• Sinistra: l’Isola che ora c’è

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    lili brik

    “Un Pd che , visto che le diseguaglianze aumentano e visto che rappresentando la sinistra dovrebbe essere l’alfiere del Lumpenproletariat italiano del XXI secolo,  dovrebbe marcare fieramente le proprie differenze dalla destra … invece succede esattamente il contrario.”

    Abbiamo pensato di invitare i nostri autori, ma anche i nostri lettori, a partecipare ad una ricerca sulla sinistra, focalizzando l’analisi sul periodo che va dalla fondazione del Pci, 1921, a tutt’oggi.

    Per rimanere fedeli al sottotitolo del nostro sito  – “Diario polifonico” – abbiamo pensato di proporre l’immagine di un “mosaico polifonico” in divenire, di cui ognuno può creare una parte partendo dalla propria esperienza-sapienza personale. Non pensiamo certamente a un mosaico compiuto in tutte le sue parti, ma un’immagine della sinistra osservata dal punto di vista di chi porrà le proprie tessere in questo scenario.

     

     Oggi pubblichiamo un articolo di Salvo Carfì

    «L’alienazione religiosa ha la medesima origine dell’alienazione economica[1]»

    Albert Camus

     

    «E ci muoiono intorno al castello, non coltivano i campi, non cercano il sesso, non fanno ricerca. Si ingannano. Rischiamo di vederli tremare di freddo sotto il castello, da pazzi, in un giorno d’estate»[2]

    Massimo Fagioli

     

    Quando, pieno di dubbi, decisi di inserirmi  in questo dibattito sulla storia del Partito comunista italiano, non avevo ancora letto Le gambe della sinistra di Elisabetta Amalfitano[3].

    Devo dire che questa lettura, oltre ad offrimi idee fortemente originali, mi ha dato un nuovo vocabolario con cui strutturare un pensiero verbale in grado di raccontare questa ricerca su un partito politico, il Pci, che per tanti anni, a torto o a ragione, ha rappresentato le istanze della sinistra.

     

    Ho studiato il testo di E. Amalfitano – composto da alcuni passaggi di un incontro tenutosi a Torino nell’ottobre del 2013 e da una serie di interviste che coinvolgono sette intellettuali italiani –  ho assistito all’incontro per la presentazione del libro che si è tenuto il 18 maggio scorso al teatro Eliseo di Roma, ho gettato nel cestino la bozza dell’articolo che stavo scrivendo, e ho ricominciato da capo. Ho ricominciato da capo perché sia le parole del libro sia i contenuti dell’incontro sono strumenti  indispensabili che prima non possedevo, e quindi….

     

    Dato che i pensieri, i nessi, le conclusioni e le nuove aperture sorte da questo nuovo sapere, sono tali da far tremare i polsi, cercherò di prenderla alla larga.

     

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     Sinistra, uguaglianza e libertà

     

    «(…) la sinistra non solo non ha compiuto il proprio cammino ma lo ha appena cominciato»[4]

     

    Le gambe della sinistra di cui parla E. Amalfitano nel suo libro sono uguaglianza e libertà. Il termine greco di “uguale” e il concetto di “eguaglianza giuridica” li troviamo già nel pensiero di Clistene, uno dei padri della democrazia ateniese vissuto nel VI sec. d.C.. Il vocabolo isonomia (dal greco isos: “uguale” e nomos: “legge”) rappresenta l’idea di eguaglianza di tutti i cittadini ateniesi di fronte alla legge.

    Secondo questo principio tutti i cittadini della polis greca avevano gli stessi diritti e gli stessi doveri.

    Durante i periodi di democrazia, che si alternavano alle tirannidi, nella polis per tutti i cittadini c’era eguaglianza giuridica e libertà. Per essere considerati politikós, ovvero cittadino, si dovevano però avere due caratteristiche principali: essere liberi e uguali per luogo di nascita. Gli schiavi, i meteci – che erano gli “avi” degli extracomunitari – le donne e i bambini erano considerati non cittadini. Quindi tutti coloro che, non essendo giuridicamente indipendenti e,  non avendo libertà di scelta e di movimento, non corrispondevano al modello del politikós, non erano isos, cioè uguali al modello degli “uguali”. E non essendo uguali non avevano gli stessi diritti e non potevano godere degli stessi privilegi.

