• Diario di bordo: fermezza e delicatezza possono coesistere? … i limiti sconfinati della complessità

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    di Giulia De Baudi

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    Ieri mi sono imbattuta in una social-discussione piuttosto animata. Si discuteva civilmente, cosa piuttosto rara, di un apparentemente banale fatto di cronaca accaduto pochi giorni fa. Una ragazza musulmana di origine indonesiana, ha raccontato di come all’aeroporto romano di Ciampino fosse stata vittima di un “sopruso”: alla richiesta degli addetti alla sicurezza dello scalo di togliersi il velo prima di imbarcarsi per Londra, avrebbe chiesto spiegazioni, pretendendo che le venisse mostrata la legge che consentiva loro di farle togliere il velo e controllarle i capelli.

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    Da qui sarebbe nato un battibecco con un’addetta ai controlli che le ha mostrato i documenti richiesti senza però tradurli alla ragazza che non era in grado di capire l’italiano. Copio dall’articolo ANSA (leggi qui)  «Invece di tradurmi i documenti – racconta la giovane nel post con tag #xenophobia e #racist – l’addetta continuava a dirmi di seguirla nella stanza dei controlli. Io cercavo di farmi dare i documenti per farli tradurre ad una mia amica italiana di cui mi fidavo, ma loro si sono rifiutati. Per me non è solo una questione di voler mostrare la mia testa e i miei capelli (anche di fronte ad una donna) ma è una questione di dignità umana e diritti».

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    Secondo invece quanto riferito dalla società che gestisce la sicurezza, gli addetti al controllo avrebbero rispettato  delle procedure di sicurezza. La ragazza, affermano, durante il controllo di  sicurezza, ha fatto scattare «un segnale di allarme nella zona del capo, ed è quindi stato necessario avviare gli accertamenti, non derogabili, del caso. Per questo i nostri addetti le hanno chiesto di raggiungere una sala riservata, dove effettuare in modo discreto il controllo della testa e del copricapo, così come rigidamente previsto da leggi europee e nazionali.»

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    Come dicevo sui social si discuteva l’accaduto tra chi, usando il “pensiero semplificato”, scriveva: «Ma che ci vengono a fare in Italia dico io?» e chi invece cercando di argomentare usando un “pensiero molteplice” scriveva:  «Ci sarà stata una vera sopraffazione? Cosa avrà “sentito” la ragazza? Avrà sentito bene o ciò che avvertiva era determinato da una propria intransigenza?  Mi faccio queste domande per dire che ogni comportamento interumano contiene in molteplicità di pensieri più o meno coscienti. È chiaro però che una cosa è seguire una “sacrosanta” procedura di sicurezza a 360 gradi senza discriminazioni e un conto è farlo in modo discriminatorio. Anch’io, se avessi individuato nella zona coperta dal velo un oggetto sospetto avrei indagato a fondo con delicatezza e fermezza Ecco forse , e ribadisco forse, è mancata un po’ di delicatezza …»

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    Poi la discussione continuava tra chi si schierava «totalmente dalla parte del controllore» adducendo la propria scelta a esperienze sul campo «Infatti, questo è. Che ne abbiamo davvero viste tante» e chi invece rispondeva «Si ne avete viste tante e quindi siete prevenuti. Non lo dico in negativo è una dinamica psichica ben comprensibile: se per anni uno alza le mani per menarti se una volta le alza per farti una carezza tu ti ripari il volto!»

    Un altro scriveva  «(…) mi chiedo perché mentre l’articolo Ansa a cui fa riferimento il link che hai postato mostra una foto che mostra la protagonista dell’avventura con un velo che non cela il viso, sul tuo post c’è la foto di una donna con un velo integrale che lascia scoperti solo gli occhi: In questo modo indurresti a credere che la ragazza in questione celasse il volto; perché hai fatto questa scelta?»

