• Pasolini. L’uomo, l’artista, l’intellettuale … il misogino e il pedofilo

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    di Gian Carlo Zanon

    Belpoliti: Nel libro parli degli ultimi tempi della vita di Pasolini, della delusione di questo mondo cambiato.

    Arbasino: I ragazzi non lo davano più, se non a pagamento. Scompare l’Eden trovato a Roma. Pasolini aveva ragione parlando di omologazione che metteva insieme al terrorismo, poi il terrorismo passa di moda e l’omologazione si estende e diventa omogeneizzazione.

     

    Belpoliti: Tu hai scritto in un articolo, che qui nel libro non c’è, che nel caso di Pasolini che va coi ragazzi si trattava di pedofilia.

    Arbasino: Sì. Era pedofilia, ma era anche un termine che allora non esisteva. Non c’era. Si tratta di un termine usato dopo.

    Doppio Zero: intervista di Marco Belpoliti a Roberto Arbasino del 15 settembre 2014 (leggi qui)

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    Un nostro lettore, Antonio, ha postato un commento in cui, tra altre cose, ci invitava a ricordarci di Pasolini «Pasolini se ne è andato lasciando un vuoto incolmabile, in questa marcia e corrotta nazione. Ricordatevi ogni tanto di lui … prima di scrivere, e non regge la scusa che i tempi sono quelli che sono: ognuno di noi è quello che è, malgrado i tempi.»

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    Frase un po’ oscura, soprattutto l’ultima parte « … e non regge la scusa che i tempi sono quelli che sono: ognuno di noi è quello che è, malgrado i tempi.» Ma che voleva dirci Antonio? Non mi sembra che i nostri articoli si autocensurino perché “i tempi sono quelli che sono”. Al contrario.

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    Visto che siamo stati sollecitati, parliamo pure di Pasolini, l’intellettuale che, secondo Antonio avrebbe lasciato un “vuoto incolmabile”. Per parlare di questo vuoto incolmabile , che a dire il vero non avverto, partirei da l’ultimo libro scritto su Pasolini.

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    Pasolini, la sua poetica, e i ragazzi di vita

    «[…] – Amerigo è morto, – disse. Il Riccetto si alzò a sedere puntando i gomiti e lo guardò in faccia. Gli angoli della bocca gli tremavano come per un sorrisetto divertito; era una notizia eccitante, e si sentiva tutto pieno di curiosità. – Ch’hai fatto? – chiese. – È morto, è morto, – ripeté Alduccio, contento di dare quella notizia inaspettata». P.P. Pasolini Ragazzi di vita 

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    Nel 2010 è stato pubblicato il libro “scandalo” di Marco Belpoliti sulla poetica di Pasolini: Pasolini in salsa piccante.

    Questo ottimo lavoro di Belpoliti su Pasolini, allora suscitò varie reazioni nell’ambito culturale.

    Belpoliti fu contestato dai critici pro-Pasolini perché demitizzò la vulgata secondo la quale sarebbe stato ucciso per ragioni politichee non per motivi unicamente legati alla sua “passione” per i ragazzi di vita.

    Belpoliti, nel suo libro afferma che basta leggere le note della curatrice dei Meridiani Mondadori di Pasolini (2005) Silvia De Laude, per rendersi conto di ciò che Pasolini sapeva sul petrolio, su Cefis, su Mattei e su tutti i “misteri” italiani di cui ha parlato, a vanvera, un certo giornalismo d’accatto. 

    Questo “materiale segreto” che, secondo questa ennesima panzana politico-giornalistica, fu il “vero” motivo dell’assassinio di Pasolini, era ricavato da articoli di giornali, libri già pubblicati; volumi fotocopiati ecc..; vale a dire lavori già ampiamente citati da giornalisti e studiosi. Praticamente un caso simile a quello di Umberto Galimberti il filosofo “copia e incolla”.

    «Si uccide uno scrittore per questo?» Si chiede, e ci chiede Belpoliti. Certamente no. Per l’autore tutto queste montature furono, né più né meno, che fantasticherie da professionisti del complotto, ai quali non interessano molto i fatti veri ed appurati, ma la prouderie dei lettori.

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    Quindi l’intellettuale friulano, secondo Belpoliti, non fu un martire delle trame occulte degli anni Settanta, ma solo un individuo che durante un rapporto mercenario, finito in un tragico litigio, fu ucciso da Giuseppe Pelosi, un ragazzo di vita non ancora maggiorenne, il quale, come egli dichiarò in sede di istruttoria, si ribellò alle prepotenze sessuali di Pasolini.

    Disse Belpoliti in un’intervista sul Sole 24 Ore apparsa dopo l’uscita del suo libro: «Pasolini è diventato un martire, una sorta di profeta dei tempi che cambiano. Ma viene rimosso il fatto che il più grande intellettuale italiano, poeta, cineasta, romanziere, giornalista, editorialista, è stato anche, in qualche modo, un pedofilo: un tema tabù. A maggior ragione se questo fatto è la radice stessa del suo poetare».

    Dunque la poetica di Pasolini è, secondo Belpoliti, la pedofilia.

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    E allora, mi chiedo, se la poetica di Pasolini è tutta incentrata sulla “sessualità” come la intende lui, cioè lo sfruttamento sessuale dei ragazzi di vita che tipo di poetica è?

    I ragazzi di vita che egli pagava e dai quali, secondo ciò che disse Pelosi, pretendeva lo sfruttamento fino alla prepotenza, venivano dal sottoproletariato. Quindi Pasolini è da mettere sullo stesso piano dei “buoni padri di famiglia” hanno rapporti “sessuali” con le minorenni extracomunitarie, che sono costrette a prostituirsi, come se fosse tutto assolutamente “normale”.

     

    Chi possiede un buon grado di onestà intellettuale, sa che questa “normalità” viene legittimata da una cultura connivente. Cultura che non sa vedere la distruzione psichica dell’identità umana di ragazzi e ragazze minorenni, colpevoli solo di appartenere al Sud del mondo; quel Sud del mondo che non è mai stato un dato geografico ma un fatto economico e soprattutto culturale: storicamente le classi abbienti hanno sempre sfruttato le classi povere distruggendone in primis l’identità umana.

     

    E questo vale per le classi economiche meno agiate, per gli extracomunitari e anche per le donne che da Pasolini venivano etichettate come assassine e puttane quando queste erano costrette ad abortire. Sull’inserto Queer di Liberazione, del 30 ottobre 2005, Maria Rosa Cutrufelli scriveva: «… però, però anche Pasolini si macchia di una qualche volgarità quando nomina le “oltranziste dell’aborto” cioè le femministe che lamentano la solitudine della donna in questo dramma, e lui dice “Capisco”. Ma poi aggiunge: Però quando era a letto non era sola”». Pasolini, il grande intellettuale italiano era un misogino, e misogino per chi non lo sapesse significa un uomo che odia le donne. Come ogni benpensante era contro l’aborto e scriveva «Sono traumatizzato per la legalizzazione dell’aborto».