     

    A grandi linee, terminato il periodo della “democrazia ellenica”, si dovrà aspettare più di due millenni prima di risentire parlare di uguaglianza e/o di libertà in senso politico. Ma a guardar bene anche le moderne declinazioni di libertà e di eguaglianza nacquero monche o quantomeno viziate da difetti di pensiero.

    Come recita il preambolo della loro Costituzione, gli americani, visto che sono stati tutti, «dotati dal loro Creatore di taluni diritti inalienabili; fra questi diritti, vi sono la vita, la libertà e il perseguimento della felicità- benessere (Happyness).» sono uguali tra loro.

    Però la struttura portante su cui si appoggia la democrazia americana è viziata da un’idea religiosa, perché è “il creatore” che ha infuso a tutti loro le doti della libertà e della ricerca del benessere. Infatti dovevano passare altri 80anni prima che venisse riconosciuta “l’opera del creatore” anche negli individui di origine africana e altri 99anni prima che con il Civil Rights Act del 1964 si dichiarassero illegali la segregazione razziale nelle scuole, sul posto di lavoro e nelle strutture pubbliche in generale. Riconoscimenti solo formali che intaccarono molto poco il modello dominante del WASP: White Anglo-Saxon Protestant vale a dire del Bianco, Anglo-Sassone, Protestante, che non appartenendo a nessuna delle tradizionali minoranze (nativi americani, afroamericani, ebrei, ispanici, europei orientali slavi o meridionali, asiatici) aveva in dote, secondo le attuali teorie teologiche, fin dal concepimento il mandato divino per governare chi non era uguale a se stesso. Come possiamo vedere in effetti nulla è cambiato: c’è un modello autoreferenziale di maschio, libero in quanto economicamente indipendente, e chi non possiede quelle caratteristiche non è un essere umano a tutto tondo ma, come affermava Aristotele a proposito delle donne, “un’anomalia della specie”.

     

    La Dichiarazione Universale dei diritti umani del 1948, già aggiusta il tiro affermando che «Tutti gli esseri umani nascono liberi e eguali in dignità e diritti», ma non spiega perché, e non dice qual è la matrice primaria dell’eguaglianza.

     

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    Il Pd, o meglio, il Pd modello renziano

    rappresenta  ancora le idee e le istanze dalla sinistra?

    Qualcuno a questo punto comincerà a chiedersi cosa c’entra tutto questo discorso storico filosofico, con la storia centenaria del maggior partito di sinistra italiano. C’entra perché le idee che ruotano attorno ai concetti di uguaglianza e libertà, essendo “le gambe della sinistra”, dovrebbero essere, e qui il condizionale è d’obbligo, le stesse su cui si è storicamente retto il Pci nelle sue varie mutazioni genetiche. Mutazioni che dopo poco meno di un secolo lo hanno trasfigurato in Pd. Un Pd discendente degenere del Partito comunista immaginato da Antonio Gramsci. Un Pd immerso fino ai capelli nel cattolicesimo che il fondatore del Pci, al contrario di Togliatti, vedeva come un nemico da contrastare «Il Vaticano è un nemico in­ternazionale del proletariato rivoluzionario».[5]

     

    Un Pd che, visto che le diseguaglianze aumentano e visto che rappresentando la sinistra dovrebbe essere l’alfiere del Lumpenproletariat italiano del XXI secolo, dovrebbe marcare fieramente le proprie differenze dalla destra … invece succede esattamente il contrario. Questo significa che la classe dirigente del Pd, espressione della maggioranza di quel partito, che delle classi meno privilegiate dovrebbe ergersi a difesa per cercare di riequilibrare le diseguaglianze ridistribuendo la ricchezza … non è più di sinistra.

