• Bergoglio ecologista e il Cantico delle creature 2.0 … e la narrazione agiografica continua

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    di Jeanne Pucelli

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    È da ieri che i giornali della cristianità occidentale parlano di scandalo e di Vatileaks, perché, pare, il vaticanista dell’Espresso Sandro Magister, affamato di scoop, lunedì pomeriggio abbia messo online una bozza di Laudato si’, anzitempo.

    E così si passa il tempo a parlare di scandali, più o meno programmati, come quello che avvenne duemila anni fa: una donna mise al mondo un bambino che non era del marito, dicendo che era opera divina. (SIC) Un vero scandalo che molto è servito alla propaganda cristiana.

    Liquidata la question, senza la quale questa enciclica non se la sarebbe filata nessuno, cerco di capire il pensiero bergogliano.

     

    È stato chiaro da subito che l’ex provinciale dei gesuiti in Argentina, scegliendo il nome Francesco, volesse creare una narrazione mitica che lo accumunasse al giullare di dio che ha quanto si dice era un tipo new age. Infatti Zeffirelli lo rappresentò come un figlio dei fiori strafatto che zompettava nell’eterna primavera toscana. Così Bergoglio da perfetto uomo di ferro preconciliare che aveva fatto da muro contro i movimenti terzomondisti sudamericani guadagnandosi il plauso dei suoi superiori in un battibaleno si è trasformato, secondo la narrazione mitica sorretta dall’informazione mediatica, in Francesco 2.0, cioè in un fraticello sempliciotto che apre la bocca e gli dà fiato. Una specie di Cacasenno che ne sa una più del diavolo e la racconta in modo semplice e chiaro. Infatti è chiaro a tutti che dicendo «È attentato alla vita la piaga dell’aborto.» egli pensi che le donne che abortiscono sono delle assassine; ed è chiaro a tutti che dicendo «Non è lo stesso, un bambino battezzato o un bambino non battezzato: non è lo stesso!» egli pensi che l’uguaglianza tra esseri umani sia infusa solo al momento del battesimo altrimenti non c’è uguaglianza. Lui la pensa così che ci volete fare.

    Ma la narrazione agiografica dei post-moderni Fra Bonaventura da Bagnoregio, continua ed ecco qua che ci viene spadellata un’edizione riveduta e corretta del celebre Cantico delle creature attribuita a Francesco d’Assisi.

    Questo testo bergogliano, che è già stato definito il “manifesto grenn” del terzo millennio, ha un afflato panteista che, come ha sottolineato il Padre Custode del Sacro Convento di Assisi, padre Mauro Gambetti, «Esprime l’amore divino per l’uomo» ed è «un inno alla vita in tutte le sue espressioni da quella naturale a quella umana. Il rispetto di ogni creatura è significazione della presenza di Dio».

    Adesso ho capito perché non si rispetta l’identità umana dei bambini non battezzati e delle donne che abortiscono! È perché non sono creature di dio e quindi mentre un asino è creatura di dio un bambino non battezzato no. La logica è logica!

    Anche lo studioso di teologia Vito Mancuso, su Repubblica del 16 giugno, in un suo articolo, Da San Francesco a Francesco, ha delle perplessità sulla sostenibilità, auspicata da Bergoglio, che dovrebbe essere un cardine dell’ecologia: «È sostenibile affermare – si chiede Mancuso – che “la crescita demografica è veramente compatibile con uno sviluppo integrale e sociale”, come scrive il Papa citando un documento ecclesiastico precedente? Oggi siamo oltre 7 miliardi e già ora i nostri rifiuti sono superiori alle possibilità di smaltimento, senza contare che lo smaltimento diviene a sua volta causa di inquinamento. Che cosa avverrà quando nel 2050 la popolazione sarà di 9,6 miliardi?»

     

    Ecco basta pochissimo buon senso per demolire il teorema del poverello d’Assisi argentino che nel suo Cantico delle creature 2.0 si separa dalla realtà e, a sentire Mancuso, straparla di compatibilità incompatibile. D’altronde la dottrina cattolica parla chiaro sul controllo delle nascite. Certo ognuno è libero di pensarla come vuole sulla nascita: io quando ero piccola pensavo che mi avesse portato la cicogna e credevo che mio cugino fosse nato sotto un cavolo. C’è persino chi pensa che una cosa che i cattolici chiamano anima venga infusa da un dio nell’istante stesso che lo spermatozoo entra nell’ovulo con una precisione divina. Non ci credete? Eppure!!! Forse a questo punto sarebbe meglio che qualcuno si prendesse la briga di dare al novello Francesco i primi rudimenti su come funziona il concepimento e la nascita altrimenti poi Mancuso si inquieta.

     

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    Un ultima cosa , mi sono riletta il Cantico delle creature, che ficata !!! ‘Sto Francesco stava un po’ fuori di melone (vedi icona) per come poeta non era male. E poi quel suo amore per le stelle, la luna, l’acqua, il sole, il fuoco, che vedeva come sue sorelle e fratelli e per la terra che venerava come gli andini rispettano la Pachamama «la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.»

    Solo alla fine è un po’ banalotto con ‘sta storia della “sora morte”, dei peccati mortali ecc. ecc. amen!

    D’altronde Francesco 1.0 era, così racconta Fra Bonaventura, un sempliciotto che delirava forse a causa di alcune ferite sulle mani e sui piedi cha egli diceva aver ricevuto in dono dal suo dio … invece Francesco 2.0 …

    17 giugno 2015

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