• TAXISTA e DJ – Racconto

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     Racconto di Francesco Costanzo

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    Ore 21.45 di un mercoledì, dopo il lavoro. Sono strastanco, anche se comunque contento. Insomma “chiangiu cun occhio” come si dice in Sicilia. La sera prima sono, in ultima analisi, uscito all’una di notte dal lavoro.

    Fa freddino. La temperatura si è abbassata di dieci gradi all’improvviso. Infatti la gente indossa cappotti di cachemire ad aprile. È un po’ esagerato. Ma anche il mio abito in cotone lo è. Decido lo stesso di affrontare il freddo, chiudendomi tutti i bottoni della giacca a tipo “sbirulino”.

     

    Dopo meno di “cento passi” mi arrendo (mica sono Peppino Impastato …io)

    Mi dirigo verso la fermata del taxi.

    Ho deciso di affrontare la lotteria del taxi..

     

    Negli ultimi tempi mi è andata abbastanza male: prima sono salito a bordo di uno che si fermava ai semafori verdi e passava con i rossi..qualche giorno dopo mi carica una specie di camionista vestita da taxista dagli occhi verdi e capelli biondi angelici. Che però smadonna ogni cento metri e clacsona dieci volte in 2 kilometri … a mezzanotte… di lunedì sera..

    Spero solo che non mi capiti quello che fuma come un turco. Se devo farmi tutto il tragitto con il finestrino abbassato tanto vale andare a piedi.

     

    Mi avvicino al taxi che sta  in pole position alla fermata apposita.

    Il tipo sembra a posto. Giovane, sveglio. Anche la macchina sembra decente.

    Però appena apro la portiera per entrare devo attendere almeno 30 secondi prima che mi accetti nella sua autovettura.

    Sta finendo di scrivere un sms. Concentratissimo è.

    L’attimo successivo all’esordio non è, anch’esso, dei più memorabili.

    La via dove abito non la conosce. Anzi, sembra proprio che gli stia chiedendo di accompagnarmi sulla luna.

     

    Ha cominciato da poco, si giustifica.

    Annamo bene. Mi viene da pensare, tanto per mettermi in sintonia con la città dove abito ormai da 12 anni.

    Ultimamente non incontri mai un tassinaro di lunga data, tipo Alberto Sordi. Hanno tutti cominciato da poco.

    Poco male. Arrivare a casa mia è facile se si è collaborativi e si ascoltano le mie indicazioni.

     

    E il ragazzo lo è, per fortuna.

    La guida è perfetta. Meno male va.

     

    Tra qualche minuto sarò a casa. Già penso al divano che mi attende per subire il mio spaparanzamento.

     

    Sorrido in me stesso e con me medesimo. In fondo è proprio una bella vita. C’ho proprio culo, ma non solo. Me lo sono fatto pure il culo per avere questa bella vita.

     

    Accende la radio a un tratto.

     

    Eccolo lì. I miei sogni sono finiti. Mi spaccherà i timpani con qualche radio locale che parla di calcio, della Roma o della Lazio.

     

    E invece no.

    Parte un pezzo di Mozart. Lo conosco, c’è l’ho quel pezzo e sta pure in un cd-compilation meraviglioso che avevo comprato anni fa e che poi una delle mie ex mi aveva sgraffignato.

     

    Sarà una casualità, penso. Avrà beccato per sbaglio il canale della musica classica.

    Adesso si sintonizzerà sul calcio.

    E invece ancora una volta no.

    Parte un altro pezzo di quella compilation che avevo io.

    È un pezzo magnifico di Morricone. Rilassantissimo.

     

    Passano 20, 30 secondi e la mia gioia si espande totalmente.

    Mi sento adesso …veramente … come su una navicella che sta andando sulla luna.

    E penso a quanto era bella quella compilation, a quanto non sapevo godermela quella musica allora e a quanto me la saprei godere invece adesso … se ce la avessi ancora..

     

     

     

    Lo posso ancora fare. Mi sovviene che quella compilation ce l’ho anche nell’ipod.

    Basta riscaricarla su un cd e il gioco è fatto. Benedetta tu sia tecnologia se usata nel modo giusto!

    Finisce il pezzo e ne parte un altro, sempre di Morricone. E sempre nell’ordine della mia compilation.

     

    A questo punto devo dire qualcosa.

    “Bellissimo questo cd, sembra una compilation che comprai anni fa”.

    Il ragazzo mi sorride dallo specchietto retrovisore e parla con calma e in modo professionale

     

    “La ringrazio. Effettivamente non l’ho comprata, ho preso dei pezzi con il computer e li ho messi insieme”.

     

    A quel punto si compiace e me ne fa sentire alcuni. C’è la canzone del film ufficiale e gentiluomo, Bocelli e un altro pezzo fantastico, di Bizet.

    Gli racconto un po’ la “storia” della mia compilation.

     

    Lui è sempre più contento e aggiunge

    “Nel traffico di Roma ho pensato che un po’ di musica rilassante può distendere me e anche il passeggero”.

    È un genio questo taxista-filosofo.

    Ormai siamo diventati amici.

    Ci presentiamo.

    Ci diciamo la classica banalità da uomini superficiali e cioè  che quella compilation con un bel bicchiere di vino rosso può aiutare molto con le donne …

     

    Arriviamo a destinazione.

    Sono 8 euro e 55. Gli porgo una banconota da 10 euro e lui mi dice

    “Mi ha dato così tanto soddisfazione che glielo regalo. Tanto io lo posso incidere di nuovo dal computer”

     

    Azzardo un termine tecnico

    “Dalla playlist?”

    “Esatto”

    A quel punto mi lancio ulteriormente.

    “Ma ci sei su face book?”

    “No. Non amo molto stare troppe ore davanti al computer, mi affatico un po’ gli occhi”

    Che ragazzo saggio. Anche io dovrei stare di meno davanti al computer per non affaticare gli occhi.

    Ma lui ha un motivo in più….

    Mentre si gira per porgermi il suo biglietto da visita,  il cd e il resto-che non accetto- mi diventa evidente…

     

    Hai dei fondi di bottiglia al posto degli occhiali, di quelli che si usavano una volta. Durante il tragitto, con il buio, non me ne ero accorto, mentre mi guardava dallo specchietto retrovisore.

    Anche perché anche io non è che sia proprio una lince.

     

    Ci stringiamo la mano, mentre inghiotto la mia strizza attraverso la saliva..

    Con quegli occhiali non deve aver visto molto della strada. E capisco anche perché si sforza gli occhi a stare al computer.

     

    Ma sono a casa, sano, salvo e lietamente emozionato per il mio cd.

    L’indomani mattina me lo sparo tutto mentre faccio colazione e barba.

    Era ancora più bello di quello che pensassi.

    C’erano pure I “Like chopin” e “Moonlight shadow”. È un genio.

     

    Non riesco a resistere alla commozione nel risentire le canzoni di quando avevo 10 anni.

    E gli mando un sms di ringraziamento.

    Lui mi risponde “Prego arrivederci. Giuseppe”.

     

    Posso riandare a lavoro.

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