• Le tessere del mosaico terrorismo. Il profilo borderline dei mass murderer

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    George P. Metesky: the Mad Bomber di New York

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    di Gian Carlo Zanon

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    L’ultimo attentato di “radice islamista” è avvenuto ad Ansbach in Germania, due giorni fa. (*) In realtà era, come quelli che l’hanno preceduto, anche questo attentato ha ben poco di “islamico” e molto di “psicopatologico”. Mohammed Deleel, il bomber fai-da-te siriano, che ha avuto la brillante idea di farsi brillare da solo, da quando è arrivato in Europa, ha tentato due volte il suicidio ed è stato ricoverato in entrambi i casi in una clinica psichiatrica. Quindi il suo profilo psicologico si sposa perfettamente con quello degli altri mass murderer  che hanno compiuto attentati in Europa e in America. Gli attentati che avvengono nel Vicino Oriente, Irak, Pakistan, Afghanistan ecc., e che mietono miglia di vittime ormai dimenticate dall’informazione mediatica occidentale, hanno caratteristiche e logiche completamente diverse  da quelle che avvengono in Occidente.  Diverse le intenzionalità intrinseche, diversi gli obbiettivi, diverso, anche se non completamente, il profilo degli attentatori.

     

    Il un libro Apocalypse culture curato dal giornalista americano Adam Parfrey, ho trovato alcune tessere che riempiono altri spazi del mio “mosaico terrorismo” rimasti incompleti.

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    Nel 1990 Parfrey intervistò, telefonicamente, un certo Frank  “portavoce” dei mass murder americani.

    Domanda «cosa ti interessa Frank?»

    Risposta «Beh, i piedi femminili e.. ammazzare la gente, ma non ucciderli uno ad uno, stile cecchino, io voglio un solo, grande, evento. Ho preparato tutto, Non posso non raggiungere i 21!».

    Ventuno sarebbe il “numero magico” che ricorda James Huberty un mass shooter che nel giugno del 1984 in un Mac Donald Californiano. uccise con una pistola ventuno persone  in un sol giorno. Ventuno per Frank era il “record” da superare.  In un suo articolo – Frank, che all’epoca aveva  una rivista e si dichiarava sostenitore dell’0micidio multiplo (Mass Murder), aveva stilato “una guida per massimalizzare una strage”: «… fatemi giungere in fretta all’argomento principe di questo saggio, che è come uccidere il più ampio numero di persone con una o più pistole. (…) Qui si parla di pistole. Il massimo record americano di omicidio di massa in un solo giorno con una pistola, è di ventuno vittime! Personalmente non ritengo sia un numero molto alto… (…) Dato che una pistola può sparare 100-150 colpi nell’arco di cinque minuti chiunque in grado di intraprende un massacro con meno di 500 colpi, sta limitando se stesso. (…) hey, nessuno ha mai detto che i massacri sono facili! Se volete una cosa facile, allora suicidatevi. Una strage di successo richiede dedizione, sforzo, pianificazione e determinazione.»

    C’è da scommettere che Ali Sonbol, il mass shooter dei Monaco abbia letto questo libro e abbia voluto emulare James Huberty: ha attaccato in un Mac Donald, aveva con sé 400 pallottole, aveva pianificato ed era determinato ad andare fino in fondo.

     

    Il cliché è sempre quello; la violenza omicida, di solito premeditata, si compie su vittime casuali. L’assassino ha un profilo psichiatrico da borderline: paranoico, soffre di deliri di persecuzione. È un solitario, senza vere amicizie, si sente disprezzato e perseguitato. La sua percezione delirante gli mostra un mondo ostile  in cui gli altri sono solo nemici di cui vendicarsi. È convinto della propria superiorità e la vita così come si mostra ai suoi occhi non ha senso. “Muoia Sansone con tutti i filistei”, declinata in vario modo, è la sua idea fissa visto che quasi sempre il mass murderer  o si suicida o si fa ammazzare dalle forze dell’ordine. Come suggerisce “Frank”, l’assassino di massa, cerca manifestazioni eclatanti e cerca superare i “record” precedenti mietendo il maggior numero di vittime innocenti.  Per dar senso alla sua esistenza si deve trasformare da vittima in carnefice, da nullità a giudice supremo.  Quasi sempre le vittime non sono coloro “che l’hanno umiliato ed offeso”,  ma simboli che li rappresentano. Ali Sonbol minacciava sempre i suoi compagni di classe dicendo loro che si sarebbe vendicato uccidendoli, ed ha sparato solo su teenegers.

