• Sul finire dell’inverno l’ospite … huerga poetico-musical

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    23 Febbraio 2013

     

    Il 23 febbraio, alla vigilia delle elezioni che … non ne voglio parlare, è stata ricreata la festa di musica e poesia che aveva visto la sua timida alba nel rione romano della Garbatella nel lontano 2011. Nel maggio del 2012, quella che era stata una prova, si è sviluppata dando vita a ciò che fu denominata huerga poetico-musical.

     

    Quest’anno il tempo è stato clemente e non ha impedito, come successe nel gennaio del 2012 con la storica nevicata, lo svolgimento della festa.

     

    E quindi la nostra huerga alla sua terza edizione è scivolata nella notte amica ebbra di poesie e di musica di piccoli-grandi poeti e musicisti.

     

    Anche questa volta la musica di amici che sanno di corde, di ottoni e rimbombi, ha accompagnato i le strofe di vecchi e nuovi canti.

     

    Carlo Baragatti al sax soprano, Beniamino Gigli alla chitarra solista, Iacopo Teolis alla tromba, sono i musicisti che insieme al vino e al cibo hanno accompagnato le poesie e dato vigore alla huerga.

     

    Emma Marconcini, che conosce il dolce incedere del suono di Melopene, ha saputo incendiare alcune poesie.

     

    ∞ ∞ ∞

     

     

    Poesie, autori, cantori, musici … ospiti

     

    Cavaliere-medievale-1

    Roberto Chimenti

     

    IL Cavaliere Errante

     

    Raccontiamo storie da migliaia di anni

    è accaduto, non è stato possibile non farlo,

    generazioni dopo generazioni

    si sono succedute, probabilmente,

    non sapendo quasi mai

    di attingervi il senso della vita.

    Ogni volta che la sostanza delle storie

    non è più riuscita a calmare la sete

    o che un giocoliere si è divertito

    a sorprendere l’attenzione degli altri,

    un’altra storia è nata.

    È forse questa

    una delle storie più belle del genere umano

    deturpata dal pensiero religioso

    di chi nulla ha capito di essa.             

     

    dicembre 2012

     

    Il tempo

    La fantasia nata dall’incontro

    si lega alle immagini della natura

    che tradita

    dalla fisica e dalla biologia

    si anima.

    Colline monti e valli

    ingannano il tempo

    per impedirgli di illustrare il mare.

    Troppo esperto per loro.

    Primavera e estate

    le sue figlie diligenti

    cambiano i colori di quelle,

    impedendone il moto

    per lo stupore rinnovato.

    La nebbia che lo sfida insistentemente

    riesce qualche volta a carpire un nato.

    Egli non può oltre un certo limite

    lascia a chi lo ha generato

    per intero tutto il possibile.

    Guarda quel padrone

    così solo, così potente

    insieme a tutti gli altri come lui.

     

    novembre 2012

     

     

    Sussurro d’acqua

    (il volto della fonte)

     

    Accadde un giorno,

    uno dei tanti

    che andavano ad abbeverarsi

    lo notò riflesso nell’acqua,

    nonostante lo smarrimento che lo colse

    ebbe il coraggio di raccontare

    quello che aveva visto.

    In poco tempo

    un numero sempre maggiore di persone

    si recarono alla fonte

    e tutte poterono vedere con i loro occhi

    quel volto bellissimo di donna

    che ad onta di tutto permaneva sulla superficie dell’acqua.

    Era chiaramente visibile però

    solo nelle ore del mezzogiorno

    quando il sole era alto nel cielo

    non compariva mai quando le nuvole lo oscuravano

    si vide inoltre che appariva e scompariva

    al mutare del vento.

    Molti uomini in paese cominciarono a sognarlo

    si notò l’aumento dei corteggiamenti

    diverse donne notarono con sorpresa

    le attenzioni inattese di uomini conosciuti.

    Passò  il tempo,  si succedettero le stagioni

    ogni estate puntualmente il volto compariva

    ormai meno persone visitavano la fonte.

