• Pietre d’inciampo, baldosas de los desaparecidos, i luoghi della Resistenza e della memoria

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    1 copertina

    Qui nacque e visse

    Cristian Carretti

    “Gringo” 

    militante popolare

    DESAPARECIDOS

    14 – 09 – 1976

    a causa del terrorismo di Stato

    Familiari e amici

    Il quartiere per Memoria e Giustizia

    diGian Carlo Zanon

     –

    Si … penso che il rifiuto si possa scrivere. È che a un certo punto ti trovi sull’altra riva e osservi sconcertato quelli che non hanno guadato il fiume. Amici ed amanti sono rimasti al di là del fiume salato dalle lacrime delle separazioni. Li guardo sgomento senza capire fino in fondo il perché della loro vigliaccheria … poi devo andare.

     

    Spingo oggi le mie dita a battere sui tasti dove campeggiano le lettere dell’alfabeto per reagire ad un commento postato da una signora argentina (leggi qui nei commenti dopo l’articolo) in cui definiva i desaparecidos dei guerriglieros ben armati che attaccavano un governo democratico, rapinavano le banche, commettevano assassinii politici, sequestravano studenti, impresari, soldati, sacerdoti, ecc. ecc..

    Inoltre Gabriela, così si firmava la signora, subdolamente cercava di assolvere la Chiesa cattolica e i suoi alleati, Videla, Gualtieri e i “crociati argentini” coinvolti nel genocidio di trentamila giovani, addossando tutta la colpa del terrore di Stato, che ha insanguinato l’Argentina tra 1976 il 1983, a Juan Domingo Peron e alla moglie Isabel . In realtà Peron era morente e “Isabelita” dopo la morte del marito si era trasformata in un bambola di pezza in mano ai militari e alla Chiesa cattolica, al Piano Condor, ordito dall’America, e ai loro soci della Loggia P2.

     

    sm13Woytjla con il generale Gualtieri

    Ci sono le sentenze che descrivono tutte queste connivenze (le sentenze Qui e Qui) e in Italia si è aperto un nuovo processo contro gli assassini e i loro mandanti.

     

    In molti angoli della capitale argentina vi sono monumenti “alla memoria”  dei 649 caduti della guerra delle Islas Malvinas, (le isole Falkland) voluta dai militari del generale Gualtieri sia per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica interna dalla gravissima crisi economica, sia per ripagare le industrie di armi che hanno sostenuto e finanziato il loro potere, sia per nascondere al mondo intero la contestazione civile che  stava montando contro la Giunta militare.

    A Buenos Aires, sulla Avenida Costanera Norte 6745, a poche centinai di metri da uno degli aeroporti militari da cui partivano i vuelos de la muerte, sorge El Parque de la Memoria. Inaugurato il 30 agosto del 2001 è da sempre al centro di imbarazzi e polemiche come quella sulla collocazione dei nomi di alcune decine di guerrilloros del Ejército Revolucionario del Pueblo morti in azioni di guerriglia.
    Altro luogo della memoria è l’ Espacio Memoria y Derechos Humanos ex Esma. Questo luogo, (ESMA: Escuela de Mecánica de la Armada) ora divenuto un museo della memoria, era la scuola per la formazione degli ufficiali della marina argentina divenuto tristemente famoso perché negli anni della dittatura almeno 5.000 persone furono qui torturate prima di essere imbarcate sui vuelos.

    2 baldosa tita yankillevich nenas 18-12-2010

    Ma ci sono anche luoghi deputati alla memoria meno ufficiali ma più vicini al sentire popolare: la baldosas de los desaparecidos (le maioliche degli scomparsi).
    Le si incontra casualmente, girando per i barrios popolari di Buenos.  Sono piccole composizioni, spesso molto colorate, che ricordano i luoghi in cui vivevano i giovani argentini che vennero rapiti dalle palotas (plotoni di militari in borghese) e di cui non si seppe più nulla. Contrariamente alle “pietre d’inciampo” che, a parte il nome, sono tutte uguali per colore e forma, le baldosas sui marciapiedi dei porteños sono una diversa dall’altra. Sono state poste privatamente sui marciapiedi per iniziativa di parenti e amici, davanti ai portoni in cui vivevano ragazzi e ragazze crudelmente torturati poi drogati e gettati nell’Oceano Atlantico , come consigliato dai gerarchi cattolici, dagli aerei in volo, in cui era sempre presente un cappellano militare cattolico. Questo è ciò che ha raccontato Adolfo Scilingo reo confesso che sta scontando in una prigione spagnola trenta anni di carcere (limite legalmente applicabile in Spagna, sebbene sia stato condannato a 640 anni) dopo essere stato condannato il 19 aprile 2005 per crimini contro l’umanità.

     

    Come potete vedere qui las baldosas de los desaparecidos hanno una forte connotazione culturale per i cittadini della capitale argentina. Sono luoghi deputati al ricordo storico e alla memoria affettiva. Sono minuscoli mausolei colorati di memoria sui quali chiunque può deporre un fiore, un sospiro, una maledizione, un pensiero, o accarezzare, come fanno i bambini, quelle maioliche, dai mille colori per sentire nel proprio corpo l’assenza/presenza di un essere umano annullato da chi umano non è.

     

    Ora il mio ricordo va alle lacrime dello scrittore argentino Marcelo Figueras, autore del romanzo Kamchatka: quando venne a Roma per presentare il suo libro, in cui viene narrata, attraverso gli occhi di un bambino argentino, la sparizione dei propri genitori, Marcelo ricordò tra le lacrime la madre, morta, a suo dire, a causa di una malattia psicosomatica dovuta ai sensi di colpa per non aver voluto o saputo comprendere cosa stesse succedendo attorno a lei in quegli anni tragici.

     

    Il suo romanzo delicato e puro  è, come alcuni dei nostri romanzi italiani sulla Resistenza, necessario per conoscere in profondità i movimenti intimi ed affettivi di chi si trovò a vivere gli orrori che, come racconta Horacio Verbitsky nel suo libro L’isola del silenzio, furono organizzati lucidamente dalle forze reazionarie argentine: gerarchi cattolici, militari, finanzieri, industriali, latifondisti prepararono per anni il braccio violento della repressione, e quando venne dato loro il via libera dagli Stati Uniti, attraverso il Plan Condor, colpirono. La classe dirigente al potere, come i nazisti della conferenza di Wannsee, aveva preparato la “Soluzione finale”: la Disposición Final.

     

    BALDOSA YACUB 8-11-2010 ULTIMA

    Sarebbe un delitto affermare che il genocidio dei desaparecidos – come l’epopea della Resistenza – è ormai superato e non è il caso di rinnovarne la memoria culturale.

    Tutto questo va ricordato, detto e ripetuto, sempre … meglio se da quei romanzieri che hanno saputo creare una “memoria affettiva” capace di risuonare nelle profondità del pensiero.

    1 aprile  2015 – 10,32

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