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    Frasi terrificanti queste contro le donne. Non credi anche tu Antonio. Certo tu forse queste cose non le sai. Ma come se dice a Roma “Si nun le sai, salle”. Scusa Antonio, non volevo essere offensivo. Molti la pensano come te su Pasolini, compreso il sottoscritto che quando Pasolini morì gettò (mai il verbo gettare fu usato meglio) anche qualche lacrimuccia. Ma poi sai, uno diventa grande, si informa, qualcuno gli dice qualcosa … e alla fine vede la verità.

     

    Mi rendo conto che è difficile accettare queste verità su un intellettuale che è ancora un icona della cultura di sinistra italiana, ma ciò che scrive e dice Belpoliti non sono calunnie.

    Pasolini fu espulso dall’insegnamento e dal PCI per un delitto che allora si chiamava “atti osceni in luogo pubblico” e ora si chiama “delitto contro la persona”. Vale a dire per un crimine di pedofilia. E ci sono voluti i fatti tragici di Marcinelles per aprire gli occhi sull’orrore della pedofilia. Da allora le leggi in Europa e in Italia sono cambiate.

    Anche i suoi amici parlano della sua pedofilia; Roberto Arbasino nel 2005, sempre sulle pagine del supplemento di Liberazione, Queer, scriveva : «Pier Paolo amava i minorenni, un’inclinazione che oggi sarebbe di una riprovazione assoluta».

     

    Io non penso che la violenza sui minori, trentacinque anni fa non fosse violenza solo perché allora non c’era una legge che parlasse di pedofilia.  E si, credo sia giunto il momento di togliere il suo santino dal cruscotto. È un po’ doloroso come tutte le separazioni … ma poi passa e ti senti più leggero senza tutta questa zavorra.

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    Moravia scriveva che quando andò in Africa con il divin poeta, davanti alla porta d’albergo di Pasolini c’erano decine di ragazzini che a turno venivano fatti entrare nella stanza per essere violentati a pagamento. Tu pensi che il nostro chiedeva loro la carta d’identità per assicurarsi dell’età? Io non penso proprio. Pensi che Moravia sia attendibile?

    Pasolini era un individuo malato che coattivamente sfruttava sessualmente esseri umani come se fossero cessi nei quali defecare e pisciare. Questo era Pasolini, un distruttore di identità umane. Pasolini era una persona che stava molto male, e non intendo fisicamente. Su Liberazione del 16 ottobre 2005 Renzo Paris parlò dei suoi ricoveri in strutture psichiatriche per “sdoppiamento di personalità”. Come dice Belpoliti, solo demistificando i maestri si può comprendere se questi erano capaci di dare qualcosa alla società in termini artistici, o se invece sono stati solo dei parassiti della mente.

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    Scusa sai ma realtà è la verità, e la verità è il primo dovere per un giornalista: Pasolini è stato ucciso mentre stava con un ragazzo di 17 anni. Oggi un adulto che fa sesso con un ragazzo di 17 anni va in galera, questa è la verità e la realtà; questa è la legge e non è solo una legge di stato è una legge che protegge gli adolescenti da coloro che travestiti da grandi intellettuali li violentano. Ciò che faceva Pasolini è troppo squallido per non essere denunciato. Ciò che io ho scritto è pubblicato e documentato anche nel libro di Belpoliti.

     

    Paris nell’articolo citato narra anche delle scazzottate sanguinose dalle quali Pasolini «rientrava spesso a casa con il corpo pesto, dopo averle date anche lui, si intende». L’ultimo gioco sadomasochistico, dice Paris, fra le righe, gli è costato la vita.

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    Antonio, tu potrai anche pensare che sono tutte menzogne e fantasticherie per infangare la memoria di Pasolini.  Allora vediamo un po’, hanno fantasticato: Moravia, Renzo Paris, Arbasino, Adriano Sofri, Marco Belpoliti, la Polizia di stato, il PCI che lo ha espulso, il prete che ha raccolto la confessione di un ragazzino abusato, Pelosi, i giudici che hanno indagato sulla sua morte ecc. ecc.. Cioè tutti coloro che mi sono serviti per raccontare a te e a chi mi vuole ascoltare la realtà su quest’uomo ammazzato in uno scontro con un ragazzino di diciassette anni. Hai mai avuto diciassette anni Antonio?

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    Ci possono essere poche incertezze sulla morte di Pasolini. È quello che ha scritto Belpoliti, è quello che sto cercando da anni di far capire anch’io. Purtroppo mi sono sempre trovato davanti un muro puramente ideologico e a delle contestazioni che non vanno al nocciolo della questione ma cercano di deviare un filo di ricerca e di pensiero che cerca la verità. Mi si risponde sempre non con dei pensieri ma con delle credenze cristallizzate che dicono, che Pasolini era un grande intellettuale ed un grande uomo nonostante che, spesso, chi lo afferma non ha mai letto nulla di lui o su lui. È come credere alla madonna vergine. Uguale.
    Belpoliti in quel libro alla fine cerca di salvare l’intellettuale; io neppure quello perché, essendo coerente, non scindo mai il pensiero dal comportamento. Per me un intellettuale è colui che con il pensiero e la prassi cerca la verità umana, punto. E la violenza sui minori, e lo sfruttamento squallido anche di un maggiorenne, non è verità umana, punto.

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    Di Pasolini oltre i suoi scritti, rimangono i fatti e i fatti ci dicono che Pasolini, come dice Belpoliti, è stato un pedofilo, ed è stato ucciso nella cornice di un rapporto pedofilo e mercenario.
    Tutte le “confessioni” dei suoi amici, Arbasino, Moravia, ecc. non sono state fatte per denigrare Pasolini. Essi quando hanno raccontato queste cose  credevano che un ” Pasolini” in quanto tale si potesse permettere qualsiasi cosa. E quindi hanno raccontato queste infamie senza capire il senso di ciò che raccontavano. Per loro era normale avere rapporti con minorenni perché non capivano il senso della tragedia umana che sta nel crimine di pedofilia.

    Che Pasolini fosse uno fuori di testa risulta anche da un altro processo in cui egli incappò: parlo dei “fatti del Circeo”, quando Pasolini andò a minacciare un barista con una pistola.