     

    Lascio però ad altri l’ingrato compito di raccontare tutta la storia dell’implosione delle idee “di sinistra” all’interno del Pci-Pds-Pd, perché vorrei, partendo da una frase di A. Gramsci, fare un salto storico e atterrare nelle vicinanze di questa nuova declinazione delle idee della sinistra che ho incontrato nel libro di E. Amalfitano … alla quale sarò eternamente grato.

     

    Nel Quaderno 7, § 38, 887 di A. Gramsci troviamo queste poche righe che mostrano ancora una volta come il fondatore del Pci ricercasse costantemente nella natura umana la matrice «altrettanto necessaria, concreta e dai contorni altrettanto sicuri quanto la natura fisica;»[6] delle idee della sinistra.

    “Esame del concetto di natura umana”. Origini del sentimento di «uguaglianza»:
    – la religione con la sua idea di dio-padre e uomini-figli, quindi uguali;
    – la filosofia secondo l’aforisma: «Omnis enim philosophia, cum ad communem hominum cogitandi facultatem revocet, per se democratica est (…)».
    – La scienza biologica, che afferma l’uguaglianza «naturale» cioè psico-fisica di tutti gli elementi individuali del «genere» umano: tutti nascono allo stesso modo ecc.

     

    Inutile dire che queste ricerche di Gramsci, appena abbozzate, vennero accantonate per dar spazio al pensiero economico marxista depurato da ogni suo accenno all’immateriale che, con il concetto di zoon politikòn,  (animale sociale) cercava in qualche modo di spiegare la socialità naturale dell’essere umano parlando di Gemeinwesen[7] parola tedesca che si può tradurre con “essenza comune”. E non dico di più perché un discorso importante che non ho ancora approfondito, e quindi….

     

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    Si potrebbe quindi dire che nella storia del pensiero socialista e comunista, anche se certamente ancora non c’era, una vero e proprio sistema filosofico o una teoria sulla realtà umana che potesse fissare e/o circoscrivere sistematicamente le “idee della sinistra”, c’erano alcuni semi che se fossero stati innestati nella cultura di sinistra, e/o nel  pensiero politico del Pci, e fatti sbocciare e crescere, certamente oggi non avremmo né un Renzi a capo del maggior partito di sinistra italiano, né una politica di sinistra orfana delle proprie idee fondative.

     

    Le certezze sull’alienazione religiosa di Ludwig Feuerbach, le riflessioni del giovane Marx e di A. Gramsci sulla natura umana, la ricerca di Albert Camus sull’essenza della ribellione, e molte altre voci, sono rimaste ibernate e la “sinistra” ha preferito porsi all’occhiello il distintivo di Freud, di Heidegger e dei loro epigoni: Sartre, Foucault, Binswanger, Lacan, Basaglia, e tutta quella filiera del pensiero debole che nonostante la caduta dei propri idoli rimane ancora abbarbicata al pensiero-credenza di chi abita abusivamente le dimore culturali sinistra.

    Ma, come già accennato nel precedete articolo, un ulteriore grande errore del Pci è stato quello di non aver saputo riconoscere, dal ‘72 in poi, che nella Teoria della nascita di Massimo Fagioli vi era la possibilità vera di una rivoluzione antropologica che avrebbe potuto dar vita a ciò che nella sinistra era sempre stato un sogno; un sogno che ad ogni alba svaniva; una “utopia”, nell’accezione di non luogo.

     

    Dagli anni ‘70 in poi le sorti della sinistra italiana si intrecciano con il pensiero fagioliano in un rapporto di amore e odio. Odio ora in buona parte mitigato dal riconoscimento della sua Teoria della nascita da parte di alcuni esponenti politici dell’ala sinistra e laica del Pd.

    Già dalla seconda metà degli anni ‘70 la sinistra in generale e il Pci in particolare, venne a contatto con il pensiero fagioliano,  ma preferirono continuare ad affidarsi alle idee di un Heidegger, razzista, antisemita, nonché teorico della cultura nazista.

