• Lezioni metropolitane di antropologia

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    di Gian Carlo Zanon

    «Buongiorrrrno! Come va?»

    «Io, bene … e tu …»

    «Io, ringraziando Dio bene»

    «Quale dio?»

    «Il Dio che io prego»

    « … e va beh … pregalo allora …»

    « … Dio mi vede quando prego»

    «Allora se dio ti vede solo mentre preghi … esiste solo quando lo preghi?»

    «(risatina)… vuoi comprare calze, vuoi comprare mutande, pochi soldi …»

    «No, grazie non mi servono»

    « … ciao …»

    «ciao!»

    Poi è entrato, con tutto il suo negozio itinerante, in un bar gremito … lasciandomi solo sul marciapiede … a pensare …

    Dio lo vede quando prega … quindi la persona che prega rende esistente dio con i propri pensieri  … interessante.

    Questo ragazzo africano che mi ha rivolto la parola per strada, senza rendersene conto, ha descritto in due parole i ‘sintomi’ dell’alienazione religiosa. Le sue parole, reinterpretate attraverso la rete del sistema filosofico di Feuerbach, diventano “io pensando verbalmente dio attraverso la preghiera lo rendo esistente. Egli mi ‘vede’ solo se lo prego. Se non rivolgo al dio che ho nella mente il mio pensiero verbale egli non mi vede (non si accorge della mia esistenza)”.

    «Poiché l’uomo è il concreto e Dio è l’astratto, ne segue che non è stato Dio a creare l’uomo, ma l’uomo a creare Dio.

    Dio non ha realtà, è puro pensiero, anzi è la proiezione fantastica di quelle realtà che l’uomo vorrebbe possedere».

    Feuerbach

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    È già stato scritto: ogni tipo di religione è una codificazione culturale funzionale alla società nella quale si esprime. Ma è una codificazione di che cosa? Ludwig Feuerbach ci può aiutare solo in parte con il concetto di alienazione religiosa: “non è dio che crea l’uomo ma è l’uomo che crea dio”. Secondo Feuerbach, gli esseri umani si creano un dio, o molteplici divinità, nel quale, o nelle quali, come dire, alienano,  trasferiscono, collocano, i moti invisibili della psiche, vale a dire esigenze, affetti, sentimenti. Quindi l’alienazione religiosa sarebbe la matrice dalla quale traggono origine e si alimentano tutte le religioni.

    Ma per continuare questa grande ricerca, che da sola basterebbe a dare senso a tutta una vita,  forse dobbiamo chiederci perché gli esseri umani agiscono questa cosa che Feuerbach chiamava alienazione religiosa. Ed anche quando la agiscono, come la agiscono.

    Io non so dire altro, ma certamente l’alienazione religiosa sta al lato opposto di quel concetto di realizzazione di sé nel rapporto con l’altro espresso nelle “lezioni di Chieti*” e nei molti articoli che Massimo Fagioli pubblica ogni sabato sul settimane left.

    26 ottpbre 2012

     

    *

     

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