• Il tempo morto: le sovrastrutture di non pensiero che tengono in equilibrio precario i credenti

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    di Jeanne Pucelli

    Non ho mai voluto avere un profilo sui social networks. Qualche volta ho sbirciato face book nei video di amiche e colleghi. Stanno lì a discutere per ore con psicotici gravi con idee fisse tipo la certezza sulla verginità della Madonna e coglionate del genere. Qualche volta mi hanno fatto scribacchiare qualche messaggio a dei deficienti che si ostinavano a difendere i loro Super-eroi tipo Anjëzë Gonxhe Bojaxhiu meglio conosciuta col nome di battaglia di Madre Teresa di Calcutta, senza mai provare ad entrare nel merito delle loro nefandezze.

    Sono anni che mi chiedo: “per quale motivo alcune persone anche di fronte all’evidenza non vogliono mutare il loro pensiero?”. Mi viene da immaginare la mente di questi individui, privati dalla ragion critica, come una specie di contenitore elettronico in cui vengono, sin dai primi giorni di vita, introdotti elementi di pseudo pensiero protetti da una password per impedire loro di accedervi per correggerli o getarli nei cestino.  Il tempo-pensiero rimanendo bloccato non ha più la caratteristica indispensabile alla mente per poter essere: il divenire. E lì rimangono fino a che qualche hacker informatic, travestito da principe azzurro o da fata turchina, non introduca nella loro mente un anticorpo benefico capace di far saltare i lucchetti metafisici che li tengono incatenati al tempo in cui i pensieri sono stati avvolti da una malia che li ha cristallizzati trasformandoli in credenze dogmatiche. Infatti dei religiosi si dice che “escono dal secolo”, cioè dal tempo … ecco perché i preti invece di pensare credono … almeno così danno ad intendere.

    Poi passano gli anni e le credenze si cronicizzano, si fissano alle incorporee pareti della mente creando una barriera impermeabile a qualunque pensiero esterno che non assomigli come un gemello monocoriale ai finti pensieri da tempo ibernati per mantenerne forma e contenuti. Poi passano gli anni e tutti i pensieri scelti accuratamente per non turbare l’ordine cosmico che si è andato via via formandosi nella mente del credente, si saldano tra loro con le viti e i bulloni della metafisica platonica creando un sistema metafisico avulso dalla realtà che gira a vuoto su se stesso sostenuto solo dal propellente della pulsione di annullamento che va alimentato di continuo, compulsivamente, altrimenti tutto verrebbe trascinato nel vortice creato dai buchi neri della malattia della mente. Parlo dei famosi borderline – ce ne sono a milioni, – che vivacchiano camminando su un muro sottile che divide sanità da mentale dalla psicosi conclamata.

    La cultura dominante è lì sempre presente ad aiutarli nel loro precario equilibrio con elaborati filosofici e teologici millenari che creano “il sistema”. Tutto ciò che rimane fuori da un sistema filosofico codificato dai sacerdoti che gestiscono l‘istinto di morte , non ha né significato né sostanza, né essenza né valore. Intanto filosofi e teocrati navigano nell’Iperuranio platonico mantenendosi anch’essi in bilico sulle nebbie del nulla.

     

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    L’esistenza terrena per i cristiani non ha senso perché è finita. La morte ha senso perché introduce la loro anima nell’infinito … lo so che, come dice il mio amico siculo Salvo, sono solo un mucchio di minchiate, ma purtroppo girano nella cultura strani individui i quali con accento dottorale parlano di “essere per la morte” senza che nessuno chiami il 118 per il ricovero psichiatrico coatto. Poi se dici ad uno che ha fondato la sua esistenza interfacciando il proprio sistema di pensiero a quello heideggeriano, “ma guarda che Heidegger ha creato il sistema filosofico che ha fondato il nazismo” quello si stranisce, fa l’offeso come se gli avessi detto che la mamma è una t… e comincia a innalzare barricate usando ciò che trova nel suo magazzino filosofico: menzogne metafisiche, astrusità filosofiche, nonsense cibernetici.

    Stessa cosa se metti in dubbio l’esistenza del figlio del dio cristiano: il credente diofago che ha ingurgitato ogni settimana un pezzo di mollica spiaccicata pensando in ingurgitare una divinità se la prenderà a male, come se gli avessi detto “ma che sei scemo” … appunto. Parlo ovviamente di quella stessa divinità cara ai cattolici che ogni volta, come un pugile suonato, prende vita quando il celebrante alza la mollica spiaccicata – ma sacra – sopra la testa dei fedeli lì riuniti per la santa messa domenicale. Amen

    Se adesso avessi accanto uno psichiatra, ma uno bravo però, gli chiederei … non so cosa gli chiederei, di sicuro se è come dico io anche lui penserebbe che questi individui, i diofagi e gli heideggeriani, si tengono ben strette le loro credenze e i loro santini perché formano una sovrastruttura psicotica che, pur essendo inconsistente, permette loro di tirare a campare in buona compagnia di filosofi e teologi che ogni giorno dai media nazionali confermando le loro credenze rassicuranoli sul loro pietoso, ma ben nascosto, stato mentale.

    11 dicembre 2014

    © Jeanne Pucelli – Riproduzione riservata

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    • Già. La credenza è un delirio. Difficile “smascherare una credenza”, ma non impossibile (riconoscere, riconoscersi). Forse, basterebbe “essere, un pò di più, se stessi”, difficile da realizzare, ma non impossibile (riconoscere, riconoscersi). Ammettere e riconoscere di aver detto delle “minchiate” se si è detto delle “minchiate”. Ma ciò, forse, vuol dire ammettere, riconoscere e dire, a chiare lettere: “stavo delirando”, diffcile, ma non impossibile(riconoscere, riconoscersi). Così, apprezzo molto le dizioni “diofago” e “pulsione di annullamento”, che per me, esse sono “un ponte” ed “una base valida” per dire ed affermmare, a chiare lettere: “deliravo”, difficile, ma non impossibile (riconoscere, riconoscersi). Il nulla (“la pulsione di annullamento”) non conosce e riconosce “se stesso”, ma se conosci “il virus” lo eviti.

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