    Come ha già scritto Giulia nomina sunt conseguentia rerum, cioè non sono le parole a fare le cose e gli accadimenti ma sono gli accadimenti a formare le parole e le frasi che indicano una verità, ma questo avrebbe poco senso perché alla fine né tu né io abbiamo assistito al delitto. Che fare per uscire da questo impasse?

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    Ci provo: penso che ogni persona ha un proprio “sentire”; questo “sentire” è “capacità di immaginare”. Noi possiamo solo dedurre da dati che abbiamo trovato scritti in libri e in articoli ciò che può essere accaduto … “immaginando” gli accadimenti. Ebbene io, da ciò che ho studiato sulla vita e sulla personalità di Pasolini, con il mio “sentire”, deduco ed “immagino” gli accadimenti come li ho scritti. Questa non è una scappatoia filosofica, se ci pensi un attimo vedrai che tutti gli esseri umani esercitano questo “sentire” magari inconsciamente. È qualcosa che sfiora la credenza senza esserlo. A questo punto ad ognuno il proprio “sentire” e chissà che la nemesis storica non sveli definitivamente a tutti la verità scientificamente provata sulla morte di Pasolini. Ma già esiste una sentenza definitiva e delle motivazioni che parlano molto chiaramente.


    Per quanto riguarda l’artista possiamo solo usare la nostra personale estetica: a me personalmente le sue poesie e i suoi film non piacciono assolutamente. Ma questo è un giudizio meramente estetico di parte ed è giusto che non possa essere condiviso.
    Per quanto riguarda l’uomo Pasolini io penso che fosse un grave malato di mente – lo confermano i ricoveri, e anche i suoi amici più cari. Inoltre fu un distruttore di identità umane. Ma come ho già detto non scindo mai l’uomo dall’artista. Penso fermamente che l’immagine interna di ciascuno di noi si rifletta nelle sue opere. Ma anche questo è un altro giudizio partigiano. E a me piace questa parola: partigiano … “O partigiano, portami via …

    Leggi qui articolo per capire meglio coloro che ideologicamente difendono a oltranza Pasolini

    • Commento di Bakunin e … Ipazia postato sulla nostra email giancizeta@gmail.com

      e……. pasolini volò sul nido del cuculo

      noi non edifichiamo
      noi demoliamo
      noi non annunciamo nessuna
      nuova rivoluzione
      ma noi distruggiamo tutte le
      antiche menzogne… A.herzen

      in questa frase del socialista herzen… sta tutto il mio essere anarchico, sembrerebbe un paradosso, ma così non è.la cito anche per sgomberare il campo dai presunti santini o diavoli che a quanto scrivi , sembrano albergare nella mia mente, da iconoclasta e da uomo che ha una visione biocentrica dell’esitente non ho santi ne diavoli, così in cielo come in terra.
      cosa c’è di poco chiaro nella mia frase? rivolta alla tua risposta, più da pubblico ministero, che da partigiano? , sul mio commento all’articolo di giulia sul preiti, che riporto qui interamente, e per farti capire che non c’è niente di oscuro in quello che ho detto, e quello che volevo dirvi è, che i tempi sono quelli che sono, e che tu di questi tempi, scrivi questo;…………..

      “…Preiti ha fatto fallire la propria azienda e il proprio matrimonio perché “investiva” tutto il proprio denaro nelle slot machine. Ha comprato quattro anni fa, ( quattro anni fa non c’era la crisi economica) una pistola con la matricola abrasa. Ha sparato a due innocenti che manco conosceva… cosa dire di più . La persona disperata è quella a cui viene tolto tutto, e sono ormai milioni, Preiti aveva gettato tutto. I disperati non ammazzano, al più “vengono suicidati”. Preiti è un malato di mente pericoloso, come Breivik, come Eric Harris e Dylan Klebold della strage alla Columbine High School, come tutti coloro che uccidono persone, che non conoscono, senza alcun movente … L’anarchico citato non aveva tolto la vita a nessun innocente, aveva il diritto di ridere”

      ………………..questo è quanto hai scritto.

      ……passanante..bresci, caserio, ravachol, acciarito, henry, se la ridevano eccome, senza rimorsi e senza paura, pur sapendo che ad attenderli c’era una folla di sfruttati pronti ad applaudire il boia da sotto il patibolo e dopo, nessun paradiso, ad accogliere le proprie anime libere, inquiete ed eretiche, nessun eden abitato ne da vergini, ne da angeli, a secondo delle fantasie religiose, ne folle di ribelli e di anarchici a commemorarli in vita … ma il nulla assoluto.

      chi ha il diritto di ridere non lo puoi mica decidere tu.ne dove e quando. essere lasciato dalla propria moglie, a tuo giudizio fa di preiti un fallito, non solo come piastrellista, dalle mani bucate dal vizio del gioco e anche dalla calce, ma sopratutto come uomo. quindi per te un uomo si misura in base alle sue prestazioni? mi piacerebbe sapere cosa pensi di chi non solo di una moglie, ma di una famiglia non sa che farsene … anzi la considera come la peste da evitare, il focolare del dominio e dell’autorità.il nido di tutte le ingiustizie di tutti i crimini . un uomo è una donna senza legami… fanno paura, e sono difficili da controllare e da capire anche per una mente aperta come la tua.
      come e quando si sia procurato la pistola lo sa solo lui, e anche il perché lo abbia fatto , non aiutano certo a comprendere il gesto , le veline della questura e dei giornalisti di regime a cui pare quando ti fa comodo, attingi a piene mani. e poi mi dici chi sarebbero gli innocenti? i moderni eredi di quelli che nella guerra del15/18 giustiziavano al fronte chiunque avesse un sussulto di umanità in mezzo a quella carneficina. o forse i carabinieri del battaglione tuscania, i famigerati reparti antisommossa, armati di tutto punto , a difesa della violenza dello stato, chiamata; democrazia! chiedilo ai somali, agli iracheni, agli afgani, ai manifestanti del g8 di genova, quanto sono pacifici e indifesi i reparti del battaglione tuscania. a meno che tu e giulia non siate dei piccoli e ignari bimbi, ma non lo siete, sapete benissimo che questa è una società ,che conserva il proprio dominio sull’uomo e sulla natura tutta , grazie alla violenza delle forze armate , carabinieri compresi, che la esercitano facendo del loro meglio, per mantenere l’ordine nel disordine delle loro leggi.
      siccome non sono un moralista ipocrita ,ma neanche un vampiro assetato di sangue, auguro all’uomo prima ,al padre poi, e mai alla divisa che indossa ,una lunga e felice vita…….

      forse il preiti come l’impiegato di de andrè avrà pensato:

      …io vengo a restituirti un po’ del tuo terrore del tuo disordine del tuo rancore……non credi? forse non lo ha affatto pensato; però lo ha fatto.

