadiq Khan la pensa così significa che egli non è mussulmano. Cosa c’entrino le «sue origini mussulmane»  non si capisce, anch’io sono di “origini cattoliche” eppure eccomi qua ogni giorno a combattere contro ogni forma di cattolicesimo. Ma lei sembra non capire, ed è grave.

     

    Ora, dopo aver indebitamente creduto e voluto una “democrazia islamica moderata” cioè aver assurdamente pensato che una religione monoteista e patriarcale potesse convivere senza alcun problema con la democrazia, con la libertà, e con l’uguaglianza fra i generi, Nilüfer Göle si stupisce se Erdoğan afferma di “non credere nella parità tra uomini e donne”, o se vuole, come ha affermato, trasformare l’adulterio in un crimine da punire secondo la legge islamica: lapidazione.

     

    Ad una religione patriarcale e monoteista non ci si oppone con un’altra religione, o con una religione “più moderata” come suggerisce la sociologa turca. Connettere le parole “democrazia” e “religione” crea un ossimoro. La religione è un pensiero privato e i riti devono rimanere manifestazioni private.  All’oppressione religiosa che giocoforza sposa il potere politico autoritario ci si oppone con un laicismo libero da lacci religiosi perché quando anche la religione più moderata, da Costantino in poi, incontra il potere, diviene sempre, lo dice la storia, opprimente e oscurantista.  L’andare verso la “teocrazia moderata” non solo è inutile ma è tragico in quanto l’incremento dell’idea balorda di un’identità per appartenenza religiosa non può che generare da un lato conflitti esterni e dall’altro una recrudescenza dell’oppressione religiosa interna di cui le donne sono le prime vittime designate.

     

    Ma sarebbe da ciechi puntare il dito solo sui paesi islamici dove vige la sharia e non accorgersi quanto la Chiesa cattolica condizioni pesantemente le leggi del nostro paese. Erdoğan sui temi etico religiosi esprime le stesse idee di Mario Adinolfi ex Pd, di Giuliano Ferrara e di una larga parte dei politici italiani cattolici praticanti come, tanto per capirci, Quagliarello che urlava in parlamento “Eluana Englaro è viva”. Il fondamentalismo religioso si usa quando serve, quando fa comodo. Lo si dosa tenendo sempre conto del momento politico, degli interessi personali, del potere che si può acquisire con un endorsement  del profeta, dell’ayatollah di turno o della curia vaticana che oggi si è travestita, per confondere meglio, con il saio francescano. Sintetizzando con un’immagine il monoteismo è l’alfiere nero che minaccioso tiene sotto scacco la regina bianca ancora incapace di affrancarsi completamente dalla propria alienazione religiosa e che quindi offre sempre il fianco ai nemici della libertà interiore, la sola risorsa umana con cui si può opporre pienamente all’oppressione religiosa declinata soprattutto nelle tre religioni monoteistiche .

     

    Ma ve lo immaginate cosa succederebbe in Italia se si togliessero anche gli ultimi paletti alla debordante pressione religiosa esercitata dalla Chiesa cattolica e si introducessero leggi legate alla credenza religiosa? Ne abbiamo avuto un assaggio con la legge sulla fecondazione assistita – fortunatamente smontata pezzo per pezzo dalle leggi del diritto giudiziario e dalla Corte Europea per i diritti dell’uomo – che, tra le altre cose impediva di accedere alla diagnosi pre-impianto degli embrioni, esponendo così la donna, nel caso di una malformazione del feto, o ad un aborto oppure a divenire genitrice di un essere infelice. Se questo è odio per le donne?!

     

    L’odio per l’altra metà del cielo insorge ogni qualvolta gli uomini sentono il loro strapotere sulle donne minacciato o messo in crisi dall’intelligenza delle donne che – lo dicono i dati delle Università – è di gran lunga maggiore di quello dei maschi della specie intenti a masturbarsi sulla loro “superiorità intellettuale”.  Ciò che è accaduto da Khomeyni in poi nei paesi arabi equivale ad un femminicidio culturale, che presuppone una violenta reazione a uno stimolo avvertito come pericoloso per il genere maschile. Si pensi solo alla presenza delle donne in tutte le primavere arabe e come questi movimenti che portavano al loro interno l’immagine femminile, coincidente all’idea di libertà, siano stati subito soverchiati dai movimenti islamisti che ne hanno annullato la forza dall’interno. Lo troverete ben descritto negli articoli della giornalista turca Nilgün Cerrahoğlu che ora vive in Italia – La crociata di Erdoğan  contro le donne e l’islamizzazione della Turchia –  e di Nilüfer Göle già citato.

     12 giugno 2016

     

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    • “… ..la curia vaticana che oggi si è travestita, per confondere meglio, con il saio francescano.”. Che dire? Apprezzo molto e di buon grado, pertanto, approfondire la ricerca e la lettura di questi “temi sensibili” mi aiuta a tenere le idee chiare. Della serie: “Se conosci il virus lo eviti”. Grazie.

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