• La Bibbia smentita dagli archeologi israeliani – Radici culturali e miti dell’autoctonia

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    di Gian Carlo Zanon

    «L’importanza della nozione di “luogo sacro” consiste nel fatto che, tramite essa, si fissavano i presupposti affinché potesse sorgere la questione fondamentale dei diritti aborigeni alla proprietà della loro terra»[1]

     

    Vi ricordate quando il Regno d’oltre Tevere e i governanti della sua più remunerativa diocesi: l’Italia?I nostro catto-governanti volevano a tutti costi che anche L’Europa divenisse una banlieu  culturale vaticana. Ricordo che in quel periodo politici e giornalisti facevano a gara per giurare sulla genesi della nostra cultura e per mostrare al mondo quanto le radici storiche e culturali europee fossero cristiane D.O.C.C., ovvero Di Origine Controllata dai Cattolici.

    Ho conservato un editoriale del Corriere della sera firmato da Sergio Romano che si domandava: «Dovrebbe dunque la Costituzione europea, come chiede ora implicitamente Giovanni Paolo II, menzionare le religioni e riconoscere le radici cristiane dell´Europa?».

     

    I governi degli altri paesi europei, forse ricordando le stragi, caldeggiate dalla Chiesa cattolica, di catari, ebrei, ugonotti, sassoni, eretici, e umanità varia,  si opposero facendo piangere gesùbambino e qualche cristianuccio italiano che si era illuso di vedere la teocrazia nostrana espandersi fino agli estremi sobborghi dell’Europa occidentale. Molti cattolici italiani sono, aimè, convinti di essere al centro del mondo e di poterlo dominare. Lo so è assurdo, ma… Diceva un mio amico ottorino che quando si crede che il mondo giri intorno a sé … se non è labirintite è sicuramente paranoia.

    Non vale neppure la pena ricordare il mero significato semantico di “radici” che in questo caso affondano nelle profondità storiche, né ribadire che il cristianesimo D.O.C.C.  attinse a piene mani dalla civiltà greco-romana mutuando pro domo sua l’antica cultura e si appropriò della loro arte per il propri “manifesti propagandistici”.

    Ma al di là di queste questioni, di cui si dovrebbe occupare quella scienza medica che si occupa della mente, il tema della radici culturali è stato da sempre funzionale alla rivendicazione di territori e alla definizione di confini. Oggi in Ucraina, per esempio, ci si batte, a torto o a ragione, per rivendicare territori legati alle identità culturali e linguistiche degli abitanti di alcune regioni confinanti con la Russia, esattamente come successe nel 1938 per i territori dei Sudeti che, secondo Hitler, appartenendo culturalmente alla Germania, dovevano «ritornare nel Reich».

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    Allegoria della  Lebensraum che guida il popolo germanico verso il nuovo “spazio vitale”

     

    Per legittimare il possesso di territori ogni tribù in ogni latitudine del pianeta le varie etnie hanno fatto ricorso ai miti autoctoni, cioè a vere e proprie architetture culturali che narrano di toponimi mitologici in cui i propri avi e/o le proprie divinità, hanno camminato, cacciato, costruito, abitato, parlato, procreato, fin dalla notte dei tempi. E spesso è una divinità che ha donato loro i territori. Come narra l’etnologo Theodor G. H. Strelow, persino l’etnia semi nomadica degli Aranda australiani, ritiene di aver diritto a quei territori su cui hanno camminato i propri antenati. Antenati che presiedono in parte alla fecondazione dei nascituri determinandone il carattere. Per gli aborigeni australiani la creazione di questi “paesaggi totemici” ha la funzione di «garantire la stabilità dei confini tribali e dei gruppi linguistici, la distribuzione di sottogruppi tra cui avvenivano scambi e matrimoni, e anche lo stabilirsi di una salda autorità».[2]

     

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    Anche la cultura arcaica greco/romana è costellata di “miti della fondazione” funzionali al dominio di un territorio da parte di una stirpe, o di una oligarchia. Non è un caso se, quando ad Atene si volle creare la democrazia, le divinità tribali spesso legate ad avi eroici vennero sostituite da dei eponimi che marcavano con la loro protezione arcana i demos, cioè i dodici quartieri in cui era stata suddivisa la polis per mere ragioni di governance. I daimones eponimi, come i santi patroni delle diocesi cattoliche, garantivano alla popolazione della zona la loro protezione a patto che venissero ricordati nelle “feste comandate” officiando e sacrificando.

    La tragedia sofoclea Edipo a Colono narra appunto la lotta tra Atene e Tebe per aggiudicarsi le spoglie di Edipo che da morto assumerà il ruolo di nume tutelare della polis in cui giaceranno le sue spoglie. Aveva ragione Lutero quando accusava i cattolici di politeismo. In occidente i daimones prima e i santi poi hanno marcato il territorio proteggendo la zona a loro consacrata e i suoi abitanti con i loro effluvi divini … amen.

    Se ho ben capito, anche le tribù semitiche avevano i loro santi patroni tribali legati al territorio, gli Elohim. In un articolo apparso su La Repubblica il 28 dicembre 2012, Antonio Gnoli intervista Carlo Enzo «Un sapiente che per tutta la vita si è interrogato sulla Bibbia offrendo una sua personalissima interpretazione che ha stupito e affascinato alcuni e messo in grande allarme le gerarchie cattoliche» il quale afferma che «(…) ogni popolo della Mezzaluna fertile aveva il proprio Elohim». L’Elohim, come il daimon greco, non viene confinato solamente nella sfera delle divinità eponime, e nelle caratteristiche che ogni etnia gli adduce, ha molte altre sfaccettature tutte da sondare e verificare come quella di immagine interna, e quindi identità umana e, estensivamente, identità tribale e/o identità culturale di un popolo. Ma questo è un discorso complicato ancora in fieri che ho iniziato a comporre stimolato da un articolo molto interessante di Fabio Della Pergola[3] sulla genesi del monoteismo.