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    Eguaglianza e libertà nel pensiero economico

     

    Se oggi, come ha affermato l’economista Andrea Ventura nel suo intervento[8],  le idee che fondavano il pensiero di sinistra si sono “sfarinate”  e se, per essere tranchant, solo dopo pochi decenni dalla caduta del muro di Berlino il comunismo non ha più un luogo in cui vivere, ciò significa che le teorie economiche marxiste, in parte espresse nel Manifesto del Partito Comunista del 1948,  che non ponevano al centro la ricerca della realizzazione umana degli esseri umani ma solo la conquista della soddisfazione dei bisogni con le armi di una società più giusta, non avevano né cardini teorici abbastanza robusti per sostenere l’uragano prodotto dalla globalizzazione capitalistica, né una cultura capace almeno di mitigare le devastazioni sociali, ecologiche, politiche, finanziarie, e quindi umane, delle oligarchie che detengono almeno il 90% della ricchezza mondiale e che come le Parche del mito hanno in mano le sorti dell’umanità intera.

     

    Proseguo aiutandomi con gli appunti[9] che ho scarabocchiato durante la presentazione del libro di E. Amalfitano, dove qualcuno, non ricordo chi, ha affermato che il modello sociale europeo, creatosi nel dopoguerra è il punto massimo di sviluppo raggiunto dalla civiltà umana. Sono d’accordo. Il contratto sociale si è molto indebolito ma ha tenuto perché, come hanno intuito persino i pescecani di Wall Street[10] , i sistemi politici, protetti dai dettati costituzionali nati dopo la caduta del nazi-fascismo, sono ancora influenzati da idee socialiste, che «riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo.» Il pensiero di sinistra quindi, vale a dire ciò che per la Banca J.P.Morgan osta­co­la il pro­fi­cuo “svol­gi­mento degli affari”, se pur “sfarinato” non è morto. Si tratta però di ricompattare la farina della sinistra e farne del pane culturale dando però alle parole uguaglianza e libertà un vero senso che le sostanzi.

     

    Questo perché senza una base culturale abbastanza solida non è possibile contrastare l’avanzata delle teorie economiche di destra, come quelle espresse dalla J.P.Morgan. Dagli anni ‘80 la globalizzazione sta erodendo il welfare europeo creato da decenni di pensiero di sinistra perché è venuto a mancare il collante culturale che sono le idee che fondano la sinistra. Idee alle quali mancava però la certezza che ora possiedono.

     

    Le nuove tecnologie, ha ricordato A. Ventura, «non allievano più la condizione umana ma la stanno peggiorando», vedi le catene di montaggio stile Marchionne in cui la tecnologia genera malattie professionali irreversibili e la “ovvia rottamazione” di che ne è colpito.

    Ma non tutti i mali vengono per nuocere e forse questa crisi economica potrebbe servire per cercare altre strade capaci di fermare il pensiero unico del liberalismo economico e proporre un’economia umano-compatibile partendo da teorie certe, che chiariscano il senso della libertà-realizzazione dell’individuo.

    Per far questo, dice A. Ventura, è necessario «proporre un’altra idea di umanità, un altro modo di realizzarsi , un altro modo di vivere che non sia basato su una dimensione che non è quella della ragione e della razionalità (…) Spostare la libertà da un piano meramente economico ad in piano più umano e recuperare una dimensione non razionale che è quella che determina l’umanità del genere umano che non può essere quella razionale. (…) Superare i modelli di austerità facendo una politica e un’opera di riconversione ecologica dell’economia. » Economia non è, come dovrebbe essere, indirizzata alla difesa dell’ambiente e al benessere delle persone ma è finalizzata solo a massimizzare i profitti di pochi a scapito della moltitudine perché è in mano ad una finanza bulimica «che esprime il massimo grado di libertà del capitale e della libertà generata però dalla ragione».

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    Che fare?

