• Fantarealtà – 2027 – L’alba della democrazia – La lotta continua

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    di  Gian Carlo Zanon

     

    Prendiamo a prestito il titolo di un editoriale di Albert Camus pubblicato su Combat il 24 agosto del 1944 per sottolineare che la rivolta, iniziata il 20 maggio del 2026 e conclusasi il 2 gennaio scorso con la fuga dall’Italia dei responsabili del Lac, Lega dell’amore cristiano, partito unico al potere dal 2015, non è affatto finita, è appena cominciata.

     

    11 luglio 2027

    Nei dodici anni precedenti l’Italia, dopo il golpe del novembre 2005, preparato con l’anestesia dei cittadini italiani dalle televisioni private, dai pulpiti mediatici del vaticano, dai media compiacenti, e persino dai sindacati istituzionali che erano diventati oramai sodali e complici del potere, l’Italia, dicevamo, è sprofondata in una catalessi civile che ha i suoi precedenti solo nel nazismo di Hitler, nel fascismo di Mussolini, e nello Stalinismo sovietico.

     

    Chiaramente, in questa ‘velata’  pluto- teocratica tirannia le forme di annichilimento delle coscienze fu molto più nascosto e meno fisico degli anni dei totalitarismi di qui parla Hanna Arendt nel suo Le origini del totalitarismo scritto nel 1951.
    Coloro che non aderivano al nuovo ‘stile di vita’, proposto dall’oligarchia al potere, venivano invisibilmente messi al bando. Ignorati da tutti finivano per fare una vita da homeless, o emigravano, o, i più deboli si suicidavano senza che le loro morti tragiche trovassero alcun eco mediatico.

    Alllego un comunicato varato nel giugno del 2014 dalla segreteria provinciale capitanata dallo zelante allora segretario Gianluigi Molinari, e spedito ai rappresentanti del Pd della provincia:

    Art. 29 – Norme speciali per l’attività del Partito

    Gli iscritti al Partito Democratico della Federazione Provinciale di Piacenza debbono astenersi da commenti negativi e acostruttivi rivolti al Partito Democratico stesso nella persona dei singoli Segretari di Circolo, di Unione di Vallata, di Unioni d’Area o del Segretario/a Provinciale tramite social network o altri mezzi di informazione telematica e/o mediatica in generale se non hanno prima richiesto idonea convocazione del Circolo di riferimento e affrontato, in tale sede, e discusso le tematiche e gli argomenti che lo pongono in conflitto con il Partito stesso.

    Nel caso che gli iscritti non procedano nella predetta discussione, ma procedano direttamente alla pubblicazione sui social network dei commenti negativi e volti a portare nocumento acostruttivo al Partito Democratico gli iscritti e le iscritte resisi palesemente responsabili di tali atteggiamenti verranno deferiti al Presidente della Commissione di Garanzia dell’Unione Provinciale /Territoriale di Piacenza che procederà in forza di quanto previsto dal Codice Etico del Partito Democratico.

     

     

    Con questo e con altri molti comunicati, che via via divennero sempre più coartanti, anche il dissenso all’interno dei partiti venne estromesso dalla rete web.

    Solo ora che la rete web italiana si è potuta, faticosamente, riallacciare con l’estero, si hanno notizie dei “refrattari”, cioè di coloro che per non divenire collaborazionisti a questo stato delle cose avevano dovuto emigrare o nascondersi. “Refrattari”, così venivano comunemente chiamati i ribelli del sistema coartante messo a punto negli anni del berlusconismo poi sfociato nel golpe drammatico che per dodici lunghi anni ha messo a tacere le voci alternative al potere in Italia: refrattari come quei materiali che non reagiscono positivamente al contatto di altri materiali con i quali vengono a contatto.
    Come sottolineato dal titolo la lotta per una democrazia dal volto umano è appena iniziata e deve continuare. Noi che venivamo chiamati con l’eufemismo di refrattari dai collaborazionisti del  governo degli oligarchi, fondato su un “ordine” ingiusto, abbiamo per anni lottato ‘invisibilmente’ in Italia e all’estero per il ripristino di cose invisibili e impalpabili come lo sono le idee di libertà , di uguaglianza, di giustizia.