     

    Va beh, questo è uno dei tanti casi in cui chi non ha visto né udito nulla di quanto accaduto discute forse vanamente. A me interessa invece evidenziare la differenza tra “pensiero semplificato” e “pensiero complesso”. Nel caso della ragazza mussulmana che litiga con gli addetti alla sicurezza di un aeroporto si tratta di un tipo di rapporto interumano, e i rapporti interumani per loro natura sono ciò che di più complesso possa esistere.

    Anche in un accadimento, tutto sommato semplice, come quello descritto dai due contendenti entrano in gioco due modi di interagire e di interpretare la realtà complessi che non possono subire un processo di semplificazione.

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    Per sorte molti anni fa ho scoperto la complessità e il mio sguardo da allora è un caleidoscopio che mi mostra la molteplicità dai mille colori dell’esistente. “Per natura” preferisco la complessità, la pluralità, l’insieme, l’ingarbugliato, il tortuoso, il complicato e quindi rifiuto i modi di pensare che semplificandola ed appiattendola elementarizzano la realtà.

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    Mi chiedo come si possa mettere in campo un “pensiero semplificato” per interpretare un fatto con una così palese complessità: la ragazza probabilmente è cresciuta in un milieu culturale in cui il velo rappresenta ciò che per noi sono le mutande. È incomprensibile? Non più di molte cose che per quella cultura è incomprensibile (ma anche per me) come credere di mangiarsi il corpo di Cristo durante l’eucarestia e cose del genere.

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    I poliziotti che l’hanno fermata hanno veramente agito senza alcun pregiudizio? Sono loro stessi sottoposti a pressioni culturali e “di servizio”  e quindi hanno agito con troppa veemenza senza tener conto della sensibilità culturale dell’altro? La ragazza ha agito così “sopra le righe” dopo l’ennesimo atto che ledeva la sua identità umana? In quel momento è scaturita tra il controllore e il controllato una scintilla d’odio che proveniva anche da precedenti stati di tensione emotiva? Chi l’ha fatta scattare per prima? Chi ha deciso che “adesso basta”? Chi era, inteso come realtà umana, la poliziotta in questione? Una che vota per Salvini o la Meloni? E la ragazza pensa forse che gli occidentali siano da eliminare perché sono porci miscredenti e che il velo che lei indossa per pudore vada imposto a tutte le donne?

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    Io sono convinta, quasi convinta, che se ci fosse stata una persona gentile che con cortesia le avrebbe spiegato i motivi ordinati dalle regole di sicurezza non sarebbe accaduto nulla di spiacevole. A me personalmente è accaduto di venire aggredita verbalmente da una poliziotta all’aeroporto di New York solo perché mi ero fermata ad aspettare il mio compagno che a pochi metri stava finendo i controlli, e vi assicuro che non è stato per nulla piacevole. Trattata come un cane solo perché, senza a intralciare alcunché, finito il controllo del passaporto, non continuavo a camminare verso la porta d’uscita. Sono convinta che alcuni commentatori di face book americani avrebbero detto: “Si è sentita insultata e umiliata? E allora che ci viene a fare in America? Queste sono le nostre regole, o le rispetta o …”. E la poliziotta bulldog?

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    Forrest Gump direbbe “chi stupido è chi stupido fa” e quindi di solito le azioni sono mere escrescenze dell’essere in  certo modo. Ma possono essere dettate anche da stati di stress emotivo. Ed è anche vero che si può giungere ad un  “pensiero complesso” solo se attraversando la vita qualcuno ti mostra la complessità della realtà umana. L’altra strada è quella di costruire muri che dividono come sta accadendo perché molti, troppi, credono a coloro che con estrema fermezza puntano il dito contro l’altro da sé catalogandolo come figlio di un dio minore.

    Nel mio mondo invece fermezza e tenerezza coesistono e si movimentano senza alcun intralcio… e qui ci sto bene.

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    18 aprile 2017

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