• Per J. M. Bergoglio le donne che abortiscono sono delle assassine, ma per papa Francesco sono delle peccatrici che vanno perdonate … !!! ???

      0 commenti

    The Young Pope Trailer

    4

    di Giulia De Baudi

     –

    Che ci fosse un’affinità elettiva tra P.P. Pasolini e molti ecclesiastici cattolici è risaputo. E non parlo solo delle “preferenze sessuali” condivise.

    In materia di aborto infatti la pensava esattamnte come J. M. Bergoglio: per Pasolini l’aborto era un infanticidio come lo è per l’argentino che risiede in Vaticano.

    Il 19 gennaio del 1975 sul Corriere della Sera – giornale che come sappiamo tutti è stato “sempre di sinistra” – Pasolini scriveva, in un articolo titolato Sono contro l’aborto, «Sono però traumatizzato dalla legalizzazione dell’aborto, perché la considero, come molti, una legalizzazione dell’omicidio.»

    Poi nell’articolo Pasolini, tra afflati mistici e assunzioni di misoginia, (l’articolo lo potete leggere interamente qui) del tipo «io vivo la mia vita prenatale, la mia felice immersione nelle acque materne: so che là io ero esistente (…)«Che la vita è sacra è ovvio» (…) L’aborto legalizzato è infatti – su questo non c’è dubbio – una enorme comodità per la maggioranza. Soprattutto perché renderebbe ancora più facile il coito.»   giunge ad affermare che l’unico modo per salvare l’umanità è quello di avere solo e unicamente rapporti sessuali tra uguali per sesso: «sarebbe il rapporto eterosessuale a configurarsi come un pericolo per la specie, mentre quello omosessuale ne rappresenta una sicurezza».

     

    pasolini-sul-set  

    Infatti Pasolini, oltre ad essere un idolo per i cattocomunisti/gay/pro-pedofilia (*) – è divenuto un’icona per i fondamentalisti cattolici antiabortisti (leggi qui) di cui Militia Christi è solo la punta dell’iceberg.

    Se l’espressione “accozzaglia” non fosse – dopo l’infelice uscita di Renzi – in questi giorni troppo abusata, parlerei di “una lussureggiante accozzaglia eterogenea” antiabortista.

    Anche secondo J. M. Bergoglio – lo ha ribadito ieri in una intervista a Tv2000-InBluRadio –  l’aborto è un crimine e di conseguenza le donne che abortiscono sono delle assassine: «E ho pensato all’abitudine di mandare via i bambini prima della nascita, questo crimine orrendo: li mandano via perché è meglio così, perché sei più comodo.» Ma subito dopo papa Francesco ha esclamato: «è un peccato gravissimo, no? – è una responsabilità grande».

    Inoltre nella Lettera Apostolica Misericordia et misera pubblicata «presso San Pietro, il 20 novembre, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, dell’Anno del Signore 2016, quarto di pontificato.» (la potete trovare qui) Jeorge Mario Bergoglio, cessati gli abiti del legislatore e rivestitosi da papa, ha affermato: «(…) concedo d’ora innanzi a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto. Quanto avevo concesso limitatamente al periodo giubilare viene ora esteso nel tempo, nonostante qualsiasi cosa in contrario. Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente.»

    Cioè … mi par di capire che, qui, egli dica che uccidere un innocente – lui, come Pasolini, crede che un feto di pochi mesi sia un essere umano vivente – non è un crimine ma un peccato: esattamente un «procurato peccato di aborto».

    Come la mettiamo? È un «crimine orrendo che come tale va perseguito legalmente come dice J. M. Bergoglio, oppure un «grave peccato» da assolvere come ordina ai sacerdoti papa Francesco nella sua Lettera Misericordia et misera? Bel dilemma vero?

    Ma non preoccupatevi questi disturbi imperano tra i credenti convinti, come scriveva Pasolini, che quella del feto sia vita umana e che sia sacra. Infatti Renzo Paris Su Liberazione del 16 ottobre 2005 parlò dei ricoveri in strutture psichiatriche a cui veniva sottoposto Pasolini per “sdoppiamento di personalità”. (leggi qui).

    21 novembre 2016

     

    (*) Nichi Vendola in un’intervista di Stefano Malatesta apparsa sul quotidiano La Repubblica il 19 maggio 1985 affermava «Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia ad esempio, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti … ».

      

    Qui potete trovare altre pagine del “Dossier Bergoglio 2013-2016”

    Scrivi un commento