     

    La corrispondenza tra sintomatologia tra colui che viene quasi sempre frettolosamente definito “terrorista islamico” e la cosiddetta personalità borderline, è impressionante: «identità debole ed instabile, sempre in stato di allerta e vigilanza, variazioni improvvise dell’immagine di sé e conseguenti cambiamenti di obiettivi, valori e aspirazioni. Gesti o minacce di suicidio o comportamento autolesionista, sentimento angosciante di vuoto, elevata impulsività e da instabilità nelle relazioni interpersonali, affettive e nell’immagine di sé, frequenti e imprevedibili cambiamenti dell’umore, comportamenti eccessivi.»

    L’incedere dei borderline sui bordi della pazzia conclamata li rende invisibili. Lucidi e determinati non mostrano la loro malattia e men che meno pensano di essere ammalati. Questo ingannevole comportamento spinge molti osservatoti ad equivocarsi facendo il nesso premeditazione=sanità mentale: come se i malati di mente fossero solo coloro che immersi nel caos mentale danno visibilmente di matto.

     

    Il cocktail che ha come ingrediente di base la malattia mentale e al quale per dare un senso e un obiettivo vengono aggiunte altre “sostanze”, religione, vendetta,  ideologia, ecc., è letale a causa della sua imprevedibilità e dell’assurdità del vero movente che nasce nelle dimore deliranti del borderline.

     

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    Un “modello esemplare”

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    Tra il 1940 e il 1956 New York fu il palcoscenico di  George Peter Metesky che in sedici anni collocò in vari luoghi pubblici ben 55 bombe, di cui 22 inesplose, causando il ferimento di 15 persone. Le bombe furono piazzate  in cabine telefoniche, armadietti, e servizi igienici in edifici pubblici, tra cui il Grand Central Terminal, Pennsylvania Station, Radio City Music Hall, il New York Public Library, la Port Authority Bus Terminal e l’RCA Building, e il New York Città metropolitana.

     

    Tra le tante lettere spedite in forma anonima ai giornali ci fu quella inviata all’Herald Tribune in cui si evince il delirio paranoico del Mad Bomber newyorchese: «La stampa corrotta non riporta nemmeno le mie azioni degne di un vampiro. Osa chiamarmi psicopatico. Ogni nuovo riferimento in questi termini alla mia persona avrà la risposta che si merita. Ogni cavo dell’Edison d’ora in poi sarà bersaglio delle mie bombe. (…) Tutta la mia vita è consacrata questo scopo.»*

    Fu catturato nel 1957 grazie a Alice G. Kelly, una solerte archivista della Consolited Edison che scoprì il “movente” che induceva George Peter Metesky a compiere gli atti di terrorismo: in una lettera datata 5 settembre del 1931 il Mad Bomber chiedeva alla compagnia Edison un risarcimento per un incidente accadutogli mentre armeggiava con un generatore della Company United Eletric and Power che era stata poi assorbita dalla Edison. Incidente da cui tra l’altro uscì illeso. Metesky, “il Mad bomber”, non si pentì mai dei suoi crimini e finì i suoi giorni in un manicomio criminale.

     

    La lettera spedita da G. P. Metesky all’Herald Tribune dovrebbe far capire che l’unico modo per arginare questo terrorismo agito da malati di mente è quello intaccare le pseudo identità, costruite sulle loro macerie interiori e sostanziate da fantasticherie religiose e ideologiche, mettendo in risalto la loro nullità esistenziale e la loro vigliaccheria.

     

    26 luglio 2016 ,ore 10.00

     

    Note

     

    (*)  Mentre finivo di scrivere questo articolo a  Saint-Etienne-du Rouvray, vicino Rouen in Normandia, due uomini sono entrati in una chiesa hanno preso in ostaggio i fedeli poi hanno aggredito il parroco, padre Jacques Hamel, 84 anni, tagliandogli la gola. Un altro ostaggio, anch’esso colpito alla gola, è ricoverato in gravissime condizioni, potrebbe trattarsi di una suora ma ancora non sono state diffuse informazioni ufficiali.  Ancora sconosciuta l’identità dei due assalitori che sono stati uccisi dalle teste di cuoio della polizia francese.

     

    (**)  Enciclopedia del crimine. Fratelli Fabbri Editori 1974. Pag. 387

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