     

    «La realizzazione dell’uguaglianza delle opportunità resta un dato imprescindibile, ma appare come una fatica di Sisifo: ogni volta la pietra dell’uguaglianza rotola in basso e Sisifo è costretto a ricollocarla in cima alla montagna»[11]

     

    C’è un bellissimo romanzo scritto in prigione da Nikolaj Gavrilovič Černyševskij, capofila di quel socialismo utopistico che ha solcato la storia russa nel secondo ottocento: Che fare?. Černyševskij, contrariamente agli ideatori di razionali Utopie, non narra di luoghi perfetti dove, grazie all’annullamento delle passioni, si vive una “vita felice” come ne Il mondo nuovo di Huxley. Černyševskij per il suo romanzo crea una stupenda immagine femminile che, attraverso la propria profonda realizzazione di identità, dà la possibilità, ad altri esseri umani di realizzare la propria.

    L’autore russo per parlare di Utopia parte dal lato opposto: non descrive una società dove i cittadini sono tutti buoni grazie all’eliminazione della proprietà privata e a leggi razionali che salvaguardano un’eguaglianza formale. Egli, al contrario, ci parla del rapporto uomo-donna. Da questo rapporto, dove vi è la ricerca della realizzazione identitaria di entrambi i protagonisti, scaturisce l’esigenza di una società profondamente umana e la possibilità di renderla reale. Černyševskij ha immaginato una storia dove la speranza e l’idea utopica di un mondo ideale diviene realizzazione di rapporto tra una donna e il l’uguale-diverso da sé.

    Ma questo è un romanzo e in quanto tale appartiene alla sfera del sogno ad occhi aperti … ma io … io mai come in questi giorni ho avuta la sensazione-certezza di poter vivere la concretizzazione delle idee di sinistra in una società in cui libertà e uguaglianza possano fieramente convivere.

    E non parlo dell’uguaglianza impagliata nelle giacche tutte uguali del maoismo e della libertà morta tra le braccia muscolose del “socialismo reale”. Parlo della ricerca che può da sola dare senso e movimento alle gambe della sinistra inscritta nella Teoria della nascita di Massimo Fagioli.

    Pensando alle scoperte di M. Fagioli, E. Amalfitano ha scritto nella prefazione del suo libro: «È tempo dunque che la sinistra si appropri di idee nuove che consentano di proporre un “nuovo umanesimo”, sfatando quello stupido luogo comune che vede inconciliabili una politica che guarda all’essere umano e una politica che pensa al profitto »[12].

    Ma prima di realizzare ciò, scrive l’autrice, si deve necessariamente fare i conti con la storia culturale della sinistra abbattendo idoli di cartapesta come Togliatti:  «Occorre avere a cuore la verità storica e porre fine a certe storia agiografica e collusa con le vicende oscure del comunismo staliniano» e Heidegger: «Ecco perché se oggi vengono pubblicati i Quaderni neri che confermano il profondo antisemitismo di Heidegger,  è intellettualmente onesto e coerente espellere una volta per tutte Heidegger dal pantheon degli autori di sinistra e avviare una riflessione vera, sul rapporto tra filosofia e prassi politica, tra pensiero e realtà»[13] .

     

    Solo liberandoci di una cultura egemone e dei suoi sacerdoti  si può avere la possibilità di un’apertura totale degli occhi che consenta di vedere che la menzogna che dice “gli esseri umani sono cattivi e solo la ragione o la minaccia della vendetta divina fa diventare “buoni” . La storia racconta un’altra versione: le guerre sono sempre state causate da ragioni di dominio utilitaristiche e benedette dai preti.

    Nonostante la storia dia la conoscenza e la possibilità di consapevolezza  masse di persone, accecate anche da una pseudo dalla cultura di sinistra, continuiamo a credere che solo la religione e la ragione siano in grado elevare il genere umano dallo stato ferino, quando invece è vero il contrario.

     

    L’uguaglianza è un fatto e il diritto deve difendere quel fatto, da chi lo vuole annullare. La Teoria della nascita di Massimo Fagioli è l’unica teoria che consente di affermare l’uguaglianza come fatto e questo fatto è la dinamica della nascita.

     

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    E la libertà?