      quello che a me sembra leggendo il tuo commento, e che ti ha dato molto fastidio, sia il fatto , che il preiti invece di darsi fuoco … in un sussulto di vita… decide di aprire il fuoco. come chiami tutte le banalità, passami il termine, non mi viene in mente altro, che hai scritto in quel breve commento? e avendo letto e molto apprezzato, altri tuoi articoli di ben altro spessore, io la chiamo; autocensura, oggi come mai nella storia il nemico ci ascolta e ci legge! come vedi quel; che i tempi sono quello che sono, è molto chiaro ,per chi vuol capire. leggendo il tuo breve scritto.
      veniamo a pasolini

      ho citato pasolini il giornalista e l’intellettuale…più che lo scrittore di cui conosco poco, avendo letto qualche sporadica poesia, ma soprattutto in giovanissima età due libri comperati a porta portese: le belle bandiere, e se la mente non mi inganna il caos …o gli scritti corsari. di lui ho apprezzato e continuo ad apprezzare la sua schiettezza intellettuale, e soprattutto la critica dura lucida e profetica a volte… alla società capitalista moderna ,e al ruolo nefasto che la borghesia, a cui lui stesso apparteneva, e il suo nuovo colonialismo classista, industriale e consumista avrebbe avuto negli anni a venire sui subalterni italiani, attraverso i mezzi di comunicazione di massa. non dimentico il coraggio nello schierarsi a difesa di pinelli e valpreda, e non erano tempi facili quelli, soprattutto per un uomo celebre e odiato come lui. e tu col tuo articolo non fai che confermare questo odio a torto o ragione ma questa è un altra storia….non ne faccio il cristo crocifisso, ne aspetto con ansia la sua resurrezione … ma ne ho sentito la mancanza , leggendo l’articolo di giulia ,e il tuo successivo commento sui fatti di palazzo chigi… da li è partito il vuoto incolmabile… e chi ti parla ha avuto ed ha, ben altri punti di riferimento, che non sono quelli della borghesia, progressista se vogliamo, di cui il pasolini volente o no faceva parte.ma anche di sciascia, della cederna e di tanti altri che allora anarchici non erano… ma l ‘onestà intellettuale non gli mancava certamente. ho letto il suo intervento reazionario sul divorzio se non sbaglio sulle : belle bandiere. delle sue miserie e contraddizioni .. di solito ho il mio bel da fare con le mie ,e non ho il tempo né la voglia di dedicarmi a quelle degli altri… come uomo, sapevo e so poco. da quello che scrivi apprendo alcuni fatti e circostanze di pasolini che prima non conoscevo . i dubbi che ho su certi aspetti della vita di pasolini non sono tanti. però, se il pasolini fosse stato eterosessuale e avesse commesso gli abusi e le violenze di cui parli,
      ho l’impressione anzi la certezza che non avresti mai scritto questo articolo. le mie certezze aumentano anche dopo aver letto la fatwā che hai buttato in piena faccia al preiti … e come potrei altrimenti. non ho letto il libro di marco belpoliti, non vorrei che fosse del tenore del libro su piazza fontana di paolo cucchiarelli ,il segreto di una strage, che ha ispirato l’osceno, bugiardo e miserabile film di tullio giordana. personalmente non vedo complotti ,o altro, dietro la sua morte. sull’onestà intellettuale di sofri ti dico solo questo; afferma che il commissario calabresi non era presente nel suo ufficio al momento dell’omicidio del pinelli, mentre l’unico testimone presente nella stanza a fianco, lello valitutti , è da una vita che va sostenendo il contrario! su moravia , e su tanti altri, ti consiglio un documento dal titolo; fascisti nelle fila degli antifascisti , lo puoi tranquillamente leggere su indymedia.
      ti devo anche dire che non mi è piaciuta per niente l’impostazione volutamente inquisitoria dell’articolo, anche le foto che hai inserito, non sono state messe li a caso, verso chi, alla sua morte aveva meritato le tue lacrime, ne lo sdegno che usi, degno di torquemada che lui e solo lui sa, quale sia l’unica verità ! da qui la condanna anche come artista e poeta . ripudi senza mezzi termini l’uomo lo scrittore, l’intellettuale ,ma soprattutto a quanto mi pare di capire, la sua omosessualità. e poi il solito ritornello del pazzo furioso………. del pasolini ricoverato in clinica, fuori di testa perché fa a botte, del pasolini che minaccia un barista…….il pasolini come il preiti, il primo, l’omosessuale pedofilo, pervertito, il sessuomane, che qualunque cosa dicesse o facesse ; lo faceva tenendo il sesso perennemente nella mente, in una mano la penna , e nell’altra un bambino. l’altro il folle , il senza lavoro, senza una donna , senza un straccio di ideale , senza un soldo, insomma, un fallito. ti sei dimenticato della fossa mediana del pasolini, e la provenienza geografica del preiti; la calabria . ad un moderno seguace del lombroso, certi particolari non possono sfuggire.

      e tardi e sono stanco, o forse semplicemente non so, o non ho voglia, di dire niente altro

      solo questo; chi sfrutta un proprio simile è uno sfruttatore, figurarsi se si tratta bambini … anche se dovesse chiamarsi pasolini.

      così come il gesto di preiti non è l’atto insensato di un pazzo! ma è un gesto di rivolta individuale prima, sociale poi. tutt’al piu il gesto di un disperato, nella disperazione di un’esistenza vuota , e volutamente imposta dall’alto.

      ps
      da un lettore attento e appassionato di camus, come sei tu, uno si aspetta altro!

      un partigiano non avrebbe preso le parti , di chi e pagato per difendere armato, il capitale i suoi padroni, i suoi milioni di servi, o meglio, di complici.

      ciao antonio

      • Che dire Antonio ognuno di noi interpreta i fatti a modo suo. Ognuno di noi lancia la sua fatwā (parola che significa parere) sulla realtà. Ed è giusto che sia così, ma fino ad un certo punto, perché un fatto reale è un fatto reale. Pasolini, lo ripeto era un malato di mente, lo dicono i suoi ricoveri, lo dice la sua violenza sui minori, lo dice la storia. Ignorando le mie lotte tu sei libero di pensare che io sia un Torquemada, un Cesare Lombroso, un giornalista che si autocensura ecc. ecc..

        Potremmo rimanere qui a discutere in eterno. Tu continueresti a pensarla in un modo e io in un altro.

