• Memorie di un viaggio – (3) “L’armonia del gatto”

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    Adriano Meis

     «È infatti di per sé già un crimine indagare ciò che è illecito, tentare di conoscere quanto è nascosto. Osare quanto è vietato, interrogarsi sulla fine del benessere di un altro …»

     

    Lettera dell’imperatore Teodosio  ai prefetti dell’Impero d’oriente – 483 d.C.

     

    Cuzco, Perù – 4 agosto

    Continuo il viaggio da solo … lei è voluta ritornare in anticipo, « …sai il soroche …» ha detto, mentre metteva le ultime cose nello zaino, a me che la osservavo piuttosto incazzato. .. oggi dovevamo andare a Machu Picchiu … niente, ci andrò da solo fra qualche giorno.

    Poi mentre l’aereo si alzava sfiorando le montagne che racchiudono Cuzco ho cercato di pensare ad altro: ho pensato che non era il caso di credere supinamente che le similitudini tra questi fenomeni religiosi si riducano ad un mero fatto culturale. È troppo poco, e questo appagamento potrebbe generare sensi di colpa.

    Forse, ho pensato, si deve essere più coraggiosi e provare a continuare questa ricerca per avvicinarsi il più possibile al nucleo di quella cosa chiamata alienazione religiosa . Alienazione religiosa che non è solo un problema culturale che permea, in varie forme, tutte le società. Alienazione religiosa che è il nutrimento primario della religione intesa come un sistema filosofico con le sue norme, i suoi riti, le sue leggi. Alienazione religiosa che può assumere varie forme. Alienazione religiosa che facendo, come scrive Feuerbach,  di “ciò che è ciò che non è, e di ciò che non è ciò che è” è il fondamento della malattia psichica che può divenire psicosi grave e manifesta.

    Iniziando a studiare il fenomeno religioso il primo sentire è sgomento. In occidente viviamo in una società dove, in un sincretismo dissociato,  ragione, superstizione, gesti apotropaici, riti religiosi istituzionali si sovrappongono e vengono agiti come se tutto fosse assolutamente normale. Animismo, politeismo, monoteismo coesistono con nascenti sette mistiche legandosi funzionalmente a ferree norme sociali , e, tranne l’animismo, tutte hanno in comune il controllo delle passioni e la demonizzazione dell’irrazionale.

    Tutte queste religioni perseguono il fine di scindere la mente dal corpo; tutte hanno la volontà di fermare ciò che non né religione né ragione perché, secondo queste credenze, religiose e filosofiche, al di fuori della morale dogmatica e del controllo della ragione, c’è solo la natura umana perversa: finché il corpo e la mente non si scindono sono in preda di una entità che preti e filosofi si ostinano a nominarla “male” e che va ‘curata’ uccidendola.

    E non si capisce se questo “male” sta dentro ogni individuo oppure se il “male” è il corpo stesso che può infettare la mente.

    Pensate che sto esagerando? Pensate che el soroche o il fatto che la mia compagna di viaggio mi abbia mollato tra montagne peruviane mi abbiano sconvolto talmente la mente da non avere più contatto con la realtà? Non è così.

    Proprio ieri ho acquistato in piazza De las Armas il quotidiano La Repubblica. Portava la data del 31 di luglio – i giornali europei giungono a Cuzco quattro o cinque giorni dalla pubblicazione e poi bivaccano nelle edicole per altri quattro o cinque giorni –

    Al centro delle pagine, ormai frollate, della cultura, un’immagine di Amore e Psiche si faceva largo tra due recensioni: Gli enigmi del piacere di Ansermet e Magistretti era recensito da Massimo Recalcati  mentre La filosofia come cura di Moreno Montanari subiva la spassionata diagnosi di Maurizio Ferraris.

    In entrambe le recensioni il ‘problema corpo’ veniva trattato come al solito: in modo astratto, superficiale e religioso, cioè falso. Recalcati, forse seguendo il filo dei due autori ce l’aveva particolarmente con questo nostro corpaccione, sempre alla ricerca del piacere. Questo nostro irragionevole corpo – secondo il giornalista –  sconsideratamente, anziché godersi l’omeostasi che hanno solo i gatti che dormono sopra i termosifoni e il fortunato che si addormenta su una sedia a dondolo, perturba la pace dell’anima mettendosi a desiderare a destra e a manca.

    Salendo sulle spalle di grandi pensatori nani tra cui Freud  – che come il prezzemolo è bene mettere dappertutto, tanto non lo ha letto nessuno –  e il grande genio Aristotele – quello che affermava “l’anomalia genetica delle donne in quanto non uguali all’uomo –  Recalcati si lascia andare ai deliqui del pensiero traducendo il termine tedesco  Wunch come desiderio mentre la parola ha l’insulso significato di voglia di mangiare, di bere … di pisciare.

    Secondo Massimo Recalcati la massima realizzazione umana a cui tutti tendiamo è « … un ideale di armonia; l’armonia senza pensiero del gatto (quello che dorme sul termosifone facendo ron ron) e dell’uomo abbandonato sulla sedia a dondolo». 

    Recalcati si dimentica che solo le persone psichicamente morte non pensano. L’uomo pensa sempre anche quando dorme. Pensa pensieri inconsci che spesso si trasformano in sogni che non son altro che espressioni di quei pensieri inconsci. Insomma per Recalcati « Nel colmo del piacere c’è effettivamente una dimensione atarassica» vale a dire assenza assoluta di passione … a me mica mi risulta.

    Anche il buon Ferraris cita i maître à penser  della filosofia (ad esempio non ha ancora capito che il nazista Heidegger  come filosofo è praticamente impresentabile) i quali sarebbero in grado di “curare filosoficamente”. Poi furbescamente parla di “consulenza filosofica” e di “cura” nel senso di “preoccupazione”.

    Poi anche lui va a finire parlando di cura come morte psichica « … filosofare è imparare a morire, questa è l’ingiunzione filosofica per eccellenza»…a me non mi risulta, la parola filosofia parla di “amore per la conoscenza” e non amore per la morte … quella la lasciamo a Heidegger  che pensava e scriveva che la massima realizzazione umana è “essere per la morte”, possibilmente la morte degli altri, meglio se ebrei.

    A quanto pare non sono solo i cattolici a demonizzare il desiderio ma anche il fior fiore dell’intelligentia  italica che, vedendo nella morte psichica la cura del desiderio,  sostengono ‘filosoficamente’ le fondamenta del ‘sistema filosofico’ cattolico: la vita si realizza solo dopo la morte.

     

    Ho mandato il pezzo in redazione e davanti ad una ottima birra cuzqueña il pensiero di lei si affaccia improvviso. Desiderio? Ubriachezza? Non so intanto vado a dormire perché domani ci si alza … mi devo alzare presto per una visita guidata della città e della fortezza di Sacsayhuamán.

    5 agosto 2012

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