• Parigi 13 novembre … pensieri dalla no man’s land

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    paris

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    di Gian Carlo Zanon

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    «Voi arabi dovete, per parte vostra, dimostrare instancabilmente ai vostri che il terrorismo, quando fa vittime tra la popolazione civile riesce solo a rafforzare gli elementi antiarabi, a valorizzare i loro argomenti e a tappare la bocca all’opinione liberale francese, che invece potrebbe trovare e far adottare una forma di conciliazione.» Albert Camus 1955 *

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    Sono le 4 di notte. Mi sono svegliato. Negli occhi immagini non percepite ma immaginate del massacro parigino.
    Ho riacceso il computer spento tre ore prima e ho visto il numero dei ragazzi assassinati salire. Non so chi fossero ma certamente erano innocenti.

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    Ora sto qui in questa no man’s land tra due schieramenti in armi – costruite in Europa – che tentano di convincersi e di convincermi che loro combattono una guerra giusta. Da questa terra di nessuno vedo dei vigliacchi che colpiscono civili inermi, gli uni scaricando bombe dai loro aerei, gli altri sparando a casaccio sulla folla. Si, sono vigliacchi anche se poi si suicidano perché preferiscono morire inneggiando divinità inesistenti piuttosto che affrontare la vera condizione umana che è rapporto e dialettica con l’uguale diverso da sé.

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    Due eserciti di Signori della Guerra che si fronteggiano mostrando i muscoli, lanciando proclami e “logiche prese di posizione” … intanto assassinano inermi . Che gran coraggio!

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    Come scriveva Camus 60anni fa, sembra di assistere a uno di quei “bei matrimoni” tra persone che si odiano ma non sono in grado di separarsi. E a pagare le conseguenze saranno i figli la cui realtà umana viene ogni giorno oltraggiata da ciò che sono obbligati a vivere e dall’odio ingoiato a forza. Figli a cui si confeziona un futuro disperato.

     

    Serie di sparatorie ed esplosioni in centro a Parigi

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    Il sangue versato, il dolore di chi amava, l’orrore di chi ha vissuto sulla propria pelle eventi tragici, non hanno nazionalità, non hanno religione. Sangue e sentimenti appartengono a bambini , donne, giovani e al quel sangue , a quei sentimenti si può apporre solo l’aggettivo umani.
    E invece al sangue, al dolore, all’orrore verrà data una nazionalità, verrà data una religione, verrà data un’appartenenza: arabo, ebreo, cristiano, francese, siriano, mussulmano. Così si fa sparire l’essenza della realtà umana e il senso dell’esistenza. E dopo l’annullamento, lì non ci sono più esseri umani feriti e uccisi, ma solo “cose” che appartenevano a una religione, a un paese, a un esercito, a un gruppo terroristico, … esseri a cui si vuole eliminare l’ identità umana, per quello che è realmente, per poi appiccicargli addosso un’identità di appartenenza che serve solo ad alzare nuovi muri e a fomentare altro odio.
    Non è Muhammad accecato d’odio e di religione che ha sparato, ma un mussulmano jihādista dell’Isis. Non è Moshe quel ragazzo steso in una posa innaturale con il corpo martoriato dai proiettili, ma un ebreo “sicuramente sionista”. Non è un ospedale pieno di ammalati quell’edificio inquadrato nel mirino dell’areo, ma un obiettivo strategico abitato da nemici. Le parole cancellano il senso, la realtà, la verità non percepibile.
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    Sole le sette del mattino, scorro le notizie e incontro le soliti frasi vuote dei presidenti: «L’Europa colpita al cuore saprà reagire alla barbarie»; «Apprensione e forte dolore» poi lo «Sgomento» del Papa … meglio non dire dei miei furibondi pensieri contro queste inutilità. Mi faccio un caffè.

     

    putin ortodosso

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    Sono le 9 e so che non c’è differenza tra il Sultano dell’Isis che inneggia alla Jihād e questi sciamani ortodossi della foto vestiti da icona che inneggiano alla Guerra Santa benedicendo Putin e i suoi aerei che fanno strage di innocenti siriani. Non vedo nessuna differenza tra un leghista razzista vestito di verde e un jihādista vestito di nero. Qualcuno si ricorda cosa disse il leghista Borghezio dopo la strage di Utiya: «Idee di Breivik condivisibili» … 77 ragazzi morti e questo parla di idee condivisibili, è come il pazzo dell’Isis che inneggia alla strage del locale Le Bataclan.

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    Ora inizierà il balletto degli esperti italiani che ci diranno cosa si dovrebbe fare per fermare questi eccidi, parleranno della Jihād degli arabi ma non della Guerra Santa degli occidentali. Alcuni diranno che, come fece Bush, si dovrebbero fare “guerre preventive” per scongiurare il pericolo. Io dico che si dovrebbe far tacere chi legittimando le Guerre Sante contro chi viene, delirantemente, percepito come diverso, ci sta portando in un pericolosissimo tunnel senza uscita.

    14 novembre 2014

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    *Albert Camus scrisse questa lettera (leggi qui) a Mohammed el Aziz Kessous, militante e giornalista algerino come lui sempre in cerca di una terza via tra il fanatismo coloniale francese e quello del Fronte di Liberazione Nazionale algerino. Ottobre del 1955.

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    Qui un video di Le Monde in cui si vedono i ragazzi del locale fuggire disperati portando con loro gli amici feriti

    • Caro Gian Carlo Zanon, mi è piaciuto molto questo articolo.

      Quando si uccide uno sconosciuto non c’è più neppure un movente passionale. Scusate la parola “passionale” ma non ne trovo altre. E allora perché lo si fa? Qual è la molla primaria del loro agire? Si, d’accordo, questi credono di andare in paradiso con non so quante vergini, ma non può essere questa la sola risposta.
      Tu scrivi nell’articolo che il sangue versato, il dolore e l’orrore «non hanno nazionalità, non hanno religione». Come non essere d’accordo. Solo una bestia, intesa come un essere umano che ha perduto completamente le carattristiche umane può credere che un individuo è un feroce assassino solo per il fatto di appartenere a una determinata religione. Eppure c’è chi pubblica in prima pagina titoli come quello di Libero BASTARDI ISLAMICI.Una vera pazzia.

      Io invece voglio, non vorrei, voglio, voglio sapere perché un ragazzo di vent’anni decide di uccidere dei suoi coetanei che non conosce neppure. Non voglio sapere di che nazionalità erano i terroristi. Cristo parlatemi di loro, dei loro pensieri, della loro disperazione dei loro cattivi maestri, delle donne da cui sono nati, dei loro rapporti con le donne … voglio conoscere il loro privato, il loro pensiero, voglio che qualcuno dia un nome alla loro pazzia e alla pazzia di chi li ha convinti a fare ciò che hanno fatto. Voglio sapere dell’umano e del disumano.

      Scusate la rabbia, Giorgia R.

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