        È vero sono un profondo conoscitore di Albert Camus. L’ho studiato e continuo a studiarlo. È da almeno trent’anni uno dei pochissimi falò accesi in mezzo al nulla che hanno illuminato la mia ricerca sull’umano. Tu dici che Camus di fronte al caso Preiti si sarebbe schierato dalla sua parte. Io dico di no. Camus, che non ha mai avuto ideologie, (a 19 anni fu espulso dal Pcf perché si ribellò quando su ordine di Stalin i comunisti francesi espulsero gli arabi dal partito) durante la guerra di liberazione algerina si schierò contro coloro che gettavano le bombe nei bar frequentati dai francesi provocando migliaia di vittime innocenti. Per questo tutta la sinistra francese guidata da Sartre (che durante la guerra fu un collaborazionista dei tedeschi) lo contestò aspramente. Ad un giornalista che gli chiedeva le ragioni del suo schierarsi contro il Fronte di Liberazione Nazionale egli disse “Io sto dalla parte degli Algerini per la lotta per la libertà, ma non contro mia madre. E mia madre si potrebbe trovare su un tram dove il FLN mette le bombe”.

        Penso sia questo che ci divide più di ogni altra cosa: tu sei ideologico e come Stepan l’anarchico nichilista rappresentato nell’opera teatrale “I giusti” di Camus e forse, saresti pronto a far tacere il cuore pur di non far più esistere coloro che solo per il fatto che indossano una divisa non sono più da considerare esseri umani. Ogni uomo fino a prova contraria è un essere umano da rispettare. Se ti attacca ti difendi, punto. Oppure vogliamo fare le guerre preventive come gli americani?
        Nell’opera di Camus, Stepan, in nome della Rivoluzione e dell’Organizzazione, è pronto ad uccidere anche dei bambini:«Stepan. Non ho il cuore abbastanza tenero per queste sciocchezze. Il giorno che ci decideremo a dimenticare i bambini, allora sì che saremo padroni del mondo e che la rivoluzione trionferà ».

        Questo è un Camus che tu probabilmente non conosci e che io amo profondamente. Ho scritto un piccolo saggio “Camus, ‘l’assurda’ joie de vivre” che ti consiglio di leggere. Io intanto mi leggerò le cose che mi hai consigliato tu.

        Ciao Antonio, e alla prossima ..
        GCZ

    • ciao. lo stepan di cui parli, lo spregevole protagonista dei demoni di dostoevskij ,tutto era,tranne che anarchico.nichilista forse, ma nel senso piu negativo del termine. io non nego come fa lui l’esistenza del bene e del male,anzi il contrario.e non sono neanche pronto a sacrificare chicchessia ,se non me stesso, per far trionfare le mie idee.allo stesso tempo sono cosciente di vivere in un mondo orribile,dove una minoranza di esseri umani ,esercita una costante violenza sulla maggioranza della popolazione, e se questa violenza ogni tanto le viene restituita,non starò certo a strapparmi le vesti, ne ad emettere condanne.
      bene fece camus a condannare le stragi del fnl,così come condannò quelle perpetrate dai francesi, e come condannò nel suo libro l’uomo in rivolta ,il capo dei capi ,lui si molto simile a stepanic,dei rivoluzionari autoritari di tutto il mondo,lenin.
      per quanto mi riguarda ,sto attento quando vado nei prati ,a dove metto i piedi per non schiacciare le formiche,figurarsi degli esseri umani.

      • Ti regalo una poesia che mi è venuta in mente mentre leggevo la tua ultima frase, quelle sulle formiche. E’di Rimbaud che visse solo 18 anni e morì quando morì la poesia che sgorgava dal suo essere:

        Ma bohéme

        Me ne andavo, i pugni nelle tasche sfondate;
        E anche il mio cappotto diventava ideale;
        Andavo sotto il cielo, Musa! ed ero il tuo fedele;
        Oh! quanti amori splendidi ho sognato!

        I miei unici pantaloni avevano un largo squarcio.
        Pollicino sognante, nella mia corsa sgranavo
        Rime. La mia locanda era sull’Orsa Maggiore.
        – Nel cielo le mie stelle facevano un dolce fru-fru

        Le ascoltavo, seduto sul ciglio delle strade
        In quelle belle sere di settembre in cui sentivo gocce
        Di rugiada sulla fronte, come un vino di vigore;

        Oppure, rimando in mezzo a fantastiche ombre,
        Come corde di lire tiravo gli elastici
        Delle mie scarpe ferite, un piede vicino al cuore!

        GDB

    • grazie è bellissima!
      ricambio il dono……….con un’altra poesia ovviamente.antonio

      LETTERE D’AMORE

      Mandai lettere d’amore
      ai cieli, ai venti, ai mari,
      a tutte le dilagate
      forme dell’universo.
      Essi mi risposero
      in una rugiadosa
      lentezza d’amore
      per cui riposai
      su le arse cime frastagliate loro
      come su una selva di vento.

      Mi nacque un figlio dell’oceano

      lorenzo calogero

    • In realtà Pelosi stesso, indipendentemente da ciò che Pasolini era o non era, ha dichiarato di recente di non aver toccato Pasolini (quindi niente omicidio per ribellione alle pretese dello scrittore) ma solo di averlo travolto con l’auto per scappare, dopo che altre quattro persone lo massacrarono a bastonate dopo avergli teso un agguato. Pelosi s’è preso tutta la colpa per paura di queste persone, ormai probabilmente tutte morte negli anni ’90.

      • Pelosi è stato condannato per aver ucciso Pasolini in un atto di ribellione e per sottrarsi a pratiche sessuali che lo ripugnavano. Leggiti gli atti del processo non le favole di Cappuccetto Rosso e il Lupo cattivo

        S.C.

    • Ora capisco l’arcano. Al di là della censura preventiva. Anche su Agorà Vox si è parlato di questo, solo che là i commenti della Fondazione Pasolini non vengono censurati.

