• La banalità del grillo*

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    di Gian Carlo Zanon

     

    Non volevo più scrivere di Bebbe Grillo, né del grillismo & Co., né del profeta Casaleggio e dei suoi vaticini alla Bernadette Soubirous da Lourdes. Non volevo parlare più neppure dei 163 onorevoli, pardon “cittadini”, chiusi in conclave con la regola del silenzio pena la scomunica a vita … ma li avete visti arrivare tutti insieme a Roma in pullman manco fossero dei giocatori in ritiro e in silenzio stampa? Terribile. Non sapevo se ridere o piangere: 163 individui spogliati della propria identità e del loro libero arbitrio … più ci penso e più mi sento male. Mi sono chiesto: «adesso gli cambieranno anche il nome come fanno i religiosi quando “escono dal secolo”?»

     

    Beh, certo è che un lavoro sul linguaggio già lo hanno iniziato: non vogliono più sentirsi chiamare onorevoli ma “cittadini”, come se quella parola potesse mutare la loro sostanza … «Quella che noi chiamiamo rosa, anche chiamata con un’altra parola avrebbe lo stesso odore soave; così Romeo, se non si chiamasse più Romeo, conserverebbe quella preziosa perfezione, che egli possiede anche senza quel nome». Così sospirava Giulietta colpita dal dardo crudele di Cupido. Come dare torto all’eroina shakespeariana … un cialtrone anche se si facesse chiamare “cittadino” al posto di  onorevole sempre un cialtrone sarebbe … n’estcepas?

     

    Come dicevo non volevo scrivere sul M5SS …  oops scusate m’è scappata una esse di troppo, dicevo, non volevo scriverne perché avevo già la nausea del loro sgangherato linguaggio che in un primo momento poteva sembrare divertente e dissacrante … ma che poi, ripetuto in modo stereotipato coattivamente è diventato fastidioso e opprimente. Molti grillini, – no non tutti, ne conosco uno educato, divertente e persino democratico –  quelli che non possedendo più un’identità individuale si identificano ogni volta con “l’eroe di turno”,  hanno adottato lo stesso linguaggio del loro leader: tu gli dici «buongiorno, come va?» e loro ti rispondono:  «buongiorno e buonasera son parole da buttare nella spazzatura, roba vecchia; hai capito testa di cazzo? E poi a me “come va” non me lo dici mica, capito? Aritesta di cazzo pensa un po’ ai cazzi tuoi».

     

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    Insomma linguaggi, parole chiave, modi di espressioni, simboli, si sono uniformati come in ogni raggruppamento politico che utilizza quasi inconsapevolmente un gergo proprio per differenziarsi dal resto del mondo e per potersi riconoscere come confratelli del branco. In poche parole, quando ci si annulla come individui, per aderire a quella che viene chiamata “identità di gruppo”, si adottano queste modalità espressive come se fossero vere e proprie “parole d’ordine”. Se le conosci e le usi sei dentro, altrimenti sei fuori.

     

    il comizio di Bebbe Grillo a bergamo<br /><br /><br /><br /><br /><br /> Bergamo 12 Febbraio 2013<br /><br /><br /><br /><br /><br /> Luca Vigano'/Fotogramma Bergamo - il comizio di Bebbe Grillo a bergamo Bergamo 12 Febbraio 2013 Luca Vigano'/Fotogramma Bergamo - fotografo: Luca Vigano

     

    Non volevo più scrivere di questo movimento politico, non per sfuggire al mio dovere civile di narrare ciò che vedo sottraendomi così alla mia responsabilità politica in senso stretto … ma poi ho incontrato un’intervista di Fulvia Caprara alla regista tedesca Margarethe von Trotta, in cui si parla del suo ultimo film incentrato sui reportage dal processo contro il nazista Adolf Eichmann, che Hannah Arendt seguì come reporter del New Yorker .