     

    Tornando  al tema dei miti fondanti l’autoctonia, è di questi giorni la pubblicazione del risultato delle ricerche degli archeologi israeliani, che, pare, demolirebbe la pseudo storia del popolo d’Israele raccolta nelle Sacre Scritture. Come scrive Vanna Vannuccini in un articolo apparso su La Repubblica il 29 aprile 2014 dal titolo «La verità dagli scavi – “I grandi eventi narrati dalle Scritture non sono reali” – Da Gerico a Re Salomone la Bibbia smentita dagli archeologi israeliani»,  la bibbia è appunto un testo funzionale al possesso dei territori  tribali: «Ormai tutti questi risultati scientifici sono acquisiti, – afferma nell’articolo l’archeologo Zeev Herzog, docente alla Facoltà di archeologia di Tel Aviv – e la grande maggioranza degli studiosi nei campi che vanno dall’archeologia agli studi biblici e alla storia nel popolo ebraico concorda che gli eventi narrati dalla Bibbia non sono fatti storici. Sono leggende, come per voi quella di Romolo e Remo. Si tratta di una vera e propria rivoluzione scientifica ». Appunto una leggenda come il mito fondativo di Roma in cui Romolo uccide il fratello “anarchico”.

     

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    «L’archeologia – racconta Herzog – diventò un vero e proprio hobby nazionale negli anni 50 e 60. Le nazioni nuove trovano un sostegno nell’archeologia per rafforzare la coesione nazionale, rifondare la nazione. E i figli degli immigrati avevano bisogno di relazionarsi con la terra. Diventò una passione collettiva, per questo io stesso sono diventato archeologo. (…) Così abbiamo scavato e scavato. Ma lentamente sono cominciate ad apparire le prime contraddizioni. E alla fine tutti questi scavi ci hanno rivelato che gli israeliti non erano mai stati in Egitto, non avevano mai vagato nel deserto, né avevano conquistato militarmente la terra per poi consegnarla alle Dodici tribù d’Israele. Nessuno degli eventi centrali della storia degli israeliti veniva corroborato da quello che trovavamo. Nei tanti documenti egiziani per esempio non c’è traccia dell’esodo, vi si parla invece dell’abitudine di pastori nomadi di entrare in Egitto nei periodi di siccità e accamparsi sulle rive del Nilo. Al massimo l’esodo può aver riguardato qualche famiglia, la cui storia era stata poi allargata e ‘nazionalizzata’ per ragioni teologiche ».

     

    «Una costruzione storiografica immaginaria. – conclude l’archeologo israeliano – La grandezza del regno di Davide e di Salomone è epica, non storica. Forse la prova ultima è che di questo regno non abbiamo mai conosciuto il nome. Gerusalemme, per esempio, è stata quasi tutta scavata. E gli scavi hanno dato una quantità impressionante di materiali dei periodi precedenti e successivi al Regno unito di Davide e Salomone. Di quel periodo invece non è stato trovato nulla, tranne qualche pezzetto di coccio. Quindi non è che non abbiamo trovato nulla perché magari abbiamo scavato nel posto sbagliato. Abbiamo trovato una quantità di materiale che ci dimostra come al tempo di Davide e Salomone Gerusalemme non fosse che un grosso villaggio, dove non c’era né un tempio centrale né un palazzo reale. Davide e Salomone erano capi di regni tribali che controllavano piccole aree, David a Hebron e Salomone a Gerusalemme. Contemporaneamente si era formato sulle colline della Samaria un regno separato. Israele e Samaria sono stati dall’inizio due regni separati e a volte avversari».

    13 maggio 2014


    [1] Gisella Gisolo, Prefazione : Strehlow e l’antropologiaTheodor G. H. Strehlow I sentieri dei sogni – La religione degli aborigeni dell’Australia centrale – pag. 30 – Mimesis editore 1993

    [2] Op. cit. pag. 30

    [3] F. Della Pergola, Il problema dell’unicità e della trascendenza di Dio nella Bibbia Ebraica, il sogno della farfalla, 2/2014

     

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    Bibliografia

    Theodor G. H. Strehlow : I sentieri dei sogni – La religione degli aborigeni dell’Australia centrale –  A cura di Gisella Gisolo e Luciana Percovich. – Mimesis Editore – 1993

    EnricoMontanari : Il mito dell’autoctonia . Linee di una dinamica mitico politica ateniese –  Bulzoni Editore – 1981

    Giovanni Maracchi, Astorre Maracchi : La nascita della prima Europa – I toponimi dell’età del bronzo dal medio oriente al nord d’Italia attraverso L’Istria –  A cura di Gisella Gisolo e Luciana Percovich. – Libero Comune di pola in esilio – Trieste1998

    Sofocle: Edipo a Colono  –  Tragici greci, Eschilo, Sofocle, Euripide. – I meridiani, A. Mondadori Editore – 1977

    E. Rodhe: Psiche – 1. Culto delle anime presso i greci – Biblioteca Universale Laterza – 1989

    F. Della Pergola: Il problema dell’unicità e della trascendenza di Dio nella Bibbia Ebraica, Il Sogno della farfalla – 2/2014

    Eric R. Dodds: I greci e l’irrazionale –  – Sansoni Editore – 2003

    R.B. Bandinelli: Origini e sviluppo della città – Il medioevo greco –  Bompiani Editore – 1990

    Angelo Brelich: Introduzione alla storia delle religioni –  Istituti E. e P. Internazionali® Pisa Roma- 1995

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