      • qui i commenti della Fondazione Pasolini non ne hanno mai mandati caro Diogenes … mi fa un’impressione sto nome

        S.C. (per la Redazione di G&N)

    • Pertanto, il signor insignificante giornalista Marco Belpoliti, che suppongo conoscano solo i suoi familiari e pochi intimi conoscenti, sarebbe l’autentico, lucido esegeta di Pier Paolo Pasolini. Innanzi tutto il tema pedofilia. Usate un linguaggio da caserma, da confessionale; così come un tempo si definivano gli omosessuali “pederasti”: termine che nulla a che vedere con omosessualità. Così voi vi sentite autorizzati a sputtanare Pasolini definendolo pedofilo! Tirando vigliaccamente, in ballo, e facendo un accostamento osceno, tra Pasolini e il mostro di Marcinelle (quest’ultimo nel caso non ne aveste colto la peculiarità, non solo intratteneva rapporti sessuali con bambine di 5 o 6 anni, ma pure le massacrava e seppelliva). Operazione di uno squallore miserevole e di una cretineria assoluta. Certo, Pasolini amava ragazzi giovani anche minorenni di 16 o 17 anni – oggi, al massimo si può definire efebofilia – comunque persone che sapevano quello che andavano a fare con Il poeta. Inoltre non vi è nessuna denuncia da parte di uno di questi ragazzi circa maltrattamenti ricevuti da Pasolini. Circa la morte le risultanze processuali parlano chiaramente di “omicidio in concorso con ignoti”. Quindi di agguato si e complotto si è trattato! Ordito da chi? Invece che diffamare il poeta “che non vi manca”, viva Dio qualcuno lo disprezza – e disprezzandolo, gli fa onore – perché non vi date da fare per chiarire chi sono gli autori dell’assassinio, oltre al Pelosi; chi sono i mandanti! Solo su una cosa non mi posso pronunciare: il movente. Una parola chiara in proposito la si potrà scrivere solo trovando i mandanti o gli organizzatori del complotto. Allargate i vostri orizzonti. Di Marco Belpoliti fra alcuni decenni nessuno saprà più niente – oblio totale – per vostra disgrazia, l’opera di Pasolini sarà ancora oggetto di studi e il suo nome si leverà ancora nel firmamento della cultura italiana.

      • L’articolo è documentato e si attiene alle categorie del pensiero , le sue sono mere credenze. Pasolini per la sua pedofilia è stato cacciato dall’insegnamento e dal Pci, e questo è un fatto. Pasolini era una persona violenta, lo testimoniano fatti testimoni e persino i suoi amici . Era anche un disturbato mentale: su Liberazione del 16 ottobre 2005 Renzo Paris parlò dei suoi ricoveri in strutture psichiatriche per “sdoppiamento di personalità”. Ma lei è libero di credere ciò che vuole. Da’altronde c’è chi crede alla verginità della madonna e ai miracoli di Padre Pio. Non è libero però di insulatare ed dare del vigliacco a chi coraggiosamente denuncia il criminali pedofili. Forse di Pasolini – che insultava le donne che abortivano – si parlerà ancora per molti anni … come d’altronde si parlerà ancora di Hitler, ne parlerò ancora anch’io per denunciare ciò che faceva il “grande intellettuale” a dei minorenni che lui sfruttava sessualmente … ma forse per lei usare una persona per sfogare i propri umori è normale … se è così , beh allora…

        Giulia De Baudi , per la Redazione di G&N

      • ecco un altro articolo sull’identità ideologica che può servire a capire qualcosa in più http://www.igiornielenotti.it/?p=29705

        Dalla Redazione

    • l Libro “Affabulazione DOC 1992 e altre storie”:
      Un quartiere abitato dai baraccati dell’Idroscalo e dai moltissimi senza tetto venuti dalle decine di baraccopoli della città, richiamati dalla più grande azione diretta d’occupazione di case organizzata dai comunisti di Ostia Nuova. Tra gli attivisti della Sezione, impegnati nella diffusione, anche Giorgio Jorio, che soltanto pochi mesi prima, insieme a Roberto Zapelloni, Claudio Grottola, lo scultore Gizzi, e altri artisti, intellettuali e operai, aveva partecipato con il Poeta d’opposizione a una ricerca sociologica sul territorio per studiare, insieme, una risposta al degrado sociale e culturale di quel lembo di terra dimenticata dalle istituzioni.
      Quando accorremmo sul posto, poco prima delle 7, la zona era stata già delimitata dal nastro di plastica dei carabinieri. L’area era insolitamente vasta. Oltre cento metri di raggio. Partiva da una sbilenca recinzione avanti alcune casupole di pescatori e si estendeva verso Via dell’Idroscalo oltre ogni apparente ragione. Mi è sembrato subito che si volesse tener lontana, molto lontana la gente che cominciava ad accorrere. Il corpo martoriato di Pier Paolo era lontanissimo e ancora scoperto. Grottola, che conosceva meglio i luoghi, ci guidò attraverso la fanga, gli sterpi e le piante della flora marina dietro le casupole, e poi verso la recinzione dove il corpo si poteva vedere da vicino. Uno spettacolo terribile. Mi si agghiacciò il cuore. Piansi. Intanto i compagni intorno a me cominciavano a discutere sull’accaduto e a esprimere dubbi sulla prima versione data dai giornali radio che descrivevano il delitto come un qualsiasi delitto a sfondo omosessuale, in cui un ragazzetto avrebbe ucciso Pasolini durante un diverbio sorto durante un incontro mercenario. Tutti noi conoscevamo Pier Paolo e avevamo avuto occasione di vedere quanta energia e quanta forza sapeva esprimere pur essendo di piccola corporatura. Sapevamo anche delle sua capacità d’atleta nel calcio e nel karate, di cui era cintura nera. Come poteva essere stato massacrato in quel modo da una sola persona, per di più appena diciassettenne? E poi le numerose tracce di passi e di ruote di almeno due tre auto attorno al suo corpo… Era evidente che eravamo di fronte al delitto di un branco, e già qualcuno avanzava l’ipotesi di un delitto commissionato dall’alto.

      • Queste sono mere supposizioni , idee sorte sull’onda dell’emozione e poco più. Le ho avute anch’io. Poi , quando ho smesso di credere alle agiografie e ho cominciato a pensare, indagare, aprire gli occhi sulla realtà umana di Pasolini, questo delitto si è mostrato in tutt’altro modo. Come dicono gli atti processuali del processo finale 1979.
        «È opportuno ricordare, ai fini della valutazione della adeguatezza e coerenza logica del ragionamento seguito dalla Corte, che questa aveva stabilito in fatto:

        a)che il Pelosi era pienamente consapevole, accompagnandosi quella notte fuori città col Pasolini e accettando da lui la cena e la promessa di un compenso in denaro, della natura delle prestazioni che in cambio gli sarebbero state richieste;
        b) che deve escludersi che il Pasolini abbia posto in essere un tentativo di violenta sottoposizione del giovane ai suoi desideri;
        c) che nella colluttazione il Pasolini (il quale riportò lesioni sproporzionatamente più gravi) cercò sostanzialmente di difendersi da un attacco, senza avere intenzione o possibilità di recare grave offesa, finché non fu raggiunto da colpi (calci nei testicoli) che gli tolsero ogni capacità di reazione.
        d) che successivamente, caduto in ginocchio, fu ancora colpito alla testa e alla nuca, finché cadde esanime, come riferito dal Pelosi («… L’ho colpito di taglio più volte finché non l’ho sentito cadere a terra e rantolare»);
        e) che in seguito il Pelosi, dopo aver gettato lontano, tra i rifiuti, la camicia e le tavolette insanguinate, si impossessò dell’auto del Pasolini, che diresse a fari accesi, senza deviazioni, sul corpo inerte, schiacciandolo con le ruote di sinistra e volgendo poi a destra per allontanarsi.
        Sulla base di tali accertamenti la Corte di merito ha ritenuto provata sia la sussistenza della volontà omicida, sia l’insussistenza della causa di giustificazione.»