    Un giorno un ragazzo notò

    che non si era mai visto

    un pittore chinato a ritrarlo

     

    febbraio 2013

     

     

    Afrodite

    di Josè saramago

     

    All’inizio, è un nulla. Un soffio appena,
    un brivido di squame, la carezza dell’ombra
    come nube marina che si sfrangia
    nella medusa delle braccia a raggi.
    Non si dirà che il mare s’è turbato
    e che l’onda prende forma da quel fremito.
    Nel dondolio del mar danzano pesci
    e le braccia delle alghe, serpentine,
    le curva la corrente, come il vento
    le messi della terra, il crine dei cavalli.
    Tra due infiniti blu s’avanza l’onda,
    tutta di sol coperta, risplendente,
    liquido corpo, instabile, d’acqua cieca.
    Accorre il vento da lontano e reca
    il polline dei fiori e altri odori
    della terra contigua, oscura e verde.
    Tuonando, l’onda rotola, e feconda
    si lancia verso il vento che l’attende
    nel letto scuro di rocce che si increspano
    di unghie appuntite e vite brulicanti.
    Ancora in alto le acque si sospendono
    nell’istante supremo di tanta gestazione.
    E quando, in un’estasi di vita che comincia,
    l’onda si frange e sfrangia sulle rocce,
    le avvolge, le cinge, le stringe e poi vi scorre
    – dalla spuma bianca, dal sole, dal vento che ha spirato,
    dai pesci, dai fiori e dal quel polline,
    dalle tremule alghe, dal grano, dalle braccia della medusa,
    dai crini dei cavalli, dal mare, dalla vita tutta,
    Afrodite è nata, nasce il tuo corpo.

     

    Mattino

     

    di Cesare Pavese

    La finestra socchiusa contiene un volto
    sopra il campo del mare. I capelli vaghi
    accompagnano il tenero ritmo del mare.

    Non ci sono ricordi su questo viso.
    Solo un’ombra fuggevole, come di nube.
    L’ombra è umida e dolce come la sabbia
    di una cavità intatta, sotto il crepuscolo.
    Non ci sono ricordi. Solo un sussurro
    che è la voce del mare fatta ricordo.

    Nel crepuscolo l’acqua molle dell’alba
    che s’imbeve di luce, rischiara il viso.
    Ogni giorno è un miracolo senza tempo,
    sotto il sole: una luce salsa l’impregna
    e un sapore di frutto marino vivo.

    Non esiste ricordo su questo viso.
    Non esiste parola che lo contenga
    o accomuni alle cose passate. Ieri,
    dalla breve finestra è svanito come
    svanirà tra un istante, senza tristezza
    né parole umane, sul campo del mare.

    ∞ ∞ ∞

     ios2

     

    Maurizio Maturi

     

    Il vento

    che batte l’isola

     tutto il giorno

     mi ha reso secco

     come il tronco

     di un olivo

    e le file nere

    di formiche

    segnano

     come linee

    l’immagine

    del tuo corpo

     di donna.

     

    Naxos 22/8/2000

     

    La mattina              

     

    La mattina vado

    con  le mie  mani

    rosse e  nude

    a raccogliere  parole

    dentro di me.

    Alle volte le trovo

    nello spazio

    tra fasci di nebbia

    che scorrono

    sospinti dal vento

     del  silenzio,

    altre volte

    la luce degli occhi

    le versa in  una cesta di  paglia

    che era la mia culla

    di bambino.

     

    15-8-00 (Kastraki)

     

    Le parole che scrivo        

     

    Le parole che scrivo

    sono ragazze misteriose

    che appaiono e

     scompaiono

    tra i colori,

    si rincorrono

    in fughe continue

    per sottrarsi alla vista.

    Nessuno può capirle

    perché il senso

    del loro movimento

    le protegge dal tatto.

    Ma io qualche volta penso

    alla distanza tra l’una

    e l’altra senza la voglia

    di toccarla e quella

    distanza si trasforma

    in un silenzio che

    mi dipinge gli occhi.

    I colori sprizzano fuori

    come il succo

    di un limone spremuto,

    irritano col desiderio

    la mia pelle nuda.

    Quella distanza

    che somiglia all’odore 

    mi gira tutta intorno

    fino a far sparire in me

    ogni pensiero.

     

    20 dicembre 2013

     

    Pantelleria 20 Agosto 99

     

    Scorre un ruscello

    d’acqua fresca

    accanto alla mia casa,

    pieno di pesci e suoni

    che non uso per sopravvivere.

    Ci porto una donna

    Nelle giornate calde d’estate

    ed insieme

    lasciamo sparire tra le dita

    l’acqua limpida del giorno.