     

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    «Continua a ripetere che non ha fatto niente di sua iniziativa e che ha solo obbedito agli ordini. Ci troviamo davanti a un essere umano che rifiuta di considerarsi una persona in grado di pensare». Una regressione spaventosa: «L’inabilità di pensare – dice in una scena del film la filosofa tedesca ai suoi studenti durante una lezione – permetterebbe a tanti uomini di comportarsi come lui. E invece tutto sta nella capacità di dividere il giusto dallo sbagliato, il bello dal brutto. Pensare mette in salvo le persone». Già pensare, pensare con la propria testa.

     

    Questi pensieri espressi da Hannah Arendt in quegli anni e ripresi dalla regista tedesca che voleva mettere in scena «… una donna che pensa» mi danno il modo di mostrare in tutta la sua drammaticità il fenomeno del M5s che, come avevo intuito, può rivelarsi terribilmente pericoloso.

     

    Da quanto sto vedendo in questi giorni, gli onorevoli cittadini del M5s potrebbero assomigliare molto, troppo a Eichmann: «Dovevo eseguire gli ordini, se poi la gente moriva, io comunque dovevo continuare a obbedire». In questo modo rispondeva il solerte genocida ai giudici di Gerusalemme che lo incalzavano con le loro domande. In questo modo potremmo sentire rispondere qualche gerarca grillino se fra qualche anno dovesse rispondere dei suoi atti di cui, secondo lui, non sarebbe responsabile in quanto semplice esecutore di ordini.

     

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    Lo so può sembrare paranoia e vorrei tanto che lo fosse. Vedremo. Ma intanto, guidato dal sacro furore della mia percezione poetica, io “vedo” delle similitudini enormi tra la nascita dei totalitarismi del ventesimo secolo e l’alba del M5s.

     

    La miseria, la mediocrità, il linguaggio burocratico usato per dimostrare la sua non responsabilità, che Eichmann usava durante il processo (potete seguire in video il processo sul nostro giornale) purtroppo la intravedo in queste persone cooptate da due individui palesemente disturbati : credere e diffondere che entro pochi decenni vi saranno cinque miliardi di morti causati da una guerra mondiale che durerà vent’anni, non è un pensiero di chi ha rapporto con la realtà, è un delirio … e chi si associa a chi crede e diffonde ecc. ecc. o è un debole di mente o delira anche lui.

     

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      … notare lo sguardo adorante  rivolto al “maestro”

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    Io sono convinto, o forse lo spero, che tra poco tempo, qualche anno, otto milioni di persone si sveglieranno da questa crisi mistica con un gran mal di testa. E questa è un’ipotesi mooooolto ottimista.

     

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    Sarebbe tragico se, come successe in Germania dal ’33 al ’45,  si arrivasse a pensieri deliranti di questo tipo illustrato in una scena del film della von Trotta in cui la Arendt afferma «I campi di concentramento erano stati edificati sulla convinzione che la gente, quella gente, non fosse necessaria». Mi vengono in mente le grillinate “andatevene a casa” “arrendetevi, siete circondati” et simìlia …  ma anche la parola simbolo del sindaco di Firenze “rottamazione” della classe dirigente. Classe dirigente del Pd che sarà pure non adeguata ai tempi e ai luoghi della politica, ma che è formata, se non sbaglio, da esseri umani. E gli esseri umani non si “rottamano” quando non sono più “necessari”. Queste sono espressioni verbali che svelano pensieri nazisti.

     

    «Hannah – afferma la regista tedesca  –  era convinta che solo il bene può essere radicale, che il male non ha radici nel profondo dell’animo, che quindi non ci sono Satana o Mostri, ma solo persone senza carattere …».

     Appunto.

     11 marzo 2013

    *La Banalità del male di Hannah Arendt

     

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    • Come non condividere pensieri espressi già in varie occasioni e vari luoghi ma che sembrano non aver presa in un corpo così malato e allo stesso tempo così compatto! La speranza di un rinsavimento o, per meglio dire, di una presa di coscienza non può non albergare in noi, ma ritengo sia una strada molto impervia visto il grado di dissociazione cui sono giunti. E’ gente plagiata, senza anima e senza prospettive al di fuori dell’unicità della mente guida.

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