        G.C.Zanon – per la Redazione di G&N

    • Ribadisco quanto scritto nel mio precedente commento al vostro? ecc. ecc.

    • Ribadisco quanto scritto nel mio precedente commento al vostro? Lo ripeto’ infamante articolo su Pasolini. State, nel quarantennale della morte del poeta, che posso ammettere essere figura controversa, ma di indubbia grandezza intellettuale, conducendo una vergognosa campagna figfamatoria nei confronti dello scrittore friulano. Per quanto riguarda la denuncia di Cssarsa, e mi spiace dovervelo dire io, essa si inserisce in un quadro politico ben preciso. Un quadro dominato da una chiesa culturalmente estremamente arretrata e governata dalla figura di Pio XII (il papà della scomunica ai comunisti); e da un confronto quanto mai aspro tra una Democrazia Cristiana che si apprestava a diventare “Padrona del campo” e un Partito Comunista di stampo ancora staliniano. Nel ’48 Pasolini diventa segretario della sezione del PCI di San Giovanni di Casarsa, e in alcuni scritti e murales attacca violentemente la Dc. Questo è il quadro storico in cui si inserisce lo “scandalo Pasolini” La è denuncia è per atti osceni e corruzione di minori (16enni) (la pedofilia non c’entra una beata M ….
      La segnalazione parte dal parroco di Casarsa – previo tentativo dello dello stesso parroco di ricattare Pasolini; lo scrittore dovette, evidentemente e meritatamente, aver mandato al diavolo il parroco. Da notare che le notizia giunge al parroco “de relato”; qualcuno dovette ascoltare la conversazione di due o tre ragazzini circa un incontro avuto von lo scrittore. Parte quindi la segnalazione ai carabinieri e la successiva denuncia. Il PCI espulse Pasolini per paura dello scandalo e per un ancestrale avversione verso l’omosessualità connaturata anche nel l’ideologia comunista e (direi,) nella società in genere. Il processo si concluse in appello a Pordenone l’8 aprile 1952 con il proscioglimento dello scrittore per insufficienza di prove.
      Per quanto attiene alle notizie, false, circa visite psichiatriche subite dal Pasolini, evidentemente siete incorsi, nel vostro cieco furore, in un grave, se non doloso, abbaglio. Chi subì visite e cure psichiatriche fu il
      padre di Pier Paolo, Carlo Alberto Pasolini, divenuto da tempo alcolizzato e violento!
      Siete liberi di detestare l’uomo, l’intellettuale e il Poeta; ma le menzogne e lo sciacallaggio vi si ritorcono contro come un boomerang. Renderò di dominio pubblico i vostri miserevoli scritti! Io personalmente non credo negli asini che volano, non credo nei miracoli di padre Pio e nemmeno nella verginità della madonna; sono ateo! So distinguerà, altresì, agiografia, da ragionata e filologica biografia, (quest’ultima a voi del tutto sconosciuta); così come sono in grado di distinguere la delazione il volgare gettar fango e lo sterile infamare!

      • Signor Bertoli, vorrei che lei entrasse nel merito di quanto ho scritto e non si lasciasse andare a fantasticherie. Io non ho mai scritto che Pasolini sia stato condannato per pedofilia. Anche perché a quei tempi il reato non esisteva. È stato condannato in primo grado per “atti osceni in luogo pubblico” e come dice lei assolto per mancanza di prove in Appello.
        Tutto i resoconti per mostrare un Pasolini martire schiacciato tra Dc e Pci sono idee sue. A me risulta che Pasolini è un icona della sinistra e, visto che è molto amato dai signori di Casa Pound anche dell’estrema destra.
        Detto questo, come qualsiasi persona dotata di spirito critico – e non religioso – potrà vedere, il mio articolo non nasce dal nulla. Nasce da una ricerca seria e si basa su testimonianze dirette di persone ragguardevoli: Moravia, Renzo Paris, Arbasino, Adriano Sofri, Marco Belpoliti.
        Io mi baso sulle loro testimonianze e ne deduco un giudizio che posso sintetizzare in questo modo: se è vero ciò che hanno scritto e affermato questi signori Paolini era un personaggio squallido. Era squallido perché non si compra la sessualità da nessuno e tantomeno da minorenni. Potrei cercare di capire il suo punto di vista che, come ho già scritto, è stato per molto tempo il mio. Ma dopo aver letto tante testimonianze ora la penso diversamente. La penso diversamente perché

        Roberto Arbasino nel 2005, pagine del supplemento di Liberazione, Queer, scriveva : «Pier Paolo amava i minorenni, un’inclinazione che oggi sarebbe di una riprovazione assoluta».

        Perché Renzo Paris su Liberazione del 16 ottobre 2005 narrò anche delle scazzottate sanguinose dalle quali Pasolini «rientrava spesso a casa con il corpo pesto, dopo averle date anche lui, si intende» E non siano incorsi in nessun forse “doloso abbaglio” perché Renzo Paris, sempre su Liberazione del 16 ottobre 2005 , parlò dei suoi ricoveri in strutture psichiatriche per “sdoppiamento di personalità”.

        La penso diversamente da lei perché:
        Sull’inserto Queer di Liberazione, del 30 ottobre 2005, Maria Rosa Cutrufelli scriveva: «… però, però anche Pasolini si macchia di una qualche volgarità quando nomina le “oltranziste dell’aborto” cioè le femministe che lamentano la solitudine della donna in questo dramma, e lui dice “Capisco”. Ma poi aggiunge: “Però quando era a letto non era sola”».

        Per questo che secondo me Pasolini era un individuo squallido. Non mi sono inventato nulla, mi sono documentato e ho conservato i documenti originali che sono a disposizione di chiunque voglia verificare.

        Inoltre penso, ma potrei anche sbagliarmi, che le sue illazioni siano frutto di un’infatuazione indotta dagli addetti culturali che, a parte Belpoliti, hanno sempre esaltato Pasolini senza mai fare i conti con la sua vera realtà umana. O forse non è vero che Pasolini aveva rapporti sessuali mercenari con minorenni?

        D’altronde anche Nichi Vendola, in un’intervista di Stefano Malatesta apparsa sul quotidiano La Repubblica il 19 maggio 1985 affermava senza ombra di dubbio: «Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia ad esempio, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti … ».

