• Padri sull’orlo di una crisi di nervi

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    Salvo Carfì

    Aveva cominciato un paio di settimane fa Eugenio Scalfari a sparare c…onsiderazioni, sul ruolo del padre nella civiltà occidentale. Udite udite: «Qualcuno s’incomincia ad accorgere che è venuta meno la figura del padre e che questa lacuna di paternità è una delle cause non marginali della perdita d’identità e della nevrosi diffusa che da molti anni affligge il nostro Paese e non soltanto. (…)questo mondo è affondato ma poiché la natura non sopporta il vuoto, al posto del padre, della madre, dei fratelli, si è insediata la cultura del branco.(…) Alla base di questa vera e propria rivoluzione istituzionale c’è da un lato l’emancipazione della donna, dall’altro la perdita della trascendenza … ».

    Insomma, secondo Scalfari la crisi istituzionale  e civile della nostra società, non è creata da individui anti istituzionali  e bramosamente asociali, ovvero buona parte della nostra classe dirigente nostri politici che ha distrutto le reti sociali e le istituzioni democratiche, ma è dovuta:

    A) alla mancanza della figura paterna,

    B) al branco che, siccome la natura non sopporta il vuoto, ha preso il posto di padri, madri, fratelli, cugini, cognati , suocere, generi e nuore, padrini, cumpari e cummari,

    C) all’emancipazione della donna,

    D) alla perdita della trascendenza,

    … Non commento. È meglio.

    D’altronde ci ha pensato un  “luminare della psicanalisi”, Massimo Recalcati, a rispondere alle lamentazioni patriarcali di Scalfari. In realtà, lo psicanalista lacaniano, anziché dare qualche buon consiglio a Scalfari, tipo “Pigliate na pasticca siente a’mè”, la presa un po’ larga; tanto larga che alcuni maligni hanno pensato che l’articolo di Scalfari, riesumato dopo quindici anni dalla sua prima pubblicazione, fosse propedeutico alla presentazione del suo libro: Il complesso di Telemaco, presentato, neanche a farlo apposta, sempre sul giornale fondato da Scalfari dalla celeberrima e inaffondabile giornalista di Repubblica Luciana Sica.

     

    Questo complesso – un altro, sembra di essere tornati negli sessanta – da quanto ho capito dall’articolo siqueño (genitivo castigliano di Sica): emancipa « … dalla violenza parricida di Edipo; egli (Telemaco) cerca il padre non come un rivale con il quale battersi, ma come un augurio, una speranza, come la possibilità di riportare la Legge sulla propria terra».

     

    Telemaco, come in Waiting for Godot, di Samuel Beckett: «In una condizione malinconica, con lo sguardo rivolto sul mare aspetta che da quell’immenso orizzonte di acqua e di cielo, torni “qualcosa”.»

     

    Questo “qualcosa” in effetti è, in effetti un “qualcosina”, perché Telemaco aspetta «Non un fulgido eroe senza zone d’ombra, ma un padre che sa indignarsi per le dissolutezze dei Proci e difendere i suoi affetti, un uomo anche imperfetto che però non ignora come la possibilità dell’amore sia data solo in presenza del rispetto, dell’impegno, del senso di responsabilità.»

     

    Insomma da ‘sto talassa àpeiron” deve sorgere un nuovo padre, ovviamente da rispettare a priori, come ordina il quarto comandamento. Il padre che deve scaturire dalle onde, tipo la nascita di Venere,  deve assomigliare al modello che c’ha in testa Recalcati, un padre nato dalla sua testa come Atena nacque da Zeus. Intanto Telemaco aspetta e spera … si, appunto, aspetta e spera!!!

     

    Gira e rigira è sempre la stessa storia: il figlio senza il padre che arriva e risolve tutte e cose  è un buono a niente. Un essere inerte in perenne attesa che il padre arrivi, magari gli procuri una laurea all’Università di Tirana, poi lo faccia diventare consigliere alla Regione Lombardia, ecc. ecc..

    caravaggio_sacrificio-isacco

    Un altro bell’esempio di padre obbediente al padreterno

    Bah! Sarà che a me ‘sta storia dei nostoi, cioè dei ritorni alle loro dimore degli achei, non mi ha mai convinto. È un’altra storia raccontata senza tener conto del fatto che molto probabilmente, come ha esposto  J. J. Bachofen nelle sua teoria del matriarcato, l’assenza degli uomini nei regni del Peloponneso, per la guerra decennale contro Ilio, aveva consentito alle donne di appropriarsi del potere vacante ripristinando un’antica tradizione di dominio al femminile: la ginecocrazia.  