     

    «La libertà – dice M. Fagioli nell’intervista di E. Amalfitano – è di chi non ha bisogno del Super-io perché ha un’identità propria per cui la distruzione dell’altro non c’è, ma anzi c’è lo stimolare e il provvedere a che l’altro realizzi la propria identità. Ed è quello che sempre faccio io»[14]

     

    Utopie? Forse, ma come recita la citazione del Le Mythe de Sisyphe, di Albert Camus che apre il libro di E. Amalfitano: «Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice».

    E allora immagino tanti Sisifo felici, portatori sani[15] delle nuove idee di uguaglianza e libertà inscritte nella Teoria della nascita, che ogni notte camminano per le città del mondo, rimpastando quel composto, che si è “sfarinato” nella banalità dei giorni, con l’acqua della memoria “dell’esperienza avuta”.[16]

     

    Salvo Carfì

    23 maggio 2014

    Note


    [1] Albert CamusL’uomo in rivoltaOpere, romanzi, racconti , saggi – Editore Classici Bompiani – Febbraio 1992 – pag. 837

     

    [2] Massimo Fagioli – Premessa a Bambino donna e trasformazione dell’uomo – L’Asino d’Oro Editore – Aprile 2013 – pag. 27

     

    [3] Elisabetta Amalfitano Le gambe della sinistra – L’Asino d’Oro Editore – Aprile 2014

     

    [4] E. Amalfitano – Op. cit. Pag. 6

     

    [5] (Articolo de La Correspandance Internationale del 12 marzo 1924, firmato G. Masci) (tratto da Antonio Gramsci, Sul fascismo, Editori Riuniti, 1978, Roma, pp. 220-224) http://www.igiornielenotti.it/?p=19988

     

    [6] Karl MarxLettera al padrehttp://www.igiornielenotti.it/?p=13117

     

    [7] «Al Gattungswesen è legato profondamente il concetto di Gemeinwesen, “comunità” o “essenza comune”, che compare soprattutto in due opere che formano la cornice temporale dei Manoscritti: La questione ebraica del ’43 e L’ideologia tedesca del ’45.» Nota copiata da un articolo di Giulia Angelini – La natura umana per Marx – http://altrecorrispondenze.wordpress.com/ante-partes/la-natura-umana-per-marx-2/

     

     

    [8] Mi riferisco all’incontro svoltosi il 18 maggio 2014 al Teatro Eliseo di Roma di sui ho parlato in apertura e che potete rivedere integralmente sul sito dell’associazione Amore e Psiche http://video.associazioneamorepsiche.org/

     

    [9] Alcune citazione potrebbero non essere esatte, ma i contenuti sono stati rispettati. Me ne scuso con i relatori.

    [10] Faccio riferimento ad un rapporto di analisi politica della banca d’affari J.P. Morgan, datato 28 maggio 2013. In quelle pagine si fa l’analisi delle “difficoltà democratiche” degli Stati meridionali europei: «Quando la crisi è iniziata ( e sorvola che è iniziata perché  creata anche dalla J.P. Morgan N.d.R.) (…) è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei Paesi del sud, e in particolare le loro Costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea. (…) I sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell’esperienza. Le Costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo. (…) I sistemi politici e costituzionali del sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei Parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; (…) la licenza di protestare se sono proposte modifiche sgradite dello status quo (…) Vi è una crescente consapevolezza della portata di questo problema, sia nel centro che nella periferia dell’Europa».

     

    [11] E. Amalfitano – Op. cit. Pag. 11

    [12] Op cit. Pag. 21

    [13] Op cit. Pag. 26

    [14] Op cit. Pag. 148

    [15] Le parole-concetto “portatore sano”  sono state raccolte nell’intervento di Micaela Quintavalle nell’incontro svoltosi il 18 maggio 2014 al Teatro Eliseo di Roma, http://video.associazioneamorepsiche.org/

     

    [16] “Esperienza avuta” è un concetto cardine della “Teoria della nascita” di Massimo Fagioli Istinto di morte e conoscenza – L’Asino d’Oro Editore – Aprile 2010

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