        Ecco vorrei tanto saper cosa ne pensa di questa frase di Vendola, che è apologia di reato. Mi dica se è d’accordo o meno, così mi posso regolare.

        La saluto poco cordialmente
        G.C.Z.

        P.S. Il nostro articolo è già di dominio pubblico , però se lo pubblicizza ulteriormente le sarò grato.

    • A proposito del grande intellettuale Pasolini, ho trovato un articolo che ho copiato e vi sottopongo.

      «Nel 2005 per le celebrazioni culturali del trentennale dalla morte di Pasolini. Adriano Sofri – La Repubblica, venerdì 21 ottobre 2005, – citava Pasolini il quale affermò: “Io, come il dott. Hide, ho un’altra vita » . Pasolini sbagliò la citazione, era il dott. Jekill lo scienziato buono che cercava di fermare la cattiveria degli esseri umani; era mister Hide il suo doppio cattivo che faceva del male, soprattutto alle donne. Infatti sul supplemento Queer di Liberazione, di domenica 16 ottobre 2005, in un articolo di Renzo Paris, viene accennato dei ricoveri di Pasolini in strutture psichiatriche per sdoppiamento di personalità. Quindi mentre dott. Jekill/Pasolini faceva l’intellettuale acclamato, mister Hide/Pasolini sfruttava sessualmente i ragazzi di vita spesso minorenni come, narrano i suoi amici sui giornali senza rendersi conto di ciò che dicono.

      Ma Pasolini chi era? Cosa faceva agli esseri umani? Sempre nello stesso articolo, altra citazione di Pasolini che scriveva: “Non c’è disegno di carnefice che non sia suggerito dallo sguardo della vittima”. Aveva imparato bene la lezione di Freud il quale, come affermato nella lezione di Chieti, scriveva che la maggior parte degli stupri raccontati dai bambini non erano altro che loro fantasie e che comunque erano loro stessi a suscitare perversioni pedofile negli adulti.

      Sempre sullo stesso giornale, Antonio Gnoli intervista Alberto Arbasino su Pasolini. Arbasino: “In quegli anni non c’erano termini che designassero omosessualità o pedofilia. (…) Allora non esisteva il nome e dunque non esisteva neppure la cosa”. Dunque, secondo Arbasino, se non esiste la parola pedofilia – e non è vero, dato che la parola esiste da almeno tremila anni – non esiste il fatto che un minorenne violentato da un adulto sia un individuo rovinato psichicamente, forse per sempre?

      Più avanti sempre Arbasino: “Pier Paolo amava i minorenni, un’inclinazione che oggi sarebbe oggetto di una riprovazione assoluta”. Un inclinazione, che, dice Arbasino, oggi, solo oggi, “sarebbe oggetto di una riprovazione assoluta”. Trenta e quarant’anni fa non era un crimine? Oggi, finalmente, questa che, con un eufemismo, Arbasino chiama “inclinazione”, si chiama invece “crimine di pedofilia” e viene perseguito duramente; con le nuove leggi, Pasolini non solo sarebbe stato espulso dall’insegnamento e dal PCI, come è accaduto allora, ma sarebbe andato in galera per una decina d’anni. E c’è voluto il mostro di Marcinelle per fare leggi più severe. Quindi, secondo Arbasino, una violenza sessuale su un minore, ora, e solo ora, sarebbe oggetto di riprovazione assoluta, e invece trent’anni fa non lo era?

      Pazzesco, vero, “eppure Arbasino è un uomo d’onore” direbbe Antonio, il retore, cercando di convincerci che le violenze sui bambini, come afferma Frederic Mitterrand che nel suo libro autobiografico «La Mauvaise Vie», narrava i suoi rapporti pedofili, facendo un’apologia del turismo sessuale e affermando che forse “sono relazioni sbagliate ma non crimini.”»
      .
      Per me per la legge un pedofilo è un criminale e chi lo difende compie un delitto che si chiama “apologia di reato”

      Livio C.

    • Mi trovo qui in seguito alla lettura di vari articoli e testimonianze dopo la morte di Pino Pelosi che mi ha scosso leggermente.
      Questo articolo, intriso di tanti paroloni e presunzione, cade nella profonda ignoranza (della legge, come minimo) quando si accosta il termine pedofilia all’atto sessuale conseziente tra due persone la cui età è superiore ai 13-14 anni. Senza contare che a 16 anni spesso i caratteri sessuali secondari sono ben sviluppati, anche psicologicamente (specie tanti anni fa). Se dunque Pasolini andava con ragazzi minorenni ma dai 15-18 anni la definizione di pedofilia è sbagliata. Sbagliatissima.
      Le dirò di più, io ho diciassette anni e come tanti altri adolescenti (non preadolescenti) facciamo sesso con maggiorenni. È una cosa normalissima.
      Forse Pasolini viene condannato di più perché era omosessuale? (Non difendo assolutamente la psicosi omosessuale odierna, però certamente due pesi due misure è sbagliato farne). Perché mi risulta che tutti (uomini soprattutto) hanno fantasie erotiche se non rapporti con ragazzine minorenni, a volte prostitute anche.
      Personalmente non trovo immorale il sesso con efebi e ragazze giovani, d’altronde è stato sempre normalissimo dai tempi antichi, ma troverei immorale la prostituzione.
      Trovo immorale la pornografia. Queste cose distruggono la persona. E quanti di voi che accusate Pasolini (probabilmente in modo ingiusto) di pedofilia, possono ritenersi così puri da non aver mai offeso la dignità umana con le cose già citate prima?

      Secondo molte testimonianze dunque Pasolini non era pedofilo. Non è ovviamente sicuro, perché non sappiamo fin dove si spingesse, ma il dubbio non è un motivo per infamare un pensatore come lui, che la pensava giusta, molto giusta.
      Né io né voi sapete com’erano ESATTAMENTE le cose.
      Ma i termini vanno usati come Dio comanda, non inventati.
      In sintesi
      Un uomo, oggi, se facesse sesso con un ragazzo di 17 anni non andrebbe in galera, più che giustamente.

      • non ho voglia di rispondere puntualmente ad ogni sua accusa. Lei è libero di credere ciò che vuole ma nell’articolo ogni parola è documentata. ma sono d’accordo con lei nel definire Pasolini un immorale in quanto Pelosi e centinaia prima di lui facevano sesso con Pasolini a pagamento come testimonia tra l’altro la prima condanna che gli costò l’espulsione dall’insegnamento e dal Pci. Ma anche quelli che lo espulsero ovviamente non avevano capito il suo genio …. ma va va…

        Giulia D. B. per la Redazione di G&N

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