• Resistenza: storia, rappresentazione, immagine – Beppe Fenoglio e la romanzofobia comunista

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    Beppe Fenoglio

    Beppe Fenoglio e la romanzofobia comunista

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      di Susanne Portmann

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    Quando il 18 ottobre del 1963 il partigiano, scrittore, drammaturgo e traduttore Beppe Fenoglio, morì, la sua opera era ancora pressoché sconosciuta. La sua poetica che rappresentava la Resistenza e i partigiani fuori dai canoni sollecitati dalla cultura egemonica, e il suo linguaggio originalissimo non furono “compresi” e vennero messi in disparte da coloro che avevano il compito di decidere le sorti degli scrittori emergenti. Fu per primo Italo Calvino a togliersi gli occhiali ideologici affermando che Fenoglio fu colui che «riuscì a fare il romanzo che tutti avevamo sognato».

    Il primo e l’ultimo romanzo di Fenoglio – Appunti partigiani 1944-1945, del ‘46 e Una questione privata, del ‘60 – hanno per tema la lotta partigiana, così come altri suoi testi, pubblicati in minima parte durante la vita. Ma l’opera di Fenoglio non consiste solo in storie partigiane, quelle langarole sono altrettanto numerose e scrisse anche favole, racconti fantastici, epigrammi e fu un instancabile traduttore di opere in lingua inglese, fin da quando l’apprese al ginnasio. Fenoglio non vedeva l’ora di farla finita con i partigiani per scrivere di altro, ma volle, fino alla fine, portare a termine la storia di Johnny, naufragata nel ‘59 con Primavera di bellezza, dove Johnny muore alla sua prima azione partigiana. Il partigiano Johnny, infatti,come lo leggiamo oggi, è il risultato di assemblaggi postumi delle due stesure che ci sono pervenute; la materia partigiana dalla quale trasse più racconti e alla quale cercò a più riprese di dare forma in un altro romanzo con un nuovo protagonista e che infine scioglie con Una questione privata.

     

    Fenoglio è un autore postumo al pari di Kafka. Ciò comporta che chi legge più di una delle sue opere partigiane di seguito, sia continuamente investito da dejà-vu; l’autore sembra raccontare sempre cose simili se non uguali in testi diversi, cambiando nomi, luoghi, date, condizioni meteorologiche, ecc.: la stessa mucca può leccare il braccio a più partigiani rannicchiati nella medesima mangiatoia in stalle diverse e in momenti diversi, due personaggi diversi possono portare il medesimo paio di mutande color vinaccia in due racconti diversi, personaggi con lo stesso nome possono essere due persone completamente diverse in testi diversi, lo stesso personaggio può salvarsi nell’azione di un racconto e morire nella medesima in un altro, la stessa nebbia inghiottire due partigiani diversi in due libri diversi, ecc., ecc.

    A questo fenomeno di ‘moltiplicazione’ degli episodi fenogliano, i critici hanno dato nomi diversi – “variazioni sul tema” lo chiama Gabriele Pedullà, “differenza entro l’omogeneità” lo definisce Maria Corti e di “rapporto creativo con la Storia” parla Luca Bufano, ma al suo fondo si annida ‘la questione Fenoglio’, vale a dire la dura verità, che egli non solo volontariamente ha scritto e riscritto la sua epopea partigiana, seguendo il suo modus operandi della “fatica nera”, ma anche perché, per poter pubblicare quel poco che gli riuscì da vivo, fu costretto dai suoi editori a riscriverla…

    16 aprile 2014

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