     

    Poesia della memoria presente

     

    La terra che stringe

    tra le braccia

    nella notte il sogno

    aveva due occhi

    di colore diverso,

    uno turchese, uno verde.

    Se guardo il mare

    mi dice: “Vieni dentro di me

    e ti farò conoscere

    la bellezza

    di un corpo di donna”.

    Se guardo le montagne

    mi scrive tra i capelli

    “Senza di me

    non comprenderai mai

    le parole di una donna”.

    Non so se mi vuoi

    veramente,

    perché nella veglia cancelli

    l’immagine del pensiero

    e mi lasci i suoni

    del vibrare delle corde.

     

    A Recep  Olimpos Agosto 2001

     

    Ragazza pensiero

     

    Quando il mare

    è diventato pensiero,

    quella ragazza

    che passava

    sotto la mia casa

    si è voltata a guardarmi.

    Non riuscivo ancora

    a vedere il colore

    dei suoi occhi.

    Svelto,

    con la mano protesa

    ho provato

    ad afferrare la sua voce,

    ma il senso della sua carne

    che sembrava pensiero,

    mi ha costretto a sentire

    la mia carne.

    Così

    come un vetro,

    fragile e trasparente,

    ho inseguito una luce

    che mi veniva contro

    per restituirmi il mare.

     

    Roma, 12/01/13

     

    Stalking to write

     

    Al  mattino mi trovo per strada

    a seguire una ragazza

    che non riesco mai a raggiungere.

    Con le braccia protese

    Cerco di toccare

    I suoi capelli biondi, ma

    L’acqua della sua pelle

    Rimane tra le dita e

    Goccia a goccia

    Cade.

    Tento e ritento ad ogni passo

    Finchè lei con un sorriso

    Per non farsi prendere

    Sparisce  dentro di me

    E mi fa vedere un mare

    Così limpido che la trasparenza

    Strappa la mano al silenzio,

    ferisce la carta

    urlando per l’incertezza

    che il mare provoca,

    sbatte sui miei occhi

    linee colorate

    che deformano il  volto

    fino a che

    non mi riconosco più.

     

    20/01/2013

     

    ∞ ∞ ∞

     

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    Mirella Fè

     

    Sera

    questa sera il sole prima di
    farsi coprire  dalle tenebre ha incendiato la luce e l’aria
    sviluppando un calore immenso e la bellezza ardente
    che ha lasciato nei miei occhi…mi ha riportata
    a te
    essenza infinita di vita.

     

    16-agosto 1989

    Ore: due

     E’ notte fonda in cucina
    una luce calda e chiara,
    per affrontare la notte.
    Vorresti  un uomo che non c’è,
    vorresti un amore ancora non sbocciato.

    La tua pelle vorrebbe essere accarezzata,
    la tua bocca vorrebbe essere baciata. E mentre ti volti nel letto
    per dormire, il noto e conosciuto…nulla riempie la stanza,
    il tuo cuore rimane sospeso nello spazio e tutto il tuo corpo
    è pronto per la fuga.

    Non si può fuggire, meglio lottare
    aprire gli occhi e guardare…dove?

    Nel proprio cuore,
    nella propria mente, per capire: la paura di lasciarsi andare…
    di rischiare la vita per affrontare la notte…ogni volta.

    23 agosto 1990   h 2

    Tu

    tu che sei con me sempre,
    in ogni momento della mia vita.

    Tu che spadroneggi nella mia mente,
    nei miei ricordi, sempre anche quando non ti vorrei.

    Ci sei sempre.

    Tu che sai,
    conosci profondamente i vicoli oscuri in cui mi hai raccolta,
    in cui io ho passato tanta parte della mia esistenza,
    non hai avuto un soldo di pietà per me…

    ma proprio per questo io ti amo.

    9 maggio 1988

     

    ∞ ∞ ∞

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    Gian Carlo Zanon

     

    Entravano nei sogni

     

    Li conosco bene

    io.

    Gli inverni del nord

    entravano nei sogni:

    immagini in bianco e nero

    che viravano al freddo.

     

    Me li vedo ancora

    io.

    I rettilinei pieni di nebbia

    entravano nei sogni:

    e ti svegliavi che puzzavi

    di camion che riempivano

    il freddo di fari gialli.