    Una tipografia clandestina

     

    In questi anni bui chi hi ha lottato lo ha fatto per quella ‘sfumatura’ che separa il pensiero dalla credenza, la forza dall’arroganza, la vitalità dal dinamismo anaffettivo. Chi ha lottato, anche pagando l’annullamento sociale e diventando invisibile per coloro che si erano era vigliaccamente accecati, lo ha fatto per quella lieve differenza che separa il falso dal vero, la realtà umana invisibile dall’anima metafisica dei credenti, la retorica che altera il reale dall’immaginazione che lo arricchisce.

    Coloro che invece aderirono al regime, non furono in grado di rifiutare la menzogna e i compromessi: chi per pigrizia intellettuale, chi per una carenza di identità umana. Quei  cittadini italiani che ancora oseranno dire con manifesta insofferenza, “io non avevo visto, non mi ero accorto” o “questa cosa non mi riguardava” dovrebbero essere lasciati soli al loro destino di asocialità e di vuoto mentale ed umano.

     

    A chi ci parla di ‘errori umani’ e di perdono cristiano noi rispondiamo che non si deve parlare di errore ma di crimine contro l’umanità, e che il perdono appartiene solo a chi ha rinunciato per sempre alla propria naturalità psichica, per aderire ad un ‘amore’ metafisico che mette in secondo ordine l’interesse per genere umano.

     

    Chi ha parlato in tutti questi anni di ‘amore cristiano’ lo ha fatto per complicità con il partito al potere e con i loro collaborazionisti. Lo hanno fatto approfittando di un Ordine dei giornalisti genuflesso e ben disposto ad insultare le vittime di soprusi e ingiustizie scandalose, salvaguardando i privilegi delle caste al potere.

     

    Quei pochi giornalisti che non hanno voluto infeudarsi con i potenti e le nuove gerarchie di potere sempre più incrudelite e bramose di ricchezza, sono stati messi a tacere semplicemente togliendo loro la possibilità di pubblicare chiudendo loro ogni spiraglio operativo: le tipografie non stampavano più per i dissidenti  adducendo motivazioni assurde, i giornali web e i siti venivano fatti a pezzi da hacker ben remunerati, le sovvenzioni sparivano e le banche chiudevano le loro borse. Per il resto ci pensavano i collaborazionisti che controllavano capillarmente il territorio facendo sparire ogni manifesto e volantino che capitava loro fra le mani. Fermati i collegamenti della rete web era divenuto praticamente impossibile anche mettersi in contatto telefonico perché, su ordine della polizia telematica, le compagnie di rete annullavano i contratti con i refrattari. Anche a Wikipedia , l’enciclopedia web, non ci si poteva più collegare.
    Tutto questo veniva fatto dai collaborazionisti con grande zelo, il motivo? Potremmo spiegarlo  citando una frase di Albert Camus «Non esiste nulla di più irritante della vista di un essere umano per chi ha cessato di essere un essere umano».

     

    In tutti questi anni di follia e di vergogna i collaborazionisti hanno provato in tutti i modi a dimostrare che in fondo siamo tutti uguali trovando conferme anche nella vigliaccheria dei giudici che tradendo il loro legame con le leggi umane erano divenuti complici dell’abiezione che per anni è divenuta dogma di fede.

    No, non è ancora giunto il momento di deporre le armi della ribellione e dell’indignazione, la sola a garantire agli esseri umani la libertà dall’inumano. Non dobbiamo pensare che la libertà, dovuta per diritto di nascita ad ogni essere umano, gli venga accordata senza sforzo e senza una lotta continua contro chi ha perduto nei marosi dei rapporti umani la propria umanità. La libertà va conquistata e amata ogni giorno.

     

     

    E ogni giorno a venire si dovrà far sempre conti con la mediocrità e con il potere del denaro non dimenticando che questi due parassiti, hanno dominato per anni indisturbati l’Italia devastando il territorio e la mente dei nostri concittadini, riducendoli a ciechi zombi senz’anima né identità umana.

    Oggi che si sta tentando una trasformazione epocale come quella dell’introduzione dell’etica nella politica, non dobbiamo dimenticare che la lotta continua che ci attende ogni giorno al nostro risveglio, deve portare con sé quei pensieri della notte che vengono comunemente chiamati sogni.

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    9 luglio 2012

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