     

    Sia nei miti raccolti da Omero, sia nella tragedia attica, possiamo trovare tracce evidenti di quanto scritto da Bachofen nel suo ponderoso Das Mutterrecht.

    Il testo dell’Odissea dice: è Penelope che deve scegliere tra i pretendenti chi più le aggrada e non il contrario; Odisseo non uccide solo i Proci ma anche tutte le ancelle della moglie, cioè la sua corte; Telemaco è esautorato dal potere.

    L’Oresteide narra di Clitennestra che in assenza di Agamennone regna su Micene al fianco, in un ruolo subalterno, di Egisto. Quando Agamennone torna non ci pensa due volte a scannarlo per continuare a regnare. È il figlio Oreste che, dopo aver ucciso la madre, infrangendo il tabù ancestrale che vietava di uccidere un consanguineo, (e la consanguineità era riconosciuta solo per via matrilineare) ripristina il patriarcato. Ma questo passaggio sconvolge tutto il “sistema giuridico” fondato sulla vendetta di sangue. È Apollo il dio della ragione a fermare per sempre le Erinni, alias sensi di colpa, che avrebbero dilaniato la mente del matricida, trasformando le feroci guardiane della giustizia  in docili Eumenidi, e fissando una “giustizia” fondata sulla ragione, cioè sulla legge del padre. La legge di stato di Creonte, che lascia Polinice ai cani, e condanna a morte Antigone.

     

    Mi chiedo di quale padre parli Scalfari. Di Creonte che elimina l’emancipazione di Antigone? E quale padre aspetta Telemaco/Recalcati? Forse un novello Odisseo che rimette tutto in ordine impiccando le ancelle? Bei modelli, complimenti.

    essere-genitori

    Massimo Fagioli, sulla sua rubrica Trasformazione, incastonata come un pietra preziosa nelle pagine culturali del settimanale left, questa settimana ha scritto un nuovo articolo, Amare non è identificazione ma identità, in cui parla dell’identità umana:

     

    «Prima del “padre” è necessario l’essere umano senza scissione tra coscienza e pensiero senza coscienza. (…) Dopo la pubblicazione del primo libro, (Istinto di morte e conoscenza N.d.R.) mi diedero il titolo onorifico di «Antifreud». E non fu soltanto perché dissi: “Freud è un imbecille”, ma perché la teoria della nascita umana rendeva obsoleto il pensiero che la nascita umana era uguale a quella animale e che l’identità umana stava nell’identificazione con il padre. (…) Il significato nato come: identificarsi da, veniva rovesciato nel significato: essere come l’altro. Il senso del termine separazione veniva rovesciato nelle parole essere per un rapporto di fusione col padre. Essere la copia del padre».

     

    cover

    C’è un libro di Fagioli, il quarto, pubblicato la prima volta nel 1979, e uscito da qualche giorno nelle librerie con una nuova veste editoriale: Bambino donna e trasformazione dell’uomo. In questa lunga intervista, che potrei definire filosofica, viene narrata la lotta decennale di Fagioli contro il sistema filosofico patriarcale, che, come scrive l’autore, ora, dopo tremila anni di potere violento e palese, si esprime in modo invisibile e multiforme.

     

    Leggere questo libro aiuta a comprendere che gli esseri umani non nascono con un vuoto ontologico che va riempito con le leggi della ragione del padre e con la religione funzionale al dominio patriarcale.

    Mi spiace per i deliri religiosi giudaico-cristiani, ma il bambino non nasce con peccati originali da mondare con le leggi del “padre eterno”; non è già alla nascita,come afferma Freud, un “polimorfo perverso” da controllare con la legge del padre a cui si deve identificare; egli nasce con una identità umana e una sapienza di sé, in rapporto con l’altro da sé, che va lasciata libera di  realizzarsi. Non servono dita levate minacciosamente che ordinano, come afferma Fagioli, l’identificazione con il padre.  Sono necessarie realtà umane affettive che agevolino l’identificazione dal padre e da chiunque ne assuma la forma.

     

    Leggete questo libro, è importante … a me ha cambiato la vita.

     

    17 aprile 1013

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