     

    Me li ricordo bene

    io.

    Pioggia e neve

    entravano nei sogni:

    e al mattino un’acqua vischiosa

    rendeva vischiosi i pensieri del giorno.

     

    e … lo sentivo già

    Io.

    Un impossibile Sud

    entrava nei sogni:

    e lei era li,

    aspettava la sera

    con la valigia del mio ritorno …

     

    La nebbia

     

    A metà delle scale

    la nebbia.

    E dentro scioglievi l’immagine

    che nella mente avevo certa di te.

     

    Che sarà dopo.

    Dopo la nebbia

    sarai come …

    come sul primo scalino?

     

     

    Memoria, luce e risacca

     

    Se tutta quella luce …

    se non fosse per la luce …

    molesta

     

    luce … inevitabile per evocare la penombra,

    non sarei uscito

    al giorno.

     

    Avrei costruito muri

    e un tetto…

    attorno …

     

    e a noi

    sarebbe bastato l’eco attutito

    della risacca.

     

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    Verso le Americhe

     

    Fuggivano dal sole.

    Lui,

    come un segugio,

    seguiva gli afrori

    lasciati tra i nembi

    bianchi

    sul mondo.

     

    Li trovò il giorno dopo,

    in attesa,

    pigri e salati,

    tra l’acqua e la sabbia.

    “T’aspettavo” lei disse

    al sole ansimante.

     

    17 agosto 2011

     

    ∞ ∞ ∞

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    Mannino Bordet

     

    Mario Luzi

    Come tu vuoi

     

    La tramontana screpola le argille,


    stringe, assoda le terre di lavoro,


    irrita l’acqua nelle conche; lascia

    zappe confitte, aratri inerti


    nel campo. Se qualcuno esce per legna,


    o si sposta a fatica o si sofferma


    rattrappito in cappucci e pellegrine,


    serra i denti. Che regna nella stanza

    è il silenzio del testimone muto


    della neve, della pioggia, del fumo,


    dell’immobilità del mutamento.



     

    Son qui che metto pine


    sul fuoco, porgo orecchio


    al fremere dei vetri, non ho calma


    né ansia. Tu che per lunga promessa

    vieni ed occupi il posto


    lasciato dalla sofferenza


    non disperare o di me o di te,


    fruga nelle adiacenze della casa,


    cerca i battenti grigi della porta.


    A poco a poco la misura è colma,


    a poco a poco, a poco a poco, come

    tu vuoi, la solitudine trabocca,


    vieni ed entra, attingi a mani basse.



     

    E’ un giorno dell’inverno di quest’anno,


    un giorno, un giorno della nostra vita.

     

    (da “Onore del vero“, 1957)

     

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    Eugenio Montale 

    In limine

     

    Godi se il vento ch’entra nel pomario

    vi rimena l’ondata della vita:

    qui dove affonda un morto

    viluppo di memorie

    orto non era, ma reliquiario.

     

    Il frullo che tu senti non è un volo,

    ma il commuoversi dell’eterno grembo;

    vedi che si trasforma questo lembo

    di terra solitario in un crogiuolo.

     

    Un rovello è di qua dall’erto muro.

    Se procedi t’imbatti

    tu forse nel fantasma che ti salva:

    si compongono qui le storie, gli atti

    scancellati pel giuoco del futuro.

     

    Cerca una maglia rotta nella rete

    che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!

    Va, per te l’ho pregato, – ora la sete

    mi sarà lieve, meno acre la ruggine…

     

    (da “Ossi di seppia”, 1925)

     

    (Forse un mattino andando…)

     

    Forse un mattino andando in un’aria di vetro, 


    arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo: 


    il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro 


    di me, con un terrore di ubriaco. 



     

    Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto

    alberi case colli per l’inganno consueto. 


    Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto

    tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

     

    (da “Ossi di seppia”, 1925)

     

     

    ∞ ∞ ∞

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    Teresa Coltellese

     

    Nummeri


    di Trilussa

    – Conterò poco, è vero:
    – diceva l’Uno ar Zero –
    ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
    Sia ne l’azzione come ner pensiero
    rimani un coso voto e inconcrudente.
    lo, invece, se me metto a capofila
    de cinque zeri tale e quale a te,
    lo sai quanto divento? Centomila.
    È questione de nummeri. A un dipresso
    è quello che succede ar dittatore
    che cresce de potenza e de valore
    più so’ li zeri che je vanno appresso.

