• “Com’è delizioso andare sulla carrozzella” … ovvero il funerale hollywoodiano del boss Vittorio Casamonica nella chiesa che scacciò Piergiorgio Welby

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    Tiny blowing a bubble (during "Streetwise"), Seattle, 1983

    di Jeanne Pucelli

    Questa mattina dopo aver letto le “cronache di Narnia”, ovvero le mitiche narrazioni degli informatori mediatici italiani sul “caso funerali Casamonica” , ho pensato di uscire dal torpore estivo e scrivere qualcosa.
    Ieri sera i novelli aedi dalle loro televisioni e dai loro giornali web hanno cantato le ultime gesta di Vittorio Casamonica descrivendolo come il boss che per anni ha gestito il traffico di droga di una zona della capitale. Ma non era questo a fare notizia. L’informazione mediatica dava sfogo alla propria indignazione per la forma faraonica in cui il funerale del Casamonica si è svolto nella chiesa di Don Bosco a Roma.

    Ho visto alcune immagini televisive, i manifesti dedicati a San Boss Casamonica – che potete vedere qui riprodotte – la carrozza di Nosferatu adibita per il funerale e le prefiche in lacrime e in disordine psicologico. Il tutto era accompagnato dalla colonna sonora de Il Padrino e, a parte l’opinabile rappresentazione di un fine vita decisamente kitsch a cui però la ritualità cattolica ci ha abituato, non ho visto nulla di particolarmente strano in questi funerali. Le persone lì presenti davano l’ultimo addio a una persona che essi pensavano buona e cara come d’altronde accadde ai funerali di Togliatti, di Andreotti, di Craxi, di Paolo VI ecc. ecc..

    Pensate che il paragone sia peregrino? O bizzarro, o strano, o stravagante? Io no perché uso gli stessi parametri per misurare i comportamenti in vita delle persone. Forse il meno colpevole e il più condannato tra i quattro galantuomini nominati è proprio quel Bettino Craxi che, a quanto ne so, non si è macchiato troppo le mani, gli altri tre invece…

    Detto questo non vedo perché la rappresentazione funeraria di Casamonica debba essere accompagnata da questa damnatio memoriae mentre lo stesso non è accaduto per “fior di galantuomini”. Di solito, forse anche giustamente, durante le esequie funebri al defunto vengono risparmiati giudizi troppo caustici. Avete mai sentito dire qualcuno salutare il defunto dicendo “siamo qui per porgere l’ultimo saluto a ‘sto fetente”? Naturalmente no. E allora perché il povero Casamonica viene trattato in questo modo?

    Penso che ognuno debba avere il diritto, e infatti ce l’ha, di accedere ai riti di passaggio, agghindato come meglio ritiene opportuno. Le «scene hollywoodiane» delle esequie, non potevano comunque «esser negate» afferma il Vicariato. Per quanto ne so il cattivo gusto è presente anche nei battesimi, nei matrimoni e nelle comunioni che, per quanto mi riguarda, sono comunque e sempre un trionfo del kitsch più sfrenato a cui però ognuno dovrebbe avere diritto.

    E invece no. Non si mettono in discussione i contenuti del rito cattolico che precede la sepoltura – come invece accadde nella stessa identica chiesa che ha salutato Casamonoca e che invece sbatté le porte in faccia ai familiari di Piergiorgio Welby – ma la forma in cui  viene agghindato il defunto. Per i media il problema sta nell’estetica in cui, dal punto di vista prettamente legale e canonico, legittimamente si sono svolte le esequie.

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    Se si voleva alzare una vera polemica costruttiva, cosa che è stata fatta in sordina solo da qualche quotidiano, si doveva puntare il dito su una Chiesa cattolica che decide di lasciare insepolto “in pasto ai cani” una persona più che degna e che invece celebra un funerale ossequiando una persona come Vittorio Casamonica. Questo si che è un’ingiustizia infamante. Della carrozza trainata da sei cavalli neri con cui è giunta la bara in chiesa e della Rolls Royce con la quale la salma è stata portata al cimitero io me ne strabatto. Scusate il francesismo!

    Quella di Don Bosco è la stessa parrocchia che nel 2006 negò le esequie a Piergiorgio Welby malato terminale, tenuto in vita solo grazie a una macchina, che rifiutò l’accanimento terapeutico. All’epoca il suo funerale fu celebrato sul piazzale davanti alla chiesa, perché l’allora vicario generale della diocesi di Roma, il cardinale Camillo Ruini, non diede l’autorizzazione. « Se qualcuno mi chiede un funerale per un defunto – si difende il celebrante del funerale a Casamonica don Manieri – io lo celebro a meno che non ho indicazioni dall’alto come avvenuto per Welby, quando il cardinale Ruini disse: “No, mi assumo la responsabilità”, cosa che in questo caso non c’è stata». Poco prima il prete aveva consolato amici e parenti del caro estinto affermando sicuro di sé «Cristo aspetta a braccia aperte questo nostro fratello». Probabilmente sono compagni di merenda.

    L’unica persona che si doveva indignare lo ha fatto pubblicamente ma non ha avuto la ribalta dei telegiornali – loro sono troppo impegnati a spostare l’attenzione mediatica sulle camicie di Varoufakis e sulla Rolls Royce dei Casamonica per avere anche  il tempo di parlare seriamente dei contenuti delle vicende -.
    Parlo di Mina Welby: «Non so se Casamonica fosse un boss o meno, – ha detto la vedova di Welby all’Agi – ma quanti boss sono stati condannati e hanno avuto un funerali in chiesa? Nessuno di noi ha il diritto di giudicare, ma posso dire che la decisione del Vicariato di Roma di negare a mio marito il funerale religioso ce l’ho ancora in gola. Quel no di Ruini non l’ho mai digerito, non lo dimenticherò mai».

    Non lo dimentico neppure io. cara Mina.

    Tutto il resto è noia …

    P. S.

    Ho letto ora un commento su face book che mi sembra perfetto:

    «Il funerale non fu celebrato perché, a detta del parroco, “con i suoi gesti si è messo in contrasto con la dottrina cattolica” … a quanto pare il boss Casamonica l’ha seguita alla lettera. »

    © Jeanne Pucelli – RIPRODUZIONE RISERVATA

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    e per finire la ciliegina sulla torta

    alemanno + casamonica

    Luciano Casamonica, pluripregiudicato per traffico di stupefacenti, arrestato dai carabinieri del nucleo investigativo e della stazione Porta Cavalleggeri in bella mostra con Alemanno. La foto è stata condivisa sul social network dal titolare del profilo il 5 settembre del 2012: Alemanno in camicia bianca sorride accanto a Casamonica con la maglia dell’Italia. “A cena con il sindaco di Roma” è il titolo del post corredato dall’immagine. In un altro post, datato 4 febbraio 2011, Casamonica scrive: “Il sindaco e il vice sindaco di Roma”. (Foto da Repubblica , Leggi qui)

    qui altre foto di “famiglia”

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