• La rabbia di Salvatore Girone riapre il “caso Marò”. “Siamo qui per aver obbedito ad un ordine, lo sanno tutti” strilla il militare di fronte alla platea di politici imbazzati

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    di Gian Carlo Zanon

    Agiornamento dell’ 11 agosto 2014 – Da il Fatto Quotidiano : Marò, Renzi: “Soluzione rapida”. Premier indiano: “Processo deve fare il suo corso”

    Telefonata tra i due primi ministri sul caso di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di aver ucciso due pescatori e da due anni e mezzo bloccati in India. Palazzo Chigi ha auspicato una “svolta positiva”. Ma il capo del governo di New Delhi, Narendra Modi, ha risposto: “Sistema giudiziario indiano è libero, giusto e indipendente”

    3 giugno 2014 – Dopo la rabbiosa esternazione di Salvatore Girone che ha fatto il giro dei telegiornali, questa mattina su Rai3 nella trasmissione Tutta la città ne parla è intervenuto Matteo Miavaldi il giornalista da noi citato il 10 gennaio nell’articolo di Cesare Aimèni, che attualmente vive a New Delhi. Una cosa mi ha colpito particolarmente del suo intervento: in India di questo caso nessuno ne parla, i media lo ignorano, e il vincitore delle recenti elezioni leader del Bharatiya janata party (Bjp), partito ultranazionalista, Narendra Modi ha parlato di questo caso per meri motivi elettorali solamente nel dicembre del 2013. Tutto ciò significa che, a dispetto del nostro sconsiderato etnocentrismo, per un paese come l’India, ormai divenuto anche un colosso economico mondiale, l’Italia è solo una zanzara fastidiosa.

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    Tutto ciò dovrebbe aprire gli occhi sul modo in cui i media italiani utilizzano le informazioni per scopi meramente politici.

    Come aveva già raccontato Aimèni, nel precedente articolo il “caso marò” è quanto meno controverso.

    «I marò hanno ucciso due pescatori indiani, ormai più di un anno fa. Nel via vai dei titoli sui giornali, dei pezzi “acchiappaclic” on line, ormai la sorgente di tutto si è quasi persa. Come spesso accade in Italia il fatto in sé è diventato un’arena nella quale spendersi. Pro e contro.
    Ma pro e contro cosa? Nei fatti che Miavaldi racconta nel libro c’è poco da essere di parte. Sono eventi che si sarebbero dovuti raccontare con dovizia di particolari, perché avvenuti in un paese che – piaccia o meno nelle redazioni italiane – costituisce uno dei nuovi motori dell’economia mondiale (…). E invece, fin da subito, la narrazione è diventata
    tossica, come hanno specificato i Wu Ming sul loro blog Giap», ha scritto Simone Pieranni nella sua prefazione al libro di Miavaldi, I due Marò, tutto quello che non vi hanno detto, uscito nel 2013.

    Il libro racconta molto bene il vero dell’omicidio di Ajesh Binki (25 anni) e Valentine Jelastine (45), «le vere vittime di questo affaire pasticciato». Miavaldi ricostruisce tutti i passaggi di questo caso iniziato il 15 febbraio 2012 quando dalla Enrica Lexie, petroliera privata protetta dalla Marina militare italiana, partono i colpi che uccideranno i due pescatori indiani.

    Da quel momento, narra l’autore, solerti pasticcioni mediatici intrattengono gli italiani con versioni discordanti costruite dalla Farnesina e dalla stampa compiacente, con ricostruzioni inventate, con notizie nascoste e non verificate, fino a giungere alla farsa politica e  diplomatica dello scontro con “l’orco indiano”. Una vicenda che mostra l’Italia in tutta la sua  inettitudine, sia dal punto di vista della politica internazionale che dal punto della serietà mediatica. Infatti il lavoro di Miavaldi rivela il ruolo avuto dalla stampa e delle telvisioni nella ricostruizione falsata della vicenda.

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    Detto questo, per onor di cronaca, mi vorrei soffermare su un paio di frasi sparate con rabbia di fronte alla webcam da Salvatore Girone che hanno messo molto in agitazioni i politici schierati per l’ascolto: «Abbiamo obbedito agli ordini e mantenuto la parola che ci era stata chiesta e continuiamo a mantenere. » «Tutti sanno tutto, ma noi siamo ancora qui».

    Ora come aveva già scritto Aimèni a questo punto mi chiederei a quali ordini hanno obbedito e dati da chi;  mi chiederei se sono i soli colpevoli o se stati obbligati a sparare da ordini espliciti o da assurde regole d’ingaggio; mi chiederei chi sono coloro che “sanno tutto” e cosa sanno.

     

    A questo punto direi che è inumano lasciare che la verità, da qualunque parte stia, sia tenuta in sospeso sulle vite di chi aspetta un giudizio e di chi aspetta giustizia.

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