     

    1944

     La sincerità ne li comizzi

    di Trilussa

    Er deputato, a dilla fra de noi,
    ar comizzio ciagnede contro voja,
    tanto ch’a me me disse: – Oh Dio che noja!-,

     

    Me lo disse: è verissimo, ma poi

    sai come principiò? Dice: -È con gioja
    che vengo, o cittadini in mezzo a voi,
    per onorà li martiri e l’eroi,
    vittime der pontefice e der boja!-

     

    E, lì, rimise fòra l’ideali,
    li schiavi, li tiranni, le catene,
    li re, li preti, l’anticlericali…

    Eppoi parlò de li principî sui:
    e allora pianse: pianse così bene
    che quasi ce rideva puro lui!

    index

    L’incontentabbilità

    di Trilussa

     

    Iddio pijò la fanga dar pantano,
    formò un pupazzo e je soffiò sur viso.

     

    Er pupazzo se mosse a l’improviso
    e venne fòra subbito er cristiano

    ch’aperse l’occhi e se trovò ner monno
    com’uno che se sveja da un gran sonno.

     

    – Quello che vedi è tuo – je disse Iddio –
    e lo potrai sfruttà come te pare:
    te do tutta la Terra e tutt’er Mare,
    meno ch’er Celo, perché quello è mio…

     

    – Peccato! – disse Adamo -È tanto bello…
    Perché nun m’arigali puro quello?

     

    ∞ ∞ ∞

     

    donna

     

     Ida De Santis

     

    Non chiedermi quanto costa un litro di latte,

    perché non lo so

    Catapultata la mattina nella ressa del metrò

    afferro per la coda l’ultimo sogno che  scappa via

    lasciandomi fra le mani frammenti sparsi di un’immagine che non capisco.

    Non chiedermi quanto costa un litro di latte

    perché non lo so,

    però posso dirti quanto ho  pagato

    ogni volta che ho perduto un amore.

     

    Cerco

     

    Io ancora cerco.

    cerco di essere sana

    cerco di essere diversa

    cerco di essere viva

    cerco di studiare

    cerco di amare

    cerco le lacrime

    cerco i sogni

    cerco i colori

    cerco la follia

    … perché la vita è cercare sempre

    anche quando la sera torno a casa triste

    perché mi sembra di non aver trovato nulla

    e allora…

    cerco di non arrendermi

     

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    Poesia di un amico

     

    Tornasti,

    dopo la prova

    ad affrontare il mare aperto

    l’onda repentina

    e il caldo vento?

    Tornasti

    Con il vestito estivo dell’estate,

    elegante….intelligente, imprendibile.

    Tornasti,

    battagliera senza scuse

    intrepida e valorosa

    perché inevitabile essenza.

     

     

    Risposta alla poesia di un amico

     

    Ho affrontato il mare aperto

    e le onde

    e i marosi

     

    Sono tornata stanca, lacera e ferita

    con la sola voglia di

    acquattarmi in un anfratto sicuro

    riscaldare il corpo esausto ai raggi del sole

    affondare lo sguardo nell’infinita calma marina

    tacitare il rumore dei pensieri nel suono silenzioso dell’onde

     

    Ma poi di nuovo l’inquietudine,

    assoluta padrona, mi assale…

    E allora, amico mio,

    devo ripartire,

    per affrontare nuove sfide

    con la superbia di chi non si accontenta

    convinta così, di allontanare la morte della mente,

    sicura di non essere sola a cercare l’essenza della vita.

     

    ∞ ∞ ∞

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    Susanne Portmann

     

    Poche ore …

     

    Poche ore ancora

    prima che tu qui domani

    deciderò

    se far irrompere il colore dei tuoi occhi

    o stendere i palmi al lago

    lontano quanto il desiderio

    di confondermi al cielo della sua linea.

     

    Poche ore ancora

    e tu saprai.

    Mentre di me

    non rimarrà che questa traccia

    di vittoria

    piccola

    sul tempo del fato.

