• Riverberi – Francesca Gentili “ …un volto che, più lontano di tutti gli altri, faceva capolino…”

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    gayo

     

    “Le sue pupille divennero due piccoli puntini burloni. Mi penetrarono, sciogliendo la mia finta durezza.

    Colpita e affondata.

     

    Mi ero ammorbidita completamente. Pace fatta. Come avevo potuto sul serio arrabbiarmi con lui? Pace. Ci baciammo per suggellarla.

     

    Un bacio lungo, come erano sempre stati dall’inizio della nostra storia i nostri baci. I nostri baci erano colla per suggellare. Erano corde per legare, erano patti concordati in silenzio, da non dichiarare, da non infrangere. Promesse di non separarci mai, perché l’uno senza l’altra sembravamo essere perduti.

     

    Non scorderò mai che per anni ogni giorno ho temuto per lui quando andava al lavoro, per quelle strade a doppia corsia di scorrimento. Passaggi e spostamenti scanditi dagli squilli di cellulare. Sono arrivato. Sano e salvo. Sono arrivata. Sana e salva. Siamo vivi. Siamo ancora vivi. Quanta paura della morte, e che ogni istante potesse essere buono per perderci per sempre!

     

    Senza chiederci mai cosa fosse quel timore. Chiamandolo ostinatamente amore.

     

    Avevo chiuso gli occhi anche questa volta e quando a un tratto li riaprii, le nostre bocche non si erano ancora separate, e più giù, oltre le sue spalle, potevo scorgere nettamente e distintamente quel locale chiassoso, gremito di gente; e un volto che, più lontano di tutti gli altri, faceva capolino da dietro una porta di cui ignoravo l’esistenza. Eri tu.

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