• Dialogo tra un signore sicuro di sé ed un vecchio libraio – Racconto

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    Breve racconto poetico di Emma B.

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    Il Signore Sicuro di sé parcheggia. La macchina è di grossa cilindrata, ma sobria ed elegante. Come si addice ad un S. S. di S., scende dalla macchina, si aggiusta con un gesto secco gli occhiali da sole, chiude lo sportello con un gesto meccanico ed entra con passo deciso nel negozio.

    A memoria d’uomo, la più vecchia libreria della città, dunque un pezzo della sua storia voi penserete. L’insegna è così vecchia, consunta negli anni dal sol leone e dalle brinate, che a malapena si scorge quel che ne è rimasto, seminascosta dalle insegne pubblicitarie. Poche le tracce di scrittura: A..QUA…RI. FELIKS. “Ma che c’entrano i pesci coi libri?” si chiede di sicuro il S.S. di sé. “Forse che anche i pesci leggono? O i lettori sono pesci presi all’amo?” conclude, costernato. Entra lo stesso.

    Poca luce all’interno. Dietro un bancone di altre epoche, un vecchio signore, così vecchio che porta ancora il pinz-nez, che gli cade in continuazione. “Per forza! magro com’è!”esclama fra sé e sé il S.S. di sé, così come gli cade addosso il vecchio completo marro’ bruciato, logoro assai.

     

    S.S., con voce sonora – Buongiorno!

     

    Vecchio Libraio, con voce sommessa – Buongiorno anche a lei. Desidera?

     

    S.S. – perché questo è il luogo dei desideri?

     

    V. L. – certo, signore! Siamo qui apposta

     

    S.S. – posso dunque chiedere qualunque cosa?

     

    V. L. – Certo signore. Sempre nei limiti del possibile.

     

    S.S. – ma come? Mi mette dei limiti? E se chiedessi la luna?

     

    V. L. – la luna? Vediamo… vediamo, che tipo di luna vorrebbe? vede, quelle rosse sono già esaurite da tempo! Le nuove vanno a ruba e i quarti non li vuole nessuno.

     

    S.S. – non mi dica!

     

    V. L. – Eh! Si signore. Sono andate letteralmente a ruba. Ma vediamo un po’, che ne dice di una bella luna calante? O forse la vuole crescente?

     

    S.S. – Oh! No! Cosa vuole che ne faccia di uno spicchio di luna? Non mi basta! È come avere uno spicchio di libertà. Che vuole che me ne faccia? Io, io la libertà la voglio tutta!

     

    V. L. – Ah! Si? E mi tolga una curiosità, che se ne fa della libertà? Dia ascolto a me, le persone libere sono tutte infelici! E lo vuole sapere perché? Perché sono sempre sole!

     

    S.S. – E allora mi dia la felicità, se non le dispiace!

     

    V.L. – Come è banale, ora vuole la felicità. Quanta ne vuole? Come la vuole? Vuole essere felice per sempre o solo per un po’? dalle premesse mi aspettavo che chiedesse la luna nel pozzo. Invece lei è un uomo banale. La libertà, la felicità. Queste cose qui me le chiedono  t u t t i  i giorni. Ma su via sia un po’ originale! Ma le pare che questi son desideri?

     

    S.S. – senta signor libraio, io le assicuro che nella vita ho tutto! Le mie erano domande retoriche! Ma se anche chiedessi quello che chiedono gi altri che ci sarebbe di male? Non ho mai detto di essere un originale! Io!

     

    V. L. – ecco vede, poteva almeno chiedere un po’ di originalità! Lo so, lo so, che è un desiderio impossibile, questo!

     

    S. S. – ma lo sa che lei è proprio un tipo originale! In questo negozio niente desideri!  niente originalità, niente felicità …e poi la scrivete sulla vostra insegna!

     

    Così il signore sicuro di sé, un po’ meno sicuro di sé, esce dalla più vecchia libreria, a memoria d’uomo, e non sa quante domande gli sono state regalate.

     

     

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