• Resistenza: una “questione privata”

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    Sono passati 70anni dalla fine della Guerra civile. La data del 25 aprile, scelta convenzionalmente come “Giorno della Liberazione”, segna idealmente uno spartiacque tra un prima, occupazione nazifascista, e un dopo, volontà di costruzione di una nuova società civile e di strutturazione di una nuova identità umana generata dai vissuti della Resistenza.

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    Se c’è stata la Resistenza c’è stato anche un modo di raccontarla e di rappresentarla. Se è vero come scrisse Italo Calvino, nella sua famosa prefazione del ‘64 al romanzo I sentieri dei nidi di ragno, che solo Beppe Fenoglio, col suo romanzo Una questione privata, «riuscì a fare il romanzo che tutti avevano sognato, quando nessuno più se l’aspettava » allora è vero che solo in un’opera letteraria/artistica è possibile intravedere i sentimenti profondi e quindi “privati”, dei giovani che uniti tra loro diedero vita a quel fenomeno evocato da una bellissima parola: Resistenza.

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    Negli anni che seguirono la guerra civile il “privato” divenne ideologicamente “fuori luogo” e veniva liquidato come “piccolo borghese”, se non fascista. Tragico vezzo ideologico che si è protratto nella cultura di sinistra sino alla fine degli anni ’70 e oltre. Anche oggi c’è chi pensa che i “sentimenti privati” resistenziali che animano i romanzi di Fenoglio, Cassola, Meneghello, Vittorini siano ormai da rottamare.

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    Io invece penso che quel “sentire” la possibilità di una società di liberi e uguali, narrato da poeti e romanzieri attraverso il privato dei loro personaggi , tracci un solco invalicabile tra ciò che fu, ed è umano, e ciò che umano non lo è stato e non lo è: Uomini e no. La Resistenza fu una breve primavera. Una breve primavera che fece nascere delle speranze rimaste lì, come un frutto non maturo e quindi non colto… un frutto che deve ancora maturare ed essere colto.

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    Gian Carlo Zanon

    10 aprile 2015

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