• Loretta Emiri – L’antropologo delle banane Padre Testa Piatta al secolo Testa d. c.

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    Antropologia della banana *

    Loretta Emiri **

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     Non più esposta ai ricatti della puritana società occidentale, avendo messo dodicimila chilometri tra lei e l’Italia, Scarpetta riuscì a spezzare la catena del matrimonio. Lasciandosi alle spalle tenebre e frustrazioni, si mise in cammino verso la fiamma che vedeva brillare in lontananza. Gli anni che seguirono furono quelli della maturità, passione, pienezza, e li percorse facendosi chiamare Fiammetta. Furono gli anni in cui visse protetta e ispirata dalla foresta amazzonica; gli anni in cui il ruolo che la convivenza con gli yanomami le concesse di svolgere la faceva sentire felice; gli anni in cui amò un uomo con tutta sé stessa, credendo di essere corrisposta; gli anni in cui si specializzò in educazione scolastica indigena e relativa legislazione; gli anni in cui conobbe  altre etnie e i loro leader; gli anni degli incontri e corsi di formazione per maestri indigeni; gli anni, insomma, del suo passionale coinvolgimento con la causa indigena in Brasile.

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    Lo avevano mandato a studiare antropologia negli Stati Uniti, in modo da ammantare di scientificità le azioni che l’istituto missionario cui apparteneva stava portando avanti in mezzo agli yanomami. Fiammetta lo conobbe quando l’uomo tornò in foresta per realizzare una ricerca di campo. Gli indios lo chiamavano Testa-piatta; lei ritenne che più gli si addiceva la definizione Testa-di-c. La convivenza forzata di alcuni mesi con l’arrogante individuo la stressò alquanto. A distanza di trentacinque anni, ricordando alcune situazioni, ha riso fino quasi a strozzarsi, ritrovandosi con le lacrime agli occhi e la pancia dolorante.

     

    La fama di cui l’individuo godeva era giunta a Fiammetta ben prima di conoscerlo personalmente.  Pubblicata in rivista, aveva preso visione di foto scattatagli da artista di fama internazionale: dietro a una foglia, che non era di fico, s’intravvedeva la nudità del cattolico prete italiano.  Era l’epoca in cui il termine “incarnazione” significava anche togliersi i vestiti per adeguarsi ai costumi degli indios. Fiammetta non si è mai spogliata perché si sarebbe sentita tremendamente a disagio, ma anche perché è sua convinzione che non basta mettere a nudo il corpo per togliersi di dosso superiorità culturale, saccenteria, paternalismo.

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    Aveva saputo che durante la sua amministrazione, in perfetto e albeggiante orario, Testa-di-c suonava un diabolico fischietto per chiamare a raccolta gli indios e spedirli a lavorare nel campo della missione. Partendo per gli Stati Uniti, intimò chi prese il suo posto a continuare ad annotare, nel diario della struttura, quanti caschi di banane venivano raccolti, naturalmente precisandone le specie; iniziativa questa che Fiammetta avrebbe definito come la più cretina fra una serie di altre portate avanti nella missione.

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    Un giorno la donna dovette recarsi in città e, almeno quella volta, non le dispiacque affatto, potendo allontanarsi da Testa-di-c. Una delle incombenze da assolvere prima di rientrare in foresta era quella di raccogliere la posta in giacenza per l’equipe della missione. Fu così che Fiammetta si ritrovò tra le mani un telegramma, non sigillato. In inglese, c’era scritto “Ti amo” e la firma era quella di una femmina. Indirizzato a chi, evidentemente, stava mettendo in discussione il voto di castità, deve essere giunto gradito a Testa-di-c che in quei giorni festeggiava il compleanno.

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    Quando l’antropadre, qualche anno dopo, tornò per ulteriori ricerche di campo, Fiammetta era ormai stata espulsa dalla missione. Andò a trovarla in città, nella casetta in riva al fiume. Le disse che voleva comprare il “dizionarietto” che lei aveva scritto. Quattro anni e mezzo raccogliendo dati, molte ore confrontandosi con due linguisti, otto mesi a tavolino organizzando il materiale, un numero consistente di giorni battendo a macchina gli originali del Dicionário Yãnomamè-Português: Testa-di-c riuscì a sintetizzare tutto nella parolina “dizionarietto”. Il diminutivo, micidiale come punta di freccia, colpì Fiammetta facendola stare molto male, senza però riuscire ad ammazzarla. Pubblicato ventotto anni fa, restato a lungo l’unico lavoro del genere, di apprezzamenti e riconoscimenti il dizionario è ancora oggetto. Con i dati sulle banane, l’antropadre cosa ci avrà fatto?

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     * Il brano “Antropologia della banana” è uno dei capitoli dell’inedito Romanzo indigenista.

    ** Loretta Emiri è nata in Umbria nel 1947. Nel 1977 si è stabilita in Roraima (Brasile) dove ha vissuto per anni con gli indios Yanomami. In seguito, organizzando corsi e incontri per maestri indigeni, ha avuto contatti con varie etnie e i loro leader. Ha pubblicato il Dicionário Yãnomamè-Português, il libro etno-fotografico Yanomami para brasileiro ver, la raccolta poetica Mulher entre três culturas, i volumi di racconti Amazzonia portatile e Amazzone in tempo reale (premio speciale della giuria per la Saggistica, del Premio Franz Kafka Italia 2013), il romanzo breve Quando le amazzoni diventano nonne. È anche autrice degli inediti A passo di tartaruga e Romanzo indigenista, mentre del libro Se si riesce a sopravvivere a questa guerra non si muore più, anch’esso inedito, è la curatrice. Suoi testi appaiono in blogs e riviste on-line, tra cui La macchina sognante, Fili d’aquilone, El ghibli, I giorni e le notti.

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