     

    Confidenza ad un foglio bianco

     

    Vedi,

    è che tutti abbiamo il nostro poeta

    che ci ha salvato a quindici anni o giù di lì

    e quel poeta è quello che mai trovi nella vita

    per quanto tu lo cerca

    in tutti quelli di cui t’innamori

    e quel poeta alla fine è il solo importante

    perché gli uomini del cui coraggio di amarti

    tanto disperatamente avresti bisogno

    mai riusciranno ad immaginare

    quanto il tuo poeta ti ha amato

    per lasciarti le rime

    che ti hanno fatto tirare avanti

    fino ad incontrare loro

     

    Long time no flower

     

    There is so few romance in living lately

    That its existence must for sure depend

    On the tiny aching sparkle

    In the spot of nothing

    Somewhere down beneath my sternum.

     

    And forgive me if some whimper

    Begging for the little flower –

    Of a thought –

    No one ever denied to knights in battle

    Or delivering women

    Lapses into your nights

    Bleached even

    By long forgotten dreams.

     

    And forgive me if I address this

    To whose eyes colours

    Time wouldn’t even deign me

    To take a glimpse of memory.

     

    Niente fiori da tempo

     

    A vivere ultimamente c’è sì scarso sentimento

    che la sua esistenza deve dipendere sicuro

    dal minuto zampillo dolente

    in quel posto di niente

    giù, da qualche parte in sotto al mio sterno.

     

    E scusatemi se qualche lamento

    implorante il piccolo fiore

    di un pensiero – mai ha negato

    ai cavalieri in battaglia

    o alle donne partorienti

    scivola nelle vostre notti

    stinte-piatte

    da sogni smemori.

     

    E scusami se rivolgo questo

    a chi dei colori degli occhi

    il tempo neanche mi ha degnato

    di dare un’occhiata di memoria.

     

    Il brindisi all’ospite

     

    Sul finire dell’inverno l’ospite invita

    a portare il nostro raccolto

    di sentire distillato in tempo

    e di mondo salvo per il silenzio dei punti

    calati dinanzi agli spergiuri di sguardi promesse

     

    E negli ultimi freddi ci avviamo

    aggrappati a quel poco di “tu” mietuto

    che ci infila le gemme al buio

    e ci trama l’intarsio per le nebbie

    spaccandoci l’animo sul ceppo del vivere

     

    E cauti prendiamo le scale

    increduli di scorgere ancora in cima

    la grande sala dell’estate

    che ci prospetta la mossa d’ala

    nel pigro turbinio dei petali

     

    E lenta brucia la notte compagna

    prima di imbarcarci nell’altro giro

    che ci riporterà sulla medesima soglia

    spuntando dalla solita Via del Mare

    per dire che abbiamo vissuto e sognato ancora.

     

    E grati alziamo i calici all’ospite

    per rammentare lui i nostri nomi

    e riunirci per i compleanni dei nostri passi

    polsi pronti a sfidare altre mille paia di vetri sordi

    agli inciampi delle nostre goffe albe

     

    Lunga, lunga vita all’ospite

     

    caminetto

     

    © Tutti i diritti riservati agli autori

    • Caro Giancarlo bellissima serata quel 23 febbraio riscaldata dal calore dei compagni, dalla bella musica, dal buon vino e dalla vostra splendida ospitalità Bellissima anche la composizione di immagini e poesia che hai realizzato in questa pagina. A rileggere le poesie degli amici mi sono nuovamente emozianata…. Grazie ancora per avermi invitata ma soprattutto grazie per le belle e poetiche ( come poteva essere diversamente !!!!) parole che mi hai dedicato.Spero di non deluderti mai anzi cercherò di essere sempre più …incendiaria… Un abbraccio sincero
      Emma

      ps. è in corso di realizzazione il mio sito non appena sarà pronto te lo faccio sapere

    • Carissimo Gian Carlo grazie per l’immagine, di dolce donzella, che hai

      messo accanto alle mie poesie. La nostra serata alla “ricerca della

      bellezza degli uomini e delle donne” è stata bellissima! Grazie ancora

      per la tua sensibilità e l’affetto, con cui ci accogli ogni volta nella tua

      casa.

      Ti abbraccio Mirella

      • Ti ringrazio Mirella e ringrazio tutti, poeti, attori, musicisti, spettatori, insomma tutti quelli che hanno dato vita a questa serata … da ripetere … anzi da ricreare

        Gian Carlo

    • We are confident I have read this same form of statement elsewhere, it must be gaining interest with the masses.

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